Cattivi pensieri trentodocchisti

Rientro ora e mi metto davanti al pc. Avrei voluto scrivere (in colpevole ritardo) qualche cattiveria sul nuovo, si fa per dire, trentodoc in bicicletta cooperativa, ma mi dicono che ne avete già parlato. Però, mi 005mc3si dice anche che in serata qualcuno, dopo essersi registrato, ha pubblicato su TWB una “breve”, per dare notizia della sconsolante (ma prevista e prevedibile) conclusione a cui sono giunti questa sera i trentodocchisti trentini (elezione del direttore di Càvit alla presidenza e un consiglio ben presidiato dagli industrialisti delle bollicine). Ora, però, non trovo più il post in questione e non trovo nemmeno i commenti che mi raccontano essersi susseguiti dopo la pubblicazione del post. Deduco che il neo (fra le finestre di TWB) blogger si sia pentito di aver pubblicato la notizia, o si sia seccato per qualche commento puntuto, e abbia deciso di cancellare il suo contributo e, insieme, anche i commenti (che invece sono dei lettori). Ecco, mi sembra non si sia trattato di un episodio propriamente edificante. Certo, è vero che la registrazione a questo blog è libera a tutti e che tutti hanno anche diritto di cambiare idea. Ci mancherebbe altro. Ma, insomma, un po’ di buon senso. Almeno per il futuro. Soprattutto quando, in seguito ad un post, si sviluppa un dibattito. Per non dire che la pubblicazione viene immediatamente ritrasmessa via rss feeds a parecchi social network. Mi fermo qui. Anche se probabilmente, e ce ne rendiamo conto ora, la nostra scelta iniziale di lasciare questo blog completamente libero era viziata da una certa ingenuità. Ci penseremo.

Già che ci sono pubblico, in ritardo, anche i nomi dei componenti del consiglio direttivo dell’Istituto di Tutela Trentodoc eletto questa sera.

Presidente:

Enrico Zanoni, direttore Càvit

Vice Presidente:

Carlo Moser, Cantine Francesco Moser

Consiglieri:

Lucia Letrari (a proposito è il 13, auguri!): – Letrari

Luciano Lunelli, Abate Nero

Andrea Pisoni, Azienda Agricola Pisoni

Matteo Lunelli, Cantine Ferrari

Alessandro Dini, Fondazione Mach

Luca Rigotti, Cantine MezzaCorona

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26 Commenti

  1. Pingback: INTORNO A ZANONI PRESIDENTE TRENTODOC « osservatorio del vino

    1. Lanfranco

      mi sono scordato uno smile per confermare che ero ironico. Lo aggiungo ora, non si sa mai. 🙂

      E ne approfitto per aggiungere alcune cose. Il problema principale del TrentoDoc e' il suo disciplinare. Precisamente su due aspetti: le rese e l'altitudine dei vigneti. Troppo alte le prime, e non serve spiegare cosa ci sia di male in questo. Il secondo aspetto e' invece lasciato in un angolo, perche' preferiamo andare avanti ad illuderci che il Trentino sia la terra dove scorre latte e miele, e qualsiasi cosa venga bene (anzi, eccellente … ) dappertutto. Dalle colline avisane ai tomi de l'Ades. Chiunque di noi abbia bevuto un vino base E' pienamente consapevole che questa e' una cavolata clamorosa. Uve vendemmiate a meta' agosto possono anche avere il giusto tasso di acidita', ma in quanto a complessita' e' lecito qualche dubbio. I risultati in bottiglia si vedono, eccome. La maggior parte dei prodotti a marchio Trento sono semplici e piatti, privi di ogni caratterizzazione. Coi fichi secchi non si va a nozze, ma finche' vogliamo giocare all'uguaglianza non andremo lontano. Sara' pure impopolare verso i tanti contadini che hanno campi in fondovalle, ma e' arrivato il momento di mettere nero su bianco che i vini base per il Trento Doc possono essere ottenuti solo da uve provenienti da vigneti collocati ad altitudine superiore a 300 m. Chiusa li, senza discussioni. Se non lo facciamo noi, ce lo ricorderanno per tempo il mercato e i cambiamenti climatici. Lo fara' Zanoni? No, ed e' per questo semplice motivo che la sua elezione mi sembra un guaio.

