Trentino, vino di montagna?

cervim 2012 Entro a gamba tesa nel dibattito che si sta sviluppando in questi giorni sul blog a proposito del vino di montagna. Le analisi dei commentatori e quella di Massarello, mi sembrano confermate dalla classifica, pubblicata in questi giorni, del 20° Concorso dei Vini di Montagna organizzato dal Cervim. I concorsi e le guide hanno sempre il valore che hanno. E tuttavia il Cervim –  Centro internazionale di Ricerche e Studi per la valorizzazione della Viticoltura di Montagna, a cui sono associati anche l’Istituto Agrario di San Michele e la Provincia Autonoma di Trento -, è un punto di riferimento imprescindibile per chi in Europa si occupa di vino di montagna e di vino coltivato in aree difficile ed “eroiche”. Bene, dalla classifica pubblicata ieri si possono trarre alcuni interessanti spunti circa l’efficacia della rappresentazione del vino trentino come vino di montagna.  In questa classifica, infatti, il Trentino non compare citato nè fra i premi speciale nè fra i vini meritevoli di una medaglia d’oro. Ai vini trentini sono stati assegnate otto medaglie d’argento nelle diverse categorie.

Vini Bianchi Tranquilli:

TRENTINO SUPERIORE DOC MÜLLER THURGAU “ZEVERI MILLESIMATO” 2011
CAVIT S.C. – TRENTO (PROVINCIA DI TRENTO – ITALIA)

TRENTINO DOC GEWURZTRAMINER 2011
VILLA CORNIOLE – GIOVO (PROVINCIA DI TRENTO – ITALIA)

TRENTINO DOC MÜLLER THURGAU “SAN LORENZ” 2011
BELLAVEDER – FAEDO (PROVINCIA DI TRENTO – ITALIA)

TRENTINO DOP CHARDONNAY “VIGNA DEL GELSO” 2011
CANTINA SOCIALE MORI COLLI ZUGNA SCA – MORI (PROVINCIA DI TRENTO – ITALIA)

 

Vini Rossi Tranquilli:

TRENTINO DOC PINOT NERO 2009
SOC. AGRICOLA ZANOTELLI E. & F.LLI – CEMBRA (PROVINCIA DI TRENTO – ITALIA)

 

Vini Spumanti:

TRENTO DOC “ALTINUM” BRUT 2008
CANTINA ALDENO SCA – ALDENO (PROVINCIA DI TRENTO – ITALIA)

TRENTO DOC METODO CLASSICO BRUT “OPERA” 2008
OPERA VITIVINICOLA IN VALLE DICEMBRA SRL – GIOVO (PROVINCIA DI TRENTO – ITALIA)

TRENTO DOC METODO CLASSICO MILLESIMATO ” ALTEMASI BRUT” 2008
CAVIT SC – TRENTO (PROVINCIA DI TRENTO – ITALIA)

Fin qui il vino trentino, tutto in seconda posizione, solo con medaglie d’argento. Se scorriamo per intero la classifica, premi speciali e medaglie d’oro, escludendo i paesi esteri (Spagna, Germania, Svizzera, Francia), ci accorgiamo che, al contrario,  le eccellenze di montagna spopolano in Lombardia, Valle d’Aosta, Veneto, Friuli, Campania (Marisa Cuomo – Costiera Amalfitana) e perfino Sicilia (Lombardo Vini – Caltanissetta). Anche il nostro TRENTODOC – Remuage di Montagna, si posiziona alle spalle di un Metodo Classico veneto prodotto da uve autoctone: Lessini Durello Doc.

Dunque, forse, qualche problema, per il vino trentino di montagna, esiste. E non è solo un’invenzione di Massarello e dei nostri lettori, ma è una questione che viene certificata anche dal Cervim.

– Classifica 20° Concorso dei Vini di Montagna Cervim

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46 Commenti

  1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

    Buon ferragosto a tutti.
    Anche all’Orso Provocatore.
    Oggi i Cosimi stanno festeggiando insieme sotto altri cieli. E insieme provano a ragionare, siamo sempre in tema, sul concetto di appartenenza. Appartenenza ideologica o appartenenza territoriale? Mah.
    Intanto, però, ci balocchiamo con qualche citazione di Cesare Pavese (La luna e i falò).
    Ve ne lasciamo alcune:
    “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”
    “Non so se vengo dalla collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era la figlia dei padroni di un palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello, da Neive o perché no da Cravanzana. Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione”

  2. l'orso

    bene bene, vedo che la mia provocazione, (voluta), per ritornare sui problemi concreti ha dato dei sviluppi…
    forse…, vuoi vedere che non volendo ho detto la verità!!!

  3. il conte il conte

    Caro Cosimo Senior, non perdere il tuo bon ton, please !
    Sai com’è da noi, ogni tanto un Orso esce dal sotto-bosco e vuol fare anche lui notizia…
    Ma : “de minimis non curat Cosimus” !
    E anche noi, stai certo !
    Buon Ferragosto A TUTTI – a presto qui

  4. il conte il conte

    Caro Usai, grazie-ti invidio. Un anno e mezzo di Sardegna (per la mia professione da zingaro) nel 1967-68 quando ai poliziotti si diceva “ti sbatto in Sardegna!”
    Una terra splendida fatta di gente splendida, simile al Trentino della mia infanzia. Per questo quando si parla di “Orso” penso a Capo d’Orso, ai miei amici di Palau e della Maddalena. Per non dire delle ragazze di Oristano, del ballo tondo, sa danza, le launeddas che di granito non sono…
    Per la pappa pronta e per quelli che se la debbono fare, penso che la fatica sia uguale anche se inversamente proporzionale.
    Grazie a Cosimo per la adunata sotto le stelle : come si diceva una riunione di amici e alcuni vacanzieri in smocking.
    All'”Orso” blog dico che in parte ha ragione (aria fritta) ma che deve valutare come la critica onesta non distrugge – magari solo i già distrutti – cercando di costruire una logica pratica comune. E la logica non è di sinistra nè di destra : è LOGICA, che è uguale per tutti.
    Pinot Nero. Marino, Robespierre, Curiosa Sospettosa, ecc. – tutti al mare ?

  5. l'orso

    cari cosimi,
    non capisco tutti i vostri discorsi , macchine usate,corso rosmini e mille altre bagianate,
    la riflassione da fare è un altra sono i nostri produttori /vinificatori all’altezza di quello che pensano di essere, o da quello che si legge, in reatà nel trentino stiamo vivendo di rendita più aria fritta, e se si, iniziate ad elencare le motivazioni in modo costruttivo, non distruttivo e non da sinistrodi bastiani contrari.
    Cosa dicono di tutto ciò i vari produttori che scrivono sul blog, dove il Pinot Nero?

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Caro Orso, sinistroide o destroide o centroide ci sarai tu. Tanto non fa differenza.
      I Cosimi sono Marxisti Leninisti Stalinisti e Maoisti. Poi fai tu. E spero ti basti. E spero tu capisca. Altrimenti chiedi a wikipedia.
      E bacia il culo quando troverai qualcuno che, assumendosi la responsabilità oggettiva di gestire un blog, lascia a quelli come te lo spazio per dire quello che pensa. Spesso coglionate.
      Hasta la Victoria (e in culo ai destroidi,sinistroidi e centroidi)
      Cosimo Senior

      1. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

        hey, cosimo ma ti pare il modo di trattare i tuoi lettori? Ma cosa avevi bevuto ieri sera? Qualcosa di andato a male? O forse non avevi bevuto niente..per questo eri incazzato? Guarda che se continui di questo passo non ti bacio più!

    2. Caro Orso, non disprezzare corso Rosmini.. perchè spesso ti avvistano in zona..!

      ahahaha scherzo.. ovviamente..

      Si parla per parabole.. ( sarebbe strano che non le si accettassero nella terra del Concilio..! )

      Io, se vuoi la mia opinione, ci starei anche cambiare nome a Corso Rosmini…. e lo farei diventare Corso Orso..! ( rima..! ) ahahahah

      Per le macchine usate non saprei.. scartati i giovani rampolli ( come dice il Conte..) forse ci sarebbe da augurarsi che a breve la PAT si possa dotare di un’assessorato specifico..!

      Suggerisco, gratis, la sigla : A.A.U.T…

      Assessorato Auto Usate Trentine..

      da non confondersi con aut-aut…

  6. il conte il conte

    Caro Morgan, sai che ti stimo eccetto quando linky vecchie canzoni o cadi nel paradosso.
    I Lunelli non comprano auto usate : acquistano da chi vuole venderle o non le fa camminare male e vuole mollare. Ma buone ! Questo sì.
    Quindi sei fuori gioco, come me, dato che non abbiamo vigne da vendere o aziende come la Girelli.
    Ripeto : i loro bilanci sono a prova di bamba (ricordi da milanese il bilancio sociale?), certo, sempre rivedibili ma meglio di quanti in Trentino (consorzi, aziende private e agricole, imbottigliatori ecc.) si mascherano dietro ragioni sociali che imporrebbero la pubblica conoscenza, non solo bancaria, impossibili da reperire o nebulose anche sulle CCIIAA, ecc.
    Cercando nel web ho trovato quasi il vuoto, ma sempre nebbia e grandine in Valle d’Adige.
    Da noi fatturati, salite e cali sono come la virtù moglie o della sorella ! Meglio non parlarne o parlare di quelle degli altri.
    Sono i nostri fantasmini lagnoni o grandemiranti : auguro loro ogni bene nel 2013-2014 con meno fantasie nei prezzi, nei comunicati stampa, nei siti di presentazione-vendita online da far paura. Per questo ci sono strutture come Trentino Marketing, Sviluppo, Tecno e chissà cosa altro ancora.
    Roba da “spider company” : infatti la brava PAT tenta talvolta di ordinare a modo suo il settore quando lo dovrebbe dare prima al suo interno.
    Questo lo affermo da marketing che ancora capisce qualcosa e non da maga magò.
    PS – ma nessuno mi dice qualcosa della notte in Paganella ? Ma c’era qualcuno di noi o no ?

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      @Conte: alla notte della Paganella non c’era nessuno di noi poiché non solo non siamo stati invitati, ma, pur avendone fatto richiesta, non siamo stati nemmeno destinatari di uno, dico uno, comunicato stampa. Segno che la nostra presenza non era gradita.
      Le cronache giornalistiche di ieri, comunque, hanno contato 200 partecipanti. Le cronache giornalistiche…

      1. @ Cosimo.
        Bisogna fare la solita tara..
        200 partecipanti secondo la Questura.. quindi…? 50 reali.. e paganti..?

        Ammazza che adunata oceanica..! In montagna l’Oceano è sempre ridotto..

        ( oops scusa.. mi stava scappando un paradosso.. se mi sente Il Conte..! )

    2. Caro Conte, ok per i link delle vecchie canzoni.. un pò meno per i paradossi..

      Oggi sono appena ritornato alle radici, in Sardegna.. e vedere il granito gigante mi scatena subito paradossi ideali a non finire.. anche perchè penso subito, per assonanza, al porfido trentino..

      L’analisi che fai è molto vera e calzante..

      Rivendico però il mio diritto di critica nei confronti di aziende totalizzanti..

      I giovani, anche se non vendono macchine ma le comprano, si sono trovati la pappa già pronta e quindi per me assolutamente inclassificabili…

      .. se non per i loro eccessi o le loro arroganza da cravatta gialla o copertine di riviste fighettonistiche…

  7. il conte il conte

    Regola base per qualsiasi azienda di qualsiasi tipologia è produrre (bene) per vendere (bene). Produrre per produrre significa avere i magazzini in surplus; vendere a tutto gas, vuol dire non seguire, anticipare, consigliare la produzione e per essere visibili doversi inventare prodotti “civetta” con nuovi nomi/marchi. In Trentino, il problema è forse questo. Le due attività non si integrano quasi mai.
    Un esempio armonico – rara avis – è costituito dal “Ferrari” che rende noti i suoi dati di bilancio 2011. Molti dovrebbero prendere lezione dai Lunelli, vecchi e giovani !

  8. marino

    Quanto al fatto di avere il coraggio di fare qualcosa di diverso…mi viene in mente un libro di Coelho che ho letto qualche anno fa . Per farla breve , una ragazza tenta il suicidio ed in seguito a questo viene rinchiusa in un manincomio . Parte da qui una descrizione sul mondo dei matti e le loro abitudini . Alla fine la morale che l’autore insegna al lettore è questa : i veri matti sono quei pochi che fanno qualcosa di diverso e si comportano secondo l’istinto , e quindi vengono rinchiusi in manincomio ? Oppure sono i molti che sono fuori , che si comportano tutti nello stesso modo , si vestono nello stesso modo , fanno tutti i giorni le stesse azioni, hanno gli stessi atteggiamenti etc , solo perchè è quello che vuole la società moderna ? Credo che possiamo traslare questa conclusione anche al vino , perchè in fondo da molti chi ha il coraggio di fare un vino diverso oggi è visto come un ”matto ”…. ” l’è mat a far en vin del genere ”…. he he he

  9. pinot nero

    Penso che nel degustare un vino, le due cose fondamentali siano: primo riconoscere la varietà, secondo il territorio di origine. Questo è l’unico modo per essere credibili a livello mondiale. Cosa più difficile di quello che si pensa. I marchi si inventano, la tecnologia si coppia, il territorio no. Ma per questo bisogna essere bravi…he he

    1. marino

      Secondo me si può arrivare ad un ulteriore paradosso . In una enologia globalizzata il quid in più che mi puo dare una territorio , un microclima, un terreno… può essere visto come una cosa negativa ! Nel senso che porta un vino ad essere diverso … ma magari questa diversità viene percepita nel senso sbagliato . Cioè a me e te magari piace e ci fa apprezzare il vino in questione. Ma la massa invece non la apprezza , perchè si è abituata ad un certo tipo di vino standard …quindi nel momento in cui io propongo un vino diverso ( anche se migliore ) vado incontro ad un flop clamoroso …è un discorso un po’ contorto ma ha una sua logica …

      1. pinot nero

        Infatti c’è chi beve vino e chi coca cola…..e ti dico di più non sopporto chi usa continuamente la parola tipicità. Tipico, in teoria , dovrebbe rappresentare la maggioranza in una zona. Beh se la maggioranza è mediocre e anonima, io un vino tipico, non lo voglio assolutamente fare…….sono più contorto di te…..

      2. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

        Non è un paradosso… marino: è esattamente questa la ragione che ha provocato la situazione di oggi. Non si produce piu un vino da mettere sul mercato che si sceglie come il piu adatto ai propri prodotti. Si produce un vino così come lo richiede il mercato generico. Ma i mercati non sono uno solo, sono mille.

  10. pinot nero

    Caro Marino, credo che il tuo amico enologo abbia dimenticato una cosa, quella cosa che a me fa impazzire del mio lavoro, quella di fare la differenza. E la differenza non sta nel fare il proprio stile, errore di alcuni miei colleghi, che lavorano in sicilia, toscana e trentino, e fanno lo stesso prodotto! Ma sta nel fatto che se la natura mi da un terreno, e se sono fortunato pure un autoctono, posso fare la differenza tirando fuori da questo binomio il massimo possibile, senza violentare ne la varietà ne le caratteristiche del terreno.

    1. marino

      Quindi trattasi di una specie di prosecco… con tutto il rispetto per il vero PROSECCO ( ce ne sono di eccellentissimi ) , beh faccio fatica a inquadrare una operazione del genere in un’ottica di rilancio della La-Vis. Mi sa allora che come sempre si prova a cavalcare la moda del momento , senza guardare al di la della punta del naso… avanti con la cara abitudine di prendere l’uovo oggi, lasciando la gallina a qualcun’altro !

      1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

        Caro Marino, si tratta di un metodo charmat probabilmente lungo, lo stesso usato per il prosecco, come dice del resto la scheda tecnica pubblicata sul sito della cantina:
        http://tiny.cc/gwzyiw
        Questa operazione era stata annunciata mesi fa.
        L’Adige aveva titolato così: “Ecco l’anti Prosecco”. Se ne era occupato criticamente anche Ziliani e anche noi…
        http://tiny.cc/fuzyiw
        http://tiny.cc/pvzyiw
        Di solito operazioni come queste rispondono, insieme a due bisogni; uno produttivo: smaltire le sovrapproduzioni; e l’altro commerciale: intercettare una domanda generica, in questo caso posizionato su una fascia di prezzo medio bassa. Insomma tutto ciò che non si dovrebbe fare se si volesse cominciare a rappresentare un’identità territoriale. Ma appunto, c’est la vie, c’est la-vis….

        1. .. smaltire la sovrapproduzione.. un problema che l’Adige – come fiume.. – affronta tutti gli anni..

          se poi a qualcuno venisse in mente di fare una comparazione con i vini cileni, argentini e sudafricani potrebbe anche scoprire che, con la qualità, la sovrapproduzione potrebbe essere ben impiegata all’estero..

          Certo è che bisogna muoversi.. e non cianciare in corso Rosmini..

          1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

            Caro Gianni, hai ragione. Però in corso rosmini si ciancia benissimo e comodamente…. e noi cosimi siamo proprio di quelli….. ciancioni rosminiani!

        2. marino

          Mi viene da dire allora che non c’è proprio una ”direzione aziendale ” ( nel senso di rotta ) , nel senso che il primo peccato è quello di cavalcare le mode, il secondo è quello di cavalcare le mode scopiazzando gli altri ( in questo caso il Prosecco ) . Se poi vogliamo c’è anche un terzo peccato , dato dal fatto che l’azienda in questione ha una casa spumantistica che produce già dei metodi charmat a basso costo . Questo creare linee-doppione non lo capisco , se è così che pensano di risolvere i problemi del gruppo…stiamo freschi ( che visto il periodo agostano non è neanche male )

  11. Robespierre

    Caro Marino, per quel che vale ti dico cosa penso. I vini di La-vis continuano ad essere dei buoni vini. Perfetti. Enologicamente perfetti. Perfino piacevolissimi. Ma poco rappresentativi. Per nulla rappresentativi del Trentino e della montagna e della valle di Cembra. Sono vini buoni, spesso eccellenti. Ma senza carattere. Come dice e ripete l’amico Angelo Peretti a proposito dei vini trentini: non si percepiscono le salite e le discese. Tempo fa si vincevano i premi e si vincevano le medaglie d’oro perché i nostri, vostri, competitor, gli altri, non c’erano. Oggi Marisa Cuomo interpreta la montagna meglio di quanto riesca ad interpretarla La-vis. Lombardo a Caltanissetta, non si concede alle mode e si lascia guidare dalla tradizione.
    Insomma, il peccato di ieri e di oggi, credo stia nell’aver abdicato a sé stessi e alla propria originazione. Preferendo la perfezione tecnica.
    Quella roba lì, di ieri o di oggi, c’est la vie, c’est la-vis, ne è la prova. Facciamo, fate, cose enologicamente perfette. Come si fanno ovunque. Da Treviso alla California. Questo, credo, sia il difetto.

    1. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

      Quoto per intero l’analisi di Robespierre: il problema non è se il vino è buono o non è buono, e quelli di la-vis mediamente lo sono sempre e talvolta sono eccellenti, ma quanto sappiano distinguersi dagli altri, quanto sappiano raccontare della terra da cui nascono. Insomma non bastano vini eccellenti, c’è anche bisogno di vini autentici. L’operazione charmat di c’est la-vis, con gli chardonnay di collina e con il pinot nero, va esattamente nella direzione opposta.
      Vostra
      Curiosa&Sospettosa

    2. marino

      Allora ha ragione un mio amico enologo , che dice che il diffondersi della conoscenza ha portato alla fine dell’enologia . E’ una provocazione, ovvio… nel senso che la conoscenza ha portato al fatto di non avere più vini difettosi , e questo è positivo . Però nel mondo ormai si usano le stesse varietà , con gli stessi portainnesti , gli stessi cloni… una volta in cantina tutti lavorano le uve con le stesse attrezzature , le stesse tecnologie, le stesse”polverine” . Ovviamente il risultato non può che essere un prodotto banale, standardizzato , senza anima nè identità . Mettiamo in assaggio alla cieca 3 Pinot Grigi delle 3 coop trentine più grosse, impossibile trovare differenze. Tutti perfetti , tutti senza difetti , tutti uguali … ma nessuna emozione a berli . Tranne qualche eroico vignaiolo che prova a fare qualcosa di diverso stiamo andando verso il vino coca cola… Ma sai che barba se tutte le donne fossero delle barbie perfettine? Molto meglio un difetto che almeno le distingue dalla massa globalizzata !

  12. marino

    Da ”abitante della Valle di Cembra” mi fa male vedere che non c’è neanche un vino della omonima cantina , a cui conferisco le uve , una volta a questo concorso portavamo a casa bei premi , ora niente neanche qui , un’altra delusione dopo quella del concorso dei Muller Thurgau del luglio scorso . Io non sono un grande esperto e non so giudicare un vino , se non dicendo mi piace/non mi piace , ma senza pretese di andare più in la di questo . Ma voi che magari siete assaggiatori più bravi di me , mi sapete dire se veramente a Cembra non si fa più buona qualità ? Ok che i concorsi non saranno completamente veritieri , ma qualcosa vorrà dire se non si vince più . Sempre parlando di La-Vis , le cui sorti per ovvi motivi mi stanno a cuore : qualcuno mi sa dire cosa è quel prodotto pubblicizzato oggi sui giornali , mi sembra si chiamava c’est la-vis ? E’ uno spumante? Un frizzante ? Qualità alta, bassa , media ? Vogliono farsi concorrenza interna con Cesarini Sforza ? Giuro, faccio fatica a capire…ma forse pretendo troppo…grazie ciao

    1. Non devi stupirti se da Cembra non arrivano premi anche alla rassegna MondoMerlot succede la stessa cosa, i concorsi sono così, e come dice la canzone: non sempre si può vincere. Certo che questi concorsi servono molto, per dare stimoli a crescere e fare meglio e magari un giorno arriva la medaglia e allora ha ancora più valore. Non credi?

      1. marino

        boh io so solo che negli anni scorsi arrivavano con una certa continuità ed abbondanza… sia al CERVIM che alla MOSTRA MULLER…adesso nisba …la mia curiosità era solo capire se è sfortuna, destino avverso , casualità …. o se effettivamente la qualità dei vini è andata indietro, magari qualcuno di voi aveva un’opinione in merito

  13. Anonimo

    Cosimo, vuoi aiutarmi a trovare il carattere autentico di “vino di montagna” in un vino come il Trento Doc Altemasi Brut, le cui uve provengono, come si legge sul sito Internet aziendale, da aree quali “colline di Trento, Valle dei Laghi e Altopiano di Brentonico” che non mi sembrano particolarmente… montagnose?

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