Il Pinot Grigio e i Non Luoghi

Ringrazio Claudio che con il suo post scriptum all’intervento precedente, mi spinge a tornare sull’argomento pinotlandia. La fotografia del famigerato cartello affisso alle porte di Roverè della Luna a cura della Strada del Vino e dei Sapori della Piana Rotaliana e della defunta Trentino Marketing, la ho trovata ieri sera sfogliando facebook al bar, fra un bicchiere e l’altro di TRENTODOC (una bottiglia a mio parere piuttosto modesta: 600 UNO – Concilio Vini. Ma questo a volte passa il convento). Quando la ho vista, la foto non la bottiglia, ho messo subito in ordine alcuni pensieri da infilare in un eventuale post. Poi, stanotte, ho pensato che forse, in fin dei conti, tutti i miei pensieri sarebbero risultati ridondanti, rispetto alla forza espressiva di quella foto accompagnata dal titolo Strada California. Ma siccome le dita mi scivolano con facilità sulla tastiera, rieccoli qui i miei pensieri di ieri sera, così come me li ero appuntati in testa.

strada-del-vino-rotalianaZONA DEL PINOT GRIGIO – STRADA DEL VINO E DEI SAPORI DELLA PIANA ROTALIANA  – TRENTINO. Leggendo questo cartello mi viene in mente una di quelle leggende digitali che ancora circolano in rete. Le profezie, anzi le bufalebugie, che si autoavverano e si auoverificano. E non c’è niente da fare: provare a smontarle è tempo perduto.  Non ci riesci. Dunque, c’è una poesia, si intitola Lentamente muore, scritta anni fa da una brava giornalista, e poetessa, gaùcha, Martha Medeiros. Lo scritto è carino, ma insomma non siamo alle vette della letteratura mondiale. Eppure per qualche ragione, in rete, questa poesia è stata attribuita a Pablo Neruda. Ci cascò perfino un colto e raffinato parlamentare italiano che la citò, attribuendola al Nobel, in un suo memorabile intervento in aula. Da dove abbia avuto inizio questa bufala letteraria è difficile dirlo. Ma ancora oggi, nonostante le numerose precisazioni degli editori che in giro per il mondo curano l’opera omnia dello scrittore cileno, la rete continua ad attribuire questa poesia a Neruda. Digitare su google la chiave di ricerca lentamente muore, per credere. La bufala ormai si è autoavverata. E non c’è niente da fare. Nessuno più riesce a smontarla.

Torniamo a Pinotlandia. Leggo il post pubblicato nei giorni scorsi dall’amico Primo Oratore, sull’ottimo Osservatorio del Vino. Il blogger racconta con mitezza e stile la sua recente visita alla Cantina Sociale di Roveré della Luna. E riassume le parole degli amministratori e dei tecnici dell’azienda. Ad un certo punto esce fuori il discorso del Pinot Grigio. Da quelle parti, si intuisce, sono tutti d’accordo nel considerarlo se non un autoctono, almeno un descrittore forte del territorio. “Il vino veramente autoctono è … il pinot grigio. In cantina – trascrivo letteralmente dall’Osservatorio – il direttore Gallo ha trovato vecchie carte dei mitici anni 60 che riportano il conferimento di pinot grigio in quantità in cantina”. La bufalabugia, dunque, si è autoavverata: nel sentire comune, nella percezione vissuta e agita, il Pinot Grigio (vitigno internazionale che più internazionale di così si muore) è diventato elemento identificativo, non solo economico, ma anche sociale e storico di un territorio, tanto da indurre qualcuno addirittura a cimentarsi in improbabili ricerche storiografiche. Dunque, a differenza della poesia erroneamente attribuita a Neruda, qui è facile immaginare da dove sia nata questa leggenda roveraiter-cooperativa-rotaliana. Dalla strategia commerciale – e poi  produttiva – a cui si è ciecamente affidato il management deterritorializzato e deterritorializzante che guida, e ha guidato, le  centrali industrialistiche del vino trentino; a cui si sono inchinate (inginocchiate e messe a novanta gradi) anche le istituzioni (Strada del Vino e Provincia, questi i due marchi che compaiono sul cartello). Si è autoavverata a tal punto, questa bufalabugia devastante – devastante perché cancella la memoria e fa piazza pulita del profilo antropologico di un territorio – da essere vissuta come una verità dogmatica. Come un’icona concettuale indiscutibile a cui affidare la rappresentazione sintetica di un territorio. Uno dei tanti, e nemmeno il più significativo, fra le migliaia di territori che nel mondo affidano le proprie fortune economiche al Pinot Grigio, dalla Val d’Adige veronese alla California.   La manipolazione culturale e sociologica si è autoavverata e si è simbolicamente iconizzata in quella scritta: Zona del Pinot Grigio. Ricerche storiche comprese.

Insegnava Marc Augè, antropologo francese di un certo valore e di una certa autorevolezza, che la distinzione fra un Luogo e un Non Luogo, da un punto di vista antropologico, passa attraverso la verifica di alcune categorie interpretative: quelle di identità, di storicità e di relazionalità. Non mi pare che il PinotGrigio-McDonald’s, potentissima macchina che produce denaro  e che annichilisce storia (perché la storia non principia nei mitici anni Sessanta del secolo scorso), identità territoriale e relazionalità consapevole, riesca ad integrare significativamente nemmeno una di queste categorie. Consiglierei, quindi, di cambiare la scritta che appare alle porte di Roverè della Luna e di sostituirla con questa: Non Luogo del Pinot Grigio. Potrebbe essere addirittura turisticamente più attraente, non fosse altro perché desterebbe qualche curiosità, di quella attuale.

 

Ps: credo sia abbastanza chiaro che tutto questo pistolotto non ha niente a che vedere né con le mie preferenze in fatto di bottiglie – talvolta bevo con piacere anche qualche Pinot Grigio – né con con una mia presunta ostilità nei confronti del vitello d’oro del denaro. A cui anzi mi dedico con una certa appassionata efficacia. Il discorso, mi auguro si sia capito, è un altro. Ma proprio un altro.

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374 Commenti

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  6. anonymus

    X337:licenza poetica.Ancor peggio non mi stava bene perche’ il ” piu’ “rafforza .Ma questo può provocar scintille e per reazione mandare tutti a scuola?
    Ps:
    Purtroppo la qualità delle argomentazioni che metti nel post non ti lascia altro che provare far la maestrina che con impegno corregge l’ortografia della poesia paragrafata.
    Non per essere sgarbato,ma conosco donne critici migliori.

  7. castigamattacchioni

    Evviva la zona dell’asparago e del suo non luogo
    certificato!
    E della patata della Val dei gr.
    E de pg valdadige e trentino..
    Ma ora a ore 8:
    Spending rewiew per tutti ,anche lo zio Sam apprezza , noi un po’ meno.

  8. anonymus

    X333: quelli (Romina &c) sono dei tuoi e vedo li conosci piuttosto bene, ma le osterie di cui parlavo
    non sono propriamente quelle che hai frequentato tu, ti ho sopravvalutato.Lì la musica era un’altra.Per il vino sei messo ancor più male.

  9. anonymus

    Per gmu: da eterno studente di osteria in osteria.
    Non ti offendere ma succede anche ai tromboni (di
    toppare).Non metto in dubbio la tua cultura…ma di vino…..non ne capisci molto.

  10. Anonymus

    Per gmu: post 197: accenti a gogo anche per te, che sembri ….erudito …ma qui sgrammaticato.Capita a tutti nella fretta di maldigitare, e non campare scuse, ke non ti credo. E la demenza resta “ne sto blog”.
    E ptc non ti farei guidare neanche un triciclo.

  11. Beppe

    Ha ragione Curiosa: questo blog, che qualche volta riesce ad essere interessante e stimolante e che leggo sporadicamente, sta diventando cimiteriale, con tutti questi commenti (80% spazzatura) sul Pinot Grigio e per il 15% off topic. Se andate avanti così non vi leggerà più nessuno. Cambiate argomento e cercate di essere più approfonditi e anche più documentati.

      1. Roberto

        Certo che se l’argomento fosse stato morto in partenza come dite voi due non si capisce come mai qui si siano succeduti oltre 300 commenti e da due settimane non si parli d’altro. Invece proprio partendo da un banale cartello, si è scoperchiata una bella pentola che forse quelli come te non non volevano fosse scoperchiata. Chissà perchè… 🙂

        1. Anonimo

          volevo dire che contestare quel cartello è una cosa al limite della demenza se si pensa che in trentino e in Italia forse penso pure nel mondo ce ne sono a migliaia a dir poco qua si voleva dire che quelli di Roverè sono degli egocentrici pensano pure di aver inventato il p. g. invece noi volevamo solo dire che quelle viti che si vedono in quella zona sono di p. grigio cosa c’è di male visto che la prima zona trentina che ha visto la coltivazione del pinot g. è proprio in quel di Roverè molti anni prima che si diffondessero poi in quasi tutto il trentino

        2. roveraider

          volevo dire che contestare quel cartello è una cosa al limite della demenza se si pensa che in trentino e in Italia forse penso pure nel mondo ce ne sono a migliaia a dir poco qua si voleva dire che quelli di Roverè sono degli egocentrici pensano pure di aver inventato il p. g. invece noi volevamo solo dire che quelle viti che si vedono in quella zona sono di p. grigio cosa c’è di male visto che la prima zona trentina che ha visto la coltivazione del pinot g. è proprio in quel di Roverè molti anni prima che si diffondessero poi in quasi tutto il trentino

        3. anonimo

          volevo dire che contestare quel cartello è una cosa al limite della demenza se si pensa che in trentino e in Italia forse penso pure nel mondo ce ne sono a migliaia a dir poco qua si voleva dire che quelli di Roverè sono degli egocentrici pensano pure di aver inventato il p. g. invece noi volevamo solo dire che quelle viti che si vedono in quella zona sono di p. grigio cosa c’è di male visto che la prima zona trentina che ha visto la coltivazione del pinot g. è proprio in quel di Roverè molti anni prima che si diffondessero poi in quasi tutto il trentino

        4. anonimo

          volevo dire che contestare quel cartello è una cosa al limite della demenza se si pensa che in trentino e in Italia forse penso pure nel mondo ce ne sono a migliaia a dir poco qua si voleva dire che quelli di Roverè sono degli egocentrici pensano pure di aver inventato il p. g. invece noi volevamo solo dire che quelle viti che si vedono in quella zona sono di p. grigio cosa c’è di male visto che la prima zona trentina che ha visto la coltivazione del pinot g. è proprio in quel di Roverè molti anni prima che si diffondessero poi in quasi tutto il trentino comunque il nostro è il miglior p. g.

          1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

            Hey Roveraider/Anonimo, saremo anche dementi…ma non serve ripetere 4 volte…già alla seconda..avevamo capito… anche noi…. te lo assicuro!

        5. anonimo

          volevo dire che contestare quel cartello è una cosa al limite della demenza se si pensa che in trentino e in Italia forse penso pure nel mondo ce ne sono a migliaia a dir poco qua si voleva dire che quelli di Roverè sono degli egocentrici pensano pure di aver inventato il p. g. invece noi volevamo solo dire che quelle viti che si vedono in quella zona sono di p. grigio cosa c’è di male visto che la prima zona trentina che ha visto la coltivazione del pinot g. è proprio in quel di Roverè molti anni prima che si diffondessero poi in quasi tutto il trentino comunque il nostro è un grande p. g.

              1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

                Ascolta Beppe: ‘cca nisciuno è fesso! Ma qualcuno sembra scemo…
                Ps: cosa c’entrano la democrazia e Orwell con un la pratica dello spam, cinque commenti uguali in mezz’ora?

