Il vignaiolo eroico che coltiva in salita

giuseppeDa anni in val dei Ronchi sopra Ala:vigne sugli 800 metri di quota, con pendenze «impossibili». Così è l’unico trentino ammesso nel Cervim,il Centro premia chi sperimenta e resiste: in tutto trenta soci, solo quindici italiani, dal Mediterraneo alla val d’Aosta. E ora la Lessinia.
Il vignaiolo eroico che coltiva in salita, Giuseppe Tognotti di Maso Michei nel gotha della viticoltura

Sono chiamati viticoltori eroici,sono quei contadini che coltivano la vite in situazioni ambientali estreme, dalle piccole isole del Mediterraneo alla montagna che sfiora i mille metri di altitudine. Dove la fatica e i contesti naturali difficili premiano la qualità dell’uva e l’identità territoriale. Sono un esempio
dell’evoluzione, e non solo in Italia, del mondo dell’agricoltura internazionale chiamiamola così di «fascia alta». Anche in Trentino la viticoltura da alcuni anni si sta spostando oltre la collina e per tanti ragioni.
Lo hanno fatto per primi alcuni vignaioli indipendenti a partire dalla fine degli anni Novanta e lo stanno facendo, seppure in misura minore, anche le cantine sociali. Uno sforzo di qualità che ora è stato riconosciuto anche a livello internazionale: per la prima volta nel cenacolo dei viticoltori eroici, il Cervim (Centro di ricerca e studi per la valorizzazione dell’agricoltura di mon tagna, con sede ad Aosta), infatti è stato accolto un socio trentino: Maso Michei. Casa vinicola abbarbicata alla base delle piccole Dolomiti, ai Ronchi di Ala; oltre dieci ettari coltivati a vite (Traminer, Pinot Nero, Muller Turghau, Chardonnay, Moscato Ottonel su Malvasia di Candia) che sembrano appiccicati per un miracolo della natura, ma anche delle mani dell’uomo, su vertiginosi terrazzamenti che sfiorano i 45 gradi di pendenza, fra gli 800 e gli 860 metri di altitudine. Una sfida alla montagna ma anche alla viticoltura tradizionale di fondovalle cominciata meno di dieci anni fa e che ha avuto come regista uno che ci ha creduto, e ci crede, fino in fondo come Giuseppe Tognotti. Alense di nascita e «per dinastia da moltissime generazioni», come racconta sempre lui, che oggi ha da poco passato e 45 anni. E che alla soglia dei 40 decise di cambiare vita e lavoro: l’idea di provare a fare quello che in Trentino nessuno aveva ancora provato a fare In passato aveva fatto altro. Ma proprio altro. L’atleta in Guardia di Finanza, l’artigiano, il gestore di rifugi in alta montagna.
Poi l’intuizione che nacque dall’identificazione intima con una terra che uno, per poterci credere cosi tanto, deve portare davvero nell’anima. L’idea fu quella di acquistare un antico maso dominato da un’imponente costruzione del ‘500 e circondato dai boschi di larici, faggi e betulle, oltre il centro abitato dei Ronchi; estrema e suggestionante frazione di montagna di Ala, dove il mondo sembra rimasto attaccato gelosamente a ritmi antichi e alla memoria di una civiltà contadina ormai scomparsa. Ma che lì, sotto le piccole Dolomiti, sopravvive indomita al tempo. Ed è lì che Giuseppe «Beppe» Tognotti, insieme a Michela e alle sue figlie Anna e Ada, decise di provare a sfidare il buon senso corrente, anticipando quella che oggi è diventata quasi una moda. In quella scommessa che avrebbe vinto, ma allora furono davvero in pochi a crederci, lui investì tutto: intelligenza, creatività e denaro. E fatica. La fatica degli uomini che ogni giorno si misurano con la montagna alla ricerca del difficile equilibrio fra la forza della natura e la mano dell’uomo. Era il 2001 e i risultati arrivarono subito. Nel 2005, la sua prima bottiglia di Müller-Thurgau fu insignita con medaglia d’oro alla mostra della Valle di Cembra. Poi arrivarono il seducente e sensuale Gewurztraminer e un Pinot Nero che appena lo annusi ti fa pensare ad una pastosa  marmellata d’autore. Poi tanto altro fino ad una microvinificazioni di Eiswein e alle sperimentazioni biodinamiche. È lui, Giuseppe Tognotti, il primo vignaiolo ad essere stato accolto, la decisione qualche giorno fa, nel Cervim – a cui dal Trentino aderiscono esclusivamente soggetti istituzionali: Istituto
Agrario e assessorato provinciale all’agricoltura – e che raccoglie viticoltori eroici da ogni parte d’Europa: Spagna,Portogallo, Svizzera, Germania e Francia. Le caratteristiche minime richieste per l’adesione
sono: coltivazione oltre i 500 metri di altitudine su terrazzamenti e gradoni con oltre il 30% di pendenza. Un cenacolo ristretto ed esclusivo di vignaioli (una trentina di “eroici”, di cui solo la metà italiani) a cui ora
siede anche il Trentino, un trentino eroico come Maso Michei.

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