C’est la vie…

charmat lavis La notizia che l’ingegner Zanoni è combattuto fra la Segreteria generale della Camera di commercio di Trento ed il mantenimento degli incarichi nel gruppo La-Vis non fa che riconfermare le perplessità su tutta l’operazione. Questo blog se ne è occupato in passato e in questi giorni anche grazie ad interessanti contributi dei lettori. Se non ci fosse di mezzo il futuro di centinaia e centinaia di produttori si potrebbe anche pazientare ed attendere che la giustizia faccia il suo corso, dato che il fascicolo si è di molto arricchito dallo scoppio del bubbone, un paio d’anni fa.
La-Vis è il terzo polo vitivinicolo trentino, dopo Cavit e Mezzacorona. Poteri forti spalleggiati dall’imperterrita Federazione della cooperazione, mentre la Camera di commercio non s’accontenta della determinazione  della Giunta provinciale trentina che continua a sostenere il manager ed il suo operato. A completare il quadro, sullo sfondo, aleggiano anche gli interessi della Curia.
Lasciamo perdere qui ogni riferimento al dibattito che in Italia e nel mondo si fa sull’opportunità di morigerare gli emolumenti dei manager pubblici e privati: a Trento non è trippa per gatti, salvo piangere sugli attacchi all’autonomia. Duecentomila euro all’anno, infatti, non sono un record.

Il problema si pone quando la valutazione del dare/avere si fa al netto di un paio di garanzie che ogni buon manager non è abituato ad avere, ossia la protezione assoluta sul proprio operato da parte dei poteri forti a monte e le centinaia di soci-materasso da battere, a valle. Così foderati, di manager in grado di risolvere situazioni anche complicate, se ne trovano a iosa.
Varrebbe invece la pena di analizzare quanto fatto fino ad ora e quanto impostato per l’avvenire dal commissario-manager, ma servirebbe troppo spazio per cui ci limitiamo a due considerazioni, una generale ed una particolare.

Quella generale riguarda la filosofia, se così possiamo dire, che ha caratterizzato l’operazione. Nel mentre si è avviato il risanamento economico-finanziario del gruppo con dismissioni, ristrutturazioni e penalizzazioni, si è attivata la leva del marketing rimpolpando dirigenti, rivedendo linee di prodotto ed incrementando la forza vendita. Peccato che a monte si sia persa di vista la mission della cooperativa agricola (perché tale continua ad essere), lasciando alle sole parole l’impegno per una politica di territorio. La situazione è stata affrontata come se si trattasse di un’impresa industriale, ancorché con agganci al territorio. Tale, infatti, era diventata La-Vis con le scelte gestionali che hanno preceduto e poi portato alla sua crisi. Si trattava, ricordiamolo, di consolidarsi come terzo polo e ritagliarsi uno spazio per stare sui mercati alle condizioni dei competitor di riferimento. 
L’equivoco è qui. Cavit e Mezzacorona sono industrie vinicole con il territorio sullo sfondo, molto sullo sfondo. In primo piano hanno e devono avere la redditività, mentre gli altri valori vengono dopo ed anche il territorio, per sopravvivere, deve piegarsi a questo diktat. Pinot grigio docet.
La-Vis ante crisi era un esempio fulgido di come una Cantina sociale di primo grado poteva/doveva proporsi modernamente. Senza troppe società di capitale per aggirare le regole cooperative. Certo, la sistematica comparazione remunerativa delle uve con Mezzacorona che spalmava ai soci gli utili delle sue controllate, avrebbe reso insostenibile il confronto, per cui le scelte divennero obbligate.
Per capire, questo è un punto nodale. Infatti, chi di dovere o non ha fatto rispettare le regole o, se queste erano equivoche, sempre chi di dovere avrebbe dovuto decidere o legiferare per evitare uno sviluppo selvaggio dove il grande mangia il piccolo soprattutto sui mercati globali.
E’ il tema dei temi anche nel Trentino di oggi. Se ad esempio l’azienda di Ravina supplisce alle politiche di territorio, che le Cantine d’ambito hanno barattato in cambio del ritiro dei loro prodotti, supportare l’esigenza industriale di Cavit che abbisogna di grandi masse concentrate in pochi brand, condanna un territorio piccolo e variegato come il nostro ad un inesorabile declino. E’ il rischio che corre anche la zona di Lavis e Valle di Cembra.

