Incubi roveretani 2: Se il vino è veleno la disinformazione uccide!

di Anna Pancheri – Leggendo L’Adige di martedì 13 marzo, devo ammettere che sono rimasta allibita da quanto sostenuto da un articolo del Dott. Luigino Pellegrini, esponente del Pd, nonché Dirigente di Igiene e Medicina Preventiva e Responsabile del Servizio di Alcologia e Medicina delle Dipendenze di Rovereto.

A prescindere dalla legittimità di creare un contraddittorio all’iniziativa del Comune di Rovereto per l’istituzione della “Carta d’Identità Nutrizionale” dei prodotti montani, proposta dal Vicesindaco e Assessore alla Risorsa Ambientale e Turismo Daicampi ed approvata dalla Giunta Miorandi, di cui non entro nel merito, sebbene sia comprensibile che possano nascere degli interrogativi a riguardo visto e considerato che l’etichettatura di alimenti e bevande sono veri “campi minati”, si pensi al lavoro in sede europea dove il tentativo di armonizzare la normativa a riguardo è ostaggio delle differenze culturali e legislative dei Paesi membri. Nell’etichettatura del vino il dialogo si fa addirittura più stringente posto allo stato attuale il solo obbligo di indicare la presenza di Solfiti e, forse salve ulteriori proroghe, entro il 30 giugno 2012 l’indicazione di allergeni, ovvero derivati da carne, pesce e uova contenuti nei coadiuvanti enologici utilizzati durante la fermentazione e l’affinamento dei vini.

Questo a premessa del fatto che l’etichettatura di un alimento o di una bevanda possa sicuramente essere poco esaustiva nei confronti sia degli ingredienti sia soprattutto degli aspetti nutrizionali e salutistici.

Quello che mi ha lasciata sconcertata è indubbiamente il piglio con cui il dott. Pellegrini enuncia i dati provenienti sia dall’Istituto Superiore di Sanità sia dall’ l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, due istituzioni di riferimento che si occupano di Sanità Pubblica e che guidano il legislatore, attraverso le evidenze scientifiche, nel controverso dialogo in tema di Alcol e Salute.

Che “il terreno sia scivoloso” non v’è dubbio, affermare in etichetta che un vino rosso possa avere effetti salutistici a fronte del suo contenuto in Polifenoli e Resveratrolo è a mio parere un azzardo ed implicitamente una speculazione commerciale, ma a rigor di cronaca è anche giusto menzionare, a titolo d’esempio, che alcuni Paesi anche ExtraUE, grossi importatori di vino, nelle transazioni commerciali pongono particolare attenzione alla composizione fenolica dei vini, favorendo commercialmente quelli che contengono apprezzabili concentrazioni di tali elementi.

Perché? Il perché è da ricercare nelle circa 5.800 pubblicazioni sul tema “Vino e Salute” che negli ultimi 50 anni sono state promosse dalla comunità scientifica, partendo dal “Paradasso Francese” di Serge Reanud negli anni ’80 che decretò l’impennata di interesse circa il tema del ruolo dei composti polifenolici nel contrastare l’aggregazione piastrinica, la formazione di trombi e quindi dell’insorgere di aterosclerosi e di varie patologie coronariche ed anche nel ruolo di inibitori della degradazione ossidativa dell’organismo.

Vero è che data la quantità non rilevante di tali composti in una bottiglia di vino, affermare che sia un mezzo per contrastare terribili malattie degenerative, sia un’operazione azzardata e di “pubblicità ingannevole”, posto che per assicurare al proprio organismo l’introito ideale di sostanze benefiche alla nostra salute si dovrebbe bere anche più di 16 litri di vino al giorno.

Ma chi ha mai detto questo? Sicuramente non sono messaggi provenienti dal contesto produttivo enologico e sicuramente non dalla comunità scientifica che si occupa di tali ricerche. Da sempre, ed il manifesto europeo “Wine in Moderation” ne è un esempio lampante (sebbene, ahimè, poco comunicato dal settore) viene sottolineato che è nella moderazione che si riesce a bilanciare gli aspetti positivi e negativi del consumo di una bevanda alcolica come il vino. Un’interessante articolo pubblicato su una rivista di cardiologia di taratura internazionale propone i risultati di uno studio sul consumo di vino rosso ed il Rischio Relativo di incorrere in malattie cardiovascolari, il quale si abbassa apprezzabilmente a fronte di un consumo pari a 6 grammi al giorno di alcol etilico contenuto nel vino rosso, ovvero mezza Unità Alcolica, mezzo bicchiere preferibilmente consumato durante il pasto, quel mezzo bicchiere di vino rosso che molti nostri nonni raccontano essere panacea, toccasana, di una dieta equilibrata.

Differente il “cavallo di battaglia” cavalcato dal dott. Pellegrini in tema di “Alcol e Cancro”: la categorizzazione, effettuata dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, in 5 Gruppi di differente livello di cancerogenicità di sostanze con cui l’uomo viene a contatto, prevede l’introduzione nel Gruppo 1 come sicuramente cancerogene l’Acetaldeide associata al consumo di bevande alcoliche e le Aflatossine potenzialmente contenute nelle bevande alcoliche ottenute da fermentazione. La stessa IARC prevede comunque che si faccia un doveroso preambolo a tale trattazione: andando a leggere dunque le pubblicazioni scientifiche che hanno portato a tale categorizzazione, e che un medico non dovrebbe esentarsi dal valutare attentamente, è possibile capire come e perché la IARC abbia disposto in tale maniera.

Gli studi in vivo sull’attività cancerogena dell’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche sono stati effettuati su topi e gatti ed una pubblicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rivela che le limitazioni interpretative dei dati ottenuti non consentano di proporre una valutazione finale consolidata. Al contrario gli studi sull’attività cancerogena dell’acetaldeide, che è la molecola intermedia di degradazione ossidativa dell’etanolo nel nostro organismo, non lascia spazio a dubbi: essa è sicuramente una molecola tossica ma risulta anche essere un metabolita che, attraverso la dotazione genetica di enzimi Acetaldeide deidrogenasi, viene prontamente eliminato, attraverso il Ciclo di Krebs o la sintesi di Acidi Grassi.

Gli studi in vivo su esseri umani, sempre dal Rapporto OMS, sono “studi retrospettivi” ovvero “studi caso-controllo”, che in Epidemiologia Analitica descrivono la possibilità che eventi già in essere (i “casi”) possano trovare spiegazione nella ricerca di un elemento scatenante: nel caso del consumo di bevande alcoliche e di sviluppo di carcinomi alla cavità orale, laringe, faringe ed esofago sono stati appunto condotti studi retrospettivi che hanno sottolineato l’evidenza che in popolazioni dove il numero di bevande alcoliche giornalmente assunte è elevato, ed in concomitanza con l’utilizzo di tabacco, ci sia un’incidenza rilevante di tali malattie.

Il limite di questa metodologia analitica, con la quale anche le maggiori istituzioni in materia di Sanità Pubblica a livello mondiale fanno riferimento nell’interpretazione dei dati raccolti, risiede nel fatto che possano fornire dati meno affidabili di “studi prospettivi” ovvero, per sintetizzare, di causa-effetto, poiché è abbastanza aleatorio affermare che l’eziologia di una malattia risieda nell’esposizione o meno di un dato fattore di rischio, e dunque possano portare a valutazioni di un Rischio Relativo piuttosto che di Rischio Assoluto e che, in ultima battuta, siano anche a rischio di distorsioni interpretative.

Un’altra pubblicazione della IARC relativa al consumo di bevande alcoliche e che dev’essere valutata a preambolo della categorizzazione nel Gruppo 1 è quella che parla della tossicità di contaminanti provenienti dal processo produttivo, ossia dalle fermentazioni, le quali se non condotte correttamente rischiano di produrre in dosi eccessive, nella fattispecie nitrosammine e aflatossine, molecole tossiche e cancerogene provenienti dal metabolismo fungino, e che la stessa pubblicazione decreta essere in netto calo negli ultimi 30 anni, sia nella produzione di vino che di birra, grazie ad opportuni accorgimenti tecnologici. Altra questione posta dalla IARC è la presenza di additivi ed aromi di sintesi presenti nelle bevande alcoliche che se in concentrazioni apprezzabili si ripercuotono sullo stato di salute del consumatore, ma questo non è un problema relativo al vino che non ammette nella sua legislazione ferrea e tenacemente controllata, nonché nella correttezza deontologica, la presenza né dell’uno né dell’altro.