          1. Maria

            Premetto che di vino non capisco molto. Ma mi pare assurdo che qualcuno faccia ancora finta, dopo 300 commenti, di non capire il discorso banale che è stato fatto nel post principale: ci sono cose che descrivono e comunicano un territorio e altre no. Sembra invece ne abbiate fatto una questione di onore.

              1. Maria

                Ti basterebbe chiedere a google per capirlo e per appurare che santa maria non c’entra nulla con l’impotenza descrittiva del Pinot Grigio. Ma bisogna saperlo usare ……..google….e invece temo tu appartenga a quella razza di uomini che sanno usare una cosa sola. C’è da augurarsi che almeno questa la sappia usare meglio di come usi il cervello… 🙂

                1. Anonimo

                  te faresti meglio a pensare ai ca… tuoi a saper usare bene te la tua b….se per te il cartello è sbagliato sono problemi tuoi mia cara e non farti tante pare per gli altri

              1. Maria

                ….E si permette anche di fare il permaloso… il nostro amico anonimo….; un consiglio amico mio: impiega il tuo tempo in modo più proficuo e studia un poco, perché le idee, buone o cattive che siano, hanno sempre bisogno di parole per essere spiegate. E tu, con questa tua zoppicante scrittura (?), rischi di non riuscire a farti capire da nessuno…

                1. Anonimo

                  certo che questo cartello che non serve a un cazzo secondo voi è riuscito a far scrivere 400 spam forse sta un pò sul cazzo ?

                  Maria:

                  ….E si permette anche di fare il permaloso… il nostro amico anonimo….; un consiglio amico mio: impiega il tuo tempo in modo più proficuo e studia un poco, perché le idee, buone o cattive che siano, hanno sempre bisogno di parole per essere spiegate. E tu, con questa tua zoppicante scrittura (?), rischi di non riuscire a farti capire da nessuno…

  12. curiosa&sospettosa curiosa&sospettosa

    Cosimo se non ti decidi a chiudere i commenti a questo post, il blog morirà ubriaco di Pinot Grigio. E permettimi di osservare che non sarebbe una buona morte!

      1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

        Ti dispiacciono i commenti o ti dispiace sapere che la tua cooperativa produce business – che poi viene riversato nelle tue tasche – con vini low cost di Pavia e delle Venezie e non con quelli del tuo Trentino e della tua Luna?

      2. Caro Giuliano è inutile essere quello che non si è.. per cui se c’è da criticare Cavit ( per quel che a loro può fottere..) si critica senza tante storie.. nè timori reverenziali.. > L’obbedienza non è più una virtù
        E gli altri scritti pubblici

        di Milani Lorenzo

    1. Claudio

      Caro Gianni, seppur in ritardo ti faccio comunque i miei migliori auguri di Buone Feste, (che estendo naturalmente a tutti i cari fratelli “dementi” del blog…). Ti ringrazio della bella notizia del “Top Choice” Pinot Grigio 2004 di Livio Felluga apparsa sul NYTimes del 23 Agosto 2006. Non mi spiego come mi possa essere sfuggita ma, come si diceva una volta: “meglio tardi che mai”… Questo vale anche per i corsi di grammatica per Luca Giurato & Friends Anonimi…

      1. Disastroso, banale, “scolastico”… ci vorrebbe la mano di Luis Bunuel per farne qualcosa.. oppure quella del mio amico videomaker “indie” Cobra Tarantino.. Chiama quelli di Cavit che glielo rifacciamo.. glielo.. quasi aggratisse.. bastano solo un paio di mensilità del loro lider-maximo..!

      2. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

        A parte la critica cinematrografica, immagino ti sia reso conto che nella linea costruita per Palm Ebay Cavit viene rappresentato da tre bottiglie estranee al Trentino: Pinot Grigio delle Venezie – Pinot Nero Provincia di Pavia – Riesling Provincia di Pavia. Il Trentino è stato cancellato. E questo la dice lunga sull’affievolimento del profilo territoriale nella strategia commerciale cooperativa.
        Ps: Nemmeno il famoso ed eccelso Pinot Grigio Lunare, hanno il coraggio di portare negli States. E questo mi pare dia forza al mio ragionamento circa quel benedetto cartello installato alle pote di Roveré, la cui funzione è esclusivamente autoconsolatoria per gli abitanti della zona, ma non produce alcun riverbero positivo all’esterno.

        1. Caro Cosimo, avevo visto ma, a livello subliminale, decisamente non considerato.. Il glamour anche di bassa lega che avvolge il video farebbe sfigurare qualsiasi velleità vinicol.modaiola.. Penso che anche negli Usa non sarebbe apprezzato oltremodo.. Meglio forse utilizzare The Night Agency…

          1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

            Morgan (e Giuliano) stiamo parlando di bottiglie low cost, quasi da discount… da questo punto di vista il video è abbastanza coerente nella sua semplicità e banalità per la tipologia di consumatore a cui si rivolge. Prezzo al consumatore 7,99 (dollari) ovvero euro 5,29:
            bit.ly/Vd5i6q

            1. Caro Cosimo concordo e dissento al tempo stesso ( sono quasi un Casini.. vinicolo..! ) il Neorelaismo era low.cost giocoforza eppure ha sortito dei capolavori.. Henry Moore usava la pietra, Melotti le lamiere.. Perchè anche i clienti di vini low.cost non dovrebbero avere il loro Terence Malick..??

              1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

                De Sica e Rossellini non vendevano Pinot Grigio al discount….mi pare. Oddio magari…ci sarebbe potuto usicre un Pinot (Grigio) Amaro.. ma insomma..stiamo parlando altro…

        1. Franco

          Morgan Usai, sono anni che rompi le palle a tutti su tutti i siti di vino. Non credi sia arrivato il momento di prenderti una pausa? E di farla prendere anche a noi, tanto nessuno ti capisce!

  13. Signora delle Vigne, che ti vedemmo dietro la rete della
    pineta
    Rassettare ai primi albori le case delle aquile e dei
    pastori,
    sulla tua gonna la stella del mattino arabescava le ombre
    ampie delle foglie di vite
    due api ridestate anzitempo ti pendevano ai lobi delle
    orecchie
    e i fiori d’arancio t’illuminavano la strada oscura e
    riarsa.

    (da Giannis Ritsos, “La signora delle vigne” a cura di Nicola Crocetti – Ed. Guanda)

  14. castigamattacchioni

    Per 259:intanto il cartello di zambana è scritto così.
    In seguito, slow food o no, lo asparago é proprio un bel prodotto da non luoghi (ma di quale varietà stiamo parlando, con quale probabile trans.).
    Chi ha occhi intenda!

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Sicuro che questo video faccia un buon servizio a questo romantico paese lunare? … A me suggerisce l’idea di un Soviet….. e non mi pare che i soviet siano tanto di moda…..
      Comunque siano nell’ambito di una comunicazione autoreferenziale e istituzionale che non comunica nulla. — però…contenti voi contenti tutti….

      1. Soviet?
        Se questo paese fosse veramente come un Soviet come dice lei allora io direi: “viva il Soviet”!
        Ma ho paura che il vero Soviet non conosceva la Democrazia, almeno quella fatta da libere votazioni come la conosce la Cooperazione di questo paese.

        Non serve poi che questo video faccia un buon servizio al paese, il paese è così, papale papale.
        Il video vuol mettere in evidenza una Cooperazione che funziona bene, capace di camminare con le proprie gambe, senza tanti contributi pubblici.

        Una Cooperazione che funziona dicevo e che proprio per questo viene spesso visitata da delegazioni estere per carpirne i segreti, ultimo in ordine di tempo la delegazione facente parte il “Progetto Erasmus” per manager di cooperative composta da cooperatori di 7 stati.
        Scusate se è poco.

            1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

              Capisco che l’apologetica cooperativa possa eccitare la fantasia e l’orgoglio dei cooperatori. E’cosa buona e giusta. Ma ad un certo punto, qualcuno afferma: “noi non abbiamo bisogno di altre banche…”. E’un modo semplice per raccontare di un sistema chiuso, della negazione della libera concorrenza e dell’economia di mercato. Senza i quali non c’è democrazia. Se non, appunto, quella sovietica, pardon quellla cooperativa. Basta intendersi sul significato da dare alle parole, per il resto con un po’ di buona volontà ci si mette senz’altro d’accordo.

              1. Carissimo Cosimo,
                è Natale, siamo tutti più buoni…
                pertanto mi permetto di risponderti con i versi di
                Giuli Bellani che mi sembra abbastanza attinente:

                “Non capisco
                preferisco non capire
                che starti a sentire
                cerco sempre una risposta
                ma non penso basti
                è inutile cercarla
                perché non riesco mai a trovarla.
                Sei tu che devi dire
                sei tu che dovresti soffrire
                se non sai cosa vuoi
                stai per i fatti tuoi!”

                1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

                  Ma grazie Tex…. non conosco Giuli Bellani, mi documenterò. Però devo dire che mi piace e mi pare ci sia della stoffa…. quindi grazie per il suggerimento. E ora, in questo tempo di solstizio te ne regalo una anche io, caro Tex:
                  Siamo tutti politici (e animali):
                  premesso questo, posso dirti che
                  odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di
                  [catalogo
                  esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare
                  nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso)
                  ma, per semplificare,
                  ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto,
                  a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce,
                  sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché:
                  amo, così, quella grande
                  [politica
                  che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao,
                  pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi,
                  spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva):
                  (e poi,
                  lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali)

                  1. curiosa&sospettosa curiosa&sospettosa

                    Cosimo Cosimo, addirittura Edoardo Sanguineti… ! E poi dicono che il Pinot Grigio non è poetico….Te ne regalo una io allora di Edoardo:
                    Primo vino

                    È il primo vino:
                    calda schiuma che assaggio
                    sulla tua lingua.

    2. Caro Tex ho visto il filmato interamente..
      con grande franchezza sembra la promozione del Valium.. Se volete vi faccio io un bel filmatone… che possa attizzare gli Investors.. eh..? Ho già pronto il titolo : La ragazza dalla pelle di Roverè della Luna..

      1. Carissimo Gianni, il video non credo sia stato commissionato da nessuno.
        Io penso, ma potrei sbagliare, che il video sia solo un omaggio da parte dell’Ufficio Stampa e Comunicazione della Federazione Trentina delle Cooperative ad un paesino piccolo che fa della Cooperazione la sua bandiera. Pensa, cinque cooperative “sane” in un paese di millecinquecento anime, semplicemente un record.

        Che tu poi sia capace di fare di meglio non lo metto in dubbio, penso solo che l’argomento a cui dal titolo si intuisce che tu vorresti cimentarti non abbia bisogno di pubblicità, tira… già per conto suo.

        1. Caro Tex la mia era pura ironia.. Qualsiasi fesso uscito dal DAMS con uno straccio di gramelot incomprensibile potrebbe fare meglio.. Vuol dire che cambierò il titolo del film.. dalla pelle di Luna alla pelle di Neve.. ( cooperazione included..)

  15. Claudio

    @#256 – Gli Asparagi… siamo fuori stagione ma và bene lo stesso.
    Sò che entrando a Bassano del Grappa, ad esempio provenendo da sud, c’è un bel cartello con scritto: “Zona dell’Asparago di Bassano DOP”. Infatti l’Asparago bianco di Bassano è a Denominazione di Origine Protetta (DOP). L’Asparago di Zambana è inserito nella categoria “Arca del Gusto – Slow Food”. Pertanto, se si vuole che quel cartello comunichi qualcosa di rilevante per chi transita tra quelle parti andrebbe appunto fatto come segue:

    Zona dell’Asparago di Zambana
    Arca del Gusto – Slow Food

    Troppo complicato?…
    … e Buon Sauvignon Blanc a tutti…

  16. castigamattacchioni

    Ieri passando sulla statale per lavis all’altezza di Zambana trovo il cartello marrone della trentino marketing con scritto “zona degli asparagi”(verdura tipica trentina autoctona)

    A questo punto la discussione sul cartello del pinot g. a rovere della luna penso debba essere estesa a quasi tutte le produzioni trentine cosi sponsorizzate(fra i vitigni il pinot nero, lo chardonnay,il muller th).Per ultimi gli asparagi e chissa’ quant’altro si trovera’ facendosi un bel giro delle valli.
    Cominciamo a mettere in discussione quasi tutte le nostre produzioni e vedremo dove si andra’ a finire.
    Un saluto bye.