      1. Cosimo Piovasco di R

        Io credo che Lanfranco anche questa volta, abbia centrato perfettamente la questione. Che il tema del disciplinare sia fondamentale è perfino scontato dirlo. E questo per rispondere implicitamente, ed esplicitamente, a chi si chiede perché in questi giorni, anzi da anni, ci si sia esercitati criticamente nei confronti della presidenza Cavit. Non perché la coop non ci piaccia o non mi piaccia (sono cooperatore anche io, non agricolo, ma pur sempre cooperatore come centinaia di migliaia di trentini), ma perché nell'ambito della cooperazione vitivinicola ci sono delle fragilità oggettive che impediscono una crescita qualitativa di Trentodoc. E hanno entrambe a che fare con le altitudini e le rese. Il disciplinare, appunto. E purtroppo sono questi gli elementi che rendono debole la capacità di rappresentanza di Càvit per un Trentodoc che abbia voglia di emergere come brand nel suo complesso, non come singola etichetta. Cavit, come consorzio di secondo grado e le sue sociali, rappresentano una viticoltura prevalentemente insediata nel fondovalle, che solo da poco sta guardando con interesse al recupero delle aree di collina e di montagna. E una viticoltura ancora non pronta a misurarsi con una riduzione drastica delle rese. Questo è un commento e quindi non sto qui a portare numeri, dati e documentazione. Ma ci sono. Magari ne farò un post a parte. Quindi, è questa doppia fragilità, almeno nell'ambito della produzione di base spumante, che indebolisce una presidenza affidata a chi questa viticoltura la rappresenta al massimi vertici. E questo, senza alcun pregiudizio nei confronti di Zanoni e nei confronti della cooperazione.

      2. Fabrizia Val di Non

        I discorsi fatti su questo blog e anche i commenti, parlo di questi due di Lanfranco e di Cosimo, sono tutti estremamente condivisibili sulla carta e in teoria. Pero' poi, vi dimenticate che la cooperazione in Trentino ha distribuito reddito, tanto, e lavoro, tanto. Ha creato sviluppo. Certo magari non produce le bottiglie da cento euro. Ma produce vini democratici che tutti possono bere. Mi ricordo un editoriale di qualche anno fa di Diego Schelfi su un quotidiano locale, quando in risposta ad Elisabetta Foradori e al suo Granato, rispose pressapoco cosi: i vini della cooperazione sono vini accessibili a tutti, democratici, quindi è giusto che la cooperazione si occupi di questi. E non delle bottiglie impossibili. Ecco io fra schelfi e foradori, scelgo il primo. Con buona pace di chi critica il nostro sistema cooperativo. Grazie per lo spazio.

        1. Lanfranco

          contrapporre il granato ai vini della cooperazione e' un argomento specioso, solo apparentemente progressista e democratico. La cooperazione puo' e deve fare qualita', per valorizzare il Trentino, per difenderne l'equilibrio ambientale, per distribuire un reddito reale, non gonfiato da voci di bilancio che non hanno niente a che vedere con la produzione di vino con le uve conferite dai soci. In Sudtirolo le cooperative fanno esattamente cosi, e i soci sono contenti, il mercato risponde bene, la provincia ha un brand forte e riconoscibile. E' cio' che distingue la cooperazione dalla corporazione. Interessi collettivi, bene comune: io cittadino trentino non sono ho nessun vantaggio da un sistema cooperativo che si regge su un'agricoltura pesantemente invasiva del territorio, che compra vino dal Veneto per rivenderlo negli States, che quando vede affondare i suoi investimenti corsari si appende ai finanziamenti della Pat. Vorrei un sistema cooperativo fatto di cantine che producono vino buono da uve prodotte da soci che applicano per lo meno tecniche biologiche, e che rivendono il prodotto ad un prezzo giusto che ripaghi i soci del loro lavoro. Come puoi notare, Fabrizia, niente di tutto cio' corrisponde alla realta' della cooperazione trentina.

          1. Lanfranco

            mi scusoper gli errori ma col tablet e' dura… 🙂

            aggiungo che la definizione "vini che tutti possono bere" e' condivisbile, ma va specificata in tutti i suoi aspetti. E quello del prezzo non e' certo il piu' importante. Ambiente e salute, a mio avviso, vengono prima del portafoglio, partendo dal presupposto che il vino non e' affatto indispensabile. Se bevo una bottiglia del democratico vino di Schelfi, ingurgito piu' solfiti di quanti non potrei ingerirne in un mese. Questo, a paree mio, e' davvero poco democratico.

