TRENTODOC: arrendiamoci alla Francia e a madame Delphine

Ieri su un profilo facebook (poi vi svelerò a chi appartiene), ho letto questa riflessione che sottoscrivo anch’io, così come hanno già fatto parecchi commentatori:

“Non capisco perchè in Trentino continuano a dire che grazie a loro vini sfidano lo Champagne??? In che senso? 9m vs. 320m bottiglie. sulla qualità? Beh, allora all’origine sono andati in Champagne ad imparare (anche se nei documenti in inglese è scritto strappare!!). Facciamo una bella degustazione alla cieca, no? E ci mettiamo sicuramente dentro il Giulio Ferrari se no la sfida sarebbe unfair, credo. Buona giornata a tutti!”

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Queste cose avrebbe potuto scriverle, e le ha scritte un sacco di volte, anche Trentino Wine. Perché svelano la debolezza e il provincialismo del sistema di comunicazione autoreferenziale, a cui in questi anni si è affidata la promozione del marchio commerciale del TRENTO. L’autore, anzi l’autrice, di questa sentenza capitale è una donna piuttosto autorevole. Di lei si è detto che è “il più bel naso d’Italia”, almeno per quel che riguarda la degustazione di Champagne. Avete già capito che sto parlando di madame Delphine Veissiere. Importatrice in Italia di vini francesi (www.laflute.it), degustatrice, formatrice, comunicatrice e blogger piuttosto ascoltata (www.esprit-champagne.com). Insomma, quel che si dice una donna che conta, almeno nel mondo dello Champagne e del Metodo Classico. Di sicuro un’opinion maker, capace di orientare le scelte dei consumatori di vino. Se volete saperne di più leggete qui il bel ritratto che ne ha fatto Elisabetta Tosi qualche anno fa su Tigullio Vino.

Ma Dephine non è solo questo. Per un certo periodo nemmeno tanto lontano, siamo nel 2011, il TRENTODOC si affidò proprio a lei per far girare le nostre bottiglie di remuage italiano in Europa, da Madrid a Londra. A suo tempo ne scrivemmo, con un certo disappunto, anche noi. Gli stregoni del marketing trentino, allora, ci spiegarono che la collaborazione con il naso di Delfina, aveva il valore di un’operazione epocale; capace di sparare il TRENTODOC nell’empireo del vino mondiale. Senza se e senza ma. Bene, a distanza di qualche mese, leggendo quello che ora scrive sulla sua bacheca di facebook, pare di capire che anche Delphine si è arresa. E se si è arresa lei, forse è giunto il tempo che ci si arrenda tutti. E, onestamente, si riconosca che così non va. Che così, non può andare. Né avanti nè indietro.

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4 Commenti

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  2. Devo retifficare che da settembre 2010 ho ceduto La Flute e non ho niente da fare con la gente che entrato all’epoca nel mio capitale. Non vendo più una bottiglia in compenso riapre l’école DU Champagne a Milan (e non école de Champagne).
    Per quanto riguarda le problematiche Trentodoc non mi sono arresa!!! … non mi riguarda. Non è la mia terra, non ci sono nata e non andrò a viverci. Di più, non sono gradita disturbando interessi, routine e relazioni in cui non voglio nemmeno entrare. A casa ci sto bene e i Trentini che mi seguono nel mio lavoro di giornalista sono quelli buoni! Buona domenica.

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