Venerdì Santo: lettera aperta al presidente Dellai

dellai-lorenzo-324x230Breve avvertenza. In questi mesi, da quando è nato Trentino Wine Blog, e in questi anni, da quando per ragioni di lavoro hanno cominciato ad occuparsi di vino, i Cosimi hanno ascoltato la voce di numerosi produttori, cooperativi, industriali e vignaioli. Con loro abbiamo dialogato e da loro abbiamo raccolto numerosi suggerimenti, punti di vista, preoccupazioni e timori. Da tutte queste chiacchiere e chiacchierate, abbiamo cercato di trarre una sintesi. Che abbiamo tradotto in una lettera aperta che ha come destinatario il presidente della Provincia Autonoma di Trento Lorenzo Dellai. Che sappiamo essere uomo equilibrato e capace di percepire, prima di altri, molto prima di altri, i bisogni e le tensioni che attraversano il Trentino. Ma soprattutto, più di altri, molto più di altri, in passato si è dimostrato capace di intravedere e disegnare prospettive credibili per il futuro. Non è un caso se abbiamo deciso di pubblicare questo breve promemoria, nella speranza che il presidente abbia occasione di leggerlo, giusto nella giornata simbolica del venerdì santo. Giorno di sofferenza che prelude alla rinascita. Che a noi piace pensare come la stagione di un nuovo Rinascimento del vino trentino.

Caro Presidente,

archiviato il Vinitaly e pur grati per la Sua visita ai padiglioni, restano da sciogliere i nodi fondamentali che legano il rilancio del nostro settore.

Le anticipazioni sugli elaborati delle due Commissioni incaricate confermerebbero le preoccupazioni di quanti  hanno fin qui pazientemente atteso un concreto segnale di svolta. Che pare non venire.

L’evidente incapacità degli operatori, privati o cooperatori che siano, di analizzare gli scenari, delineare gli obiettivi, individuare le strategie e proporre azioni condivise, coerenti ed efficaci, aveva indotto la pubblica amministrazione a coinvolgere prima la Fondazione E. Mach e successivamente le due Commissioni impegnate sui fronti della tutela e della valorizzazione.

L’assoluta riservatezza nella quale hanno lavorato gli esperti ha impedito alla base ogni possibile coinvolgimento in un dibattito che pure sarebbe stato utile a quanti saranno chiamati ad attuare le linee di indirizzo attese.

Riconoscendo a Lei, caro Presidente, la capacità di sintesi che a questo punto s’impone, auspichiamo che – nelle more della presentazione dei lavori delle Commissioni e prima che altre polemiche si traducano in ulteriore rinvio delle necessarie decisioni  – Lei possa convocare i rappresentanti delle categorie interessate per illustrare loro le linee d’indirizzo, carpendone l’adesione stante l’inderogabilità delle scelte, ed invitandoli a trasmetterne i contenuti ai rispettivi aderenti.

Lasciando agli elaborati delle Commissioni il dettaglio delle iniziative da prendere, ci sia concesso tornare sull’impostazione strategica che, in tutta evidenza, si raccomanda per un territorio vitato come quello Trentino:

– rifondazione di un organismo unico, interprofessionale e paritetico fra categorie;

– incarico a questo organismo di elaborare programmi poliennali di tutela e valorizzazione;

– affidamento agli operatori delle azioni relative, d’intesa con le strutture pubbliche;

– compartecipazione ai costi e verifica dei risultati attesi.

In definitiva, un’impostazione unitaria non solo fra categorie, ma una visione d’insieme anche nelle specializzazioni fra vini, spumanti e grappe che pure seguiranno strade parallele, in armonia con gli altri settori economici a cominciare dal turismo.

Non ci nascondiamo, caro Presidente, che quanto sopra rischia di restare nel libro dei sogni se, con coraggio e determinazione, non si scioglierà il nodo più ostico che resta da affrontare a monte, cioè quello relativo ai rapporti interni del mondo cooperativo.

Infatti, le cosiddette oligarchie (MezzaCorona e Cavit in primis) che pure hanno assicurato fondamentale redditività a larga parte dei nostri viticoltori negli ultimi 10-15 anni dovrebbero convenire che i tempi impongono oggi una separazione netta fra attività industriale ed attività territoriale.

Il Trentino vinicolo ha perso appeal agli occhi dei consumatori soprattutto per l’inconciliabilità di questi due aspetti, relegandolo al ruolo di comprimario sul palcoscenico dei produttori italiani e stranieri di qualità.