  17. Anonimo

    cavit secondo me è stata una bella idea se poi durante la strada non ha avuto dei manager lungimiranti in special modo uno non le si può dare colpa poi ti dico io che le sociali trentine sul mercato sono state e tuttora sono catastrofiche non c’è nessuna strategia comune non sono capaci di valorizzare niente solo vendere al ribasso trovare 15 manager all’altezza è impossibile ne basta uno stolto per rovinare tutto

  18. pinot nero

    Non , ho mai detto che nessuna sociale in aa non abbia debiti. Comunque la chiudo qui, chi ci lavora ,ed é dentro , la veritá la conosce. Il resto é per sentito dire, e non mi interessa.

  19. pinot nero

    Tex, sono solo scuse, icapacitá e scuse, ti ellenco se vuoi 100 cantine private in tn aa, che esportano in giappone, usa, cina, russia, vietnam, ecc ecc. Su dai ! E molte sono piú piccole, e hanno meno contributi, ci vogliono solo persone competenti, con voglia di fare, e con due coglio…ni quadrati!!

  20. senza volto

    allora anche tu sei dei nostri Patty! comunque io invece, pur non essendo mai intervenuto, questi commenti li ho letti tutti di volta in volta e mi sembra che per lo più siano attinenti . secondo me è stata un’ottima discussione

  21. roveraider

    capirai se Mezzocorona & company stanno sotto a un Granata piuttosto fanno morire di fame i soci la storia dice questo federazione e contadini svegliamoci o ci moriremo sotto co questi manager dei miei cog….i

  22. roveraider

    ha detto giusto un marchio unico serve a poco se non si coopera sul mercato con la stessa strategia nel vino noi siamo debuttanti allo sbaraglio troppe primedonne in certe cooperative i soci sono stati soggiogati dai vari pifferai magici hanno creduto alle favole di manager scarsi ora si vedono i risultati prezzi da fame

  23. anonimo

    loro hanno capito circa 10 /15 anni fa che bisognava avere una regia centrale che decideva le strategie è stata una svolta noi non arriveremo mai lavis docet ognuno pensa solo al proprio orto si rubano i clienti sui mercati vanno sempre al ribasso cosi ‘ puo’ solo finire male le remunerazioni dei contadini non interessano a nessuno, l’unica voce che conta è il fatturato anche se fatto in perdita questo è tutto

  24. pinot nero

    Oggi mi sveglio polemico, strano, una domanda, visto che sono ignorante, se il pinot grigio di roverè é cosi buono (e spesso lo é veramente) e tutti lo vogliono ( questo un po’ meno) perché non si imbottiglia e vende qualche milione di bottiglie invece di lavarsene le mani dando tutto a mamma cavit? Discorso che vale un po’ con tutte le sorelline, passando dal Marzemino e via di seguito? Questa é l’unico modo per valorizzare un territorio, non mettendo cartelli, giusti che possano essere. Il fatto é che non solo il contadino se ne lava le mani una volta conferita l’uva, ( dalla pesa in poi si arrangia la sociale) ma pure la sociale stessa se le lava dando tutto a cavit, svalutando così il territorio. Così, non si fa bene ne ai contadini, alle loro terre, ai loro vitigni. Ora insultate pure ma questa é la verità e finche non lo accettate non ne uscirete.

    1. anonimo

      la cavit è nata per questo! il fatto è che lei dovrebbe commercializzare tutto il vino del trentino come fa la sede centrale di melinda se tutte le cantine trentine fossero sul mercato ne vedremo delle belle nel giro di 10 anni moriremo tutti di fame vedi lavis e non solo

      1. pinot nero

        Anonimo, in a.a. Ogni valle, con la sua sociale vende i propri vini, con il proprio marchio e il proprio territorio, e le cose vanno molto meglio che in tn, la fame la faremmo con o senza cavit, stanne tranquillo!

        1. anonimo

          pinot nero non pensare che in alto adige i contadini prendano tanti soldi dell’uva informati quanto prendono per ettaro e poi vedrai che se sparta piange atene non ha niente da ridere proprio per quello che diceva granata

          1. pinot nero

            Anonimo, io sono altoatesino, faccio l’enologo in mezza italia, trentino compreso, coltivo uva, e la conferisco, l’uva meno pagata, che é la schiava, si aggira sui 100 euro, il resto sale, parliamo di doc a 130 q, visto che igt se ne produce poco, e chardonnay vien pagato dai 120euro ai 145, e non parlo di progetti qualitá a q ridotti, piangono si , alcuni contadini, quelli di salorno, magre, cortina, che con il tanto amato pg, ultrainflazionato, si adeguano al mercato. Credimi conosco i mercati italiani, e esteri, non solo l’orticello di casa. Ma continuate pure a vederla come volte……

            1. anonimo

              non la dici tutta tirate sempre fuori quella dello dello chardonnay o del merlot e cabernet io conosco persone che la portano in alto adige e non sono rose e fiori come dici tu io parlavo poi di rese per ettaro reali non fantomatiche

              1. pinot nero

                Anonimo, tu pretendi che uva trentina, portata in a.a. Come vigneto dolomiti, o vino tavola, venga pagata come doc aa? Ma dove vivi? E cosa intendi tiriamo fuori quella dello chardonnay e del merlot? É la realtá, chiedi le medie di qualsiasi sociale, e poi ne riparliamo. Il fatto é solo uno, il territorio va salvaguardato, e in trentino non é cosi. A roveraider, se il pg di rovere tirasse come dici, la cantina di rovere dovrebbe vendere almeno 5 milioni di bottiglie a suo marchio, ma cosi non é. Quindi credi a ciò che vuoi, ma purtroppo, non é come la pensi. E a me dispiace un casino, perché ovunque io lavori sul territorio nazionale, l’unica cosa che mi interessa é il singolo territorio.

                1. Anonimo

                  troppo facile parlare così la nostra cantina non si è mai mesa a vendere in bottiglia noi non abbiamo il turismo che c’è in alto adige poi il fatto che venga venduto in bottiglia non vuole dire che sia buono sai quanto vino mediocre si trova in bottiglia poi guarda che chi compra il nostro vino non lo vende in damigiana non so dove vuoi parare secondo me il nostro p. g. non ha nulla da invidiare a nessuno. poi io non pretendo niente io non ho mai parlato di uva dolomiti non mettermi in bocca parole che non ho neppure lontanamente pensato io parlo sempre di doc

                  1. pinot nero

                    Anonimo, io penso che il massimo, che si possa fare, per valorizzare il lavoro dei contadini sia quello di prendere la loro ottima uva, trasformarla in un ottimo vino, venderlo ad un prezzo giusto, con sopra una bella etichetta con su scritto il nome del territorio. E non Cavit! Ma si puó benissimo pensarla in altro modo. Riguardo ai prezzi, penso basti guardare i fogli delle singole cantine e confrontare i prezzi delle uve.

                    1. Anonimo

                      guarda che fine e quanti debiti hanno accumulato molte sociali che si credevano più brave di cavit ci hanno solo smenato soldi a vendere in perdita sono capaci in molti guadagnare e non farsi inculare pochi

                    2. pinot nero

                      Sunquesto hai ragione, ma hai visto come sono state amministrate? E poi credi che cavit non abbia debiti….. Guarda che la realtá é molto piú triste di quello che pensi……

                    3. Anonimo

                      la realtà è triste perche’ bisognerebbe fare corpo nei momenti difficili invece ognuno pensa di fregare l’altro non sapendo che di li a poco poi finirà per fregare se stesso

                    4. pinot nero

                      Guarda che l’unico che viene imbottgliato fuori ( escluso quello di contadini soci di lavis o mezzocorna) é il pg. E sai perché ? Perché. Lo hanno inflazionato! E cavit, mezzocorona, margherita ecc ecc lo regalano! Non so chi tu sia ma la realtá non la conosci o la vedi distorta!

                    5. pinot nero

                      Giarda che nel commercio di vino ci lavoro, e i dati sono anche facili da reperire in cam commercio. Daci un occhiata prima di fare demagogia.

              1. pinot nero

                Anonimo, no, non sono rose e fiori. Ma 16900 euro meno 5000 di spese fisse fanno 11900 euro con 600 ore di lavoro. Un operIo in fabbrica a 1200 euro al mese, per 14 mensilitá fa 16800 euro, con ben 2160 ore annue. Quindi se quelle del contadino non sono rose e fiori, quelle di certi operai, sono solo spine!! E di costi ne hanno anche loro. Se la mattiamo sui conti, i conti sono quelli. E lavorano da dipendente, e non sembra in ambienti salutari. Ora non fraintendere, so che non tutti i contadini sguazzano nell’oro, ma credimi che altre categorie hanno ben piú da piangere.

                1. Anonimo

                  se noi calcoliamo che le imprese agricole in a.a.sono grandi circa 1,5 ha vuol dire che il reddito lordo è 25,3 togliamo 7,5 spese fisse =17,8 poi dobbiamo mettere gli eventuali mutui ne hanno tutti o quasi una pensione da fame quindi bisogna integrarla poi il rischio di impresa il mio discorso è un’ altro volevo farti notare che anche del bistrattato p. g.i soci altoatesini che conferiscono nelle varie sociali trentine prendono quei soldi per ettaro

    2. roveraider

      guarda che fare l’uva buona non è una cazzata voi pensate che venga da sola e pure fare il vino buono come non lo è pure lo è la commercializzazione a ognuno il suo quello che vuole fare tutto bene finisce con il fare tutto male

  25. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

    AVVISO AI NAVIGANTI:
    Fra ieri e oggi ho ricevuto parecchi messaggi, via facebook e in email, che, con toni più o meno urbani, mi consigliano di chiudere i commenti a questo post. Alcuni sostengono che la discussione ha preso una piega da bar dello sport. Altri sottolineano che questa discussione sta danneggiando l’immagine di Roverè della Luna.
    Ora, siccome considero questo spazio, uno spazio vostro, vi chiedo: cosa facciamo chiudiamo il post e passiamo ad altro o continuiamo a menarcela qui?
    Attendo istruzioni: qui o su info@trentinowine.info

    1. .. se chiedono la chiusura è perchè stiamo facendo ” palestra d’idee”… che dà sempre fastidio.. con buona pace dei bar-sport vari.. Andiamo avanti con il menaggio… e magari tiriamo fuori un menabò da tirare in testa a qualcuno..

  26. Che Melinda sia efficiente sul mercato tanto da trainare l’Alto Adige può darsi, ma un po’ di convenienza penso che ce l’abbia anche Melinda a coinvolgere l’Alto Adige. Penso che non serva spiegare il perchè… Così come un po’ di convenienza l’avrebbe l’Alto Adige a dialogare con il Trentino viticolo non fosse altro per tutti quei viticoltori atesini che portano l’uva nelle “nostre” cantine. Anche come Istituto Agrario esiste una collaborazione con Laimburg che va avanti da molti anni, è solo come politica di marketing che non si prova a collaborare. Proviamo da questo blog a sollecitare “le autorità” ad un incontro per vedere se c’è spazio per una collaborazione che ripeto sull’esempio di quanto avviene con le mele avvantaggerebbe entrambi.
    Che ne dite?

