La lezione magistrale di Eugenio Rosi

rosi Oggi ripensavo all’articolo di Angelo Peretti pubblicato qualche giorno fa su Internet Gourmet. A cui ho già fatto qualche chiosa su questo blog. Ripensavo alle sue riflessioni circa la spersonalizzazione dei vini trentini, anche quelli prodotti dai vignaioli indipendenti: vini perfetti tecnicamente, vini corretti, vini eccellenti ma, allo stesso tempo, vini senza personalità territoriale. Mentre ripensavo a tutto questo, mi è venuta in mente un’intervista che qualche anno fa, era il 2008, Eugenio Rosi, artigiano del Marzemino, rilasciò a Michele Trentini e Davide Ondertoller, nell’ambito del Festival PortoBeseno. Ho cercato in rete quell’intervista e la ho trovata in Youtube. Meraviglia della tecnologia, quando puoi avere a portata di mano tutte le informazioni che cerchi. La ho riascoltata: mi sembra una lezione magistrale. Da Università del Vino. Di un’attualità, purtroppo, sconcertante. Racconta tante cose intelligenti. E soprattutto di grande buon senso. Senza nascondere le difficoltà che una ricerca come questa, quella della tipicità e del carattere territoriale del vino, può incontrare. Mi pare, però, si possa partire proprio da qui, dalle parole del Dio Proletario del Marzemino, per provare a discutere della personalità, oggi smarrita, del vino trentino.

 

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5 Commenti

  1. enrico

    Gli amici di Avio ti fanno gli auguri in anticipo ciao Genio vieni a trovarci noi mettiamo gli spaghetti tu il Poiema..

    Se ti ricordi porta anche una Bottiglia del vigneto storico EL Ciso ciao a presto

    1. Curiosa&Sospetto Curiosa&Sospetto

      Scusa eh…enrico, e a me non mi inviti a bere poiema e a mangiare spaghetti? ma vedi tu che gente selvatica quelli di Avio…vabbè, vabbè… faremo i conti..anche con Avio!
      Curiosa&Sospettosa

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  3. Grande Eugenio …. purtroppo queste riflessioni (che sono all'ordine del giorno trai i vignaioli di un certo tipo) restano inascoltate da questa politica cieca che spende milioni nel fare piani di marketing e risanare conti di aziende fallimentari. Non si rendono conto che 40/60/80 piccole aziende, ciascuna con la propria storia e la propria realtà, avrebbero potuto fare miracoli per l'immagine del trentino. Fenomeno che peraltro si è verificato in altre zone d'Italia dove lo squilibrio di potere tra mondo cooperativo e piccole aziende non era così accentuato.
    E così invece i migliori vignaioli che sono stati messi in un angolo dalla politica provinciale, non solo sono usciti dal sistema ma spesso lo hanno anche contestato apertamente. Nascono così le situazioni dove i migliori vini di un territorio sono volutamente IGT, fuori dal TrentoDoc e le migliori aziende non partecipano agli eventi istituzionali.
    Ma cosa ci voleva a dare soddisfazione anche alle piccole aziende ? Poco, molto poco. Non di sicuro milioni di euro. Bastava dare loro dignità, rispetto, la possibilità di valorizzare la varietà del territorio trentino anche mediante la diversità. Invece siccome l'omologazione serviva alla politica monolitica dei padroni delle sociali, niente diversità, w i contadini omologati che agiscono senza capire.
    E purtroppo questa non è storia di ieri. E' l'oggi ed il domani, vista la politica che anche San Michele sta portando avanti. Verso l'agricoltura "integrata", contro la ricerca nel settore del biologico (che in Alto Adige è una realtà e sta dando ottimi frutti ….).

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