Ancora qualche sciocchezza sul vino trentino

6997364718_37c435c557_z Non ho interpretazioni autentiche da fornire sui contenuti del Protocollo d’intesa firmato dall’Assessorato all’Agricoltura e Turismo del Trentino con le Organizzazioni di categoria e quindi sarebbe d’uopo il silenzio. Ma il silenzio (o il refrain) è il compagno che ci ha portato all’empasse di oggi, fra una gattopardata e l’altra. C’è poi un altro buon motivo per parlarne, perché resta la convinzione che chiarimenti ufficiali non ne verranno, come non ne sono venuti dal Presidente (qui) e dal direttore (qui) dell’Istituto del Trentodoc alle domande che avevamo posto, come non ne vengono dal Mella (qui e altrove) che continua imperterrito nell’autocelebrazione e come non ne sono giunti dal Governatore Dellai che pure si era impegnato con TWB per una risposta alla nostra lettera del Venerdì santo (qui).
C’è, anche, la richiesta di molti nostri lettori affinché argomenti ostici come questi, vengano “tradotti” per i non addetti ai lavori, visto che riguardano il presente ed il futuro di un settore portante dell’economia trentina e più in generale di un modello di qualità della vita che riguarda tutti.
Questo protocollo, quindi, pretende di sancire un’intesa fra l’assessorato provinciale competente e le diverse anime del mondo vitivinicolo trentino per il rilancio del settore in crisi da tempo.
Perché una firma nero su bianco? Perché negli ultimi tre anni ogni altro tentativo è andato male ed ora che l’ultimo treno di questo ulteriore anno sta passando (il secondo semestre si perde per ferie, vendemmia e pianificazione se intese serie sono state raggiunte per tempo) ci si affretta a “blindare” un accordo. Per “intesa seria” si intende quella omnicomprensiva dei due pilastri che reggono il settore: la tutela con lo sviluppo della produzione e la valorizzazione dei prodotti (detta anche promozione o genericamente marketing).
Il punto è qui. Ancora una volta il documento è strabico, è figlio degli ideologi del promozionismo, che fanno finta di non sapere che a monte del vino da promuovere c’è il vigneto da adeguare con gli ignari e poco ascoltati viticoltori. O meglio: sanno, ma buttano la croce addosso al Consorzio Vini che, incassata da mesi e per legge la delega sia della tutela che della valorizzazione, non solo non è riuscito ad elaborare un progetto di medio lungo termine, ma nemmeno di aggiornare il suo nome alla luce delle nuove competenze. Il tutto è tanto più strano se si pensa che a guidare l’organismo ci sono ben due avvocati.
Per questo nel protocollo si parla essenzialmente di promozione, quasi dando per scontato che le grane della tutela non lo riguardino e affidando – per giunta – la promozione stessa a Trentino Marketing (soc. di emanazione pubblica), anziché prevedere chiaramente un travaso di competenze al Consorzio obbligandolo a dotarsi dei mezzi necessari allo svolgimento del compito attribuitogli dalla legge.
Nel mentre si auspica che il Consorzio sappia trovare i giusti equilibri fra le sue componenti lo si vincola nella progettazione della promozione (solo questa) all’evidenziazione dei prodotti delle diverse componenti … come dire che questo è vino dei vignaioli, quello delle coop e quell’altro dei commecianti-industriali? A parte l’astrusità di questo assunto, come si fa a non vederne la palese contraddizione con l’imperativo auspicato ed oggi conclamato, dell’unitarietà del settore che logicamente si dovrebbe riconoscere attorno all’unico cognome che tutti abbraccia: Trentino
(e Trento per lo spumante, senza dire che delle povere grappe non si fa verbo).
Alla fine ha ragione Pio Nainer (qui) che oggi sull’Adige dà un eccellente contributo d’idee destinato, temiamo, a svaporarsi come tutto il resto.