  27. roveraider

    secondo me i sutirolesi hanno bisogno di melinda in modo inversamente proporzionale ha quanto hanno bisogno per il vino in sintesi melinda è molto meglio di marlene sia come qualità che come immagine quindi hanno bisogno di melinda per questo motivo hanno messo li odorizzi nel vino è l’opposto se non c’è da guadagnarci manco ti cagano

  28. .. sempre il solito vizio da “provinciali”.. pensare che le cose le possano fare solo le grosse entità.. ” La Cavit deve fare il giro del mondo per statuto..” Perchè.. cosa succede se lo fanno le piccole aziende.. si offende il dio.Cavit..? Lesa maestà..?
    Dovete aspettare la bassa.di.passaggio come in caserma..? Vi mettono la multa se andate in Brasile o negli Usa.. cari, esimi, “governativi” produttori trentini..??

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Ostia, morgan…stavolta ti sei fatto capire più del solito…. la verità è che quello che dici purtroppo è vero: lesa maesta,,… il dio cavit…si incazza….se qualcuno prova a fare da sè ….e si incazza di brutto..credimi

  29. Mario Crosta

    Io spero anche che abbia fatto venir la voglia di bere il Pinot Grigio del Trentino, di venire a far le vacanze in Trentino, di bere gli altri vini del Trentino, di pranzare a base di pietanze trentine, di sciare sulle nevi trentine, di correr dietro alle ragazze trentine. Senno’ chiudete pure il blog, che senso ha chiacchierare e basta? A che servirebbe il vino? A ubriacarsi?
    “Ammè mmi” trovate a Campestrin in Val di Fassa, dall’altra parte dell’Avisio, magari ai prati della Luna verso la Valcrepa, o in Valcrepa addirittura. Direi che sono sempre lì, che non me ne sono mai andato, ma quando c’ero avevo un vino nella borraccia ed era quello lì, l’unico che era buono anche posato nella neve e non soffriva neppure sotto il sole su un sasso di dolomia. Parlatene bene, parlatene male, purche’ se ne parli.

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Credo che questi toni non abbiano fatto male alla discussione; non è un male dividersi e polemizzare anche con toni forti: è il percorso difficile per arrivare ad un punto di vista, più o meno condiviso. E non credo che questa discussione abbia fatto male né a Roverè della Luna né al Pinot Grigio. Penso, anzi, che abbia fatto bene: ci ha fatto riflettere tutti quanti su una delle questioni centrali per il trentino: il rapporto fra vino e territorio.

  30. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

    Sottoscrivo punto per punto..il punto di vista di Claudio. Questo era il senso del mio post, Claudio lo ha spiegato meglio di quanto abbia saputo fare io.

  31. Claudio

    E’ un dato di fatto per tutti (o almeno per quelli che “studiano” o si fidano si quelli che “hanno studiato”) che la coltivazione del Pinot Grigio è abbastanza diffusa in Italia. Con licenza poetica si potrebbe dire: “dal Brennero ad Erice” (Valle Isarco Doc > Sicilia IGT), “dal Monte Bianco al Carso” (Piemonte DOC, Carso DOC), “da San Benedetto del Tronto ad Anzio” (Marche IGT, Lazio IGT).

    Come affermato sin dall’inizio, non mi disturba per niente il cartello del post. Il titolo “Zona del Pinot Grigio” non è usurpato. Però non dà neanche una notizia degna di questo nome perché di zone del Pinot Grigio ce ne sono a iosa sia in Italia che all’estero. Alla comunità dei professionisti del vino, a tutta la catena commerciale ed al consumatore serve un Point of Distinction. Che non abbia simili da nessun altra parte dell’Italia e del mondo, che sia concreto, dimostrabile ed inattacabile. Faccio degli esempi puramente esemplificativi:

    “Zona del Pinot Grigio dal 1896”
    “Zona del Pinot Grigio – vigneti dal 1896”
    “Zona del Pinot Grigio – primi vigneti d’Italia”
    ecc.

    Non servivano dei geni per capirlo ma semplicemente era necessario confrontarsi con quelli che la materia la conoscono e della conoscenza ne fanno una professione. Il fatto è che, dall’età della pietra, dal punto di vista degli asini chi ne sa più di loro è sempre un “arrogante e presuntuoso”.

    Una postilla per el roveraider. Vorrei fargli presente che se gira un po’ l’Italia si sarà accorto che nella sua zona si è SEMPRE incassato abbondantemente di più della media nazionale e SEMPRE speso di meno nelle reti commerciali, marketing ecc. Mentre centinaia di piccoli produttori italiani o i loro responsabili commerciali fanno in un anno tre volte il giro del mondo a promuovere i loro vini, invece nella tua zona (escludendo Mezzacorona), a parte qualche scappatella qua e là in Germania o a Londra, ci si è sempre limitati felicemente alle sagre di paese dove bevete e mangiate tra di voi… Quindi i soldi ci sono… da qualche parte!

    1. Mirabile sintesi.. a questo punto propongo che anche la zona di Varese, patria del salvatore-tecnico Monti..
      diventi subito zona del Pinot grigio.. magari anche “gessato” visti e considerati gli abiti da beccamorto che indossa il premier..

  32. giuseppe02

    ciao a tutti voglio ricordare a tutti che il pinot grigio occupa nella classifica delle uve prodotte a livello mondiale il 47 o giu di qui leggo che :La bufalabugia, dunque, si è autoavverata: nel sentire comune, nella percezione vissuta e agita, il Pinot Grigio (vitigno internazionale che più internazionale di così si muore). Vogliamo riflettere un po???

  33. Anonimo

    però hai parlato giustamente di .a a. viti solo nelle zone vocate il resto ottime mele vedi in alto adige però hanno anche pinot bianco traminer pinot nero veltriner riesling schiava cabernet sauvignon ecc ecc loro puntano sulla qualità e la fanno emergere con qualsiasi vitigno

  34. pinot nero

    Xrovereider
    Credo che per un analisi seria ci voglia molto tempo, perché marzemino, teroldego, nosiola ecc, piacciano meno o hanno meno sex appeale ? Lavoro in piú regioni su piú varietá, non credo che gli autoctoni trentini abbiano meno potenziale, ma semplicemente solo pochi poduttori riescono a valorizzarli. I Lagrein per esempio in A.A. Ha avuto successo negli ultimi 20 anni grazie ad un modo di interpretarlo molto diverso da quello degli anni 70 e anche 80. Le varietá che danno vini diciamno di terzo piano sono ben poche, invece moltissime non hanno ancora trovato, tecnici e cantine che li trasformano da brutto anatrocolo a cigno. Lo so, ci sono varietá che anche se maltrattate qualcosa di decente lo danno, credo che invece i tre autoctoni sopra ellencati abbiano bisogno di cure e iterpretazioni ben diverse. Non sono trentino, ma lavoro anche in questa terra, ed io su questi vitigni ci scometto e ci lavoro, forse un giorno otterró il vino che ho in mente. Altrimenti spero che ci riesca qualcun’altro, perché il potenziale c’é!

  35. roveraider

    la strategia che paga in qualità è mettere le viti nei terreni vocati come in alto adige e sostenere altre coltivazioni nel terreni non adatti solo con la qualità ci si distingue però i saggi questo non lo dicono guarda che i vari marzemino teroldego nosiola vengono espiantati ci sara’ pur un motivo non incontrano per me i favori dei consumatori se sbaglio dimmi te il perchè non pretendo di sapere tutto

  36. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

    Mi permetto di intervenire nello spazio dei commenti, cosa che faccio raramente perché credo che questo debba essere lo spazio libero dei lettori e non degli autori del blog. Ma lo faccio, per provare in due parole a spiegare ancora una volta quello che ho tentato, malamente, di dire nel post. La mia intenzione non era quella di sputtanare il P.G. . Può piacermi o non piacermi, ma questo è un altro paio di maniche.
    Penso che in Trentino si sia commesso, e si stia commettendo, un errore fatale per la comunicazione dell’immagine enologica provinciale (e da questa ne discendono a cascata parecchie conseguenze): affidarsi tout-court ai vitigni internazionali (siano essi Pinot Grigio, Chardonnay, Müller Thurgau). Non credo di dire una cosa nuova né di dare una notizia, affermando che l’immagine del Trentino enologico oggi è fortemente appannata. Basta recarsi in un ristorante di Verona, non di Roma o di Napoli o di Torino, ma di Verona per accorgersene. Le liste dei vini, alla voce Trentino, sono scarnissime. Talvolta i brand aziendali provinciali molto forti, scivolano addirittura in altre regioni/province: Toscana, Alto Adige, Friuli. Potrei fare molti esempi, ma basta comunque avere la pazienza di sfogliare mister google per rendersene conto. Dunque, caro Roveraider, il problema non è, secondo me, il Pinot Grigio di Roverè – ma lo ho già ripetuto in mille modi – ma la strategia complessiva della viticoltura trentina che mostra segni di cedimento e di fragilità. E di ipocrisia: il documento finale approvato dalle famigerate commissioni dei saggi dopo due anni di intenso lavoro, contiene numerose affermazioni di principio che sembrerebbero voler privilegiare vini di montagna, vini autoctoni (e distintivi, ma qui siamo sul vago) e vini sostenibili. Allo stesso tempo, tuttavia, si continua a percorrere la strada dell’espianto di questi vitigni e a favorire la coltivazione degli internazionali in fondovalle (leggi le recenti dichiarazioni del presidente Orsi, per esempio). Mi pare un’ipocrisia imperdonabile. Che nuoce a tutti. Anche al Pinot Grigio. L’obiettivo del post era questo, soprattutto questo. Non lo sputtanamento, come lo chiami tu, del Pinot Grigio roveraidero. Se così invece è stato percepito, ti chiedo, vi chiedo, scusa.

  37. roveraider

    a me sembra che molti qui si sono impegnati solo a sputtanare questo p. g. se per voi non lo sentite come un vino immagine non lo mettete noi di Roverè visto che sono più di un secolo che lo coltiviamo ci siamo affezionati lo sentiamo un nostro vino è da noi che è nato il p. g. trentino che poi tutti sino saltati visto il successo sul carro è un’altra storia quindi quel cartello è più che legittimo per voi il fenomeno p. g .non sarebbe mai esistito

  38. Prosecco fux Pinto grigio.. > L’altra sera ero in centro a Milano e come tutti i fighi sono entrato da Peck per un aperitivo. E come tutti gli stronzi ho ordinato 3 spumanti. Generico come un medicinale. Arrogante qb. Interessato alla preparazione del beveraggio come un camionista turco interessato alla segnaletica stradale italiana.
    Per farla breve 3 calici di spumante 21 euro al banco (sono sempre stato incurante dello spread e sprezzante del pericolo ) I salatini erano compresi.
    MA
    Sorpresona. Ho bevuto il miglior prosecco degli ultimi 5 anni.
    http://endovinosa.wordpress.com/2011/12/page/4/

  39. Tex..!! I cinepanettoni amano il Pinot grigio > Si prepara a sbancare il botteghino con il cinepanettone di Natale, ….. e ricotta, accompagnati dai vini pinot grigio bianco custoza e soave. PUTTANOPOLI in quote rosa – La Cloaca.
    lacloaca.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9855397

    1. Claudio

      Gianni, non credo che il divinobruno si accontenterebbe di una DOC. Si aspetta come minimo una DOCG. Qualcosa come un “Vino Nobile di Vespone DOCG”. (Vorrai mica che il suo vino sia inferiore al tuo Vermentino di Gallura…)

  40. Claudio

    Per gli avventori che stanno facendo le ore piccole in questo post-osteria (sembra una di quelle sere tarde dove l’oste non riesce a sloggiare i suoi clienti e se ne deve rimanere appollaiato accanto al banco, un pò semi-incosciente per la stanchezza, noia e sonno…), aggiungo una lista di DOC il cui disciplinare autorizza l’uso del Pinot Grigio:

    DOC
    Breganze
    Carso
    Colli Berici
    Colli del Trasimeno
    Colli dell’Etruria Centrale
    Colli di Scandiano e di Canossa
    Colli Orientali del Friuli
    Colli Piacentini
    Collio Goriziano
    Friuli Annia
    Friuli Aquileia
    Friuli Grave
    Friuli Isonzo
    Friuli Latisana
    Garda
    Garda Colli Mantovani
    Lison Pramaggiore
    Montello e Colli Asolani
    Oltrepò pavese
    Vini del Piave
    Piemonte
    Sant’Antimo
    Torgiano
    Trentino
    Valcalepio
    Valdadige
    Valdichiana
    Vallé d’Aoste
    Valle Isarco

    Sono ca. 29 DOC, (S.E.&.O.), distribuite in tutto il nord Italia e direi diverse anche al centro Italia. Poi ci sarebbero le IGT naturalmente. Direi che quasi ovunque, nord e centro Italia, troviamo un camper che venda panini con la porchetta o hamburger, potremmo berci un fresco bicchiere di Pinot grigio a km 0.

