Il debito del vino trentino

image_mediumSempre istruttiva la lettura del sito “I numeri del Vino”. In home page oggi compare l’analisi sullo stato di indebitamento dell’industria vitivinicola italiana. Un approfondimento basato sul report diffuso da Mediobanca Research. Rinvio alla lettura dell’intero post firmato da Marco Baccaglio. E mi limito ad esporre qui brevemente i numeri riguardanti i due grandi gruppi cooperativi trentini, Mezzacorona (che appare in testa alla classifica) e Cavit (che invece si posiziona in coda alla classifica).

MEZZACORONA: Debiti finanziari: 165 milioni di Euro (+4,5% rispetto al 2006); Rapporto debito e valore aggiunto: 5,3; Rapporto debito su patrimonio: 1,44.

CAVIT: Debiti finanziari: 24 milioni di Euro (-13,9 rispetto al 2006); Rapporto debito e valore aggiunto: 1,7; Rapporto debito su patrimonio: 0,51.

– I Numeri del Vino: Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2011, MBRes

CONDIVIDI CON

7 Commenti

  1. Claudio

    Trovo che spesso quando si fanno comparazioni tra bilanci aziendali sia come entrare nella casa degli specchi al luna park. Ci sono simpatici effetti che allargano, restringono, alzano, abbassano la figura dell’azienda e uno esce dal percorso un tantino divertito e al tempo stesso smarrito. Due piccoli esempi:

    1) nella classifica delle aziende vinicole italiane per debiti finanziari c’è in ultima fila Botter con €5mil di debiti, ma… non c’è la Lavis o il Gruppo Lavis… mistero!

    2) Mezzacorona espone €165mil di debiti e Cavit €24mil. Nella cifra di Mezzacorona sono esposti tutti i debiti del gruppo inclusa anche la componente frutta mentre nel caso della Cavit solo i debiti della cooperativa di 2° grado. Se volessimo vedere le cose in maniera obiettiva vedremmo che Cavit ha sempre intelligentemente esposto i suoi dati (good company) ma se obiettivamente, visto che è al centro di un gruppo di 11 cantine sociali, si sommassero anche in questo caso i debiti del gruppo ovvero delle 11 cantine socie vedremmo un’altra storia: solo aggiungendo i debiti di 2 cantine socie si arriverebbe facilmente a €72mil e se poi aggiungessimo i debiti anche delle altre 9 cantine socie mancanti allora forse potremmo vedere Mezzacorona e Cavit con lo stesso specchio.

    Sarà per questo e per molti altri motivi che io preferisco l’analisi singola azienda per azienda, perché ogn’una ha una sua realtà particolare e spesso unica.

    1. marino

      Caro Claudio, leggendo bene l’interessante articolo si trova la soluzione al tuo quesito . Infatti l’autore specifica che si tratta dei dati finanziari delle PRINCIPALI aziende italiane . Evidentemente la La-Vis , come singola o come gruppo , non rientra in quelle aziende definite principali… o almeno io interpreto così …

      1. Claudio

        Caro Marino, è comunque un bel pezzo ed è senz’altro indicativo. Io però direi che sono 16 aziende prese a campione perché a mio modesto avviso non rispondono né al criterio delle maggiori aziende italiane in ordine di grandezza per fatturato nè a quello delle maggiori aziende italiane in ordine di debito finanziario. In questo caso quindi abbiamo dei grafici che rispondono al campione, un po’ come le tabelle di Floris a Ballarò quando presenta i sondaggi fatti per le vie di Milano o Roma: dipendono da chi passa per la strada in quel momento. E’ un’altra dimostrazione che nella nostra cultura bizantino-moresca-borbonica il rigor logico fà venire la cefalea, per cui è sempre meglio evitarlo se possibile. (…almeno finchè non arriva la Merkel, la BCE, il London Stock Exchange, Wall Street, Moodys…)

        1. marino

          Effettivamente sarebbe interessante capire con quale logica hanno messo le aziende in questa classifica, magari proprio a casaccio come dici tu . Anche perchè se parliamo di debiti credo che ( purtroppo) la La-Vis non abbia niente da invidiare a nessuno , sarebbe in alto in questa poco gloriosa classifica ! Soprattutto se rapportiamo il debito al fatturato… Condivido anche il fatto che è difficile fare comparazioni , ogni bilancio è interpretabile a seconda di come lo si guarda , poi ognuno tira le sue conclusioni . E’ un po’ come il discorso delle tabelle prezzi delle varie cantine , difficili da confrontare e paragonare . Ma tra un po’ è ora di bilanci ed assemblee , prepariamoci ai confronti al bar tra soci di coop diverse !

  2. Questo eccesso di polemica, questo linguaggio estremistico al limite della legalità, sta facendo morire il blog: da giorni non ci sono più commenti. Cari Cosimi, vi consiglio di tornare allo spirito iniziale, più collaborativo, meno violento, meno polemico. Se continuate su questa strada non vi seguirà più nessuno. I trentini sono persone moderate e ragionevoli e non si faranno mai trascinare da voi in un avventura settaria e inconcludente.
    Con affetto
    Mario F.

    1. Cosimo Piovasco di Rondò

      Caro Mario, il tuo commento postato sotto un post in cui si esibiscono i numeri di Mediobanca produce un effetto perlomeno surreale: Mediobanca come il leonkavallo….?
      Quello che dici, però, in termini generali probabilmente contiene della verità: noi ci siamo radicalizzati in corrispondenza ad una chiusura più marcata e più blindata da parte di coop e di istituzioni. Perché, vedi, l’estremismo sta da entrambe le parti. E più loro diventano radicali nelle loro decisioni e nelle loro posizioni più costringono noi ad assumere atteggiamenti estremi.

    2. Claudio

      Caro Mario, è sempre un bel dilemma per chi, come i Cosimi, si propone di scuotere le coscienze e di passare dalla passività del qualunquismo all’attivismo. Si trovano di fronte al solito mistero italiano, dove tutti al bar o dal barbiere si mostrano guerrieri pronti a dare il sangue contro gli scandalosi sopprusi dei potenti di turno ma appena gli metti un mestolo in mano e gli dici: daì che andiamo a combattere, ti rispondono con un mezzo sorriso e cambiano discorso. Non solo i trentini ma anche gli italiani per la maggior parte sono dei moderati: lo sanno bene i politici, gli ecclesiastici, i baronetti, le lobbies ecc. ecc. Peccato solo che non è con la moderazione che si cambia per il meglio il Paese. O almeno io ne sono più che convinto. Ma è altrettanto vero che solo due-tre Cosimi non possono cambiare lo stato delle cose. Quindi anch’io mi aggrego a consigliare loro di adottare uno spirito più serafico (magari angelico, calmo, tranquillo), non fosse altro perché da noi radicalità ed estremismo non muovono nulla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *