Enologia e ricerca in Alto Adige

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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enologia alto adige Si è appena conclusa la 7° “Giornata del vino e della vite” in Alto Adige, atteso appuntamento che da diversi anni fa il punto della situazione sui risultati delle più innovative  ricerche sperimentali  attuate dal Centro di Sperimentazione Laimburg. In questa particolare  edizione sono stati presentati interessanti studi sulla Drosofila del ciliegio per il settore viticolo, mentre per l’enologia si è discusso sul confronto di cloni della varietà Sauvignon Blanc.

Vadena (Bolzano), agosto 2012 – Tra i temi principali  trattati in questa edizione della “Giornata del vino e della vite”  tenutasi il 22 agosto scorso nella nuova cantina di Termeno, sono stati enunciati al pubblico presente, agricoltori e addetti ai lavori, gli esiti delle ultime ricerche sui  settori trainanti  dell’agricoltura altoatesina: la frutticoltura e la viticoltura.

La Drosofila del ciliegio (Drosophila suzukii) parassita comparso in Alto Adige nel 2010 e che da allora provoca seri danni alle colture frutticole della zona quali ciliegie, fragole, lamponi, mirtilli, more, albicocche e uva è un problema molto sentito dal Centro Sperimentale, tanto che negli ultimi anni ha focalizzato i suoi studi per cercare di debellare questo infestante insetto che aggredisce dall’interno i frutti maturi. “Stiamo allevando la Drosofila del ciliegio per studiare come essa si sviluppa e si riproduce,” – spiega il biologo Roland Zelger del Centro di Sperimentazione Laimburg e continua – “cerchiamo di capire quando il parassita colpisce e soprattutto quali frutti”. A conclusione dell’intervento è emerso che il problema è in forte aumento in Alto Adige e che per limitare le infestazioni del parassita è necessario tenere puliti i vigneti, in modo da non attirare la drosofila e permetterne la proliferazione.

Enologia: confronto tra differenti cloni di Sauvignon Blanc

Il Centro di Sperimentazione Laimburg in primo piano anche nel settore enologico, dove ha analizzato di recente l´importanza del sito sulla coltivazione e sulla qualità dei vini prendendo in esame la varietà Sauvignon Blanc, varietà molto diffusa in Alto Adige. Nel corso della ricerca sono stati esaminati sette cloni di questo vitigno,  francesi, con una maturazione precoce e cloni italiani, con una maturazione tardiva che sono stati coltivati dal Centro di Sperimentazione ad altitudini estreme, 220 m di altitudine nei pressi di Piccolongo a Vadena e l’altra presso la località Pochi di Salorno, a 750 m di altezza.

Le differenze sensoriali tra i cloni testati sono minime” – spiega Josef Terleth, docente del Centro di Sperimentazione Laimburg – “L’influenza della zona e dell’annata sulla qualità del vino invece sono notevoli. Nelle altitudini estreme le quantità raccolte subiscono un netto calo e anche la maturazione procede lentamente”. In definitiva è stato dimostrato che l’influenza sulla qualità dei vini è  condizionata più dalla zona e dall’annata che dal singolo clone.

Inoltre durante il convegno è stata illustrata l’efficacia di impianti ottici che in alcuni paesi europei sono già in uso per la cernita automatica delle uve. Questo metodo consente di dividere le diverse qualità a seconda del loro colore. Nelle macchine, dotate di telecamere o laser, avviene la cernita dei chicchi d’uva in base anche alla loro qualità, ciò permette di separare in automatico acini meno maturi o quelle affette da marciume, da quelle perfette per la vendemmia. Nel corso del suo intervento al convegno, Jacob Feltes, del Centro Servizi “Ländlicher Raum Mosel“ (Germania), ha riportato esperienze pratiche con quest’impianto, dimostrandone l’efficacia.

Rispetto all´anno 2000 la superficie vitata dell´Alto Adige è aumentata di 378 ha, infatti ad oggi sono 5.319 gli ettari coltivati a vigneto nella provincia autonoma. Le varietà di vino bianco coprono 3.037 ha, mentre le varietà di vino rosso sono coltivate su 2.282 ha. Tra le varietà di vino bianco più coltivate il Pinot Grigio con 597 ha occupa il primo posto, seguito dalle varietà Traminer Aromatico con 542 ha e Chardonnay con 512 ha, mentre la varietà Sauvignon blanc è al quinto posto con 349 ha. Tra le varietà di vino rosso, invece, la Schiava continua ad essere la varietà più diffusa con 1.028 ha di superficie vitata, seguita dal Lagrein con 429 ha e il Pinot Nero con 375 ha.

In breve il Centro di Sperimentazione Laimburg

E’ l’istituto di ricerca leader nel settore agroalimentare in Alto Adige e si occupa principalmente di ricerca applicata diretta ad aumentare la competitività e la sostenibilità dell’agricoltura altoatesina.

Ogni anno i 180 collaboratori lavorano a più di 400 progetti e attività in tutti campi dell’agricoltura altoatesina, dalla frutticoltura e viticoltura all’agricoltura montana. Il Centro di Sperimentazione Laimburg è stato fondato nel 1975, a Vadena, nella Bassa Atesina e attualmente gestisce i Giardini di Castel Trauttmansdorff a Merano e la Cantina del Podere Provinciale.

