Enopinioni

Caro Lorenzo, ti scrivo…

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downloadCaro Lorenzo ti scrivo di nuovo, ancora ottimisticamente sicuro della tua attenzione. E’ trascorso un mese dalla nostra lettera aperta del venerdì santo. Ed è trascorso poco meno di un mese dalla tua cortese e sollecita risposta; con la quale ci pregavi di attendere ancora qualche giorno, giusto il tempo di farci arrivare una tua risposta articolata. Qualche giorno è passato. Quasi un mese, appunto. Nel frattempo sono accadute alcune cose. C’è stata l’elezione del nuovo Capitolo della Confranternita della Vite e del Vino (andata così e così), c’è stata la Mostra Mercato dei Vignaioli (andata bene); una decina di giorni fa, a San Michele, è stato presentato il Piano Vino. E ancora, giusto venerdì, a Ravina alcuni protagonisti del mondo del vino si sono confrontati con intelligenza su questi, e tanti altri, temi. Intanto il pasticcio del brand TRENTODOC ha raggiunto vette di ridicolo inimmaginabili anche ai più pessimisti. E qualcuno, in giro per l’Italia, ha addirittura invocato l’intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del libero mercato, per verificare la correttezza della vagonata di migliaia di euro che la tua giunta impegna ogni anno per promuovere, con modesti risultati, il nostro metodo classico. Insomma per farla breve, da quel venerdì santo in poi sono accadute tante cose. Ma tu non hai ancora risposto alla nostra impertinente, ma neanche tanto, letterina aperta. Di sicuro, visto come vanno le cose in questi tempi di quaresima, hai molte cose da fare. E tanti guai a cui cercare di mettere una pezza. Lo sappiamo. Ma siamo anche sicuri che questo tema, la politica vitivinicola, sia una di quelle voci che stanno in cima alla tua agenda. Siamo anche sicuri che tu, da politico lungimirante quale ti sei dimostrato in passato, come noi e come i più non possa che essere rimasto attonito di fronte alle dieci paginette dattiloscritte partorite dai cosiddetti saggi; incaricati dall’assessorato all’Agricoltura di delineare le linee guida per il rilancio del sistema vitivinicolo trentino. Immaginiamo che anche tu, uomo sobrio ed estraneo alle fascinazioni mediatiche, sia rimasto interdetto, come noi, di fronte a trovate bizzarre come quella della merda d’artista alias letame di qualità, o come quella del concorso enologico provinciale o ancora come quella del nuovo format per un Pinot Grigio da esportazione, a cui qualche tuo collaboratore, con un gioco di prestigio da mago Otelma, vorrebbero affidare la rinascita del comparto.

Caro Lorenzo, te ne rendi conto da solo: in questo momento c’è bisogno di te. C’è bisogno di un tuo intervento in prima persona. C’è bisogno della tua faccia e della tua intelligenza. Magari, compatibilmente con i tuoi numerosi impegni, potresti cominciare col mantenere,  quella promessina del venerdì santo. Sarebbe già un bel passo avanti.

Salute!

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Accogliendo il suggerimento dell’amico Gianni Morgan Usai, ecco qui:

Informazioni sull'autore

Cosimo Piovasco di Rondò

Cosimo Piovasco di Rondò

Di famiglia nobile e conservatrice, il giovane Cosimo è costretto a seguire rigide regole di etichetta, che spesso non riesce a comprendere e a sopportare; è quindi spesso in lotta con il padre, severo e legato alle tradizioni, che lo vorrebbe vedere obbediente e rispettoso delle regole. Cosimo però è un ragazzo ribelle, e pur di non accettare passivamente una situazione che non gli piace, si rifugia sugli alberi, sperando così di sfuggire al padre e alle sue angherie. Cosimo giura in risposta alle minacce del padre che non toccherà più terra finché vivrà; sarà di parola, perché quando sentirà vicina la morte passerà una mongolfiera a cui si attaccherà, e sparirà quando la mongolfiera avrà appena attraversato l’oceano. Cosimo vede le vicende del suo tempo da una prospettiva inusuale, in modo distaccato, perché segue la vita quotidiana della gente in disparte, rendendosi in questo modo conto che l’unico modo per essere veramente vicino agli altri è distanziarsene.

6 Commenti

  • mi unisco anch’io al tormentone..”caro lorenzo ti scrivo” per dire che, avendo letto per caso parte degli articoli e commenti, vorrei consigliare ai trentini di dare un’occhiata a ciò che succede nel settore vinicolo nella provincia di bolzano dalla quale scrivo: credo che i successi ottenuti qui valgano ben la pena di essere presi come esempio e, se possibile, migliorati e adattati alla realtà trentina.

    • E ricominciamo pure a flagellarci…
      Masochisti!!
      Sarà anche vero quello che tu dici Marisa, ma noi siamo un altra cosa, abbiamo altre caratteristiche, basta solo farle emergere, il copia/ incolla in viticoltura non vale.
      Dobbiamo, ripeto, far emergere le nostre peculiarità che per certi aspetti possono essere al pari o anche migliori di quelle degli altri e per fare emergere le nostre caratteristiche serve per cominciare il dialogo tra diverse categorie. Politici compresi.

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