Certo, la redditività del sistema è ancora buona, ma bisogna ricostruire un’immagine ed una notorietà del “territorio” attraverso la Qualità delle produzioni che le notizie sulla buona redditività non riescono a compensare.

Lo strumento principale è rappresentato dalla rete delle Cantine sociali di primo grado che oggi rischiano di trasformarsi in meri centri di raccolta in funzione del secondo grado, anziché svolgere un ruolo da protagonisti del territorio assieme ai vignaioli singoli, come nelle regioni affermate.

Questo in estrema sintesi, nella fiducia che il lungo tempo trascorso abbia almeno maturato le condizioni per fare quei passi che la stragrande maggioranza degli interessati silenziosamente sta aspettando.

Restando a Sua disposizione per ogni eventuale ragguaglio ritenesse necessario ed in attesa delle determinazioni che al riguardo vorrà adottare,

Le inviamo i nostri più cordiali saluti

Trentino Wine Blog

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14 Commenti

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  6. Anche a me piace questa lettera, bravi, complimenti!
    Ma a me piace ancora di più pensare che un presidente della provincia possa accogliere quest’ invito e prendere i provvedimenti indicati in questa lettera.
    Che bello sarebbe se fosse veramente così.
    Ma perchè non può essere così?
    In fin dei conti la politica dovrebbe fare questo no? Ascoltare le esigenze e poi legiferare di conseguenza.
    Quanto noi agricoltori avremmo bisogno di ascolto. Dio solo lo sa!
    Per cui gentilissimo Presidente Dellai se le capitasse di leggere questo post, sappia che noi agricoltori abbiamo estremo bisogno di essere ascoltati, ma non perchè abbiamo bisogno dei famigerati contributi, no quelli sono la rovina dell’agricoltura vera, quella fatta con passione, chiediamo ascolto perchè i sindacati agricoli, quelli che un tempo ci rappresentavano ci hanno voltato le spalle, per dirla con le parole di Venditti “sono entrati in banca pure loro” nel senso che hanno preferito trasformarsi in commercialisti, per carità utilissimi per noi anche in questo nuovo ruolo, ma solo per loro in un ruolo molto più redditizio e con meno problemi, abbandonando però quel loro ruolo prezioso di ascolto delle nostre problematiche che alla politica e all’agricoltura trentina faceva tanto bene.
    Purtroppo così non si va avanti e le 91 aziende agricole sparite solo nel 2011 lo testimoniano bene.
    Grazie.

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  9. Non vedo alcun accenno alla assoluta necessità di ripensare l’agricoltura trentina in termini di sostenibilità (biologico e biodinamico). Argomento assolutamente centrale se vogliamo continuare a poter vivere bene e accogliere bene in questo nostro amato Trentino.

    1. Cosimo Piovasco di Rondò BB Cosimo Piovasco di Rondò BB

      Hai ragione, volutamente ci siamo astenuti dal fare riferimenti di sostanza… sostenibilità, autoctoni, etc etc. E non perché non si abbiano idee in questo campo. Ma perché ci sembra più importante in questo momento far passare una questione di metodo. E soprattutto chiedere al presidente di assumersi direttamente la responsabilità in questo settore (agricoltura e viticoltura). Esonerando da responsabilità e da decisioni chi sino ad oggi, anziché affrontare in termini analitico-critici le questioni centrali, si è occupato spensieratamente di marchi. nuovi e vecchi. Insomma prima il metodo poi la sostanza. E nella sostanza anche la questione che hai sottolineato tu: la conversione bio-naturale dell’agricoltura trentina.
      CpR

      1. Non vedo nel BIO il futuro di tutta la viticoltura trentina è solo utopia, il BIO deve essere misurato alle reali potenzialità di mercato che credo siano inferiori al punto percentuale.
        Altrimenti anche quì ci raccontiamo di essere ancora una volta i possibili migliori e si finisce come sempre a scoprire che non lo siamo e non lo saremo.
        BIO vale per piccole realtà (vignaioli e piccoli progetti vinicoli), non riempiamo la testa della gente di inutili chimere da alzare come bandiere di giustezza e superiorità socio-enologica, faremo del male a chi ci crederà e a chi dovrà sostenerle economicamente.

        1. Paolino Paperino Paolino Paperino

          Giusto: evitare di credersi, ancora una volta, i migliori di tutti. Come è già capitato. Soprattutto in un settore, quello del bio, dove ci collochiamo in fondo alla scala. Dopodiché, credo sia utile parlarne e anche agevolarlo. Lasciando ai singoli produttori la libertà e la responsabilità di cercare le nicchie di mercato adatte a loro.

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