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Ci piace vivere alla grande

Durer_Melancolia

Durer_MelancoliaParadossi del marketing di plastica: riparte dall’Alto Adige il rilancio territoriale del Trentino enocooperativo. La Sociale di La-Vis (TN) ha inaugurato l’altra sera la sua nuova vetrina di rappresentanza (e cantina di affinamento) a palazzo An der Lan, nel centro di Salorno (BZ). Una bella dimora (in affitto) recentemente ristrutturata da uno degli architetti altoatesini di punta, maestro in questo genere di operazioni. Una location, come si dice oggi, di gran prestigio, che nelle intenzioni della cantinona trentina, dovrebbe interpretare simbolicamente un ritorno alle origini, al territorio, al terroir, dopo la stagione della grandeur  imperatoneriana. Che l’esordio avvenga, appunto, nel Tirolo di lingua tedesca, lungo le tracce suggestionanti della Dürer Weg, la racconta lunga ed è un fatto che non ha bisogno di chiose. Quella che invece merita di essere accennata è la nuova strabiliante architettura di potere messa in campo dal commissario Zanoni, per ridare smalto e fiato  ad un’azienda frastornata da un piano shock di ristrutturazione del debito (leggi qui). Alla plancia di comando di La-Vis è stato portato un parterre di uomini (e donne) del vino come, forse, in Trentino non si era mai visto. Il segno di una volontà di discontinuità che assomiglia, almeno nell’immaginario fisiognomico, ad una cura da cavallo dell’immagine aziendale. Si tratta dei migliori nomi dell’enologia italiana ed europea. Eccoli: Luciano Rappo (ex Cavit) di cui abbiamo già detto qui;  Vincenzo Ercolino (già Feudi San Gregorio); Beppe Caviola (piemontese di Dogliani); Peppe Muscella (ex Villa Medoro); Nerina di Nunzio (fra tutte le altre cose responsabile marketing e comunicazione del Gambero Rosso). Vi basta? Ma soprattutto basterà tutto questo per rimettere in pista, sulla tracciato della Dürer Weg, la cantinona trentina sedotta dal Tirolo di lingua tedesca? Staremo a vedere.

Cronaca L’Adige 3 marzo 2012

Cronaca Trentino 27 febbraio 2012

 

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Cosimo Piovasco di Rondò

Cosimo Piovasco di Rondò

Di famiglia nobile e conservatrice, il giovane Cosimo è costretto a seguire rigide regole di etichetta, che spesso non riesce a comprendere e a sopportare; è quindi spesso in lotta con il padre, severo e legato alle tradizioni, che lo vorrebbe vedere obbediente e rispettoso delle regole. Cosimo però è un ragazzo ribelle, e pur di non accettare passivamente una situazione che non gli piace, si rifugia sugli alberi, sperando così di sfuggire al padre e alle sue angherie. Cosimo giura in risposta alle minacce del padre che non toccherà più terra finché vivrà; sarà di parola, perché quando sentirà vicina la morte passerà una mongolfiera a cui si attaccherà, e sparirà quando la mongolfiera avrà appena attraversato l’oceano. Cosimo vede le vicende del suo tempo da una prospettiva inusuale, in modo distaccato, perché segue la vita quotidiana della gente in disparte, rendendosi in questo modo conto che l’unico modo per essere veramente vicino agli altri è distanziarsene.

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