            1. Massarello

              Sottoscrivo a due mani il pensiero di Lanfranco ed aggiungo che Schelfi quella volta non si è reso conto in quale ghetto dorato ha relegato la cooperazione e quale danno d'immagine ha fatto al Trentino. Mi spiego meglio, prima di esser tacciato di anti-coop: coprendo la cooperazione quasi il 90% del vigneto trentino, dire quello che ha detto, equivale a collocare la soglia qualitativa attesa su un livello medio ed è quello del Trentino di oggi. Meglio avrebbe fatto a considerare che con quell'estensione di vigneto, nulla ma proprio nulla è precluso al cooperatore al pari di qualsiasi altro produttore della massima qualità possibile. Ripeto, ha preferito il facile populismo allo scontro con le grosse associate che da quell'orecchio non sentono.
              La gabbia dorata, visto che l'ho citata, è per me il redditizio sistema di commercializzare vini di terzi che tanto ha reso in liquidazioni negli ultimi lustri (facendo stravedere per il sistema coop trentino), ma che ha relegato in un angolo (o messo in gabbia) i valori veri della cooperazione. E questo prezzo lo dobbiamo ancora pagare.

  2. Probo

    A questo punto …lascio. Twb e Cosimo sono conformi. Allo sputtana mento e quindi banali. E poco informati. Critica stantia. Addio. Vado altrove. Qui non vale la pena.

    1. Cosimo Piovasco di R

      Che dire Probo, ogni tanto anche cosimo si addormenta sugli alberi in attesa della mongolfiera. In quanto poi a rimproverargli un atteggiamento conformistico, mi pare esagerato. Però tutti, quindi anche tu, sono liberi di coltivare le proprie intime verità. E prendo atto della tua. Però, che tu te ne vada mi dispiace: ho sempre avuto modo di apprezzare i tuoi commenti informati quanto spigolosi. Quindi se ci ripensi siamo qui e soprattutto felici di LEGGERTI. E comunque grazie per contributi postati fino ad oggi
      CpR

      1. Alberta

        Altro che esercizi dialettici: esercizi di stile: una questione di stile impartita da chi pretende di dare lezione di stile un giorno si e l'altro anche sulle gazzette

  3. Grazie per gli auguri! Nonostante quello che si possa pensare dall'esterno il presidente e' stato votato praticamente all'unanimità, ritengo quindi sia assodata la sua posizione ! Per gli altri membri del CdA, tra cui io, discorso a parte… siamo ben spartiti tra grandi potenze e piccoli produttori. Sara' nostro compito portare in consiglio le esigenze di tutti, io sono fiduciosa che i tempi siano maturi!!!

    1. Cosimo Piovasco di R

      Sono sicuro che tu ci proverai. In quanto poi a riuscirci non so. Ma cerchiamo di essere ottimisti. Io continuo a pensare che un presidente scelto fra i piccoli produttori, come ho già avuto modo di scrivere, sarebbe stato un bel segnale. Mentre un altro presidente coop (al di la delle capacità indiscusse di Zanoni), non lo sia altrettanto. Racconta ancora di un mondo che fa fatica ad esprimersi autonomamente e resta sensibile al richiamo, devo dedurre affascinante, dei vertici. Non solo cooperativi. E mi sembra un peccato. Comunque augurissimi Lucia, a te e agli altri nuovi e giovani e piccoli del nuovo consiglio Trentodoc.
      CpR

      1. Lanfranco

        chiedo scusa ma non ho capito nulla di quanto successo… chi ha tolto il post? gli autori di questo blog? o l'autrice del blog che ha dato la notizia? spero non sia necessario fare un'interrogazione in consiglio provinciale per venire a saperlo.

        1. Cosimo Piovasco di R

          No non servono interrogazioni in consiglio provinciale. Il post è stato rimosso da chi lo aveva pubblicato. E insieme anche i comment che erano agganciati al post e che evidentemente hanno disturbato il neo blogger. Gli amministratori del blog (i cosimi) non c'entrano. Questa è una possibilità legata al fatto che la registrazione al blog è libera, quindi ciascuno può pubblicare post e quindi rimuoverli (solo i suoi naturalmente). E' chiaro che se questa è un'opportunità in più, quello che è accaduto ieri sera ne mostra anche tutti i limiti. Troveremo un altro sistema.

          1. Lanfranco

            per i non addetti ai lavori (pochi, credo, qui dentro), in fondovalle si devono anticipare le vendemmie alla seconda meta' di agosto, per avere vini base con le caratteristiche corrette nei livelli di acidi. Basta salire a 400 m per poter vendemmiare a maturazione avanzata senza perdere nulla in acidita'. Le differenze sono chiare.

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  5. Curiosa&Sospetto Curiosa&Sospetto

    Uhm…. ah ecco perché non trovo più i miei commenti e quelli di Primo e di Lanfranco e degli altri…. pensavo di avere io un problema al pc.. e invece… invece guarda un po'… cosa è capitato…. Che si sia trattato di coda fra le gambe o di coda di paglia?
    XCosimo: svegliati! vedi cosa capita a dormire e ad essere ingenui!

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