Per concludere, a fronte del fatto che mi risulta come enologo inammissibile leggere tali affermazioni sul vino rafforzate da titoli che hanno il sapore di un terrorismo mediatico che ben conosciamo poiché vengono spesso messe in atto al fine di pilotare maldestramente l’opinione pubblica, mi sconforta maggiormente che un membro della comunità scientifica possa snocciolare con così tanta disinvoltura questioni cruciali che da sempre hanno trovato sede in dibattiti internazionali in materia di Alcol e Sanità Pubblica, senza peraltro venirne a capo in maniera risolutiva.

A fronte dell’essermi occupata nella Tesi di Laurea in Viticoltura ed Enologia di queste problematiche, ed essermi dunque immersa in una tema controverso e spinoso da cui è difficile maturare una soluzione univoca, e nel mio piccolo detenendo una docenza presso i Corsi Abilitanti per chi si avvia all’attività di Somministrazione di Alimenti e Bevande, trattando proprio di legislazione in tema di alcol la mia onestà intellettuale mi impone di sottoporre all’attenzione dei corsisti tutti i dati prodotti dalle maggiori istituzioni (OMS, ISS, Istat) al fine di consapevolizzare i futuri esercenti sulle responsabilità di chi vende e somministra bevande alcoliche circa le situazioni di abuso e delle problematiche alcol-correlate. Di sicuro non mi prendo la libertà, per poter magari remare a favore della mia categoria, di sottovalutare tali indagini: l’intento che mi pongo è quello di proporne la lettura nella chiave interpretativa più obiettiva, senza pregiudizi e mistificazioni, guardando in faccia alla realtà.

Suppongo che nell’attività di Medicina delle Dipendenze siano tanti i casi umani di disagio dovuto all’abuso di bevande alcoliche che il dott. Pellegrini debba constatare. Differente invece la problematica in seno al SERT sul circolo vizioso di sospensione ed accertamenti per il riottenimento della Patente di Guida, dovuta ad una legislazione ferrea in fatto di guida in stato di ebbrezza. Di quanto sia facile raggiungere il limite di alcolemia per la guida dei veicoli è cosa nota: una stima propone 2 Unità Alcoliche per le donne, 3 per gli uomini. Di quanto invece sia lungo il calvario per chi cerca di riottenere la Patente di Guida è cosa nota solo a chi commette tale reato e che si trova in un ingranaggio che volge a tenerlo attanagliato ad un meccanismo che sembra messo in piedi ad hoc per dilungare i tempi e fare cassa, ma questa è solo una mia impressione personale ottenuta dai racconti di persone che si sono trovate in questa situazione. Nel frattempo i dati relativi al ritiro di patenti per guida in stato di ebbrezza nella Provincia di Trento non danno segnale di ridursi: questo a sottolineare quanto poco efficaci siano una immensità di provvedimenti legislativi, anche molto severi, nel creare un deterrente efficace e promotore di stili di vita virtuosi.

A mio parere forse i 30.000 € stanziati per il progetto del Comune di Rovereto per la “Carta d’Identità Nutrizionale” dei prodotti montani andrebbero spesi per incrementare l’educazione civica, stradale ed alimentare nelle scuole fina dalla tenera età, al fine di formare adolescenti in grado di discernere atteggiamenti virtuosi nella tutela della propria salute da atteggiamenti viziati dal consumismo imperante dove le multinazionali delle bevande alcoliche e superalcoliche la fanno da padrone, completamente scevre da qualsiasi responsabilità sociale, e che vedono anzi i loro introiti aumentare grazie a spot ingannevoli e illegali dedicati alle giovani generazioni, mentre ad ogni piè sospinto il contesto produttivo del vino si trova a dover far fronte ad illazioni, da cui è difficile difendersi, buttate lì nell’agorà della speculazione intellettuale e della contesa politica e magari conclusa con un “Bevi il giusto” che suona come una sfida, o forse uno sfottò, e che brucia, soprattutto in momenti difficili come questi di incertezza e di delicati equilibri economici, dove chi lavora la terra e produce alimenti e bevande deve trovare la propria forza anche e soprattutto in una comunicazione sana e veritiera. Salute!
Sono graditi commenti a riguardo.


La bibliografia citata è disponibile richiedendola al mio indirizzo mail:

anna.pancheri@hotmail.it

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83 Commenti

  1. Pingback: Siderlandia » Che fine ha fatto l’informazione tarantina?

  2. Alessandro

    Volevo rispondere riferendomi a Ghiselli,ho sbagliato nel digitare.


    Alessandro:

    “Proteggere i cittadini??????” Ma scherziamo?? Lei non ha bisogno di diventare di Destra,con questi assunti dimostra di esserlo già estremamente. A quando la carcerazione per ubriachezza,o le segnalazioni in questura per chi beve più di due birre?? Vi arrabbiate se vi definiscono proibizionisti,ma finchè fate dei ragionamenti del tipo “proteggere i cittadini”,non si può definirvi altrimenti.

  3. sbalordita all’esito della partecipazione alla trasmissione di Filo Diretto dal rappresentante dei Vignaioli.
    ma come si fa ad esprimersi solo per luoghi comuni, senza documentarsi, prendendo lucciole per lanterne, non avere il coraggio di confermare dati scientifici?

    1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

      Cara signora, per scelta io non ho visto la trasmissione. Ho preferito sintonizzarmi su un canale porno. Spero in questo Paese non sia ancora una pratica vietata. Quindi non saprei davvero come si è espresso l’amico Nicola. Conoscendone personalmente la mitezza e il senso di equilibrio, immagino si sia lasciato sopraffare senza reagire. In quanto poi alla presunta inoppugnabilità dei cosiddetti dati scientifici diffusi dalla totemica OMS – organismo sulla cui autorevolezza ci permettiamo di dubitare (vasta letteratura quella che lo descrive relazionarsi alle multinazionali farmaceutiche) -, le basti scorrere le documentate (almeno quanto quelle dei magnifici 4 di ieri sera) tesi esposte dalla dottoressa Anna Pancheri su questo blog. Questo per dire, e senza voler convincere alcuno né a bere vino né ad ubriacarsi, che i dati scientifici di cui si parla sono per lo più dati culturali. E sulla cultura, ciascuno, si sa, è libero di pensarla come vuole. Noi crediamo, ciecamente, alla dottoressa Pancheri. Lei a qualcun altro. Ciascuno si sceglie le compagnie, e le credenze, che preferisce.

    2. Wyatt Wyatt

      Da autentico appassionato di vino, che ama scrivere sui vini che beve e non su quelli che sogna, posso dire in merito alla trasmissione di ieri sera, che tutti gli intervenuti hanno espresso la loro idea senza arroganza alcuna.
      E’ stata semplicemente una trasmissione che ha messo in risalto i problemi che l’alcol puo’ creare, senza purtroppo soffermarsi sul legame culturale che il vino ha con il proprio territorio, e che il Sig. Balter ha tentato di spiegare.
      Ma il Sig. Balter, cosa pretendeva che dicesse? Che suffragasse le tesi dei presenti? O piuttosto che tentasse (come ha cercato di fare) di spiegare anche a persone come Lei che il vino (e gli alcolici in genere) costituiscono principalmente un fatto si di piacere edonistico ma soprattutto culturale? Quanto all’ex alcolista intervenuto alla trasmissione non mi rappresenta, è distante anni luce dalla mia visione di interpretazione del vino.
      Chi come lui abusa dell’alcol non si puo’ certo paragonare alla maggioranza di chi trova del vino e delle altre bevande alcoliche (grappa, whisky, rum, ecc.), le ragioni di una passione e di un o stile di vita.
      Saper distinguere un vino da un’altro, saper abbinare un vino ad una pietanza, saper legare il vino al territorio di provenienza, saper distinguere i vari cru di una zona vinicola, nulla centrano con la serie di tematiche esposte irei sera dagli intervenuti (Sig. Balter escluso). La passione impone ricerca, studio, conoscenza del territorio e delle persone che vi lavorano, significa comprendere le loro fatiche, i loro sacrifici. Cosa centra tutto questo con l’alcolismo? Nulla . La maggior parte (ovviamente non tutti) dei vini presenti nella mia cantina scaturiscono da viaggi nelle varie aree viticole, conoscenze, confronti tra appassionati, scambi, incontri nelle verie degustazioni ecc. Un vecchio detto così si proponeva di distinguere l’umanità in due parti: “gli uomini si distinguono in due categorie, quelli che hanno una cantina e quelli che non ce l’hanno”….io amo contornarmi di persone che la cantina ce l’hanno…..

  4. Vino, salute e problemi alcolcorrelati lunedì sera su TRENTINO TV
    La trasmissione FILO DIRETTO, lunedì 2 aprile alle 21 su Tv Trentino, si occuperà di vino, salute, rischi e problemi alcolcorrelati.
    Sarà condotta da Gabriele Buselli, e gli ospiti in studio saranno :
    Franco Baldo (autore “I ragazzi dalla collana di lamiera”),
    Enrico Baraldi (co-autore “Vino e bufale” e “La casta del vino”),
    Luigino Pellegrini ( responsabile del Servizio Alcologia del distretto Vallagarina),
    Dario ( giovane servitore e famigliare di club alcologico territoriale),
    Nicola Balter (noto vignaiolo della vallagarina ).
    Il programma si può vedere anche in diretta sul sito http://www.trentinotv.it/ .

