Un compleanno all’Antica Gardumo

di Wyattcompleanno all'antica gardumo Venerdì sera, nell’accogliente cinquecentesca sala del Ristorante Antica Gardumo di Ronzo Chienis, abbiamo festeggiato il compleanno dell’amico David.

Un ringraziamento particolare al padrone di casa e Chef Giovanni Benedetti e alla moglie Erika per la splendida accoglienza riservataci e l’ottimo menu’ proposto.

In ordine di apparizione, i vini posti in abbinamento ai piatti.

Champagne Dom Ruinart 1993

Bottiglia stappata in abbinamento all’antipasto misto di salumi, capperi, olive taggiasche e altro ancora; colore giallo evoluto verso una percettibile ossidazione, scarso perlage (bicchieri recentemente lavati con lavastoviglie?) profumi terziarizzati, note mielose e di pompelmo al naso, ancora spiccatamente fresco all’assaggio, chiude con finale non particolarmente memorabile; sembra che la bottiglia abbia scavallato e sia in fase discendente, anche se, l’anno scorso ne abbiamo aperta un’altra stessa annata e se non fosse stato per la presenza del Substance di Selosse sarebbe risultata la migliore della serata !?!

Mersault – Arnaud Ente 1996

Maledetti franscesi !!! “ Come fate a produrre certi vini ….. nonostante sia un Village, Ente (in passato è stato collaboratore del grande Coche Dury) è riuscito a cavar fuori una bella espressione di Mersalut, colore splendido giallo dorato brillante, naso sfaccettato su toni agrumati e minerali, bella corrispondenza naso bocca, spiccata acidità sorregge il tutto, solo leggermente scomposto sul finale, peraltro piuttosto lungo. Elegante, lasciato nel bicchiere evolve verso toni sempre piu’ minerali (Punti 88) Abbinato ai tagliolini al nero di seppia, cozze e vongole freschissime.

Gevrey Chambertin 2004 – Claude Dugat

Si tratta di un Village (a base pinot nero ovviamente) di Claude Dugat, uno dei più autorevoli rappresentanti della Côte d’Or.

Sappiamo che alcuni produttori (è il caso di Claude Dugat) considerano i village vini importanti e di grande spessore, pur ponendosi “teoricamente” alla base della piramide qualitativa (a seguire poi vengono i premiere e i gran cru).

Tralasciamo le premesse e passiamo a due note di degustazione: si presenta nel bicchiere con un colore rosso con tonalità di granato piuttosto cupo; al naso diresti tutta la vita Rodano, ricorda infatti i Cornas di Clape per quanto è carnoso e pepato…e invece…..lasciato nel bicchiere, evolve su sentori di sottobosco (funghi) e in successione balsamici e marini, in bocca subito si percepisce la forte impronta iniziale di carne, poi in evoluzione liquiriza con una sapidità che richiama le note salmastre. Piuttosto complesso nell’insieme, esuberante a tratti chiude lunghissimo (non meno di 88 punti).

Abbinato al piatto di mezze maniche con il luccio, egregiamente preparato dello Chef Giovanni Benedetti.

Sassicaia 1997 – Tenuta San Guido

Uno dei nostri monumenti nazionali, definito dal grande Luigi (Gino) Veronelli vino portabandiera della nostra patria italica. Bottiglia in grande spolvero questa, in un millesimo osannato dalla critica come una delle annate a cinque stelle del secolo (scorso).

Certo, se messo a confronto con confratelli vicini per annata, 1998 e 2001 ad esempio, soffre un po’, ma tant’è che in quest’occasione si è presentato nella sua veste migliore.

Colore rosso rubino intenso, naso fruttoso e speziato, si percepisce il frutto maturo di more, poi le speziature chiodi di garofano in primis, in bocca tannini fittissimi e rotondi, setoso e vellutato ricorda a tratti il grande ’85 e ’90. L’eleganza è predominante e si fonde in un perfetto connubio con il filetto di Aberdeen scozzese ottimamente preparato dal medesimo Chef Giovanni Bendetti; accompagna il piatto in un crescendo di sensazioni gusto-olfattive. Una goduria (punti 92)

Barbaresco Gaja 1989 e Barbaresco Gaja Sorì Tildin 2000

Sempre nella medesima serata all’Antica Gardumo, in occasione del compleanno dell’amico David, non ci siamo fatti mancare niente e abbiamo aperto, oltre al Dom Ruinart 93 iniziale e al successivo Mersault 2006 di Arnaud Ente, anche i due Gaja.

Per la precisione, Barbaresco Gaja 1989 e Sorì Tildin 2000 (infanticidio). Altre due grandi bottiglie, l’89 in forma splendida rosso granato evoluto sentori speziati note di cuoio e tabacco, etereo, goudroneggiante, in bocca tannini non perfettamente evoluti regala emozioni per ampiezza e sapidità, finale degno dei migliori barbaresco (punti 90).

Sorì Tildin 2000 ecchec…..!!! Monumentale, colore granato brillante, naso serrato che non lascia trasparire nulla, ha bisogno di aria per potersi esprimere, nonostante la micro-ossigenazione a cui è stata sottoposta la bottiglia un paio di ore prima…percepibili mirtillo, mora ed frutti rossi, le speziature sono appena percettibili, ma è la bocca che si stacca nettamente dall’assaggio del precedente ’89; molta più materia, tannini ancora scalpitanti impressionante per potenza, coniugata ad un eleganza non comune, davvero tanta roba. Finale interminabile.. (Punti 93/94)

Abbinata al piatto di carne, filetto, costata Kaiserin bavarese, Black Angus americana soffre un po’, (sicuramente ideale l’abbinamento col Sassicaia) meglio in accostamento su brasati e piatti elaborati in genere.

Vim del Zomer de Muraval (fuori class…..ifica)

Vim del Zomer di Muravalle, Valle di Ronchi nel Comune di Ala.

Appena aperto dico recioto, il manico è quello di un gran recioto della Valpolicella, naso floreale, bel bouquet di fiori, un camino nel bicchiere che continua a far fuoriuscire note floreali in modo incessante; in bocca pulito, abboccato non stucchevole, mantiene una componente equilibrata tra acidità e sentori zuccherini, finale sui generis, piacevolmente abboccato…eppoi SORPRESA !!! Lambrusco passito 2006. Complimenti al settantenne Contadino (purtroppo avrà prodotto sì e no una decina di mezzine) merita sicuramente i due bicchieri, punti 86.

Sauternes St. Helen senza infamia e senza lode (punti 82)

Abbinato alla torta sfoglia con crema pasticcera.

Chateau de Fonsallette (Rouge) 2002 Rayas

Al termine della cena, per stare in compagnia con lo Chef Giovanni, abbiamo tirato il collo al Fonsallette Rouge 2002 di Rayas

Lo Chateau Rayas e una originalissima cantina di Chateauneuf Du Pape.e presenta una gamma di vini davvero unica per la zona, che vede prevalere lo Chateau Rayas quale vino simbolo della cantina, composto da sole une Grenache.

Fonsallette invece è un blend composto da uve di Grenache (50%), Cinsault (35%), Syrah (15%)

Annata piuttosto problematica, i 2002 della zona necessitano di poco invecchiamento, sono più “pronti” da bere; questo 2002 si presenta con un colore rosso leggermente scarico, naso variegato nei profumi tendenti alla frutta sotto spirito e note speziate tabacco, sentori pepati; la bocca si percepisce tutta la classe della meson, goduriosissimo, finale piacevolmente sapido e minerale. Un degno modo di concludere la serata. (Punti 90).

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