La sovversione di Saturno, il Re di Villalta e naturalmente l’osteria

La mezzanotte è passata da poco e torno a casa. E’ una notte gelata, da soffiarsi sulle dita, anche qui in piazzetta. Ieri sembrava estate, oggi invece va così. Ma questa è anche la notte che ci porta per mano verso ultimo giorno di carnevale, domani. Anzi, ormai, oggi. Quando, freddo o non freddo, la piazza di Villalta, come accade da sempre – lo documentano le foto d’epoca appese nel nostro locale -, diventa il palcoscenico dentro cui danzano maschere e colori avvolti dalla musica e dall’odore del ragù cucinato da “quei del carneval de Vilalta”. Si mangerà e si berrà in piazza, gomito a gomito. L’osteria, anche domani, anzi oggi, resterà aperta e questo rito millenario del travestimento e dell’ambiguità, della sovversione e della farsa, della disinibizione e del ribaltamento dei ruoli, della fecondità e dell’abbondanza si svolgerà tutto qui: fra le porte della nostra osteria e il cortile eLamberto Giom Pedrinolla la cantina del sindaco della nostra piazza, “Lamberto “Giom” Pedrinolla. Di lui avremo modo di riparlare in questo blog: un poco perché se lo merita (di sicuro) e un poco perché è lui, il grande vecchio di Villalta, uno dei protagonisti quotidiani più intelligenti e vivaci dell’osteria. La piazza di Villalta è già pronta per rimettere in scena il gioioso rito dei saturnali dell’antica Roma; festa dell’abbondanza e della fertilità, della fecondità e del benessere che accompagnava l’uomo di allora, come quello di oggi, verso la rinascita della primavera. E chiude le porte all’inverno, anche se il freddo e i cieli minacciosi di questa notte non sembrerebbero darlo a vedere. Durante i sette giorni dedicati al dio Saturno i nostri antenati conducevano per le vie delle città e dei borghi carri festosi tirati da animali bardati e travestiti bizzarramente ed il popolo si riuniva in grandi tavolate all’aperto, a cui partecipavano persone di tutte le condizioni sociali, fra abbuffate, scherzi, danze e anche, diciamolo pure visto che qui lo possiamo fare, disinibite oscenità. Anche oggi, in fondo, tutto uguale ad allora, a parte le disinibite oscenità (peccato). Insomma, una grande festa liberatoria e sovversiva durante la quale veniva eletto, fra una persona del popolo, anche il Re dei Saturnali. Noi a Villalta, lo ho scritto anche poco fa, un Re ce lo abbiamo: il vecchio Giom. Re di Villalta non per sette giorni ma per tutto l’anno. Fra poche ore, comunque, anche noi dell’osteria, insieme a tutti gli alensi, saremo qui a celebrare il saturnale della nostra piazza.

 

Ps: Domani, anzi oggi, è anche l’otto marzo, festa della Donna. Lascio stare la retorica degli auguri e tutto il resto: la cosa è assai più seria di quel che sembra e non è né l’ora né il luogo per affrontare un tema come questo (comunque se qualcuno vuole approfondire almeno le radici storiche di questa ricorrenza, ammesso che non lo abbia già fatto, cliccando qui può farsene un’dea). E tuttavia, visto che siamo dentro un’osteria, mi viene in mente una bottiglia di vino. Un vino femmina, un vino femminile, un vino donna; perché è un vino di grande dignità, perché è un vino capace di bastarsi, perché è un vino intelligente, perché è un vino molteplice e complesso. Non complicato ma complesso. Perché è il vino più arancione che conosca. Perché, insomma, è un vino che bisogna capire e su cui bisogna soffermarsi. Con lentezza. E infine, e soprattutto, perché è un vino che mi piace da impazzire. Anzi che mi innamora e che mi ha innamorato: come le femmine. E’ il Gewürztraminer Maso Michei. L’etichetta più arancione che abbiamo nella nostra enoteca. Ma anche di questo, senz’altro, ne riparleremo un’altra volta. Promesso. Ora vado a dormire: il saturnale di Villalta mi aspetta. E aspetta anche voi.

(Prima di andare, però, ascolto una vecchia canzonetta.. a proposito di re e di tutto il resto: una graffiante satira sociale che in fondo racconta anche il senso più profondo, e attuale, del carnevale)

 


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