A proposito del famoso Abete Bianco del Trentino

abete bianco Sono appena reduce da una discussione un po’ pelosa con il mio amico Giuseppe. Fra una coppa e l’altra di Bombino Bianco Brut d’Aratri, gli ho raccontato, fra le altre baloccate cui mi è toccato di assistere nel corso di questa settimana, anche  della trasmissione televisiva a zero emissioni. E gli ho raccontato la storia dell’Abete Biancospecie autoctona del Trentino” che sarebbe stato, o sarà, piantato per smaltire gli oltre 500 kg di CO2, derivanti dalla produzione della clip in questione. Notiziona che, nella giornata di ieri, è stata fatta girare anche dall’agenzia Ansa. Giuseppe, che è uno che gira assai per boschi e foreste, ha storto il naso e ha chiosato così: “Per quanto ne so io, l’Abete Bianco è una specie diffusa in tutto l’arco alpino e anche oltre. So anche che il più grande Abete Bianco classificato è a Lavarone, ma non ho mai saputo si trattasse di una specie autoctona del Trentino”. Io, che di alberi non so una mazza, gli ho risposto che così l’aveva raccontata l’Ufficio Stampa della Pat e che “se lo dicono loro c’è da fidarsi”. Tornato a casa, poco fa, ho fatto una breve ricerca con mister google. In effetti la rete non segnala questa specie come autoctona del Trentino. Anzi Wikipedia spalma questa specie dalla Calabria sino alle etreme regioni dell’Est Europa: “L’abete bianco (Abies alba Mill. o Abies pectinata), detto anche abete comune abezzo o avezzo, è una pianta appartenente al genere Abies, tipica delle foreste e delle montagne dell’emisfero boreale. Tale pianta, assieme al raro abete dei Nebrodi (Abies nebrodensis), è uno dei due unici abeti spontanei del nostro territorio. L’abete bianco è un albero maestoso, slanciato e longevo, e data anche la sua notevole altezza (in media 30 metri ma alcuni esemplari possono superare i 45-50 metri), è soprannominato “il principe dei boschi“. Ripeto, di alberi io non ho competenza alcuna: né poca né tanta. Zero. Per questo chiedo se fra i nostri lettori ci sia qualcuno che di queste cose ne capisca, affinché si possano smentire sia il mio amico Giuseppe sia Wikipedia. O almeno si riesca a chiarire questo piccolo giallo del fine settimana. Mi sentirei più tranquillo. E potrei continuare a leggere i comunicati stampa della Pat con la stessa devozione con cui, di tanto in tanto, leggo L’imitazione di Cristo.

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8 Commenti

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  2. Questa mania dell’autoreferenzialità gioca brutti scherzi. E’ chiaro che l’Abete bianco non è autoctono del Trentino, né si sognano di vantarsene i tedeschi che pure lo hanno da sempre come simbolo del Natale (Tannenbaum).
    Come ricorda Giuseppe, al Trentino resta il primato europeo dell’Avez (Pez) del Prinzep alto 50 m per 230 anni d’età e che pretende 4 persone per abbracciarne la circonferenza, a Malga Laghetto sotto Monterovere sulla strada per Passo Vezzena. Merita una gita.

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Massarello, vai piano: attendiamo qualche giorno ancora prima di esporci. Magari domani, lunedì, qualcuno interverrà e ci spiegherà che esiste, chennesò, un ceppo autoctono trentino di abete bianco. Una specie di sottospecie. Sarebbe una bella notizia. E lo dico senza ironia. Perché se così, invece, non fosse mi ritroverei costretto a fare un certo ragionamento che non ho alcuna voglia di fare.

      1. Allora aspetta l’ambo sulla ruota della Mostra vini: lì si premieranno i più piacevoli autoctoni trentini, fra cui il Trentodoc (base borgognona), Vino Santo (un modo di elaborazione), ma non il Moscato giallo che autoctono è da sempre.

          1. A meno che non pongano rimedio all’ultimo momento, la Commissione d’assaggio preventiva degusterà autoctoni locali più i due spuri, ma non il Moscato giallo. Perchè non sanno che è un autoctono.

            1. Besenella

              Come non è autoctono? e cosa è? Non ditemi che sta ancora girando la favola metropolitana del Moscato di Canelli… perchè allora vuol dire che qui bisogna ricominciare tutto da capo. E a cominciare da chi è a capo di tutto!

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