Pecorino ungherese e Bresaola uruguayana: quando il Made in Italy taroccato è finanziato dallo Stato

Rilancio questa notizia (fonte Coldiretti Veneto via Agav) che aparentemente c’entra poco con il Trentino (forse) e con il vino (forse), perché mi sembra esemplare. La globalizzazione del gusto, plasmato dalle multinazionali agroalimentari, rischia di rendere obsoleto, quasi inutile, qualsiasi ragionamento circa la territorialità.

made-in-italy (fonte Coldiretti Veneto via Agav)Tempi record di reazione dell’organo regionale legislativo che accoglie, con la firma di tutte le forze politiche e quindi il consenso trasversale, la denuncia di Coldiretti contro l’ennesimo caso eclatante di contraffazione del Made in Italy. La faccenda ha un nome: si chiama Simest Spa ed è la società controllata dal Ministero della Sviluppo Economico, creata per gestire finanziamenti pubblici a favore della valorizzazione dei prodotti italiani nel mondo.

Simest  è però inciampata in vicende che non hanno niente a che fare  con la nobile mission per cui è stata costituita.L’elenco del “malaffare” comincia con la ditta Lactalis sovvenzionata nonostante i marchi registrati come Dolcevita, Toscanella e Pecorino siano prodotti con latte ungherese e rumeno e continua con la salumeria Rosi, negozio a monomarca del Gruppo Parmacotto che nel punto vendita di New York offre bresaola fatta con carne uruguaiana e culatello con quella americana. Coldiretti la definisce una nuova forma di “patologia contraffattoria” e ritiene paradossale la logica di intervento di questo ente che  persegue nel vizio di sostenere iniziative che premiano il falso, sfruttando lacune normative a livello internazionale e la debolezza dei controlli e della vigilanza interna.

Nel chiedersi quali vantaggi per il sistema Paese la Simest ha inteso avviare con una strategia perversa di aiuti alle aziende che commercializzano tipicità con finta identità d’origine, utilizzando manodopera straniera, creando valore aggiunto all’estero, Coldiretti Veneto ha presentato una mozione al Presidente del Consiglio regionale affinchè inserisca nell’ordine del giorno della prima seduta utile la condivisione dell’azione intrapresa dall’organizzazione agricola, nonché all’assunzione di tutte le altre iniziative che l’amministrazione considera necessarie per intraprendere misure ad hoc nei confronti dei fatti denunciati.

Le richieste di Coldiretti sono chiare e vanno dalla difesa delle prassi antiomologative volte ad esaltare le distintività territoriali, alla lotta alle sofisticazioni, all’agropirateria e alle imitazioni. “La globalizzazione – ricorda Coldiretti – lascia ancora zone franche in cui la trasparenza può essere raggirata. Non possiamo più permettercelo. La risposta rapida e l’appoggio di tutti i partiti veneti ci incoraggia a non demordere nella mobilitazione che parte proprio dal Veneto per cambiare rotta senza alcun aggravio per i conti della pubblica amministrazione ma solo recuperando la legalità nella gestione della nostra economia”

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2 Commenti

  1. El Tortel

    La notizia non è freschissima, ma mi pare interessante questa ripresa e soprattutto il taglio che gli hai dato: non si tratta solo di un problema di presunto malaffare, è vero questa cosa tira in ballo l'omologazione del gusto e le politiche agricole determinate dalle multinazionali alimentari. Il taglio è quello giusto!
    El Tortel

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