    1. AnnaPancheri

      Interessante. Tuttavia la programmazione della serata, leggendo l’elenco degli ospiti, mi sembra già molto sbilanciata e a favore di una certa visione sul consumo di alcolici. Spero vivamente che il Presidente dei Vignaioli Trentini, unico rappresentante del settore enologico, riesca ad imporre una discussione che premetta un doveroso distinguo tra consumo di vino – fattore economico, sociale e culturale della nostra tradizione alimentare, inquadrato in uno stile moderato di consumo – e abuso di alcolici e superalcolici, spesso di matrice industriale, protagonisti del binge drinking nelle giovani generazioni e dei disagi ad esso associati. Sarebbe stata una bella idea invitare anche Charlie Barnao, ricercatore in sociologia, che ha presentato il suo nuovo libro tre giorni fà alla Facoltà di Sociologia di Trento dal titolo “Le relazioni alcoliche. Giovani e culture del bere”, al fine di favorire una visione d’insieme sull’argomento di più ampio respiro. C’è bisogno di informazione non di indottrinamento: staremo a vedere.

      1. In Italia il 63,4% delle persone in carico a servizi alcologici consuma prevalentemente vino, il 10,8 % superalcolici.
        Perchè poi riferirsi sempre ai giovani quando si parla di problemi alcolcorrelati?
        Gli adulti italiani non hanno sofferenze legate al bere?

        1. AnnaPancheri

          Dott. Sbarbada, perchè giovani? Le propongo la lettura dell’ VIII Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcolcorrelati, direttamente dal sito del Ministero della Salute.
          Noto, sempre più tristemente, che ciò che vi muove non è la necessità di aumentare la consapevolezza circa i problemi di ABUSO ma una cieca voglia di imporre il vostro diktat, demonizzando il CONSUMO in toto (e magari vendendo più libri). Leggendo le vostre risposte ho la certezza che tra Lei, il dott. Ghiselli ed il dott. Pellegrini non avete mai ponderato con cura le mie parole, nonostante in certi frangenti vi sia stato da parte mia il pieno accordo. Mi dispiace che “uomini di scienza” si comportino così, la vostra risulta essere in definitiva pura demagogia, piatto quotidianamente somministrato a menti non pensanti.

          VIII Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcolcorrelati
          Diminuisce la mortalità legata alla patologie connesse all’uso di alcol, ma tra i giovani il consumo resta ancora alto. Ciò che preoccupa è la pratica che si diffonde sempre di più tra i giovani di consumare bevande alcoliche in grande quantità in breve tempo fuori pasto. E la percentuale di ragazze tra 14 e 17 anni consumatrici di alcol, che è raddoppiata negli ultimi 15 anni. E’ l’analisi del Ministero della Salute che ha pubblicato nell’ottava Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati da Ministero e Regioni in attuazione della legge-quadro 125/2001 in materia di alcol e problemi correlati al consumo di alcol.
          Il documento, trasmesso dal Ministro, prof. Renato Balduzzi, ai Presidenti di Camera e Senato, presenta un quadro aggiornato sui consumi alcolici e sui comportamenti a rischio, gli interventi di contrasto attivati dal Ministero, i dati del monitoraggio dei servizi territoriali e delle iniziative delle Regioni su accesso ai trattamenti, prevenzione, informazione, aggiornamento professionale, promozione della ricerca e del volontariato.

          I dati confermano il passaggio dal tradizionale modello di consumo mediterraneo, con consumi quotidiani e moderati, incentrati prevalentemente sul vino, a un modello più articolato, che risente sempre più dell’influsso culturale nordeuropeo. Cresce ancora il fenomeno del binge drinking, cioè la pratica di consumare diverse bevande alcoliche in quantità in un breve arco di tempo: nel 2010 ha riguardato il 13,4% degli uomini e il 3,5% delle donne. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni la percentuale di donne che pratica il binge drinking sale al 9,7 %.
          I consumatori fuori pasto sono notevolmente aumentati nel corso dell’ultimo decennio: dal 33,7 % al 41,9% i consumatori tra i 18 e 24 anni; dal 14,5 al 16,9 quelli tra 14 e 17 anni. E’ tra le ragazze di 14-17 anni che la quota delle consumatrici fuori pasto raddoppia negli ultimi 15 anni, passando dal 6 % del 1995 al 14,6% del 2010.
          Se si analizzano solo gli ultimi due anni si trovano dati relativamente stabili. Anzi tra il 2009 e il 2010 si registra una lieve diminuzione tra i giovani fino a 25 anni (dal 34,3% al 34,1%) e tra le donne (dal 15,7% al 14,6%).
          Diminuisce il dato della mortalità correlata all’uso di alcol (-12% dal 2007 al 2008) ed è in lieve calo la percentuale degli utenti in trattamento (-1,8% dal 2008 al 2009) e in particolare scende il numero dei nuovi utenti al di sotto dei 20 anni.

          Nella presentazione della Relazione, il Ministro Balduzzi sottolinea che “le politiche di contrasto nazionali e regionali stanno ottenendo qualche riscontro: è necessario continuare a consolidare i dati positivi e contenere i problemi più rilevanti, rafforzando in particolare gli interventi di prevenzione e un attento monitoraggio che guidi verso l’adozione delle politiche più adeguate”. Questo vale, continua il Ministro, soprattutto nei confronti dei più giovani: “Dobbiamo aiutare i giovani a fronteggiare le pressioni sociali al bere in contesti significativi come la scuola, i luoghi del divertimento, della socializzazione e dello sport, e realizzare interventi di intercettazione precoce del consumo giovanile a rischio, accompagnandoli con appropriati interventi di sostegno e motivazione al cambiamento, secondo la strategia già sperimentata a livello internazionale ed europeo e sarà recepita nel nuovo Piano Sanitario Nazionale”.

          Il Ministro Balduzzi spiega che “preoccupano i dati della diffusione soprattutto a livello giovanile, che richiedono attenzione e impegno maggiore circa l’educazione al bere sano e moderato da parte di tutti”: “Per questo motivo – dichiara il Ministro Balduzzi – ho intenzione, insieme al Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo e al Ministro Andrea Riccardi, che ha la delega per le politiche giovanile, di approfondire il ruolo delle agenzie educative e della scuola nel contrasto del consumo smodato di alcol”.
          http://www.salute.gov.it/
          Data pubblicazione: 23 febbraio 2012

          Salute!

          1. Gentile Anna,
            ho letto il documento cui fa riferimento.
            L’ho letto tutto, non solo il pezzettino che lei ha trascritto.
            Proprio da questa relazione avevo estratto il dato del 63,4% di persone in carico a servizi alcologici italiani che consumano prevalentemente vino (grafico 10).
            Sempre dal medesimo documento riporto il dato secondo il quale l’88,9% delle persone in carico a servizi alcologici ha più di 30 anni: le gettiamo giù dalla rupe, perché non sono più giovani?
            Lo stesso rapporto riporta il dato di almeno 3 milioni di anziani di oltre 65 anni a rischio per il loro bere, anche nel loro caso soprattutto di vino.
            Giù dalla rupe anche loro?
            Sono certo, Anna, che lei ha letto anche la precedente analoga Relazione al Parlamento, quella del Ministro Fazio, laddove scriveva: “Il vino è la bevanda alcolica più consumata ed anche quella che maggiormente contribuisce, in relazione alle quantità quotidiane consumate otre i limiti consigliati, a determinare rischio e danno alla salute della popolazione”.