    1. Claudia

      Questo elenco dimostra da solo,senza tanti paroloni e tante argomentazioni, che il pg non è un descrittore efficace di un territorio, non può essere un veicolo per comunicare una zona.

            1. anonimo

              ma non è neppure una gara a dove si può mettere il p. g. ricordatevi che siamo partiti dal cartello di Roverè alla fine proprio Cosimo ha detto che il cartello in sè è legittimo e anzi sarebbe meglio se specificasse qualcosa di più

    1. Claudia

      In linea di massima condivido il ragionamento svolto nel post: è difficile trasformare il pinot grigio in un identificatore territoriale riconoscibile. Poi non condivido i toni sempre taglienti e definitivi di Cosimo. Ma il senso del ragionamento, da persona che si occupa di vino e di promozione di marchi, questo si lo condivido.

    2. Claudia

      e ho chiesto all’amministratore del blog di chiudere i commenti perché mi sembra che ora stiano andando fuori tema, mentre fino ai primi cento mi sembrava fossero piu o meno tutti pertinenti.

  41. Claudia

    Cosimo, vista la qualità degli ultimi contributi, forse a questo punto faresti bene a chiudere i commenti a questo post. State tirando avanti una tiritera che non ha più alcun costrutto.

  42. Wyatt Wyatt

    Anonimo, Anonymus, Roveraider, Roveraidera, Gatto Silestro, Canarino Titty, Tacola, basta parlarve ados….”Estiquatsi !!!!!!! Grande Capo dice che Anonimo, Anonymus, Roveraider, Roveraidera, Gatto Silestro, Canarino Titty, Tacola si parlano troppo addosso? Si bevessero un buon calice di PG !!! Esiquatsi ha parlato….” Chi no se beve en cazo, se ciacera e basta….Senteve zo versè e bevè na bela boza de Pinot Grigio de Kofererhof!!! E po’ Canarino Titty…ocio che El gat Silvestro el te zompa nella gabia…!!!

  43. Anonimo

    facilmente la roverairera non è una roveraidera ma si spaccia per tale per me è al 100% una mezza gazana quindi è logico che sputi nel piatto perchè non è il suo o almeno non lo ritiene , se il vino è buono lo no si vede da chi lo compra e da quanto lo paga il resto sono solo chiacchere

    1. Gatto Silvestro

      Saaaaai, cara roveraidera…non si sputa nel piatto in cui si ha mangiato e nel letto in cui si ha scopato 😛 e poi…se vai nel vigneto non tirarti la zappa sui piedi!! ciaooo 😉

  44. tacola

    hai ragione mi dispiace che sia diventata una tiritera ma bisogna pur riconoscere anche il lavoro del contadino non deve essere sempre trattato come un asino solo con della buona uva si fa un grande vino

  45. tacola

    Sai l’erba del vicino è sempre più verde loro erano specializzati con le mele e noi con l’uva certi anni andavamo meglio noi e taluni loro certo dell’uva prendevamo più noi ma per i sol fatto che la nostra cantina era molto più parsimoniosa nelle spese extra poi noi avevamo la fortuna di avere molti terreni in cui questo pinot grigio veniva bene le loro in pianure sono per la maggior parte paludose quindi solo mele in alto adige non come in trentino !! per me il direttore Faustini è stato un grande, però dire che i contadini si sono solo arricchiti senza fare niente non mi va per me ognuno ha fatto la sua parte se te tex willer sei ricco io ne sono contento ma io tutta questa ricchezza nei contadini di Roverè continuo a non vedercela ciao

  46. roveretam

    roveraider: mochela lì che te sei pezo de na tacola…. !
    Ormai si è capito che hai perso il filo del discorso ammesso che tu lo abbia mai inteso.
    e spero di non rileggerti più

    1. Anonimo

      a parte il fatto che non è lei che puoi decidere chi scrive e chi non su questo blog ma che passi il fatto che i contadini di Roverè sono diventati ricchi non mi va perchè non è vero per niente mi piacerebbe sapere da sua eminenza quale è il filo corretto del discorso

  47. el roveraider

    te hai detto che si sono arricchiti arricchito vuol dire che è diventato ricco ecco allora ti dico che di contadini diventati ricchi ce ne sono ben pochi la maggior parte arranca fa fatica a far tornare i conti a fine anno per come la vedo io

  48. Il mio discorso era riferito al passato.
    Purtroppo.
    Poi sostenere ragionamenti tramite la media come fai tu ha senso fino ad un certo punto.
    E’ come la storia dei polli di Trilussa.
    Non credi?
    Comunque “detto tra noi” viva questa miseria…

  49. el roveraider

    per tex willer non so dove vivi te ma io di contadini ricchi ne vedo pochi anche in quel di Roverè se pensi che di media hanno circa un ettaro con 14000 euro di entrate meno 4000 di spese vive ne restano 10000 mettici 600 ore per ettaro per lavorarlo fai un pò te questo sempre se non hai nessun mutuo da pagare il che è quasi impossibile ormai al giorno d’ oggi quella del contadino ricco è una leggenda metropolitana ti saluto

  50. Pingback: DEGUSTAZIONE VINI CANTINA SOCIALE ROVERE’ DELLA LUNA « osservatorio del vino

  51. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

    @Lucio: anche un cartello con sopra scritto W IL PISELLO (o W LA GNOCCA, a seconda dei gusti) si può scrivere…..chiaro che tutto si può fare..chiaro!

  52. Lucio

    @anonimus: i cartelli sono della STRADA DEL VINO DEL TRENTINO… metterli più a Nord di dove è posizionato adesso non si può …. sono sul confine con il Sud Tirol….

    @tutti: ma perchè si rosica sul cartello? E’ una forma di pubblicità… come c’è il cartello Marzemino… Teroldego… Grappa… Casolet… si potrà pur apporre un cartello Pinot Grigio no?

  53. Pingback: » Il Piano Vino del Canarino

  54. castigamattacchioni

    A tutti:chiedo scuse per il linguaggio forse troppo colorito ma se se si danno per buoni certi sbagliati concetti o circostanze, senza qualche riflessione poi esplicativa si fa un danno grave piu di colui che li ha promossi.
    Bye bye.

  55. Anonimo

    mister finesse un corno quando una persona continua a ripetere fino alla nausea cose senza nessun fondamento come una zitella logorroica in menopausa ” bastava non scrivere niente” non puoi fare a meno di mandarla a c….ci sara’ pure la libertà di scrivere almeno la verità in questo paese

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Infatti caro anonimo, questo blog si ispira al concetto piu largo possibile di libertà di espressione: consente a tutti di scrivere liberamente anche in totale anonimato (almeno in pubblico) con il solo limite dei casi in cui si configuri un possibile reato o l’eventualità di una richiesta civile di danni a carico del sottoscritto e del titolare del dominio. Mi pare che piu libertà di così si muore. Mi pare.

  56. canarino titty

    visto ormai siamo alla frutta e in bagno……DAI DA BRAVI E’ STATO SCRITTO TUTTO L’ULTIMO PIANO VINO……..AGGIORNATO E DI MOLTO.come scrisse una gentile signorina sua l’acuta osservazione.ciao COSIMO gattaggio…..

  57. anonimus

    Per tutti:girando per sto trentino ho trovato a pressano di lavis la scritta sul cartello marrone a cura della strada dei vini sponsorizzata dalla trentino marketing (la solita famigerata) con scritto zona dello chardonnay, quando col ragionamento cosimese , si può’dire che tal vitigno c’e’ anche a central park a new York(oltre che in ogni altro angolo della terra), quando fra il resto lo chardonnay in quei luoghi (pressano e lavis)e’stato messo negli anni settanta al posto di nosiola e schiava.
    Per il Muller th. vale lo stesso ragionamento :
    In trentino e’arrivato nel 1950 ed allora in infinitesima quantità, e la provincia e’tappezzata di cartelli marroni che descrivono zone del Muller th. , quando tal vitigno e’presente in Austria, svizzera, Germania , italia in Lombardia veneto Friuli ecc…Ed in copiosa quantità’.E dite che è’ un vitigno addirittura autoctono…..Ma a chi volete darla a bere?
    Il cartello a rovere e’sulla falsariga degli altri, anzi ha dalla sua che almeno li c’e’da cent’anni e piu’sto pinot g.
    In quanto a quell’arrogante presuntuoso di Claudio
    lo si è’capito che e’un esperto commerciante di ciofeche stile hamburger e per lui i vini conosciuti sono solo quelli della grande distribuzione a prezzi stracciati, come lui stesso dice il Soave cattivo abbandonato poi dagli yankee .Poverino col suo c…ino non arriva piu di tanto, inoltre siccome è un grande ignorantone ,agli altri ,che non capisce, dice di leggere e studiare.Gente come lui misura il successo di un vino a cose fatte, e non gliene frega nulla donde è’partito, non ha memoria e percio’non puo’ studiare.Io non ho bisogno di brevettare nulla, non sono presuntuoso quanto te che per aver ragione rinnega la storia scritta :ti posso portare i quantitativi del pinot. venduto in america negli anni settanta in partenza dalla bassa atesina e ti assicuro che sono molti e ben pagati .La coca cola di poi è’un’altra storia purtroppo negativa per il trentino.Ora si vede pinot g in molte parti del mondo ma non per questo non si può dire che rovere e dintorni sia stato il primo luogo trentino dove s’e’ coltivato sto pinot.In quanto al cartello se lo si voleva metter proprio ci voleva un po’ piu’ a nord di qualche km.
    Visto che l’aplomb non e’finito arvua’.

  58. el roveraider

    mi sembra che duro di comprendonio sei te francy vorresti che noi scrivessimo zona del vino pregiato perchè in val di cembra non c’è forse scritto zona del muller e in val di non zona della melinda e noi dovremmo scrivere zona del vino pregiato genericamente vuol dire che la prossima scritta sara’ zona del pinot grigio pregiato così sarai contento una buona volta ciao e buona rosicata

    1. Francy di Trento

      Ripeto: non serve scrivere niente. Se uno una cosa distintiva non c’è l’ha… è inutile che la scriva da qualche parte. Se non ce l’ha non ce l’ha! Ma temo sia un concetto troppo complicato per uno come te.
      Ti saluto!

    1. Sono qui Tex..! Grazie della considerazione.. purtroppo, come sardo, non conosco molto bene la storia vinicola trentina.. Io sono per la biodiversità… però ricordo anche che Napoleone diceva che : Dio è sempre dalla parte dei grandi battaglioni..! .. e contro i grandi battaglioni si può solo essere gappisti.. Però oggi ne parlavo su Facebook con Armin : comunque 100 post anche con alcune asprezze non è male.. in giro è calma piatta..! Certo se poi ” i grandi battaglioni” dessero anche una mano non.pelosa ai medio.piccoli non sarebbe male..! Ma forse.. ho voglia di film di Frank Capra.. di F.D. Roosevelt e di Norman Rockwell…

    2. In ogni caso per incontrarsi e discutere, a viso aperto…. e senza nicknames come chiede l’amico Armin Kobler.. basta anche raccogliersi davanti ad un un auto-negozio di quelli che vendono porchetta la notte..