A comprova di ciò, ed è la considerazione particolare sopra accennata, c’è un esempio molto tecnico che la dice lunga sull’impostazione data dal management attuale. A Cembra, Cantina di montagna, si è installato con grande enfasi un torchio verticale Marmonier ancora in uso nella Champagne ed utilizzato anche da un paio d’aziende franciacortine. Nel 2012 appare roba da apprendisti stregoni, imbonitori d’altri tempi. Infatti, dopo il torchio verticale concettualmente d’epoca romana, fin dagli anni ’80 si era passati alle presse pneumatiche orizzontali tipo Bucher per giungere qualche anno fa alle presse a piatto inclinato tipo Coquard, molto probabilmente le più efficaci oggi nel rapporto tra pressatura soffice ed estrazione. La scelta retrò per il torchio sarà anche romantica, ma stride con C’Est La-Vis lo slogan della nuova linea di prodotti dove la bottiglia satinata e serigrafata costa quasi quanto il contenuto.
Fuochi d’artificio in una stagione che reclama concretezza.

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43 Commenti

  1. Federico

    scusate l’intromissione, rimango basito da quanto scritto, la situazione del gruppo lavis non è delle migliori e a farla trovare in questa situazione ,a mio parere, sono stati i gestori, la federazione, e i referenti politici.

    le varie operazioni industriali finanziarie della lavis , guardandoli oggi a distanza di tempo sembrano essere operazioni salva società .

    cosi sembra siano state le varie operazioni di fusione per incorporazione delle varie cooperative vinicole e successivamente con la cooperativa 5 comuni (mele) . anche l’acquisizione di Casa Girelli sembra essere operazione similare.

    il problema che secondo me è il valore dato a casa girelli all’epoca, 25 milioni di euro … per una società che aveva più debiti che patrimonio-
    sorge il dubbio che quella sopravvalutazione possa aver invogliato qualche bustarella .

    Ho letto che Casa Girelli nel bilancio al 30/6/2011 ha fatturato 46 milioni di euro ed ha avuto un utile di 100 mila euro.
    a parte il fatto che i 46 milioni di euro andrei a vedere a chi ha fatturato… se nel fatturo 4. milioni alla Fine Wine International , società di proprietà e non ne incasso le fatture ….

    mi sorge il dubbio che con il discorso F&F il fatturato non sia 46 milioni ma 42 milioni e non ha un utile di 100 mila euro ma una perdita di 3 milioni e 900 mila euro. e le altre fatturazioni come sono ? simili alla F&F ???

    e poi le fatture infragruppo hanno valori di comodo … lo sanno i bambini delle scuole elementari

    forse occorre verificare i conti di Casa Girelli che ne dite ?

  2. curioso

    Grazie Claudio delle precisazioni.
    C’è dunque da augurarsi che Girelli sia ancora quell’azienda e che rimanga tale una volta trasferita in Lavis. Il dubbio mio permane inquanto dopo anni in cui non si è curato l’aspetto precipuo di Girelli (commerciale) e dopo anni di commissariamento tale azienda sia ancora ingrado di dare un valore aggiunto degno di questo nome…. se è vero che ormai hanno abbandonato i brands storici e fanno solo etichette del cliente….