            1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

              CERCASI AGGETTIVO QUALIFICATIVO: tutti i lettori sono pregati di spremere le meningi. Alcune tracce:
              Esondante
              Tracimante
              Imperversante
              Dilagante
              …continuate voi…

            2. AnnaPancheri

              Gent.mo dott. Sbarbada, per inciso non ho “trascritto un pezzettino” ma ho eseguito un plausibile copia-incolla dal sito del Ministero della Salute e riportandone la fonte penso sia un’operazione intellettualmente corretta. Il documento, che premetto non ho ancora letto integralmente (253 pp), al Grafico n.10 (pag.31) riporta la Prevalenza (%) di consumatori a rischio secondo l’ISS per età e sesso, per cui non posso capire a cosa stia facendo riferimento. D’altronde, dalla Carta Europea sull’Alcol di Parigi 1995, al Piano d’Azione Europeo che ha visto promuovere la legislazione dei paesi membri in materia di Alcol e PPAC, e per l’Italia la Legge Quadro n.125 del 2001, e dunque la nascita della Consulta Nazionale, di documenti e studi epidemiologici ce ne sono una mole sostanziosa, senza contare il costante monitoraggio dell’ISS e di EpiCentro del dott. Emanuele Scafato di cui ho sempre tenuto fede nell’affrontare il tema in maniera corretta e più informata possibile. Capirà, spero, quale possa essere lo sforzo per un enologo affrontare tali tematiche senza esserne fortemente coinvolti, eppure ho cercato e cerco costantemente di coniugare i dati relativi al disagio derivato dall’abuso di alcolici a quello che è il settore di interesse professionale e personale. La sintesi è difficilissima, forse impossibile (?), richiede sensibilità, apertura mentale, disponibilità al contraddittorio, a rimettere tutto in questione, a volte anche a ricredersi. Come citato in risposta al dott. Ghiselli qualche giorno fà, questa schermaglia assomiglia al gioco di ragazzini che si fanno i dispettucci a scuola e non ad un confronto maturo sulla questione che possa portare a nuove idee da implementare a vantaggio di entrambe le parti. La vostra è una battaglia iniziata con “Vino e bufale” e che prosegue con “La casta del vino”, che portate avanti con un piglio da inquisitori che difficilmente fà presa nel pubblico uditore, se non in quei casi nei quali l’etilismo ha distrutto esistenze e dignità umane e sono dunque disponibili ad essere facilmente assoggettati. A favore della vostra causa, sebbene nobile allorquando si tratti di tutelare la salute pubblica sottolineando le derive dell’abuso, dei 10.176 ettari vitati in provincia non verrà estirpata nemmeno una vigna, penso ne siate consapevoli! Quanto invece possa fare la ricerca sinergica di soluzioni ed un atteggiamento proattivo ancora non lo sappiamo: accostando il sostantivo “vino” ad aggettivi come “veleno”, “bufale”, “casta” risulta difficile intravedere un orizzonte senza nuvole.

              1. Gentile Anna,
                a pagina 87 della Relazione del Ministro cominciano le tabelle e i grafici.
                Scorrendoli in ordine di numero si arriva al grafico 10.
                Detto questo, per il resto delle sue considerazioni, il mio parere è che “il vantaggio di entrambe le parti” sia difficilissimo da raggiungere, per un semplice motivo.
                Avendo conoscenza dei Piani d’Azione OMS, lei sa bene come l’obiettivo principe per diminuire le sofferenze alcolcorrelate sia la diminuzione dei consumi, e questo difficilmente può piacere a chi trae guadagno dalla vendita di vino, birra e altri alcolici.
                Se come dice lei i nostri libri non sono utili a cambiare di una virgola la situazione, beh, ce ne faremo una ragione; ma allora non capisco per quale motivo diano tanto fastidio ai produttori.
                Pensi che ad una presentazione di “Vino e bufale” a Reggio Emilia una locale sommelier ci ha detto: “questa sera sono contenta perchè è la prima volta in tanti anni che vedo tutto il mondo del lambrusco reggiano unito”.
                Si erano uniti per attaccare (o per difendersi da) noi.
                E’ vero che ci capita spesso di accostare il sostantivo “vino” ad aggettivi come “veleno”, “bufale”, “casta”, ma tra i suoi amici e colleghi c’è chi fa di peggio, Anna, accostandolo talvolta addirittura ad un vocabolo come “salute”.

    2. Cosimo Piovasco di Rondò BB

      Sono disponibili e aperti al confronto, loro. Ma chi si è immaginato un format di questo genere, però, tanto sobrio non doveva essere: 4 libertari contro un vignaiolo (seppur di valore come Balter), è una cosa che assomiglia a tutto fuorché ad un confronto equilibrato. Ma loro, i libertari, sono disponibili al confronto.
      Ho la sensazione che qui gli unici disponibili al confronto si sia noi di questo blog. Che si chiama Trentino Wine, ripeto Wine, e che ormai da un paio di settimane consente ai nostri amici libertari di azionare e agitare la loro strategia di marketing virale.

      1. La situazione della comunicazione sul vino in Italia è oggi più o meno la seguente:
        ogni CENTO trasmissioni o articoli di promozione al vino, anche in trasmissioni di reti nazionali pagati con i nostri soldi di contribuenti (Radiodue “Decanter”), anche all’interno dei telegiornali (TG2 “Wine Parade”), in cui mai viene data informazione sui rischi del bere, ce n’è forse UNA sola in cui ci si preoccupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli del vino, chiamando comunque tra gli ospiti un produttore di vino.
        Lamentate uno squilibrio tra le parti?
        Sono d’accordo con voi.
        Chiedete par condicio?
        Ci sto.

    3. Cosimo Piovasco di Rondò BB

      Siccome le parole sono importanti. E il nostro amico libertario sembra saperle usare, e manipolare, con una certa agilità, faccio notare che mentre a proposito degli interlocutori (libertari) ha indicato con precisione qualifiche professionali e bibliografie (?), quando è arrivato a Balter, si è affidato all’aggettivo “noto”. Caro amico libertario Nicola Balter, non è solo “noto”, ma è anche il presidente dell’associazione dei vignaioli del Trentino. E da qualche anno è anche un produttore tre bicchieri, grazie al suo metodo classico da manuale.

      1. Luigino Pellegrini, Franco Baldo e Enrico Baraldi li conosco di persona, Nicola Balter no. Chi mi ha scritto chi sarebbero stati gli ospiti di questa trasmissione mi ha detto che Balter era un noto vignaiolo, e io quello ho riportato.
        Ti ringrazio per avere completato l’informazione.
        Vedi che con l’apertura al confronto si possono imparare delle cose nuove?

  5. AnnaPancheri

    Per Curiosa e Sospettosa: ho sentito l’esigenza di rispondere ad una gratuita provocazione del dott. Pellegrini, ed ho utilizzato questo blog per comunicarla. Non ho lanciato nessun sasso, nè tantomeno nascondo la mano. Noto invece, tristemente, che nessuno mi ha contattata per ricevere la bibliografia…

      1. AnnaPancheri

        Dott. Ghiselli, definizione di “gratuito” = Aggettivo figurativo: fatto o concesso in assoluta libertà, senza particolare diritto o merito in chi riceve. Estensione: immotivato, arbitrario, privo di fondamento.

          1. AnnaPancheri

            Gent.le dott. Ghiselli, premettendo che non sono disposta a ricevere “gratuitamente” nessuna sorta di implicite ed esplicite provocazioni, insinuazioni né tantomeno intimidazioni, condivido con Lei il fatto che la mia “gratuita, inopportuna e non informata” risposta al dott. Pellegrini non sia stata adeguatamente supportata dai produttori e di ciò personalmente me ne rammarico. Ma non dimentichiamoci che questo frizzante scambio di opinioni stà avvenendo su di un blog e pur non disdegnandolo come canale comunicativo altamente democratico e divulgativo, non rappresenta certo una piattaforma autorevole su cui giocare le proprie carte. Contrariamente a quanto ho fatto personalmente nel presentare la mia modesta opinione, ovvero presentandomi e mettendoci nome, cognome, qualifica e inquadramento professionale, Lei invece preferisce rimanere ristretto a nome e cognome ed a stringati commenti degni di un chiacchiericcio adolescenziale ad eccezione dell’inizio dove ha mantenuto un aplomb eccellente. A meno che non si tratti di un caso di omonimia, cercando maggiori informazioni su di Lei, trovo che ricopre il prestigioso ruolo di Dirigente di Ricerca presso l’INRAN Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, ente pubblico di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Se così fosse nessuno più di Lei può fare chiarezza su molte questioni legate al valore nutrizionale di cibi e bevande, visto e considerato l’elenco delle pubblicazioni da lei curate presenti sul sito Inran. Ma vede, se avesse avuto modo di ponderare bene la lettura della mia “gratuita, inopportuna e non informata” risposta al dott. Pellegrini potrà sicuramente notare che condivido l’inopportunità riconoscendone l’inconsistenza scientifica di base di contrassegnare in etichetta il valore nutrizionale ed addirittura salutistico del vino, riferendomi al progetto della Giunta Comunale di Rovereto, che paradossalmente mentre propone l’istituzione di una Carta d’Identità dei prodotti montani in virtù della loro salvaguardia favorisce l’insediamento di un McDonald sul territorio comunale in barba alle Vostre Linee Guida sull’alimentazione. Quello su cui ho focalizzato la mia attenzione è la superficialità con cui il dott. Pellegrini espone i rischi legati all’abuso di alcol ed il rischio di sviluppo di carcinomi, corredandolo con un titolo che vede responsabile solo ed esclusivamente il vino (e non gli alcolici in toto), ed accostando un aggettivo perentorio quale “prodotto velenoso”. Nel mio testo aggiungo anche che posso umanamente ed intellettualmente cercare di avvicinarmi a quanto il dott. Pellegrini possa constatare come medico alcologo in relazioni al disagio prodotto dagli effetti dell’abuso di alcol, ma ciò non sottintende di accettare supinamente un sistema perverso che criminalizza il consumo moderato di alcol, che si traduce negli ultimi anni nella persecuzione dei consumatori e conducenti di veicoli che vedono denigrare la propria dignità allorquando trovati positivi all’alcoltest, e si vedono sottoposti ad una prassi presso i SerT alla stregua di incalliti tossicodipendenti. Nel mentre una nutrita porzione della comunità scientifica, ovvero vostri insigni colleghi, stanno negli ultimi anni portando avanti interessanti studi, ad esempio, sull’invalidità delle misure di alcolemia a bassa soglia in relazione alla guida dei veicoli atte a contrapporsi alla ferocia con la quale il legislatore ha modificato il codice della strada negli ultimi anni. Interessante infatti è stato il Convegno presso Vinitaly 2012 organizzato dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino che ha dato parola al prof. Francesco Maria Avato (Medico Legale Uni Ferrara), al prof. Fulvio Ursini (Medicina Molecolare Uni Padova), al prof. Fabio Orlandi (Medico Endocrinologo Uni Torino), i quali a mio avviso non possono essere additati come appartenenti alla “casta del vino”. Se il comparto produttivo si decidesse con forza a comunicare che lo stile moderato di consumo di vino, quale prodotto genuino della terra e base della nostra cultura e tradizione alimentare, corredando il messaggio con i Vostri lavori e magari con ricerche di mercato mirate a porre un doveroso ed ormai indispensabile distinguo tra uso e abuso di alcolici distinguendoli però nelle loro differenti categorie -vino, birra e superalcolici – forse sarebbero inutili anche tutte queste parole che sembrano più il gioco di ragazzini che si lanciano aeroplanini di carta da un banco all’altro piuttosto che un maturo ed autorevole scambio di opinioni, nozioni ed evidenze scientifiche tra differenti settori al fine di porre la chiarezza dovuta su temi cruciali e controversi come quello di cui si stà animatamente dibattendo in questa sede. Mi ritenga a Sua disposizione per ogni eventuale chiarimento in merito, anche in sede privata (anna.pancheri@hotmail.it). Cordialità!