      Che poi intorno ci siamo battone o politici .. è indifferente.. cambia solo il look..!

  59. el roveraider

    non c’è scritto la zona del pinot grigio ma zona del pinot grigio prima di scrivere pensa a cosa scrivi poi se non vuole dire niente per voi perchè ci fate sopra una discussione cos’ lunga fregatevene

    1. Francy di Trento

      Duro di comprendonio mi pare. Ma proprio duro…
      Poi se le discussioni ti fanno paura, basta che tu non partecipi. Nemmeno la partecipazione è obbligatoria…eh

  60. Francy di Trento

    Ti dimentichi che è UNA delle migliaia (milionaia) di zone dove si coltiva Pinot Grigio e non LA zona del PG. Comunque se a voi va bene così, va bene a tutti. Ma un cartello così, sono convinta anche io come molti qui, che dica poco, anzi proprio niente.

  61. el roveraider

    e chi ha detto che è obbligatorio è la zona del pinot grigio e noi lo abbiamo scritto punto e basta non capisco perchè ti deve rodere così tanto poi che la tua opinione sia sciocca lo hai pensato pure quindi tu era meglio se stavi zitto

  62. el roveraider

    la verità è che effettivamente quella è la zona del pinot grigio cosa dovevano scrivere questa è la zona del marzemino non ho capito ,in trentino nelle altre zone prima degli anni 80 non sapevano neppure che esistesse il rulender e noi erano cento anni che lo coltivavamo punto e basta. ps in alto adige non puoi mettere uva nelle zone non vocate e questa è stata la loro fortuna in trentino ognuno fa quello che vuole e purtroppo vediamo i risultati troviamo in giro del pinot grigio scadente come dite voi

    1. Francy di Trento

      Mica è obbligatorio scrivere il nome di un vino su un cartello. Si puo anche non scrivere, se il vino identificativo che ti differenzia dal resto del mondo non ce l’hai. Oppure si poteva usare una frase generica: ZONA DI VINI PREGIATI e poi l’indicazione delle cantine. Almeno si dava l’impressione che vini di pregio esistano. Mentre il Pinot Grigio questo pregio non lo evoca. Questa la mia sciocca opinione.

  63. Massarello

    Ricordo che il progetto di mettere cartelli stradali per i prodotti tipici sul territorio trentino prese corpo nella seconda metà degli anni ’90, mutuando un’idea che altrove c’era da tempo. Allora tipici erano alcuni prodotti agricoli e per i vini gli Autoctoni, lo Chardonnay (base spumante) ed il Muller Thurgau (mezzo autoctono). Il Pinot grigio locale era relativamente diffuso, se ne esportava già allora molto di quello veneto, ma nessuno si sognava di dedicargli un cartello. Le cose col tempo sono cambiate e le linee strategiche trentine di oggi incentivano (a parole) gli autoctoni e (nei fatti) i distintivi. E’ quest’ultima, infatti, la terminologia usata nelle delibere per sdoganare i vitigni internazionali e parificarli nei finanziamenti agli autoctoni. Intendiamoci: non è questo il male assoluto, varietà ed incroci sono al mondo per essere impiantati, nel rispetto delle regole. Il male assoluto, per me, è che tanto nelle delibere quanto nei discorsi e nei post, non si metta al primo posto l’uomo ed al secondo il territorio, trastullandosi solo con la varietà. La colpa è evidentemente dell’uomo del territorio, ossia del trentinazzo che non alza la testa per salire sulla montagna a guardare un orizzonte più vasto del suo conto alla rurale.
    In proposito, sarà interessante nelle prossime settimane scoprire la strategia di comunicazione che proporrà l’agenzia che si aggiudicherà il bando europeo per il Trentino tutto, al posto dell’uscente Leo Burnett.
    Paolo Manfrini di Trentino Marketing ha dichiarato oggi che vincerà chi meglio evidenzierà l’autenticità territoriale e meglio relazionerà con partnership importanti.
    Quelli del Pinot grigio sono avvertiti.

    1. Claudio

      @ C&S, la sensibiltà femminile è impareggiabile. Hai ragione. Pensavo, dopo questo thread, di rivedermi qualche puntata di Downton Abbey. Giusto per rinfrescarmi la memoria sul concetto di stile dei nobili, gentiluomini e lords inglesi.

      1. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

        @Claudio: va bene anche Tre nipoti e un maggiordomo (te lo ricordi?). E comunque lo dicevo per te Claudio: che poi altrimenti Cosimo si arrabbia e comincia a minacciare anche te. In questo periodo è particolarmente suscettibile quello…lì.

  64. anonimus2

    Ad anonimo:Se non c’era la s.margherita e le cantine altoatesine col cavolo che gli americani lo avrebbero bevuto il pinot grigio.Quello alsaziano e moldavo non gli piaceva e non gli piace ancora per niente.Ma vedo che proprio sei ignorante.Il successo commerciale che dici tu non ci serve a nulla,e’solo businnes per gli importatori e distributori che si mangiano la polpa.Quello di prima(successo) ha portato molti piu soldi nelle tasche dei viticoltori.C

    1. Claudio

      @Anonimus2. Beh si capisce subito che sei un luminare della storia del commercio internazionale. Peccato che non ti sia venuto in mente di brevettarlo tu il Pinot Grigio madre-di-tutti-i-successi. Si capisce anche che non hai bisogno di leggere la storia sui libri e riviste. Che bisogno c’è. Tu la storia sei perfettamente in grado di scrivertela da solo senza verificare e consultare alcunchè. Visto che hai questa innata abilità, hai mai pensato di scrivere anche la storia del successo americano degli Hamburgers e McDonald che senz’altro avrà anche questo come origine i manzi ed i polli della bassa tesina e piana rotaliana. Ref.“…E prima, bisogna dirlo, campi di fieno li albergavano e relativi manzi…”

  65. Pingback: VITIGNI COME DESCRITTORI « osservatorio del vino

  66. anonimus

    Sono contento perche` il tono del discorso si e`elevato e con esso si sta arrivando a qualche perla di saggezza.Scusa Armin ma avevo frainteso il suo discorso,vedo invece con piacere che piu o meno(di60 anni)conviene con me che nella piana di pinot ce ne era da tempo,cosi anche il cosimo si ravvedera’ e con lui il suo amico claudio,e quel famigerato cartello all’ ingresso del paese di rovere e’solo tardivo di qualche cinquantina d’anni.Purtroppo lo dico e lo ripeto la svendita del pinot agli is dello zio sam ci ha fatto solo danni.Cmq.chiarezza e’stata fatta chi vuol capire ha capito, gli altri sono interessati ad altro e del vino trentino non gliene frega un cazzo.Salutammo.

    1. Anonimo

      Caro anonimus, oggi mi sento magnanimo. Ti metto meglio a fuoco il bersaglio così ti sarà più facile distruggerlo. Nelle varie risposte ai due posts gemelli in sintesi ho affermato:

      1) traendo spunto dalla parola California del post, come gli americani, per affermare il loro interessi, hanno messo la loro bandiera su svariati territori del globo, non ci vedevo nulla di disdicevole nel fatto che la piana rotaliana affermasse il proprio interesse sul Pinot Grigio. Il Pinot Grigio nel ns vecchio continente è abbastanza trasversale, dall’Alsazia, passando dalla Germania, Austria, Italia ecc. fino alla Moldavia ed ha ovunque trovato pacifica dimora. Quindi anche la rotaliana lo può rivendicare. Allo stesso modo però molti altri luoghi potrebbero metterci un cartello simile.

      2) il successo internazionale del Pinor Grigio è nato negli Usa (come il successo del Prosecco è nato in Germania). Le dinamiche di questo particolare successo commerciale hanno pressochè nulla a che vedere con il Pinot grigio della bassa atesina o rotaliana nè le cantine di quelle zone hanno avuto funzioni di significativo rilievo nella fase costruttiva di tal successo. Che facciano buon Pinot Grigio nessuno lo vuole mettere in dubbio ma altrettando buono se non migliore lo si trovava anche in Alsazia come di costo inferiore lo si trovava anche in Moldavia.

      Un buon tiro a segno…

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Macchè punizione, non ho capito nemmeno io cosa sia accaduto….compaiono a volte si altre no…. ora provo a dare un occhiata al sistema! Porta pazienza…valà….Tex!

      1. cosimo, è tua volontà che navigare tra i commenti è più tortuoso di quanti siamo abituati in altri blog?
        che i commenti più recenti siano in alto invece che in basso com’è molto più usuale può anche passare, ma le risposte a questi sono da leggere di nuovo dall’alto in basso.
        almeno io mi perdo spessissimo a seguire la conversazione.
        scusa la critica ma forse non sono l’unico a soffrirne…

  67. anonimus

    A tex:sarà’ anche sveglio quell’anonimo di magre’ ma la storia delle vigne non la sa lo stesso, perché i magreiteri conoscono meglio i pomi delle vigne e per avercela (la vigna) la hanno dovuta comperare dai roveraideri.E poi è troppo giovane per saperla lunga, e anche male informato.Consulti i testi dai tempi di Giovanni d’Asburgo con l’introduzione dei pinot in alto Adige e relative prime zone di coltivazione e il cerchio si chiuderà’in fretta.Che sia poi un buon vignaiolo può anche essere e va bene così’.

    1. gentile anonimus,
      ero anonimo solo per sbaglio, prima, in internet ci metto nome e cognome.
      cmq mi dispiacciono i toni con cui si comunica qua, leggo tante cose dei diversi commentatori che mi paiono giusti e spesso sono meno contraddittori di quanto il clima accesso fa sembrare.
      quando ho citato l’acquisto die quel vigneto preciso non ho affermato che tutta la zona sia stata a lambrusco, ho fatto solo un esempio singolare o meno, niente di più. accanto infatti abbiamo un appezzamento, l’ogeaner, dove oggi stanno viti di chardonnay di più di 80 anni e c’era anche del riesling renano fino alla fine degli anni 70.
      non affermo per niente di “saperla lunga” e quell’allusione che i miei compaesani storicamente non sappiano niente del vino è una polemica tanto inutile quanto sbagliata (a titolo di cronaca il comune comprende anche un bel po’ di “leiten” a nord del paese).
      la storia dell’arciduca giovanni la conosco e sono fiero che tante regioni viticole oggi slovene, italiane, ceche e croate sono legate assieme ampelograficamente da una persona saggissima sepolta poco lontano da me (forse l’asburgo più intelligente e colto di tutti).

  68. castigamattacchioni

    Che belle storie che leggo su questo blog , piano piano la verIta’viene a galla anonimus1 e 2 e tutti gli scrittori ignoranti precedenti questa polemica sui non luoghi stanno facendo la loro bella figura di…pirla.Ah se la storia non la sai e la inventi come fanno loro solo c… spari.Questo in special modo vale per il Claudio che proprio non vuol sentir ragioni.Buona serata a tutti e buonasera.

  69. anonimus

    A lagaro:in fondo hai ragione,il povero contadino non sapeva nulla:gli hanno solo detto metti questo qui che ti do i soldi per l’impianto e tutto il resto.Pensavano i boss,se i schei li guadagnano lassu gli altoatesini,li guadagneremo pure noi,poi si sono accorti che non era piu cosi e allora venezie a go go mettiamo in pista il veneto e ci facciamo i soldi.Ma quelli son piu furbi di noi e ora che gli abbiamo tirato la volata ce lo mettono nel c.
    Ad Anonimo:il suo klausner era probabilmente
    l’unico vigneto a lambrusco della zona ed era per questo che lo hanno lasciato a lui,nella zona di rovere e salorno e magre il lambrusco lo ha messo qualcuno sotto il fascio per amalgama con i veronesi e padovani che il duce ci aveva propinato come migranti per meglio controllarci e magari farci da prefetti e podesta`.Svegliati e informati anonimo perche`la storia la devi conoscere bene e fin dal principio.

  70. Trentino

    Cosimo va a zugar da ‘naltra banda: che a noi de trent te nai rot i cojoni. Ades va roterghei ai to amizi mezi veronesi, ma quei i te paga me digo..e alora de quei no te parli mai! vergognete!

  71. Claudio

    @Cosimo. Purtroppo anch’io ho divagato. Chiedo venia. Provo a rientrare nel tema. Sono certo che molti brillanti enologi saprebbero dare una risposta dettagliata sulla “forza descrittiva e significativa” di certe zone più vocate del Trentino sul PG. Io invece penso alla Borgogna/Chablis/Champagne e poi alla Hunter Valley/Victoria/Yarra Valley in Australia per non parlare di Tasmania, Nuova Zelanda ecc. Avrai capito che mi riferisco allo Chardonnay. Ci sono vitigni che soffrono la lontananza da “casa” (Nebbiolo) e vitigni che si adattano tranquillamente ai luoghi più remoti (Chardonnay) e/o nonluoghi. Pertanto seguendo la teoria Augé si potrebbero identificare centinaia di nonluoghi dove vive e vegeta lo Chardonnay. In verità non mi sembra un destino tanto crudele quello di vedere il PG in sempre più numerosi nonluoghi del mondo.

    1. lagaro

      Non credo siano stati i lagarini a sputtanare il Pg. Io non mi sento uno sputtanatore: mi sento una pedina di una grande partita mondiale che mi toglie qualsiasi possibilità di decidere. Questa logica dei buoni ( a nord di trento) e dei cattivi (noi lagarini) non aiuta a comprendere e non porta da nessuna parte!

  72. lorenza

    Questo post e il relativo thread bisognerebbe farli leggere all’assessorone e al presidente schelfi. Chissà che magari, non si schiariscano le idee. Trovo che questa discussione dica molto di piu di quello che hanno scritto i famosi saggi in due anni. E erano anche pagati.

  73. anonimus

    E rincaro la dose:in alto adige i pomi nelle zone negate per la vigna se li son tenuti e ci hanno fatto vagonate di soldi quanto il pinot da noi perche loro ce li hanno sempre avuti i consorzi delle mele che funzionano (non come da noi in valle dell’adige che sono andati tutti alla malora per conclamata incapacita ( vendevano scendialbero facendosi strozzinare dai commercianti che prima strozzinavano direttamente gli agricoltori,cosi il povero baccanosi pagava anche l’ammortamento e il personale del magazzino).Diciamocela tutta,chi doveva sorvegliare se ne e’ fr.e col laissez faire degli ignoranti si e inguaiata l’agricoltura trentina.Questo per onesta’intellettuale il resto sono chiacchere. by by.

  74. anonimus

    Al signor Claudio:i pomi a35 i peri a 60cent al kg rendono20-250000€ a ettaro molto di piu`del pinot grigio,perche`i poveri lagarini a 10500€ a ettaro dell’uva ora fanno la fam.Di soldi non ne hanno fatti mai tra spese di impianto ecc.Meglio era se si tenevano quello che avevan prima e non mettevano il c.nelle pedate rompendoci i c. invano.Per non parlar dei veneti che mai lo avrebbero venduto il loro pinotm. se non edulcorato con il nostro.Spero ora il concetto sia chiaro altrimenti proprio non lo vuoi capire
    Un saluto by by.

    1. Claudio

      Beh allora caro Anonimus non ti dovresti preoccupare più di tanto. Ora che i lagarini sanno che con “pomi e peri” si possono realizzare €20-25.000 per ettaro vedraì che non tarderanno a cambiar colture lasciandoti finalmente il loro campo libero dal Pinot grigio.

  75. Mario Crosta

    Tex, il messaggio era chiarissimo. Mi e’ sembrato che dove non conoscono i vini trentini e arriva anche soltanto il Pinot Grigio (e di posti del genere il mondo e’ ancora pieno), viene poi la curiosita’ di bere anche gli altri vini trentini. A me non piace far teorie. racconto quel che vedo e chi vuol capire, capisce.

  76. Mario Crosta

    Tex Willer, alla faccia del tuo “Vedendo che i commenti circa questo argomento stanno lentamente scemando”…
    Kit Carson direbbe che sai riaprire proprio le partite che sembrano gia’ chiuse.
    Percio’ intervengo una seconda volta. Nel 1980, cioe’ 32 anni fa, in un’osteria con pizzeria al lago di Nemi, vicino ad Ariccia dove avevano un congresso nazionale, un’intera tavolata di delegati del CdF Pirelli Bicocca e del comitato provinciale della Filcea-CGIL di Milano si trovo’ ad ordinare anche il vino e scelse il Pinot Grigio vostro del 1978 (quello che diventera’ poi Valdadige DOC) 3.000 lire la bottiglia sulla tavola quando una pizza a testa ne costava 6.000. Non lo conosceva nessuno. Dite pure quel che volete, ma quello fu il primo vino trentino che quei milanesi assaggiarono in vita loro. A Milano, qualche anno dopo, gli stessi si ritrovarono a tavola a Porta Genova, a Milano, dove uno di loro che si era dimesso dalla Pirelli aveva aperto un self-service e si doveva inaugurarlo degnamente, con tutti i compagni di sempre. Stavolta c’erano anche il Marzemino, la Nosiola ed il Teroldego. Anch’essi visti e bevuti per la prima volta. Non vado oltre perche’ non avrebbe senso. Ma credo che ci siamo capiti anche fin troppo bene. Si discuta finche’ si vuole, ma di episodi come questo ne sono capitati dappertutto negli anni scorsi e in giro per il mondo, non solo in giro per l’Italia.

    1. Barbara

      Sembra piuttosto tortuoso questo percorso che dal Pinot Grigio arriva al Marzemino. Mi perdoni signor Mario, ma al di la della veridicità del suo racconto, non mi pare possa essere questa la strada piu efficace per far conoscere il Trentino.

      1. Mario Crosta

        Non ho scritto che e’ la strada piu’ efficace, cara Barbara, ma data la grandissima diffusione del Pinot Grigio del Trentino nel mondo e’ certamente quella piu’ battuta. Degli altri vini trentini spesso all’estero non c’e’ quasi traccia, ce ne sono troppo pochi. Sono talmente buoni che voi trentini ve li bevete da soli? A me piace molto il Marzemino, piace molto la Nosiola, piacciono molto i metodo classico, ma anche i metodo Martinotti-Charmat. Spero di trovarli anche nel Paese del Baltico dove vivo e lavoro, ma almeno nella mia citta’, non di dover fare centinaia di chilometri per dover andare a Cracovia o a Varsavia per comprarne, che mi costerebbe un capitale.

          1. Mario Crosta

            Sto in Polonia, cara Barbara. Qui c’e’ l’accisa e ci sono ancora le banderuole e chi compra all’estero via e-commerce lo fa a suo rischio e pericolo: tra cui tre anni di galera. E’ vero che finora non hanno ancora arrestato nessuno di quelli che hanno dichiarato sui vari blog di comprare per e-commerce all’estero (tutti sotto nick name, comunque, nessuno con nome e cognome) e probabilmente ci si aspetta una nuova regolamentazione, visto che la legge attuale si presta ad interpretazioni precise in tutti i casi di importazione, ma non entra nello specifico del nuovo strumento, cioe’ internet. Ogni giudice, ogni ufficio doganale potrebbe applicarla con manica stretta oppure larga (il consumo personale ed il traffico di bottiglie per consumo personale e’ consentito fino a 90 litri, ma va dichiarato alla frontiera e l’e-commerce arriva per via aerea e con formalita’ velocizzate, la frontiera in aereoporto la varca lo spedizioniere, e’ lui che rischia e in genere non controllano i piccoli pacchetti fino a tre bottiglie, magari con la scritta “succo d’uva”, ma non c’e’ la sicurezza matematica ed ogni volta puo’ succedere un casino). In ogni caso le ripeto che all’estero, in molte parti del mondo (Asia e America, per esempio), il vino trentino che importano e’ quasi sempre e soltanto Pinot Grigio di grandi cantine e se qualcuno s’incuriosisce dei vini trentini lo fa proprio per aver visto la parola Trentino su quelle etichette di Pinot Grigio molto commerciato e gradito e se qualcuno poi li compera e li beve… spero che venga in Trentino a sciare o a camminare fra le boscose montagne e alla sera a degustare tutti gli altri vostri ottimi vini, anche d’autore, con le vostre ottime pietanze. Io sogno, per esempio, quelli del marchese Guerrieri Gonzaga e, sebbene non sia tanto fanatico dei tagli bordolesi e del merlot, devo ammettere che sono tanto buoni che anche a Bordeaux glieli invidiano…

  77. anonimus

    Signor claudio,l’equivalente dei 200€ a rovere li prendevano ben prima che sto pinot g venisse sputtanato dai colossi de sto cavolo.Informati.
    In quanto agli ettolitri di vin trentin da vendere per forza forse bastava non piantarlo in quel dei pomi delle brugne delle olive e dei peri.E che non l’hanno messo i nonesi che eran tentati a farlo(chi lo ha messo li` il vigneto si sta ancora leccando le ferite).Io rimango della mia giusta idea e ti ripeto che ai roveraideri i soldi son arrivati molto prima e sarebbero arrivati comunque e anche di piu`in seguito senza le giga operazioni ora in secca perdita.Un cordiale saluto a Te.

    1. Claudio

      Eh sì caro Anonimo/Anonimus, sarebbe stato bello che la storia si fosse svolta come dici tu. Che quelli “… dei pomi delle brugne delle olive e dei peri…” avessero continuato a tenere i loro frutteti, magari ricavando €5-6.000/ha/anno, guardando i loro fratelli roveraideri incassarne magari €30.000/ha. E questo magari per i prossimi cento anni. Purtroppo l’animo umano è egoista e se vede qualcosa che gli piace o che può dargli una migliore rendita, l’Uomo lo vuole anche lui. Ma non è tutto così negativo sai? Ci sono anche dei lati positivi: per esempio puoi tranquillamente piantare patate e pomodori senza preoccuparti di chiedere il permesso agli Aztechi, peruviani o messicani.

    2. Anonimo

      quando mio papà nel ’70 ha acquistato il vigneto klausner (1,5 ha!)(http://tinyurl.com/c3vssh6) da una signora di roveré, questo ospitava pergole doppie aperte dove tra un filare e l’altro distante anche 10 m si coltivava il fieno. l’uva invece era il lambrusco (quale?).
      pinot grigio e bianco ed anche lo chardonnay con le rese trentine hanno portato (giustamente) molti soldi a roveré, tant’è che hanno potuto offrire sempre prezzi più alti di noi quando un appezzamento era in vendita. le rese per le cantine sudtirolesi molto minori non sono state compensate infatti dai prezzi dell’uva maggiori.
      certo che “fortune” di questo tipo durano poco e di ciò bisogna essere consapevoli, pianificando in tempo le alternative per il giorno x, questo secondo me è la vera sfida (ma anche opportunitá).
      certo che la varietà ne uscirà bruciata. ma d’altra parte se non fossero stati i trentini in primo piano a fare gli affari buoni con il pg, lo avrebbero fatto gli altri. cosa cambiava?

