Ciao compagno Garaudy

ciao compagno garaudy Approfitto della pazienza dei quattro lettori di Trentino Wine Blog, per pubblicare un breve profilo di Roger Garaudy, intellettuale  marxista scomparso qualche giorno fa in Francia. E uno dei maître à penser che hanno segnato la formazione politica e culturale di Cosimo.  Il testo che potete leggere qui sotto è firmato dal compagno Aldo Antonelli, sacerdote abruzzese in Antrosano.

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E’ morto il 13 giugno scorso Roger Garaudy, all’età di 98 anni, uno dei grandi amore della mia gioventù.

Mi ha aiutato ad uscire da una doppia prigionia: quella della religione arroccata su se stessa e quella della filosofia marxista congelata nei gelidi bunkers del positivismo scolastico.

Scomunicato dai guru del marxismo stalinista nel 1970, liberatosi dall’inverno staliniano cominciò a vivere una vera giovinezza culturale che gli consentì “di seguire con competenza i travagli del mondo cristiano e di ripensare il suo maxismo rimettendolo in contatto con la grande corrente dell’idealismo tedesco, soprattutto con Hegel”, secondo la testimonianza che ne fece Balducci nell’introduzione al suo libro “L’alternativa cambiare il mondo e la vita” della Cittadella Editrice.

A pagina 205 di questo libro scrive: “E’ un capovolgimento terribile, nella vita di un uomo, dopo aver professato l’ateismo per tanti anni, scoprire il cristiano che si porta in sé e che forse non si è mai cessato di portare. E accettare la responsabilità di questa speranza”.

E a pagina 110 specifica: “Durante tutta la mia vita mi sono domandato se io ero cristiano. Per quarant’anni ho risposto di no. Il problema era mal posto: come se la fede fosse incompatibile con la vita del militante. Ormai io sono convinto che esse non fanno che una sola cosa. E che la mia speranza di militante non avrebbe fondamento senza quella fede”.

Insomma Garaudy in quegli anni 60 fu tra coloro che aprirono il varco del dialogo e, ancor più, dell’incontro tra marxismo e cristianesimo.

Io ne sono un figlio.

Aldo

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3 Commenti

  1. Maurizio Onorato

    Anch’io ho subito negli anni Sessanta il fascino di Garaudy, ma non posso riconoscermi nella e quindi dimenticarne la deriva negazionista dell’Olocausto degli ultimi anni: se, infatti, non si può nel suo nome accettare in toto la politica israeliana nei confronti dei Palestinesi, è peraltro cieca farneticazione e mera ideologia voler evitare di fare i conti con la storia.

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