Scurdammoce ‘o passato e anche il presente… e pure il futuro

Assessori Provincia Autonoma di Trento
Tiziano Mellarini
ass. agricoltura, foreste,turismo e promozioneLo scorso venerdì pomeriggio, l’assessore all’Agricoltura e al Turismo della Provincia di Trento, Tiziano Mellarini, all’apertura della 76° Mostra Vini del Trentino, era indiscutibilmente gongolante. Lo era mentre  annunciava di essere riuscito, finalmente, a mettere attorno ad un tavolo tutti gli attori della viticoltura trentina. Ma non solo: dichiarava di essere riuscito a strappare a tutti loro, Cooperazione, Industriali, Vignaioli e Consorzio Vini, una firma congiunta su un documento unitario, che avrebbe posto le basi per la rinascita unitaria del settore. Messa così, sembrò subito, anche agli scetticoni per mestiere come noi, una bella notizia. Una specie di miracolosa e inattesa Pax Mellariniana che tutti abbiamo preso, e appreso, come un buon segno. Almeno un buon segno di buona volontà. Oggi Trentino Wine Blog è riuscito a mettere le mani su quel documento. Lo abbiamo letto attentamente, una, due, tre volte. E la prima cosa che ci è venuta da dire è stata questa: “Dove sta la (bella) notizia? E per cosa gongolava, venerdì pomeriggio, l’assessore?”. Il documento, intitolato “Protocollo di intesa sule proposte di rilancio della vitivinicoltura trentina”, infatti, è improntato ad una tale genericità di intenti, e di parole, che potrebbe essere stato firmato da chicchessia. Anche dai raccoglitori di pomodori della Campania. Riprende alcune idee già presentate un mese or sono a San Michele (Piano Vino) e ne da un’interpretazione esclusivamente promozionistica. Non affronta i temi centrali del cosa sia ora la viticoltura trentina e del cosa debba diventare. Affida il futuro del settore ad un nuovo marchio di qualità (e di sostenibilità) e ad un nuovo slogan: tutto il vigneto trentino dovrà essere valorizzato come vigneto “alpino e di montagna”. Riafferma il ruolo centrale della promozione e lo affida a Trentino Marketing (“unico interlocutore istituzionale”) e, questa sì forse l’unica novità degna di essere considerata tale, riconosce un ruolo di interlocutore esclusivo a Consorzio Vini. Nessun accenno al cosa fare e al come fare. L’impostazione che se ne evince, ancora una volta, è esclusivamente promozionale e ideologicamente promozionistica. Mentre non vengono toccate le questioni di sostanza: la produzione, i disciplinari, gli strumenti a cui affidare la composizione della rappresentanza dei diversi attori (nel documento infatti non si parla di equilibrio ma, si badi bene, di “adeguato equilibrio” fra i diversi segmenti per “quanto concerne le attività di marketing”). Così come non si toccano i temi spinosi del chi e del come debba occuparsi di attività industriale e del chi, invece, debba e possa interpretare e rappresentare il territorio. Tutto questo mentre ci si lascia andare ad espressioni decisamente astruse e mirabolanti del tipo “accorciamento della distanza tra centro decisionale e centro operativo (…) esaltazione del valore identitario della vitivinicoltura trentina attraverso la promozione (non produzione, si badi bene, ma promozione, ndr) (..) la caratterizzazione del territorio viticolo attraverso un progetto di monitoraggio permanente della vocazionalità areale trentina…”, etc. etc. etc. . Come si sarà capito, questo documento non ci piace. E lo diciamo apertamente. Tuttavia prendiamo atto che questa impostazione è piaciuta a tutti gli attori del vino trentino, Politica (e si capisce), Consorzio Vini (e si capisce), Cooperatori (e si capisce), Industriali (e si capisce) e anche Vignaioli (e qui si capisce meno, ma di sicuro sarà per colpa nostra). Quindi, siccome non siamo visionari e capiamo che è arrivato il momento di arrendersi alla realtà, voi lettori di Trentino Wine Blog dimenticatevi pure di ciò che avete appena letto. Fate come se non fosse accaduto nulla. Come se fosse stato, il nostro, tutto un gioco. Uno sciocchissimo esercizio di stile. Salute! ————————————–

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8 Commenti

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  2. Ales

    Io francamente non capisco, anzi mi sembra mostruoso, che tutto debba essere deciso dalla Provincia, ma che siamo in Unione Sovietica? L’amministrazione pubblica dovrebbe offrire un quadro normativo chiaro e poi levarsi dalle balle. Lasciar fare alle imprese, alle persone. Quest’idea, sovietica per l’appunto, che tutto debba essere governato, magari con tanto di piani quinquennali, é l’orrendo circolo vizioso che alimenta il potere dei soliti noti, che poi magari invocano il quarto mandato per rimediare ai disastri che hanno provocato loro. I dellai, gli schelfi, i peratoner, sono l’emblema di un sistema malato che imploderà su sé stesso quando finiranno i privilegi di un’autonomia che sí é fatta casta, come e peggio di quella romana.

  3. Sottoscrivere un accordo su chi fa cosa, quando e come, produzione, disciplinare, ecc. solitamente richiede tempi di discussione e approvazione che si misurano in ere geologiche, almeno in Italia. Infatti quando si decide di cambiare anche solo un disciplinare di produzione perchè nel frattempo il mercato è cambiato, quando entra in esecuzione non è cambiato solo il mercato: è cambiato il clima. Perchè è passata, appunto, un’era geologica, e la legge è perennemente e irrimediabilmente in ritardo sulla realtà (questo significa che quando in Trentino si metteranno d’accordo, sarà il caso di espiantare vigneti e piantar banani, perchè ci sarà il mare e un clima tropicale). Nel caso specifico, Mellarini ha ragione a gongolare, perchè strappare il consenso anche solo su enunciazioni di principio, laddove i soggetti coinvolti non vanno mai d’accordo su niente, è già un successo. Psicologico (e basta).

  4. e dàghela… ma ancora non si è capito che il solo marketing non basta? Noi puntiamo solo sulla fuffa, poi i cugini sudtirolesi, che del marlketing se ne fregano badando più al prodotto, ci bastonano regolarmente nelle rassegne e nei concorsi ma, soprattutto, hanno un turismo molto migliore perché loro al territorio, e non alle chiacchiere, ci tengono! E si vede!

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