  3. Curioso

    Gentile Claudio,
    grazie per la spiegazione. Sei stato esaustivo e chiaro…ma forse uno po’ troppo veloce! Mi spiace aver allargato l’argomento. Non sono molto bravo a scrivere. Rivediamo questo film al rallenty. Nel 2004 Girelli aveva il bilancio in regola ma lo scenario futuro era incerto e con pesanti investimenti da affontare. Di qui la scelta della vendita da parte della proprietà. Ok per l’acquisto da parte di Lavis (appena fusa con cembra e appena acquisito il 50% di Cesarini … se non ricordo male) supportata dai classici poteri forti.
    Poi 5 anni di buio …. o di gestione scanzonata da parte dei vertici lavisani…. Non credo che i debiti del gruppo Lavis siano nati con acquisto di Girelli, ma sono fermamente convinto che nel momento in cui ci si rende conto che ci sono 100 mln di debiti è necessario intervenire.
    A mio giudizio era necessario applicare il piano Pedron. Voci importanti in PAT mi hanno assicurato che si era discusso di cedere Casa Girelli fino ad aprile/maggio 2011 … poi sono uscite le faccende F&F/UWI e ISA ecc. e non se ne è fatto più nulla (non si voleva che i conti venissere verificati da soggetti esterni…)
    Rimango convinto che per risanare veramente la LAvis si sarebbe dovuto applicare il piano Pedron, dismettendo (o passando a Cavit e Mezzacorona l’imbottigliamento “da battaglia”) gli asset non strategici e concentrandosi sulla qualità dei vini. Il vino sfuso non utilizzato si sarebbe potuto vendere a Cavit come si è fatto fino al 2006 (quando c’è stata l’uscita con l’affare gallo…anche su questo ci si potrebbe scrivere un romanzo).

    1. Claudio

      Caro curioso, aggiungo intanto per completezza che nel bilancio di Casa Girelli chiuso al 31.12.2004 l’utile di esercizio era di € 702.225.

      Sul poi, dopo i 5 anni bui, su quello che dici sono perfettamente d’accordo. Se non ricordo male però il cda di Cavit si è opposto all’operazione proposta da Pedron (se non sbaglio ribaltando anche una prima intenzione positiva del presidente). E aveva buoni motivi per negare la propria disponibilità visto che stava insediando un nuovo management per cui aggiungerci Casa Girelli avrebbe creato non pochi problemi interni sia operativi che commerciali. In altre circostanze di Cavit, sarebbe stata la soluzione migliore in assoluto. Quello che sappiamo è che per ora Casa Girelli è parte integrante dei progetti futuri di La Vis. Resto sempre dell’avviso che Casa Girelli fosse una azienda di grande valore, con eccellente know-how ed esperienza e competenza sui mercati esteri e in tutta questa vicenda io la vedo ancora come innocente vittima piuttosto che il carnefice di La Vis. Mi auguro che adesso qualcuno lo capisca altrimenti saranno un bel mucchio di milioni buttati. Il problema del monte debiti a mio avviso nasce da acquisti, a partire da Cesarini Sforza, a debito cioè senza mai avere i soldi in cassa. Ed un acquisto senza avere i soldi necessari non è un investimento ma un debito, dal primo giorno.

      P.S.: Cesarini Sforza viene acquistata nel 1999 mi pare, per ca. 10 mld di vecchie lire e in compartecipazione con la Rinaldl. Solo nel 2008 circa, la La Vis riscatta il restante 50% di Cesarini da Rinaldi.

  4. Claudio

    Caro curioso, molto spesso si portato ad identificare il male con gli effetti anziché con la causa. Così però si possono commettere facili errori nella scelta della cura. Una cura che così mitiga gli effetti del male ma non elimina la causa “eppercui” siamo sempre a ricorrere alla farmacia.