  6. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

    Ma l’autrice di questo Post di Successo, dove è sparita.. ha lanciato il sasso e ha nascosto la mano…?… Anna, su parla, dì qualcosa………

      1. Massarello

        Per fare un pò di ordine, penso che quel “gartuita” si riferisca all’inciso della dott.ssa Anna Pancheri che rispondendo a Curiosa&Sospettosa dice… “ho sentito l’esigenza di rispondere ad una gratuita provocazione del dott. Pellegrini…”. Ghiselli, a corto di argomenti, taglia corto buttando la croce addosso all’industria enologica. Ci sarà qualche altro motivo se da oltre 5000 anni l’uva e il vino fanno parte del patrimonio dell’unamità, o no? Vero è che la deriva materialista ha mortificato la cultura del buon bere sulla quale vale la pena di impegnarsi per migliorare la qualità della vita.

  7. PO PO

    Ma perchè andare a cercare nel cibo per forza sempre qualche cosa di diverso dal … cibo stesso.
    Cioè non mangiamo patate ma selenio, non yogurt ma fermenti lattici, non spinaci ma ferro … come Popeye.
    Voglio dire: il vino fa male, io non ho dubbi. Le zucchine lesse invece fanno bene, anche su questo non ho dubbi. Ciascuno scelga quello che vuole: io non ho dubbi!
    Comunque scegliere il vino per quelle (poche) cose che fanno bene è un controsenso. Secondo me.
    Saluto PO

    1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

      Perché… quelli che amano le zucchine lesse …le vorrebbero far mangiare a tutti gli altri…Sono fatti così.. sono …quelli che….. mal comune (zucchine lesse) mezzo gaudio…… insomma gli eticisti del male (mezzo) per tutti….

      1. Andrea Ghiselli

        Non è così, nonostante uno sprovveduto possa pensarlo. Non mi importa imporre zucchine lesse. Mi importa fare sapere ciò che può costituire un rischio per la salute in modo che il consumatore possa scegliere autonomamente se vuole rischiare oppure no. Una volta avvertito faccia cioè ciò che meglio crede senza essere imbrogliato dalle sirene che urlano le inesistenti qualità dsalutari del vino (chissà poi perché rosso e non bianco).

        1. @ A.Ghiselli:
          fa benissimo a voler far sapere a tutti, compreso me, i rischi che si corrono. Sono rischi veri, lo dico sul serio e senza ironia.
          Però, stia attento, non è detto:
          a) che chi si concede qualche bicchiere non conosca i pericoli: anzi spesso chi beve con gudizio sa benissimo cosa è il vino nel bene e nel male;
          b) che chi desidera bere con leggerezza e senza troppe paranoie -ci sono già così tante angosce (o angoscie? mah)- abbia voglia di ascoltare chi gli ricorda ogni 2×3 quanto male ci sia nel presunto bene del vino.
          Generalmente chi scrive su questo blog mi sembra abbastanza presente a se stesso e sono convinto che chi ha le idee chiare è anche capace di sapere che l’alcol sarà dannoso ma che una soddisfazione ogni tanto non è un male prendersi.
          Riassunto: ho capito che può farmi male, me lo segno da qualche parte, OK?.
          Ciao, PO

          1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

            Sarà che siamo poco presenti a noi stessi, ma oggi, insieme ad un’amica di TWine, abbiamo deciso di assegnare il Premio Punteruolo d’Oro al dottor Ghiselli…. segnati anche questo.. PO.. che poi ti invitiamo alla cerimonia di consegna…
            CpR

            1. Alessandro Sbarbada

              … e a me niente? Sinceramente speravo di essermi meritato un premietto anch’io, magari il punteruolo d’argento…
              Ad ogni modo la posizione di Giorgio PO mi pare perfettamente coerente con la posizione di Ghiselli, e con la mia.
              Quando l’informazione è corretta, poi le scelte sono più consapevoli, quindi più libere.

              1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

                Non si sottovaluti dottor Sbarbada… per lei è in arrivo una sorpresona…. che le farà vendere un sacco di copie del suo ultimo libro… abbia pazienza ancora qualche giorno… siccome, per note e intuibili ragioni, non sempre siamo presenti a noi stessi… siamo un poco in ritardo…ma..ci stiamo arrivando….. eh…
                con simpatia (quasi) Suo CpR

                  1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

                    Intanto una copia la abbiamo acquistata. E immagino possa fare la differenza. Per l’editore, intendo. E la abbiamo affidata al microscopio analitico di una nostra collaboratrice giuridico-letteraria. Ci pare già di capire che alcuni suoi teoremi…. etico-giuridici…siano piuttosto avventurosi e sfidino, oltre al buon senso, anche un primo anno di giurisprudenza vissuto con la leggerezza leggiadra della matricola impenitente. Ma aspettiamo con devota riverenza il responso definitivo. Vedrà, esimio dottore: dopo la nostra recensione, il suo manuale etico per la Repubblica della Salute andrà a ruba.
                    Con sempre più simpatia (quasi)
                    suo CpR

  8. Alessandro Sbarbada

    Questo non è un confronto tra proibizionisti e anti proibizionisti.
    Mi pare risponda più al vero definirlo un confronto tra alcune persone (nessuna delle quali proibizionista) che si preoccupano della salute di tutti, e altre persone che si preoccupano degli interessi corporativi di qualcuno.
    Questi ultimi, non sapendo come argomentare, si inventano che i loro interlocutori sono proibizionisti, e chiedono al gestore di blog di censurarne gli interventi.
    Certe cose sul vino è bene non farle sapere in giro.

    1. Alessandro

      Ma è veramente stucchevole leggere commenti del genere. Sia meno pieno di sè stesso,per carità. Censure,caste,sembra che il vostro libro abbia toccato chissà quali corde segrete,e che siate vittime di chissàquali tentativi di insabbiamento. Non credo esista una sola persona, precedentemente consumatrice di vino,che abbia smesso di bere dopo aver letto le vostre pubblicazioni. Abbiate almeno un pochino di umiltà. E poi l’erigervi autoreferenzialmente a “persone che si preoccupano della “salute di tutti” l’ho trovato veramente tracotante. Dio me ne scampi,se la mia salute fosse in mano a gente che ritiene il vino un attentato alla salute,sarei preoccupatissimo.

