Trattatello breve sull’inettitudine

L’ultimo intervento di Massarello (qui) è di estrema attualità e attuale drammaticità. Il fatto che chi arriva “dopo”, meglio pagato di quelli di prima e chiamato come salvatore del Trentino per tamponare le inettitudini di ieri, le perdite di tempo della politica, da noi è un fatto ormai quotidiano. Un fatto che deriva dall’essere “Isola Felice”! La perdita del lavoro passato, delle informazioni raccolte solo pochi anni fa  – ben fatte e meticolose – è svago di una politica al tramonto, quella che fa solo politica, la politica della “carega” ma che capisce e lo capiamo anche noi però che ha combinato davvero poco. Parole, parole: e oggi siamo combinati così!  Da nord a sud. Grazie ai tecnici di pochi decenni fa, certo non del tutto imbecilli e grazie all’Austria (è inutile negarlo ma anzi fare tanto di cappello) eccoci alla totale confusione di territorio, vitigni, sistemi di cultivar, organizzazione e per finire alla “promozione”, la lampada di Aladino che viene soffregata di continuo per distrarre gli umili e fare arrabbiare gli attenti. E’ sempre la stessa cosa però : una promozione totalmente scostata dalla realtà, da ogni obiettivo di media comune commercializzazione, ben condita però da veline e presentazioni – qui e lì  – che non risolvono nulla ma hanno solo sapore di naftalina e di acqua calda già inventata. Il settore vitivinicolo continua a dibattersi in ruoli diversi: da una parte i Consorzi che ricevono sempre caritatevole mano dalla cosa pubblica, in mezzo i privati che se la battono ogni giorno con la loro mancanza di imprenditorialità e infine gli agricoltori, puri e semplici, che proseguono in coltivazioni in cui credono sempre meno, e spesso meno che meno. Il nostro Grande Stato Autonomo e Provinciale, tenta da anni di rilanciare il settore (nei ritagli di tempo), volendolo guidare attraverso organismi sandwich, per condurlo per mano come se coloro che vivono ogni giorno in questo settore siano dei sottosviluppati mentali. Bisogna attendere, come sempre. Le rivolte contadine del post-medioevo le abbiamo dimenticate perché da noi (civiltà e democrazia !) si ricorre in agricoltura ad una sorte di voto di scambio. Valli e vallate sono piccoli feudi di nuovi, piccoli, politici feudatari.  E tutti contenti. Non sarebbe male se questi nuovi padroncini combinassero qualcosa, raggiungessero anche qualche piccolo risultato documentabile in chiaro per le comunità. Ma tra un email, un Iphone, e un intervento consiliare e partecipativo a qualche manifestazione – fatti tanto per fare – mentre in Italia si sta giungendo alla canna del gas in Trentino, almeno, si sta arrivando … al collo della bottiglia. Ottimo Massarello – Grazie: deve finire il tempo degli esperimenti, di cazzeggiare per i fatti nostri che non lo sono più, ma proprio più, essendoci tutti dentro. Tutti insieme annebbiatamene. Dai vertici fino alle vigne!

Per finire – ecco un obiettivo del passato: il turismo doveva essere elemento trainante del Trentino e anche dei suoi prodotti. Vino compreso. Roba da ridere ora! Che di tempo ne perdiamo sempre tanto e troppo lo si legge anche nel servizio, ottimo e documentato, sul Monte Bondone  –  che doveva essere la Seefeld ,la Verbie’ della città:  qui

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2 Commenti

  1. Wyatt Wyatt

    Lucidissima e amarissima analisi….eppure, basterebbe alzare lo sguardo dalla cartina geografica rappresentante il Trentino, sulla quale i nostri occhi sono puntati, per renderci conto di cosa succede dalle altre parti.
    In Alto Adige per esempio, oppure in Langa in Piemonte, in Toscana partendo da Greve o Radda e già fino a Pienza e Col d’Orcia (e non solo), in Puglia, zona salentina e altre limitrofe. ma si potrebbe continuare in Veneto zona Prosecco, nelle Marche terra di Verdicchio ecc.
    Cos’anno in comune tutte queste zone? La centralità del vino legato al territorio come fattore di identitarietà; il territorio, il turismo, i prodotti della terra, l’olio, il vino sono rappresentativi di quelle realtà.
    Bevendo un Chianti Selvapiana o un Brunello di Monsanto vi si riconosce il territorio, così come bere l’Es di Gianfranco Fino o il Patriglione del grande Cosimo Taurino; e che dire di un Barolo di Rinaldi o Cappellano o una Barbera di Conterno?
    E da noi? Ci sono degli esempi, bravi viticoltori che si danno da fare, ma non basta….cosa bisogna fare per scoprire la nostra identità, per trovare anche noi il genius loci perduto?

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