    Hai allargato molto l’argomento e non era inizialmente mia intenzione entrare troppo a fondo. Provo però a risponderti come meglio posso per provare a dimostrare che l’azienda Casa Girelli non ha responsabilità dirette nell’affondamento del gruppo. A bilancio chiuso il 31.12.2004 il Totale Valore della Produzione (ricavi) era di € 40.497.909, debiti per €27.092.593 e crediti di €13.395.075. Una azienda fondamentalmente sana e vitale ma, se la memoria non m’inganna, con due problemi di fronte. 1) un decremento delle vendite a causa del forte aumento sia della materia prima che dell’euro sulle altre monete, per cui sui mercati strategici del Nord America, Gran Bretagna e Scandinavia perdeva competitività nei confronti dei vini del Nuovo Mondo. 2) la necessità di rinvestimenti consistenti per rimodernare la cantina e come sappiamo, una Spa privata non gode della corsia preferenziale dei contributi che hanno le coop. Da qui è facile comprendere la scelta della vendita. A questo punto nasce un’altra storia che non conosco nei vari meandri ma potrei ridurre in un versione cinematografica come segue: supponiamo che alcune banche e finanziarie fossero venute a conoscenza della intenzione di Girelli di vendere l’azienda, supponiamo che anche i vertici dell’establishment, della politica, cooperazione ecc. ne fossero a loro volta a conoscenza. Supponiamo che l’area di Viale Verona fosse di interesse agli immobiliaristi (vedi ex-Michelin ad esempio), che il finanziamento della operazione fosse di interesse alle finanziarie e il tenere Casa Girelli di proprietà trentina fosse di interesse alla politica. Fino a qui non ci vedo nulla di disdicevole, è la classica win-win situation come dicono gli inglesi… A quel punto mancava il socio vinicolo per chiudere il cerchio. Cavit e Mezzacorona neanche a parlarne a causa della forte personalità dei vertici che avrebbero probabilmente modificato il progetto in maniera consistente per adattarlo alle loro organizzazioni. Facile quindi vedere in La Vis la perfetta soluzione. Supponiamo anche che i vertici di La Vis a tutta prima fossero un tantino riluttanti ad ingoiare una preda più grande e navigata di loro. Supponiamo però che l’establishment li abbia rassicurati garantendo loro tutto il sostegno e supporto necessario. Supponiamo che i vertici di La Vis con un simile appoggio non abbiano più avuto paura di nulla e ancora oggi magari pensino di avere ancora quelle cambiali da scontare… E’ evidente che queste sono pure supposizioni per una fiction naturalmente, però intese a dire che Casa Girelli, a mio modesto avviso, è solo una comparsa nel cast. La domanda finale che sempre mi pongo è: il cda come lo inseriamo nel film?

  5. Claudio Claudio

    Accipicchia Marco, quando ho letto “…Non prendiamoci in giro … i conti non si fanno così !…” mi è venuto un colpo! Chissà cosa ha combinato stavolta Claudio, mi son detto. Invece poi leggendo il resto mi sono tranquillizzato. Il solito vecchio viziaccio mi son detto, che si impara nella scuola italiana e poi si vede nei talk show politici dove si straccia quello che ha detto quello di prima esordendo che è tutto sbagliato per poi argomentare un filone diverso e per nulla contradditorio. Le mie due risposte a erano specifiche a quanto da lui scritto ed in particolare a due punti che non condividevo: il scopo di La Vis di far girare soldi e di liberarsi di Casa Girelli.

    Bene, chiarito questo, penso senz’altro che le cifre che presenti siano giuste in generale anche se assemblate un po’ alla rinfusa. Il tutto conferma che dall’acquisto la nuova gestione è stata disastrosa ed improvvida sia dell’azienda vinicola che del progetto di speculazione edilizia. Il punto però che mi preme evidenziare è che è un po’ infantile prendersela con Casa Girelli e volerla “buttare”. Mi ricorda alcuni bambini che vogliono la bici da corsa nuova molto più grande di loro, poi cadono, si fanno male e non vogliono neanche più vedere la povera bicicletta e disfarsene alla prima occasione. Da un punto di vista imprenditoriale tra la scelta di tenere il vecchio management e far senza Casa Girelli oppure di far senza il vecchio management e tenere Casa Girelli io non ho dubbi su quello che converrebbe. Si vuole fare uno spezzatino dell’azienda? Bene. Come faceva Richard Gere in Pretty Woman? Bene. Speriamo ai soci appaia poi Julia Roberts per distoglierli dal pensare al suicidio…

    1. curioso

      Gentile Claudio,
      è probabile che non mi sia espresso nel modo corretto. Quello che intendevo sottolineare nella faccenda Lavis/Girelli è il fatto che è stata fatta un’operazione strana, fallimentare dal punto di vista economico (oltre a FWI USA, verifiche la situazione e il contratto con UWI-CH). Sarei curioso di vedere i bilanci singoli…e il nr di bottiglie a marchio Lavis vendute. Per quanto concerne Girelli, 100.000 euro di utile su 46 mln …significa che non c’è! (vedi anche nota dei revisori della Federcoop).
      Aldilà di questo, quello che non mi torna riguarda la soluzione del caso. Si era discusso più e più volte, in merito al vino trentino, non riesco a capire perchè non si è optato per la soluzione prospettata da Pedron (ex AD GIV pagato profumatamente dalla PAT x quella consulenza) che era la più logica ed economica. Siccome, poi, senza gli aiuti della PAT, il gruppo sarebbe stato insolvente a giugno 2011 (lo sanno tutti…), mi chiedo se quei soldi pubblici e quindi anche suoi e miei siano stati ben investiti. Non dimentichiamoci che Lavis, come altre coop, ha ricevuto un sacco di contributi a fondo perduto e nonostante questo ha maturato 100 mln di debiti…
      Il voler tenere a tutti i costi Casa Girelli è abbastanza strano per una cantina sociale che vuole “vendersi” come espressione del territorio…
      Anche la faccenda Zanoni – CCIA mi sembra un pasticcio che non fa certo bene alla Cantina.

      Dobbiamo renderci conto che siamo costretti a competere a livello mondiale…il vino trentino, nel mondo, conta poco. Abbiamo la possibilità di fare sistema e squadra con 3 realtà importanti. Non vedo la necessità e nemmeno l’utilità economica di avere una cantina Lavis che fa l’imbottigliatore di Bardolino/Chianti/Valpolicella/Primitivo e fa concorrenza a Cavit e Mezzacorona.

    2. Marco

      Claudio sono d’accordo e infatti come ho detto a CaGi il lavoro lo fanno e lo fanno bene ma vista la tipologia di prodotto venduto (imbottigliatori industriale) i margini sono così bassi che non serviranno certo a pagare i debiti contratti (neachè i debiti per il trasferimento) … forse il vantaggio massimo è quello di mantenere quote di mercato.
      Secondo me a CaGi devono fare un lavoro anche di marketing e forse trasferire lì alcuni marchi LaVis che non sono molto attinenti ad una coop che vuole puntare sulla qualità, e lavorare e pensare da industriali.

  6. curioso

    i vari commenti sono tutti interessanti. La cosa vera e triste è che il Gruppo Lavis serviva e serve adesso a far girare soldi… (guardate il bilancio del 1998 e quello del 2008…).
    Non si spiegano in altro modo le scelte di poca trasparenza di federcoop e pat. Bilanci “oscuri”, manager mantenuti (+ o – ) nelle stesse posizioni. La volontà precisa di non disfarsi di aziende come Girelli che servono per fare fatturato (non utile). Si è persa la peculiarità della cantina sociale che si adopera per fare dei prodotti di eccellenza. Il timore è che la luce in fondo al tunnel (che le varie autorità avvistano) …non sia quella del treno che sta arrivando …

    1. Claudio Claudio

      Caro curioso, chiedo scusa ma io non vedo la tristezza nel far girare soldi…
      Posso anche vedere il bilancio consolidato della La Vis Sca chiuso al 30.06.11 che riporta un Totale Valore della Produzione di € 86.843.860 e fino a qui non vedo ancora motivo di tristezza nel farli girare questi 86 milioni. Le sette sorelle di cui è composto il gruppo La Vis Sca (Ethica, Casa Girelli, Basilica Cafaggio, F&F, Poggio Morino, Cesarini Sforza ed Egon) avrebbero comunque fatto girare soldi anche da sole (forse con l’esclusione dell’ultima). Non credo che la mission della La Vis formato “Gruppo” fosse quello di far fatturato. Magari ha fatto il favore all’establishment di acquistare Casa Girelli per evitare che qualche azienda non-trentina si fosse insediata nel ns territorio. Tutto poteva andare a gonfie vele se non per un piccolo particolare: i vertici non hanno mai voluto far entrare managers capaci e competenti per farsi guidare in un mondo che non sono mai stati all’altezza di capire e dominare. E purtroppo il cda non si è mai preoccupato di questo…

      1. Claudio Claudio

        Al caro curioso vorrei anche aggiungere, per correttezza di informazione e non perché voglia in alcun modo difendere l’indifendibile che ben sappiamo, Casa Girelli ha chiuso il bilancio del 30.06.11 con un attivo di €102.760 su un Valore Totale della Produzione di €46.535.453 (+5% sull’anno precedente). Visto il relativamente basso indebitamento in rapporto ai ricavi (rispetto alle altre sorelle), l’avviamento e gli assets tangibili e intangibili, forse è ancora la meno “instabile” del gruppo… Il caso “F&F-Usa” non credo sia corretto imputarlo come responsabilità diretta a Casa Girelli.

        1. Marco

          Non prendiamoci in giro … i conti non si fanno così ! la LaVis nell’aquisire CAGI + Basilica Cafaggio+Novaledo, ha speso più di 20 mln di euro la cifra giusta non la so ma credo che dovrebbero essere 26 mln valore di partecipazione di Ethica in CAGI oltre a questo costo (che grava sul bilancio di Ethica e LaVis) si devono aggiungere le perdite della società per più di 12 mln di euro in 5 anni (compresi F&F wine) a questo punto una società che richiede un investimento di 26+12 mln di euro e fa utili per 100.000 euro e porta a casa (cioè LaVis che è la proprietà) negli ultimi anni quasi zero se si escludono e falsi compensi ai vecchi amministratori multati dall’agenzia delle entrate per 1 mln di euro (soldi gia messi a bilancio nell’esercizio 2010 per cui già persi) non mi sembra un gran investimento se si esclude il fatto che almeno a Casa Girelli 70 persone lavorano e lavorano bene …
          40 mln di euro che non cerano sono il grosso del debito LaVis, questo debito per l’aquisizione di una spa doveva essere valutato meglio e dovevea dare un ritorno maggiore ……. che come per sorpresa era quello portato dalla SPECULAZIONE IMMOBILIARE non dal valore aggiunto dell’azienda.
          Questa speculazione doveva valere 24 mln di euro per il managment LaVis (nuova struttura per un valore di 18 mln di euro + 4/6 mln di euro di liquidità) e invece il risultato finale è:
          – 13.6 mln di euro dei quali 1.5/2 costo di demolizione, 3.5/4 trasferimento linee alla LaVis 7/8 mln di euro per abbattere il debito … e che vada tutto bene …… per obiettività si devono aggiungere 4 mln di euro per le vendite di Novaledo e poi la metà di Basilica Cafaggio per un valore di 5 mln di euro; per cui l’investimento iniziale non ritorna.

    1. Addirittura denunciati….. ellamadonna lorenzo …. e perché mai…? perché raccontiamo un Trentino meno imburrato e impomatato di quello che esce dai comunicati stampa di agenzia stefani? Su su dai…. prendila come va presa…e fatti una bella risata….o un bel pianto…e lascia stare….. le procure…

    1. marino

      E io che pensavo che il neopresidente della La-Vis era Matteo Paolazzi. Invece scopro dal comunicato stampa della PAT che è un certo Stefano Paolazzi ! Sarà il fratello ? Il cugino ?

  7. marino

    Grazie della solidarietà ma la mia posizione non cambia di una virgola, accà nisciuno è fesso . La schiavitù è stata abolita , quindi io mi sono rotto le palle di lavorare gratis , solo per garantire uno stipendio da nababbi ai dirigenti e consulenti della La-Vis . Il giorno che tornerà ad essere una cooperativa di proprietà dei soci magari ci tornerò, finchè sarà proprietà privata di qualcun’altro è meglio salire sull’Aventino . Quanto al rimanere per fare la voce critica mi scappa da ridere , questa dirigenza tutto vuole tranne avere attorno delle teste pensanti , basta vedere in che modo hanno pilotato le nomine di presidenza e cda , tanto per non avere nessuno che li contraddice . Ma forse nessuno di voi è stato recentemente ad una assemblea , forse capireste meglio quanto poco sono considerati i soci . Io sono un piccolo contadino per passione e divertimento , per fortuna ho un altro lavoro , però sono stufo di regalare la mia poca uva . La solidarietà invece la dovete portare a chi con la campagna ci deve effettivamente mangiare , e mi spiace soprattutto per i giovani, che vedendo tutto questo malaffare perdono la passione ed abbandonano la campagna …

    1. MarcoR

      Marino mi dispiace molto se una persona come te (almeno da quello che leggo dai tuoi post) se ne va dalla LaVis anch’io sono un piccolo socio della Cantina e tutte le persone che se ne sono andate in questi 2 anni hanno lasciato nella base sociale un grande vuoto di pensieri.
      Ma visto come è stata gestita la fase di fine commissariamento non posso darti torto … tutto prestabilito ma all’apparenza massima democrazia con Zanoni che declama lodi ai consiglieri e viceversa, a parte alcune eccezioni che si perdono per mancanza di appoggio e di base sociale critica.

  8. marino

    Preciso e puntuale l’intervento dell’amico Massarello , ovviamente lo condivido in pieno… Magari dopo il torchio verticale reiintroducono anche lo scarico delle uve con le forche come si faceva 40-50 anni fa , dai genietti strapagati che si occupano di marketing ( o marchetting ??? ) alla La-Vis ci si può attendere di tutto ! Che dire , tanta amarezza, l’unica consolazione è che le hanno combinate così grosse che finalmente mi sono convinto a prendere la decisione dolorosa di andare a portare l’uva da un’altra parte . Ovviamente a loro non fregherà niente , a me resta invece la soddisfazione di pensare che non contribuirò più a mantenere la nuova casta che si è insidiata nell’era Zanoni . Giuro che piuttosto lascerei l’uva a marcire sulle piante, tanto per quelle 2 lire che mi danno … Bene ora basta sennò divento noioso , buona vendemmia a tutti !

    1. Massarello

      No, Marino, ripensaci: La Vis ha bisogno di soci critici e competenti che inducano la dirigenza a maggiore umiltà e realismo. Problemi grossi ne troveresti anche altrove. Cooperare non è fuggire per evitare i bocconi amari, ma impegnarsi assieme per tornare al top. Il posto che compete a voi soci, molto prima che ai dirigenti.

      1. Sono d’accordo anch’io con Massarello: Marino non mollare RESISTI, sei un leader, rimani e combatti avrai certamente più gloria che fuggire in esilio.
        Dobbiamo combattere tutti uniti anche contro chi vorrebbe, come bene dici te, far tornare gli agricoltori ad usare “la forca” o il cavallo per non inquinare e magari coloro che ci condizionano a fare questo pretendono di arrivare nei nostri campi con i fuori strada targati P.A.T. o F.E.M.

        1. domus

          non mollare Marino!! non credere che altrove la situazione sia migliore!! e’ giusto che i soci rimangano e aiutino gli operai e chi ci sta mettendo l’anima in cantina ad uscire da questo momento!!

              1. Gianni… mi sembrava di essere stato chiaro, le cose troppo sinistre o il loro contrario non mi appassionano pertanto non chiamarmi come lui… ti prego non è stato un bell’esempio nella storia, piuttosto mettimi al pari di Schiettino… ha fatto meno danni.

  9. MarcoR

    Commento lucido e centrato della situazione LaVis; aggiungerei anche che i manager così fatti che abbisognano di uno staff di consulenti e aiutanti perchè abituati solo a “politicizzare” su dati che pervengono a loro da società di consulting ecc, non dovrebbero servire ad una azienda come la LaVis.
    Se poi quello che metti in bottiglia vale meno della bottiglia stessa e quello che hai come marginalità serve per pagare parecchie centinaia di migliaia di euro (200.000 solo di AD) chi studia siffatte strategie …. allora i conti non tornano.

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