  9. Anonimo

    Quando si tratta di difendere i propri prodotti si trovano innumerevoli doti di buona salute nel consumarli, anche se contenessero minime quantità di eroina ( faccio un esempio ) andrebbe bene lo stesso, l’importante è vendere e guadagnare. Si decantano i pregi trascurando quello che fa male cioè la sostanza alcol. Poi in quanto alla quantità consigliata o moderata, cioè mezzo bicchiere al giorno consumato mangiando, mi piacerebbe fare una indagine per vedere quante persone entrerebbero in questi parametri. Roberto Dal Rì

  10. roberto argenta

    Il numero di persone in possesso di patente di guida e il numero di coloro che consumano alcolici è lo stesso: 35,5 milioni. I guidatori causano quattromila morti all’anno, i bevitori circa trentamila. Appartenere alla categoria dei bevitori è di gran lunga più pericoloso che essere utenti della strada. Se non è proibizionismo informare, educare e richiedere attenzione ai guidatori, perché dovrebbe esserlo per i bevitori?

  11. Pellegrini Luigino

    Le etichette locali: informazione o pubblicità ingannevole?

    Le etichette degli alimenti non possono contenere “Informazioni fuorvianti”. Questo il risultato di una recente risoluzione del Parlamento Europeo, risultato di una votazione a larga maggioranza.
    Complessivamente il progetto presentato alla stampa dal Comune di Rovereto inerente la carta d’identità dei prodotti agricoli di montagna presenta elementi di debolezza e ambiguità che vanno discussi.
    Come si evince dalla risoluzione recentemente approvata a livello europeo il tema è sensibile. La tutela della salute dei cittadini e le informazioni sui prodotti devono essere obiettive , libere da ambiguità e conflitti di interesse. L’operazione nonostante la presenza dell’istituto superiore di sanità è connotata da forti interessi ,naturalmente legittimi di tipo commerciale.
    I criteri per la tutela dei cittadini in ambito alimentare si muovono con obiettivi i e linee guida che si traducono in concetti generali a tutela della salute e dell’ambiente così riassumibili per il cittadino europeo in generale: ridurre l’introito calorico medio complessivo, ridurre il consumo di proteine e grassi animali anche se si tratta di presidi slow food, aumentare il consumo di frutta e verdura 5 porzioni al giorno di diversi colori , di stagione e possibilmente di prossimità, ridurre il consumo procapite di alcol,sale,zuccheri semplici, previlegiare il consumo di acqua del rubinetto rispetto alle bevande in bottiglie di plastica. Queste le linee guida poi a ciascuno totale libertà di scelta.
    La storia degli antiossidanti rappresenta un filone di ricerca di cui si tiene conto nelle linee guida, ma che è improponibile a livello di singoli prodotti e sopprattutto è stato utilizzato e continua ad esserlo per fini commerciali.
    Se un prodotto come per i farmaci avrà l’etichetta con i principi terapeutici e i benefici dovrà contenere anche gli effetti collaterali e indesiderati a tutela del cittadino consumatore. Il terreno è scivoloso per l’olio d’oliva ma diventa una frana per il vino, che non è un alimento ma una sostanza voluttuaria che come dice la parola può essere consumato per il piacere che ciascuno vuole attribuirli , ma non sicuramente come farmaco salva vita.
    In questa sede parlo come medico pagato per difendere le ragioni della salute pubblica dei cittadini al di là del mio ruolo di consigliere PD convinto sostenitore della nostra Giunta. Vorrei ricordare che se in Italia siamo passati dai 44.000 morti anno per alcol degli anni 70 in cui si dice si “beveva mediteraneo” agli attuali 25.000 morti anno ciò è dovuto alla forte riduzione dei consumi pro capite di vino, una disgrazia per l’economia ma una grazia per la salute pubblica
    La storia dei polifenoli e del resveratrolo a cui vengono atribuiti effeti miracolosi per prevenire le malattie cardiovascolari e i tumori rappresenta una delle maggiori bufale presenti nella letteratura scientifica,uno degli esempi più ecclatanti della scienza piegata agli interessi delle lobby. Il resvetratrolo rintracciabile in 60-80 tipi di frutta e verdura, è presente nella buccia dell’uva e in quantità omeopatiche nel vino rosso; da studi accreditati sembra che per introiettare il fabbisogno giornaliero di resveratrolo con il vino una persona dovrebbe bere 16 litri di vino al giorno, francamente un po’ troppo per inserirlo nelle linee guida, meglio trovare altre strade per rifornirci di polifenoli.
    Mantenendo per buona l’idea delle indicazioni terapeutiche previste nel progetto per correttezza si dovranno introdurre nelle etichette sui vini anche gli effetti collaterali tipo:” l’alcol etilico contenuto in percentuale del 10% in questo vino è tossico , è corresponsabile di 60-80 tipi di malattie, è un cancerogeno di prima classe IARC (sicuramente cancerogeno per l’uomo anche a dosaggi ridotti ) è inserito dalla OMS nella categoria di “droga pesante” Bevi il Giusto.”
    Tralasciando questa linea di ricerca dove produttori, tecnici agrari e anche sindaci in molte parti d’Italia fanno i farmacisti, trasformando gli alimenti in farmaci, che francamente rinforza il pensiero che in Italia il conflitto di interessi rappresenti una amnesia collettiva, avrei un suggerimento strategico rispetto alla linea di ricerca del progetto.
    Utilizziamo per i prodotti dove sia possibile (frutta e verdura di ogni tipo,legumi,amidi) le etichette per promuovere gli standard OMS sopracitati; per le proteine e i grassi animali e il vino lasciamo perdere , nessuno si aspetta che i produttori scrivano di propria volontà in etichetta che bisognerebbe ridurre i consumi nella popolazione.Da anni a livello europeo e nazionale i politici stanno discutendo sui danni da alcol da mettere in etichette ma per ora il gioco è in mano alle lobby dei produtori.
    Molto più interesante e in linea anche con il progetto politico con cui il sindaco si è presentato alla città ,nel’ottica di favorire l’eco socio sostenibilità, potrebbe essere l’introduzione delle etichette ecologiche e biologiche per valorizzare a pieno il consumo locale meglio se biologico (vino compreso) Etichette dove si dichiara per unità di prodotto la Q di acqua , energia consumate e anidride carbonica prodotta nella produzione e distribuzione, magari con il semaforo rosso,giallo,verde a seconda del livello di impatto ambientale per orientare i cittadini al consumo locale. Accanto a questo indicazioni inerenti la presenza/assenza di fitofarmaci.
    Riassumendo: dove possibile indicazioni generali e chiare della Organizzazione Mondiale della Sanità pratiche , utili e coerenti a tutela esclusiva della salute del cittadino consumatore, indicazioni sulla presenza/assenza di fitofarmaci e infine indicazioni di impatto ecologico rispetto al quale si può abbinare interesse dei produttori locali con interesse dei cittadini consumatori e salvaguardia dell’ambiente/pianeta.
    Buono,pulito e Giusto sono concetti molto impegnativi, non possono essere acquisiti una volta per tutte ed anche Slow Food , di cui condivido molte suggestioni e iniziative, non sempre coniuga fino in fondo e coerentemente i concetti di eco socio equo sostenibilità. Pellegrini Luigino Consigliere PD Rovereto

    1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

      Mi auguro che questa non sia la posizione del Pd. In caso contrario – ma di questo ormai ne sono sicuro -, non mi resta che convenire con chi a suo tempo disse che il partito democratico è un partito organicista di destra
      CpR

      1. Andra Ghiselli

        Se un partito (magari lo facesse) tutela la salute dei consumatori dici che ha un atteggiamento di destra? Fosse così diventerei di destra all’istante…ma non mi pare proprio. Anzi, forse è il contrario, non è certo di destra chi protegge il cittadino qualunque esso sia e non solo il cittadino produttore di vino

        1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

          Proteggere i cittadini?…… Roba da far accapponare la pelle… . Lo Stato di Polizia. Che poi questo sia l’orizzonte del Pd .. lo sapevamo..da quel dì (immagino che quelli sobri come lei non colgano l’assonanza…ma l’assonanza c’è)

            1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

              “Il ricorso alle droghe”….addirittura…. le droghe… Esimio dottor Ghiselli… le parole sono importanti… le suggerisco…. la visione di questo video…

              1. Off Topic

                Scusate se mi permetto di intervenire.. ma tutto questo mi pare assurdamente surreale: i proibizionisti intervengono e occupano paginate e paginate per dire che il vino fa male. E lo fanno su un blog che si chiama trentinowine e che per sua costituzione promuove la cultura del vino e del bere alcolici. Ma non vi sembra assurdo? Ma questi non ce li hanno i loro spazi dove esercitarsi. E trovo anche assurdo che l’amministratore del sito lasci passare questi commenti: è come darsi la zappa sui piedi!