CONDIVIDI CON

3 Commenti

  1. il Conte il Conte

    Enoiche Markette – Premettendo che stimo e conosco abbastanza Pio Nainer ho riletto quanto pubblicato su “L’Adige”, apprezzando ancora di più un blog che..blog non è.
    Preso anch’io dalla fretta di tutti mi sono detto — chi sono questi nomi illustri citati ?
    Mi sono ricordato del mio amico Ando Gilardi (cercare in web) che diceva : “ogni tanto attribuisco a qualcuno celebre quello che penso io : siamo in due, tanto nessuno lo sa e lui non si offende”.
    A differenza di Gilardi sono andato a cercare i nomi illustri citati da Pio, che tutti possono ricercare ondine:
    Franco Bolelli (Milano, 1950) Vive a Milano. Ha progettato e messo in scena decine di eventi e festival, collabora con la Repubblica. Fra le proprie influenze filosofiche menziona Nietzche e il Taoismo accanto al basket e al rock’n roll. Insieme a Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha scritto Viva tutto (Milano, Add, 2010) [1].
    Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925) è un sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche. Possiede anche la cittadinanza inglese. Dal 1971 al 1990 è stato professore di Sociologia all’Università di Leeds. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una certa fama grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo sul nazionalsocialismo e l’Olocausto.
    Gustav Rotwein L’inevitabile rinascita di La-Vis- Dal blog di Francesca Neri
    Pur seguendole da vicino, non mi sono lasciato coinvolgere, né tantomeno convincere dalle polemiche degli ultimi tempi a riguardo della gestione del Gruppo La-Vis, perché ho sempre valutato positivamente il lavoro svolto dai soci in campagna, dai tecnici in cantina, apprezzandone i risultati nei vini, e da tutte le forze in campo impegnate a promuoverli nei vari mercati. Conosco molti di loro e posso affermare che il detto “sono gli uomini a fare le aziende” rappresenta il vero credo del Gruppo La-Vis. Mi è stato presentato un valido e concreto progetto di rilancio aziendale, che prevede soluzioni ai problemi del presente e propone progetti ambiziosi per il futuro, e questo mi ha convinto a voler dare il mio contributo. Ma parliamo della cosa più importante: i vini. Vi assicuro che per un grande gruppo vitivinicolo non è così facile produrre vini in diverse parti d’Italia, che sono caratterizzate da terreni e microclimi peculiari totalmente diversi tra loro, senza cedere alla tentazione di uniformarli tra loro per renderli appetibili a una base molto ampia di consumatori. Produrre vini che rispecchino il territorio di origine di ognuno è una scelta che complica la vita, sia dal punto di vista vitivinicolo, sia dal punto di vista commerciale. Però è la strada che mi sento di condividere pienamente. Credo che non si possa negare che i vini delle aziende che fanno capo al Gruppo rappresentino correttamente e degnamente il loro territorio, siano essi del Trentino o della Toscana, perché il forte legame alla “terra”, da sempre punto di forza imprescindibile per le Cantine La Vis, Valle di Cembra e Cesarini Sforza, è stato infatti “esportato” anche nelle altre aziende del gruppo, “Villa Cafaggio” nel Chianti e “Poggio Morino” in Maremma. Ma il Gruppo La-Vis è anche un’azienda moderna, attenta alle continue evoluzioni dei mercati e alla necessità di sviluppare prodotti nuovi. La progettualità del futuro del Gruppo è testimoniata da due “nuovi” vini che verranno presentati in anteprima alla fiera Vinitaly in corso. Cesarini Sforza, la “spumantista” del Gruppo, presenterà una bollicina veramente speciale, il “Tridentum Riserva Extra Brut”: si tratta di uno spumante metodo classico che ha maturato sui lievit per 48 mesi ed è’ veramente buono, fine ed equilibrato, che arricchirà così la schiera di prodotti di punta nel panorama della DOC Trento. Poggio Morino presenterà un Morellino di Scansano Riserva, vino che sprigiona tutto il calore della Maremma e finora inedito, perché i vigneti non erano ancora pronti per poter competere al livello più alto: un’occasione da non perdere per assaporare “l’altra Toscana”, di cui il Morellino è fiero ambasciatore. Questi due vini rappresentano il miglior modo di superare le difficoltà e vincere i pregiudizi, ossia svolgendo con serietà, perseveranza e qualità il proprio lavoro. Questo è il mio punto di vista, questo è il punto di vista del Gruppo La-Vis. ———- Gustav

    Adesso domando a tutti noi ma…è marketing o sensazioni. Molto personali ????
    Per i gestori sono a disposizione per dare tutti gli elementi precisi di chi sono. Bloggare non vuol dire pazzeggiare e il pdf lo dimostra: è solo essere precisi e chiari.
    Che oggi non dovrebbe mancare, in ogni settore.
    Sobrietà e chiarezza PER PROGREDIRE

    1. Cosimo Piovasco di Rondò

      solo per curiosità… e se non è un blog cosa è?…Siccome siamo in cerca di identità, ci piacerebbe capire cosa siamo….anche con il tuo contributo…

  2. il Conte il Conte

    …e dopo il Mella, il Pio. Ogni volta che si parla di commercializzazione del vino si passa dalle fredde intese pseudosalvatrici alle “calde” definizioni della nostra terra che pare sia diversa e migliore di tutte le altre. Ma forse solo per noi.
    Il come e perché potrebbe dircelo una analisi seria e costruttiva, un exit pool del mercato nazionale e straniero mai fatto a livello alto e invece parole, parole e ancora parole. Tutte piene però di sentimenti strappacore sia pubblici che privati.
    Un produttore di azienda agricola mi chiese – venti anni fa : “Ma cosèlo ‘sto marketing ?”
    Mi accorgo che in Trentino è ancora una parola sconosciuta, una tecnica seria poco frequentata, costantemente annegata nel “bicierott” del bar all’angolo.
    PS : è vero : che fine ha fatto l’Istituto Tutela Grappa con il suo marchio del “forcòn” che costò un pò di soldi anche ai contribuenti astemi ???

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *