Gli amici di Piedicastello

A proposito dello Schelfi Quater alla presidenza della Federazione delle Cooperative del Trentino.

gli amici di piedicastello Immobiliarismo visionario: «L’operazione Piedicastello è un’operazione straordinaria, che è cambiata nel tempo. È una grande opportunità in termini volumetrici e sono sicuro che il tempo ci darà ragione in tal senso, perlomeno per i prossimi venti anni» (Diego Schelfi – L’Adige 16 giugno 2012 pg. 9). Volumetrie, cubature e straordinarie prospettive ventennali. Insomma la coop formato agenzia immobiliare. E il mattone visionario prima di tutto.

La democrazia al tempo della terza età – «Auspico maggior sobrietà e maggior dialettica. Ormai abbiamo iniziato un percorso democratico e dovremo riuscire a tenerne sempre conto» (Diego Schelfi – L’Adige 16 giugno 2012 pg.9). Ormai alla soglia della terza età, Diego Schelfi si accorge che anche per mondo della cooperazione bianca, cattolica e industrialista, è giunto il momento della democrazia. Che un vago problema di democrazia ci fosse, il velleitario Bona e il solitario Pancher, devono averlo avuto ben chiaro, o forse no; di sicuro ne hanno fatto le spese. Don Guetti ringrazia: non è mai troppo tardi. Nemmeno per la democrazia.

L’eresiarca – «Le grandi realtà agricole come Cavit e Mezzacorona collaborano fattivamente su progetti strategici» (Diego Schelfi – L’Adige 16 giugno 2012 pg. 9). Diego è un uomo di fede. Cattolica. E di finanza. Arcivescovile. Come cooperatore, però, è un indomabile eretico. La sua eresia consiste nel aver teorizzato, e poi nell’essersi impegnato a costruirlo, un modello cooperativo verticalizzato e finanziarizzato. Che ha consegnato l’elaborazione della strategia all’establishment manageriale dei consorzi di secondo grado e delle coop quotate in borsa. Disarticolando, prima ancora che sul piano produttivo su quello culturale, l’esperienza cooperativa dei territori e della base.

Tremate tremate le streghe stanno tornando – «Anche la coop LaVis scalpita per tornare a ricoprire un ruolo fondamentale, appena risolta la sua difficile situazione» (Diego Schelfi – L’Adige 16 giugno 2012 pg. 9). Ci mancava solo questo: La-Vis scalpita, avverte (minaccia?) Diego il Democratico. Avete capito bene? A nord di Trento si scalpita. Invece di compiere, finalmente, un coraggioso esercizio di disvelamento degli errori e delle ambizioni sbagliate di un’esperienza cooperativa che è finita come è finita (nelle mani di un commissario), il presidente ne annuncia il ritorno scalpitante sulla scena. C’è di che riflettere. E c’è di che tremare. Forse, a questo punto, sarebbe saggio barricarsi in casa per i prossimi tre anni.

Amici, Felici e Contenti – «Sono contento. Molto contento (…) Io ho seguito tutta questa vicenda con doveroso distacco. (…) Anche se non è un mistero la mia amicizia con Diego Schelfi. Penso che ci dovrebbero essere meno interferenze politiche e giornalistiche (…) Nonostante la campagna di stampa e le polemiche (…) Per carità, è legittima anche l’opinione a favore del cambiamento». (Lorenzo Dellai a proposito della rielezione di Diego Schefi L’Adige 17 giugno 2012 pg. 14). Se ne deduce che il dissenso e l’aspettativa al cambiamento, nell’orizzonte tomistico del nostro Presidente, sono questioni relegate a un intenso e impegnativo esercizio di carità. Immagino cristiana. E’ la sindrome di un potere immobile e teocratico, da decenni abituato al controllo generale e incontrastato del consenso. Tanto da considerare qualche timido articolo di giornale come “campagna di stampa” ; tanto da adombrare con fastidio immaginifiche “interferenze politiche e giornalistiche”. Ma dove? Ma quando? D’accordo che gli amici sono amici. Soprattutto quando lo sono da sempre. E soprattutto quando l’amicizia è l’intelaiatura della formidabile traiettoria di due indissolubili vite parallele che hanno segnato, e segnano, nel bene e nel male, il profilo politico ed economico del Trentino. Ma, a tutto c’è un limite, egregio Presidente. Insomma, pure lei, si contenga e contenga pure l’inesausta, e insolita, contentezza che la pervade in queste ore: nessuno si è mai sognato di nuocere all’amico Diego e tanto meno alla cooperazione. Qualcuno aveva voglia di dire qualcosa, di parlare, di discutere, magari anche di capire cosa è accaduto in questi dieci anni segnati dalla verticalizzazione del potere (politico e cooperativo). Tutto qui. Niente di che. Contentezza a parte.

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