              2. Andrea Ghiselli

                Cosimo (e gli altri) non la butti in caciarra. Lei ha detto che c’è un’assonanza che noi sobri non capiamo. Allora ho chiesto di spiegare cosa è che noi sobri (quindi non sotto effetto di droghe che non ci fanno percepire assonanze) non riusciamo a percepire. Non la buttate sul proibizionismo perché nessono è proibizionista. Il proibizionismo è una cosa che riguarda il passato e nessuno di noi si sognerebbere di ripercorrere. Se si dice che l’uso di alcol può dare problemi di salute non si è proibizionisti, perché non vogliamo proibire l’uso di alcol, vogliamo evitare l’uso inconsapevole. Una volta che si sa che fa male, ognuno di noi può scegliere di farlo. Ci sono un sacco di persone che fumano sapendo che fa male, di diabetici che si ingozzano di dolci, sapendo che si stanno facendo male ecc. Io bevo e so che mi sto regalando un piacere che mi può fare male. Così come lo so io perché me ne occupo per lavoro, dovrebbero saperlo tutti per poter scegliere. Ecco l’unico consumo consapevole.
                Ma questo con l’assonanza non so cosa c’entri

                1. CpR

                  …Si discuteva dei problemi dello stato
                  si andò a finire sull’hascish legalizzato …
                  …il vizio non è stato mai un partito sano….
                  ….Che bello
                  col pakistano nero e con l’ombrello
                  e una ragazza giusta che ci sta
                  e tutto il resto che importanza ha?…..

                2. Margot Margot

                  ” L’assonanza (da assonare, nel senso di «avere suono simile») è un fenomeno di metrica che consiste nella parziale identità di suoni di due o più versi.
                  La forma più comune di assonanza è una rima imperfetta in cui le parole hanno le stesse vocali a partire dalla vocale accentata (vocale tonica), mentre le consonanti sono diverse, anche se spesso di suono simile, ma si possono distinguere diverse tipologie:
                  assonanza semplice, quando coincidono soltanto le vocali (diffidi = audivi; rasone/colore)………..”

                  Tratto da Wikipedia, voce “ASSONANZA”.

                  1. Alessandro Sbarbada

                    Finalmente tutti ora abbiamo capito che l’assonanza era tra “PD” e “da quel dì”.
                    Abbiamo raggiunto un traguardo importante.
                    Grazie di cuore a tutti quelli che hanno portato un loro contributo.

                  2. Andra Ghiselli

                    Bene, ora abbiamo anche la definizione di assonanza che a noi sobri era ignota per il troppo tempo che passiamo insobriati ad insobriarci da mane a sera. Non riusciamo però ancora a scorgere di quale assonanza si stia parlando, di quale rima, di quale fonema simile…

                    1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

                      Dunque, esimio dottor Ghiselli si concentri: pronunci ad alta voce i monosillabi Pd (piddì) e dì. La ha sentita, l’assonanza intendo?

                    2. Lavoratore

                      Ma andate a lavorare invece di stare qui a rompere i coglioni a chi lavora e dopo il lavoro ha voglia di farsi un trento doc in santa pace, e che cazzo… adesso sembra che anche bere una bottiglia di bollicine sia un reato. Ripeto, ma proprio ripeto, andate a lavorare.

                    3. Soy Loco

                      E’ gente da pista ciclabile..con la tutina… zucchine lesse e tutina…. è una razza genetica diversa dalla nostra.. bisogna sopportarli … perfino conviverci

        2. Alessandro

          “Proteggere i cittadini??????” Ma scherziamo?? Lei non ha bisogno di diventare di Destra,con questi assunti dimostra di esserlo già estremamente. A quando la carcerazione per ubriachezza,o le segnalazioni in questura per chi beve più di due birre?? Vi arrabbiate se vi definiscono proibizionisti,ma finchè fate dei ragionamenti del tipo “proteggere i cittadini”,non si può definirvi altrimenti.

  12. Il libraio

    Scolta Sandro, lasene la bibliografia completa e dine ‘ndove se pol comprar i to libri…che tei comprem tuti. Cosi te sei content anca ti! E magari te vai a comprarte ‘n bozom de barbera e te ne lasi ‘npaze
    Il Libraio

  13. Alessandro Sbarbada

    Non replico a chi non argomenta quello che scrive, ma si limita a fare battute.
    Voglio scrivere in merito al commento di Roberto Gatti.
    Certamente i superalcolici hanno una gradazione maggiore, eppure in Italia solo l’11,8% delle persone in carico a servizi pubblici per problemi alcolcorrelati consuma prevalentemente superalcolici. Il vino invece è al 63,4 per cento.
    In una birra media c’è la stessa quantità di alcol presente in un “grappino”, perchè è vero che cambia la gradazione alcolica, ma cambiano anche le dimensioni del bicchiere. La grappa non si beve a boccali.
    Quanto all’educazione nelle scuole, lei farebbe lezioni di prevenzione al tabagismo introducendo gli studenti ad un fumare “consapevole e misurato”?

  14. Alessandro Sbarbada

    Fornire informazioni corrette sui rischi legati al consumo di vino, birra e altri alcolici rende le persone più consapevoli delle scelte che fanno riguardo al loro bere. Quali che siano queste scelte.
    Una scelta quando è più consapevole è più libera.
    Mi occupo di problemi alcolcorrelati e di informazione sulle bevande alcoliche da oltre venti anni, ci ho scritto due libri insieme ad un amico medico, e MAI, sottolineo mai, ho incontrato una sola persona convinta che sia una cosa intelligente il proibizionismo alcolico.
    Chi alle informazioni scientifiche risponde agitando lo spettro del proibizionismo o non capisce, o fa finta di non capire.

  15. Il censore

    Cosimo……. non farli passare questi commenti (quelli degli antiproibizionisti di mestiere)…questi qui se potessero ti farebbero chiudere anche il blog!

    1. Cosimo Piovasco di Rondò BB

      hey censore…sei un po’ confuso eh: sono i proibizionisti che arrivano non gli anti…. noi qui siamo tutti…. anti.issimi…chi più chi meno… ; comunque lasciamo spazio anche ai bacchettoni…della repubblica etica della salute….anche loro hanno diritto ..come tutti!

  16. Ubriaco

    Qui si deve essere mobilitata la casta dei proibizionisti…li conosciamo li conosciamo bene…. vorrebbero condizionare i nostri stili di vita, incidendo drammaticamente sulla nostra vita privata. Attenti, attenti stanno arrivando…

  17. Alessandro Sbarbada

    Sottoscrivo l’ottimo intervento di Andrea Ghiselli.
    Aggiungo, in risposta al lettore che non capisce perchè si parli sempre di vino quando si discute di problemi e sofferenze alcolcorrelate, che i recentissimi dati ufficiali del nostro Ministero della Salute attestano come il 63,4 per cento delle persone in cura in Italia per il loro bere consuma prevalentemente (se non esclusivamente) vino. Come sa bene chi – come Luigino Pellegrini – lavora al fianco delle famiglie devastate dalle bevande alcoliche, ancora oggi in Italia il vino fa più sofferenza di tutte le altre bevande alcoliche messe insieme.
    E ai danni dello stra-bere, come scrive bene Ghiselli, vanno aggiunti gli importanti rischi del consumo considerato moderato.
    Aggiungo che dell’articolo di Anna Pancheri – pur ben scritto – non condivido quasi nulla.
    Per esempio mi fa effetto vedere ancora nel 2012 riferimenti al cosiddetto “Paradosso francese”, che ha il valore scientifico di un’oroscopo.
    Ma soprattutto mi ha infastidito il passaggio su alcol e guida, per i seguenti motivi:
    1. bere tre unità alcoliche prima di mettersi al volante nell’articolo appare come una leggerezza, come dire che se ti beccano sei sfortunato. Ai miei occhi invece è un comportamento gravissimo, irresponsabile, che – come ampiamento dimostrato – eleva in maniera molto significativa il rischio di schiantarsi sulla strada. La sfortuna (di tutti quelli incolpevoli che rischiano di essere travolti dall’idiota al volante) è NON fermarlo, e NON sottoporlo ad etilometro.
    2. Se poi per il guidatore ebbro sarà dura riottenere la patente… tanto meglio: in altri paesi chi guida in stato di ebbrezza finisce dritto in galera. La patente è un porto d’armi, bisogna meritarsela.
    3. I controlli sulla strada sono utilissimi, così come lo sono le leggi severe in materia di alcol e guida quando vengono fatte rispettare. Non si riducono i sequestri delle patenti semplicemente perchè aumentano i controlli, ed è un bene: ognuna di queste persone che viene tolta dalla strada è un pericolo in meno per tutti gli altri. L’efficacia è dimostrata da quello che è il dato davvero importante: la riduzione della mortalità stradale.
    Alessandro Sbarbada
    co-autore dei libri “Vino e bufale” e “La casta del vino”

  18. Andra Ghiselli

    Poiché non è eticamente accettabile sperimentare sull’uomo come il consumo di alcol possa interferire con la salute dobbiamo per forza basarci su esperimenti su animali e utilizzare gli esperimenti “naturali” sull’uomo. Questi ultimi sono gli studi che mettono in correlazione il consumo di alcol con lo stato di salute. Sono studi di coorte o caso-controllo, ma comunque sempre studi nei quali si osserva una associazione.
    Così come questo tipo di studi mette in correlazione una ridotta mortalità cardiovascolare, così ne mette in evidenza un aumentato rischio di cancro. I secondi hanno la stessa forza e la stessa struttura dei primi. Ciò significa che se si è onesti o si nega sia l’effetto sul cuore che quello sul cancro, oppure si dice: certo protegge il cuore ma fa venire il cancro. Del resto sono ben evidenti gli effetti sul rischio di cancro anche per quantità ritenute “consumo moderato”, “consumo consapevole”, “consumo mediterraneo” o come vogliamo chiamare un tipo di consumo a basso rischio. Un bicchiere al giorno, una quantità equivalente a 10 grammi di etanolo al giorno, aumenta il rischio di cancro. Poco poco, certamente, ma sufficiente a correre un rischio. Non conosco personalmente il Dott. Pellegrini, ma ne condivido le preoccupazioni e ciò che ha scritto. Sono inoltre sicuro che abbia ben letto la bibliografia sull’argomento. Mi pare poco sereno, poco carino e poco rispettoso mettere in dubbio che una persona che per lavoro si occupa di problemi alcol-correlati non legga la bibliografia di base. E la bibliografia di base non lascia larghi spazi interpretativi: le metanalisi ben fatte mettono in evidenza che fino alla mezza età la quantità di consumo di etanolo correlata al più basso livello di mortalità per tutte le cause è zero sia per l’uomo che per la donna. Comincia a salire un po’, per l’effetto probabilmente della protezione cardiovascolare, verso i 35 anni per l’uomo e i 55 per la donna ed arriva ad un massimo di 80 grammi a settimana (circa un bicchiere al giorno) per l’uomo e 30 grammi per la donna, verso i 65 anni di età. E a questo punto aumenta anche il rischio di cancro. Anche per 10 grammi al giorno, soprattutto se quei 10 grammi al giorno si consumano da una vita. E’ più che corretto quindi avvertire il consumatore, frastornato dalle sirene del resveratrolo e dei polifenoli (che si possono trovare in maggiori quantità in tutto ciò che è vegetale senza alcol), che se non beve è meglio. Attenzione perché non si parla di abuso, ma di uso. L’abuso di alcol lo sanno tutti che fa male. Ciò che non tutti sanno è che è l’uso di alcolici a causare problemi di salute. Problemi che sono tanto piccoli quanto più piccole sono le quantità consumate.
    Lei dice che l’intervento che si pone è proporre la lettura nella chiave interpretativa più obiettiva. Perché un medico dovrebbe essere meno obiettivo di un enologo? Al medico sta a cuore la salute delle persone e non deve mettere becco nella scelta delle uve, dei fermenti e dei tini. All’enologo spetta il compito della produzione di un vino di qualità, non la dissertazione “obiettiva” sui rischi/benefici per la salute.

  19. Ottima disamina Anna, non altrettanto si può dire per l’uscita infelice del solito populista, stavolta politico. Se tanto mi da tanto. Io invece vorrei sottolineare un altro aspetto: la poca educazione in tema vino da parte dell’uomo della strada, ossia quello che stà alla base del bere consapevole. Non mi riferisco tanto agli effetti dell’alcool, ormai lo sanno anche i muri, ma quanto alla conoscenza dell’intero mondo vino. Il recente corso tenuto mi ha insegnato molto, la gente ha sete di sapere. Una corretta educazione a cominciare dalle scuole credo sia fondamentale, come già ribadito da Roberto Gatti. E’ questo il progetto che vorrei portare avanti nella mia realtà, carente da questo punto di vista, come non è carente di mistificatori, purtroppo.

  20. Massarello

    Complimenti vivissimi anche da parte mia ad Anna Pancheri che supplisce con dotte argomentazioni a quanti, istituzionalmente, dovrebbero “tutelare” il nostro mondo del vino. Se poi penso che quel signore oltre che pubblico amministratore, nella sua veste di dirigente di giene e medicina preventiva e responsabile del servizio di alcologia e medicina delle dipendenze, può farmi saltare la patente, passando da Rovereto non metterò in bocca nemmeno un Mon Chery.

  21. Avrei voluto scriverlo io questo bellissimo articolo. A mio avviso però il dott. citato nell’articolo ha fatto di tutta un’erba un fascio ovvero : è inammissibile paragonare e mettere sullo stesso piano vino e superalcolici, quando il primo ha di media 13,5 gr.di alcol e ben 87% di acqua ecc., mentre i secondi arrivano facilmente a 40% di alcol ed oltre.
    E’ ovvio che l’abuso di vino nuoce alla salute, ma un buon bicchiere a pasto non credo uccida nessuno. Non bisogna creare falsi allarmismi, cosi’ come non bisogna incentivare in alcun modo il consumo di bevande alcoliche : moderazione. Importantissimo sarebbe a mio avviso iniziare dalla scuole medie inferiori ad educare i nostri ragazzi ad un consumo consapevole e misurato. Grazie per il bellissimo spunto
    Roberto Gatti-giornalista/degustatore

  22. Ogni sostanza ha dei pro e dei contro e sebbene le evidenze scentifiche riportate sull’alcol e sul fatto che è paragonato a Droga Pesante, in quanto crea dipendenza sopratutto se se ne abusa. Effettivamente nel ritiro della patente anche alla priva volta e con moderate quantita sei trattato come alcolista.
    Personalmente anche quando esco e vado a cena della mia ragazza anche se mi offrono un bicchiere di vino a pasto rifiuto. Magari per paura di esser sempre fuori, sebbene so che un bicchiere nulla fa.
    Sono con lei nel ritenere che più che tabelle nutrizionistiche spesso lunghe e difficili da decifrare serve investire in educazione.

  23. Andrea

    Hai messo molta carne sul fuoco, Anna. Però è d’obbligo quando certi politici se ne escono con certe affermazioni. Trovo assurdo che nessun amministratore abbia detto qualcosa: visti i soldi, l’impegno (..qualche volta..) e la presenza (..più frequente..) a manifestazioni varie per sponsorizzare il consumo dei prodotti locali.
    Forse noi del settore tendiamo a spingere troppo, non so, ma che il bere vino (o altri prodotti, laddove siano altre le espressioni culturali) sia un forte legante col territorio, le sue tradizioni ma soprattutto la sua cultura, credo sia fondamentale da ricordare e da comunicare, da trasmettere. Sono convinto sia l’arma per una vera educazione al bere, che si traduce in una diminuzione di incidenti (anche prevenuti con la multa per fortuna) e di una diminuzione di persone che possano scivolare nell’alcolismo.
    Ma la strada è lunga, e se non ci si crede tutti…

  24. Wyatt Wyatt

    Ottimo ed esaustivo l’articolo, pone una seria riflessione sull’argomento. Al dott. Pellegrini si dovrebbe chiedere perchè non sia quanto meno monitorata la vendita di Coca e Pepsy Cola, visto che il colorino delle bevande in questione è dato da un colorante a forte inclinazione cancerogena. Il che ha fatto sobbalzare dalla sedia i rispettivi amministartori delegati, portandoli a trovare un accordo (tra colossi, pensate….) per ridurre l’impiego di tale prodotto…
    …..Si vede che il Doc non ha mai bevuto un Monfortino o un Pinot Nero di Bernard Dugat Py….

  25. Anonimo

    Ottimo ed esaustivo l’articolo, pone una seria riflessione sull’argomento. Al dott. Pellegrini si dovrebbe chiedere perchè non sia quanto meno monitorata la vendita di Coca e Pepsy Cola, visto che il colorino delle bevande in questione è dato da un colorante a forte inclinazione cancerogena. Il che ha fatto sobbalzare dalla sedia i rispettivi amministartori delegati, portandoli a trovare un accordo (tra colossi, pensate….) per ridurre l’impiego di tale prodotto…
    …..Si vede che il Doc non ha mai bevuto un Monfortino o un Pinot Nero di Bernard Dugat Py…. 🙂

  26. Anonimo

    ma perchè quando si parla di alcol automaticamente tutti pensano solo o quasi al vino? i giovani vanno si educati e magari partendo dall’insegnare che anche la “semplice” birra o i vari ” mix” contengono alcol, che ne dite?

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