Vino e vigneti di carta

Solo per segnalare l’articolo apparso oggi sul quotidiano L’Adige di Trento a firma Paolo Ghezzi. Servizio dedicato ai diritti di impianto fittizzi acquistati qualche anno fa da un gruppo di viticoltori di Aldeno (leggi qui). La questione è assai più seria di quel appare. A quella dei vigneti di carta, si accompagna un’altra questione. Quella del vino di carta. Questa è solo una sensazione. Per altro condivisa da parecchi viticoltori che ogni tanto mi dicono: “Tu non sai quanta carta gira“. Le domande inquietanti che ci facciamo spesso, sempre più spesso, sono queste: “Ma da dove arrivano tutte quelle milionate di bottiglie di Trentino Doc che invadono i discount del vino di mezzo mondo? E che partono da Trento al prezzo finito di poco più di un euro, a volte perfino franco destino? Ma quale è il prezzo di realizzo di una onesta, seppure modesta, Doc Trentina? Intendiamoci, è solo una sensazione. Una sensazione di carta. Che ci piacerebbe qualcuno smentisse per farci sentire tutti più tranquilli.

Leggi qui su L’Adige on line

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3 Commenti

  1. Massarello Massarello

    Vigne di carta: tremenda. Sono quelle truffe alle quali sei indotto da una regolamentazione comunitaria idiota che si preoccupava solo di mantenere stabile l’ettarato complessivo col risultato di depauperare il sud a discapito del ricco nord; la colpa poi è del Ministero che non ha disciplinato la materia. Vini di Carta: ancor più tremenda e ripugnante perché ad es. si sono obbligati viticoltori a produrre nei limiti del disciplinare doc salvo in cantina declassare il prodotto (a loro insaputa, tanto prendevano i soldi come Pinot delle Venezie).

    Tutto formalmente legale, ma distorto e distorcente al punto che doc oggi è svuotato di significato! Un delitto per i territori e per i viticoltori

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