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7 Commenti

  1. pinot nero

    Caro Claudio, non so se era sarcasmo, ma lo spero, comunque ti dico una cosa, la borgogna per esempio, la conosco bene, e di tecnologia, non ne hanno, e non è che non te la vogliono fare vedere, proprio non c’è. E sai il perchè? Perchè loro hanno capito una cosa semplicissima. Che la tecnologia è copiabile, e che vantarsene, come facciamo noi, è un immensa puttanata, perchè tutti possono averla, invece quel pezzettino di terremo, che ia gevrey o corton, o altro, quel pezzettino li, lo hanno solo loro!!! E tu col cazzo che lo coppi! E il merito, di quel capolavoro li, non è mio, cioè di un tecnico, non è dell’ultima generazione di pressa, osmosi, lievito o che ne so! No, è di quel fottuto pezzo di terra che nessuno può copiare! Inveve noi che facciamo? Vuoi l’elenco delle nostre puttanate?

    1. Claudio Claudio

      Caro PN, solo un sogno. Io ero ormai già su Marte e tu giustamente mi hai riporta sulla Terra, anzi, sul Terroir. Peccato… sarebbe stata una straordinaria occasione per fare il gran balzo… pensa, avremmo potuto per esempio saltare tutti quei problemi politici delle Échelle des Crus, quel sistema discriminatorio e antidemocratico della graduatoria qualitativa dei vigneti, immagina, poi, con un passaggio solo in un singolo vigneto si potevano selezionare i grani per il Grand Cru, quelli per il Premier Cru, quelli per il Deuxième Cru ecc. magari marcandoli con un codice a barre per la tracciabilità, tema questo molto importante anche per il prof. Scienza al quale si sarebbe potuto chiedere di scrivere due righe di prefazione sul Libretto Uso e Manutenzione del marchingegno e ogni grano selezionato inviato poi in apposite tramogge sigillate con regolare piombino e pinza dai funzionari del consorzio di tutela (già, perchè poi alla fine ci vuole anche qualcuno che garantisca la qualità ed il rispetto del disciplinare).

      Tornando alla realtà della terra posso solo aggiungere che i grandi vini dei crus che nomini non sono solo il frutto di quel particolare terreno e terroir. Bensì il risultato di un lungo percorso di diversi artigiani-artisti che anno dopo anno hanno inseguito un sogno, la visione di un vino sempre più complesso, raffinato, equilibrato, longevo ed etereo. Per raggiungere quel risultato si sono inventati molti strumenti e raffinato molte tecniche, ad esempio, la barrique o il tonneau di una particolare quercia, con una particolare lavorazione e tostatura a fuoco, una certa potatura, Guyot, Gobelet, Cordon de Royat, un certo portainnesto e clone di una certa varietà di uva, un certa disposizione del vigneto con una certa densità di ceppi per ettaro e tante altre cose che sai certamente meglio di me. A quei tempi anche da noi c’erano grandi artigiani-artisti ma probabilmente guadagnavano di più nell’arte della pittura, scultura, lirica, architettura ecc. In Italia abbiamo comunque ottime cave di marmo dalle quali sappiamo estrarre grandi blocchi di qualità ma spesso, seppur con diverse eccezzioni, ci limitiamo a fare piastrelle 10×20, 20×30 ecc. ecc.

      1. pinot nero

        Grande! Mi sei simpatico. Sei quasi più sarcastico di me nello scrivere e nel prendere in giro personaggi e situazioni. Certo, io in poche frasi ho cercato di fare capire la differenza, che ovviamente non fa il solo terreno. Poter lavorare da generazioni la stessa parcella è un altro dei grandi segreti della Borgogna. Sono purtroppo di fretta, ma appena ho tempo ti rispondo volentier , sul serio. Saluti

  2. Claudio Claudio

    Pensaci bene Wyatt, pensa che figata darla sul naso ai francesi con la nostra moderna tecnologia. Si potrebbe abbinare al laser anche un bel software sviluppato dalla nostra Informatica Trentina SpA naturalmente, che distingua tutti i componenti degli acini (acidi, tannini, minerali ecc. ecc.) e con una bella mappatura dei vini che si vogliono produrre, questa nuova macchina ti mette insieme tutti gli acini giusti per fare il vino programmato… sai che smacco ai nostri cugini d’Oltralpe ancora lì a raccontarci la storia del loro prete, come si chiama, ah sì, quel don Piero Perignon che faceva tutti quei mescolotti perdendoci sopra mesi e mesi invece che starsene a pregare e dar da mangiare ai poveri. Una soddisfazione così varrebbe bene la pena di investirci chessò, almeno qualche milionata di euri pubblici io direi…

    1. Wyatt Wyatt

      E’ meglio invece che continui la tradizione delle dieci vendemmie, con selezione maniacale acino per acino, in modo che perduri la tradizione del piu’ grande vino “dolce” del mondo….

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