  78. anonimus2

    In risposta a quanto asserito dal Cosimo a proposito del pinot grigio in quel di rovere(non in rotaliana perche li fino al 1980 non c’e`mai stato)il cartello in fotografia e`sicuramente fuori posto perche`chi di la`passa e`gia`addentro nel pinot g.gia`da qualche bel chilometro in quel di bolzano.E la storia dice che gia`dai tempi di cecco beppe che li dimorava sto pinot,dopo che lo stesso con volonta`di” ferro” aveva fatto costruire ai nostri avi la ferrovia del brennero e in conseguenza avea spostato di la l’Adige(a Salorno) mettendo in coltura tutti i terreni in destra d’adige a vigneto e frutteto.E la vigna in questione era il pinot bianco nero e grigio.QuindiCosimo io non so cosa abbiano detto quelli della cantina di rovere,ma se e`quello che ha riferito primo oratore e`sbagliato ma per difetto,non agli anni sessanta del novecento ma ai novanta del secolo prima che bisogna riferirsi sulla coltivazione di tal vitigno.E prima, bisogna dirlo, campi di fieno li albergavano e relativi manzi.Questa e`la memoria giusta il resto solo chiacchere di chi come te il territorio non lo conosce per nulla e fa ricordo
    da sbarbatello.Senza offesa ma l’ ignoranza fa brutti tiri anche a chi fondamentalmente del bene vorrebbe fare a sto trentino e il mio aiuto prendilo per tempo prima di spararle troppo grosse.La memoria della vigna di un tempo che fu c’e` solo di collina perche`al piano ci stava l`acqua dell’Adige,del Nos e dell’Avisio.Salutammo ora e buona festa.

    1. Solo per precisione – perchè in realtà condivido solo parzialmente questo post del TWB – il direttore della Cantina ha detto di aver trovato documenti dell’amministrazione della cantina relativi ai conferimenti di vino che citano già grandi quantità di pinot grigio, ma, ha continuato, è certo che già da molto prima ne venivano portate grandi quantità. Questo confermerebbe il commento qui sopra di anonimus2.
      Saluto PO

    2. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      La ringrazio per le preziose informazioni, prometto che ne faro’ tesoro. Ma ripeto che il discorso che ho cercato malamente di fare era un altro. E riguardava la questione della forza descrittiva, e significativa per un territorio, del PG.

  79. castigamattacchioni

    Condivido anonimus e rilancio:solo un vino di qualita’legato ad un teritorio puo’resistere sul mercato,tutti gli altri prima o poi verranno spazzati via da un nuovo arrivatoIl pinot g.del veneto non ci sarebbe mai stato se non lo portavano i trentini in quel dello zio sam,persino i veneti Marzotto lo compravano quassu’perche’le ciofeche non avevano il coraggio di propinarle oltreoceano,caro signor Claudio.E il pg che apprezzavano negli usa era quello altoatesino,l’altro a mo’di coca cola glielo hanno messo sotto il naso del consumatore medio a prezzo buono che per spirito di emulazione del benestante ne ha fatto incetta.Ma porcheria beve e prima o poi si stufera’.I soldi li hanno fatti i furbi e le briciole ai baccani.Meditate gente meditate.

  80. Anonimo

    Egregio signor Claudio,gli alti volumi da scaffale agli altoatesini e a noi trentini non servivano e non servono ad un c.meglio sarebbe stato crescere con calma e senza svendere vino e territorio.Abbiamo solo fatto il gioco dei furbi importatori che hanno ripetuto lo scherzetto del soave, del chianti e ora provano col moscato d’asti e avanti cosi’.Svegliati che e’meglio a meno che non ci guadagni a spararle cosi grosse,perche noi trentini gia ci rimettiamo e non e’ancora finita.Un saluto e non avermene.

    1. Claudio

      Caro Anonimo, no, non me la sono presa, non temere, a patto però che tu faccia altrettanto. Quando dici: “…gli alti volumi da scaffale agli altoatesini e a noi trentini non servivano e non servono ad un c. …”, e ti riferisci al Pinot Grigio, beh forse hai trascurato di considerare qualche centinaio di milioni di euro che negli ultimi 15 anni sono piovuti nelle casse delle aziende trentine ed a cascata nelle tasche di migliaia di viticvoltori trentini grazie ai profitti della commercializzazione del PG di oltreprovincia. Non a caso tra questi commenti viene elogiato il vecchio presidente della cantina di Roveré per i buoni risultati raggiunti. Se non ricordo male alcuni conferimenti di questa cantina, diciamo del 2004/05, raggiungevano e superavano i €200/q. Non dimentichiamo che i prezzi per ettaro dei vigneti raggiunsero valori altissimi. Quindi un po’ di ricchezza è arrivata. Non conosco alcuna Regione viticola italiana che ancora oggi non invidi il Trentino per questa fortuna. Poi dici “…meglio sarebbe stato crescere con calma e senza svendere vino e territorio…”, ebbene due cose; la prima è che non c’è mai stato problema di crescere in fretta con gli autoctoni, vedasi le “vertiginose vendite” della Nosiola, Teroldego, Marzemino, Schiava, Lagrein, Enantio ecc. ecc. e la seconda è che in Trentino si producono ca. 1,2 mil q di uva per una equivalente approssimativo di ca. 120 mil di bottiglie. Ebbene, io non conosco alcuna denominazione nel mondo, escluso forse lo Champagne, che riesca neanche minimamente a sfiorare quel numero di vendite tramite il solo canale della ristorazione e delle enoteche, senza aver quindi bisogno dello scaffale dei supermercati e discounts. Se poi andiamo a metter il naso sulla qualità media di quelle 120 milioni di bottiglie vedrai che lo scaffale serve eccome. In chiusura: fino a pochi anni fa l’imprenditore più ricco in Cina era una donna: Zhang Yin. Ha fatto una fortuna immensa riciclando carta straccia. Ancora oggi dall’Italia partono decine di containers di carta straccia che vengono riciclati da lei in Cina. E’ molto probabile che i suoi figli un po’ si vergognassero che la madre lavorasse con la carta straccia e magari avessero invece preferito che magari le fortune di famiglia fossero dovute magari alla prestigiosa proprietà di Vogue a con bel ufficio a Parigi o di Time a New York. Credo che la fortuna vada sempre e comunque apprezzata anche se talvolta non è così glamour come si vorrebbe…

  81. Claudio

    Ritengo opportuno aggiungere un particolare abbastanza importante che contribuisce a spiegare il successo del Pinot Grigio all’estero. Siamo negli Stati Uniti: fino alla fine degli anni ’80 e poi inizio anni ’90 il vino bianco italiano che spopolava era il Soave, in particolare Bolla aveva raggiunto uno enorme grado di popolarità e prestigio. Il Soave Bolla, era il vino bianco italiano preferito dalle star del momento, da Sofia Loren a Frank Sinatra. Il vino bianco del periodo della “dolce vita” e dello stile mediterraneo. Come spesso accade la sua fortuna è stata anche la sua sventura: solito allargamento delle zone di produzione, prezzi bassi e prodotto di qualità sempre più scadente. In parallelo lo Chardonnay era il vino bianco di maggior successo grazie soprattutto alle nuove tecniche di vinificazione a freddo applicate intelligentemente dai pionieri australiani. A questo punto gli operatori americani erano alla ricerca di una alternativa mediterranea al Soave. Santa Margherita aveva un grande successo nel settore horeca col suo Pinot Grigio, purtroppo i prezzi e le quantità non si prestavano alla sua diffusione. Alcuni importatori americani, tra cui Palm Bay e E&J Gallo videro nel Pinot Grigio il potenziale nuovo vino bianco universale. Un famoso importatore lanciò delle campagne pubblicitarie con slogan che recitavano all’incirca: “non sei contento del tuo Soave? Prova questo Pinot Grigio”. Il Pinot Grigio era la perfetta controparte dello Chardonnay: poco intenso al naso, morbido e fresco al palato reminescente di pesca, burroso, con bassa acidità e sufficientemente neutro. Poco complicato. Perfetto per ogni occasione. A causa della difficile produttività solo il Veneto ed in parte il Friuli potevano dare i quantitativi necessari al prezzo giusto per sostenere i prezzi allo scaffale necessari per generare alti volumi. Mi spiacerebbe deludere qualcuno se pensava che il successo internazionale del PG fosse in qualche modo partito dalla rotaliana o all’Alto Adige.

  82. castigamattacchioni

    Il pinot grigio avrebbe potuto anche rappresentare quella piccola parte del territorio trentino a nord di mezzacorona ma la gallina dalle uova d’oro ha fatto subito gola a tutti fino a borghetto e i lagarini che tiravano le fila della politica del vino anche in quegli anni 80 tanto mitici non hanno fatto altro che metterlo uberalles con il benestare di assessorato e soci mettendolo in c. ai poveri tamocchi.Il risultato ora fa però schifo a tutti, loro compresi.
    I ravvedimento tardivi dei commentatori parlanti da ogni pulpito , le ricette dei dottori chiamati al capezzale del morente pg non serviranno a nulla:quando con ottusità si dice di spiantare chardonnay e marzemino per mettere pg invece di dire mettete mele o prugne o altro..in zone che la vite non dovrebbero neanche vederla cascano le braccia.Forse capiranno quando affogheranno nel loro vino come è successo qualche anno fa! Solo che era rosso ed ora sarà bianco.

      1. Andrea Faustini

        La salute sta tanto al di sopra di tutti i beni esteriori, che in verità un mendico sano è più felice di un re malato. Arthur Schopenhauer
        Né la ricchezza più grande, né l’ammirazione delle folle, né altra cosa che dipenda da cause indefinite sono in grado di sciogliere il turbamento dell’animo e di procurare vera gioia. Epicuro
        Il cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra, ma si regala. Gustave Flaubert
        Il valore di un uomo si misura dalle poche cose che crea, non dai molti beni che accumula. Kahlil Gibran
        I ricchi fanno l’egoismo e l’egoismo fa i ricchi, entrambi fanno la stupidità. Carl William Brown
        L’uomo molto ricco deve parlare sempre di poesia o di musica ed esprimere pensieri elevati, cercando di mettere a disagio le persone che vorrebbero ammirarlo per la sua ricchezza soltanto. Ennio Flaiano
        L’intelligenza è forse l’unica ricchezza ad essere stata distribuita equamente, infatti nessuno si lamenta di averne meno degli altri. Proverbio Spagnolo
        Risparmia tutto quello che ho, e prendi la mia vita. George Farquhar
        Una piccola quantità di denaro che cambia di mano rapidamente farà il lavoro di una grande quantità che si muove lentamente. Ezra Pound
        L’importanza dei soldi deriva essenzialmente dall’essere un legame fra il presente ed il futuro. John Maynard Keynes
        E’ ricco chi desidera soltanto ciò che gli fa veramente piacere. Alphonse Karr
        La ricchezza somiglia all’acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete. Arthur Schopenhauer
        Sono avaro di quella libertà che sparisce non appena comincia l’eccesso dei beni.
        Albert Camus
        Quando arriva la prosperità, non usarla tutta.
        Confucio
        Dobbiamo abituarci all’idea: ai più importanti bivi della vita, non c’è segnaletica. Ernest Hemingway
        L’aforisma è una sorta di gemma, tanto più preziosa quanto più rara, e godibile solo in dosi minime. Hermann Hesse
        E con questo vorrei chiudere, scusatemi.

        cordialità
        Andrea Faustini

  83. Vedendo che i commenti circa questo argomento stanno lentamente scemando mi piacerebbe concludere con un riconoscimento. E cioè: vorrei sottolineare che il successo del Pinot Grigio in questa Cantina Sociale menzionata nell’articolo non è casuale, ma è legato sopratutto al virtuosismo dell’ex direttore Roberto Faustini che sapientemente ha saputo dirigere la cantina nell’ultimo venticinquennio del secolo scorso.
    E’ grazie a lui infatti se viticoltori di Roverè, Salorno, S. Michele hanno potuto ricavare un sacco di soldi dai loro campi coltivati appunto a Pinot Grigio.
    Esagerando, anche i viticoltori della “Mezzacorona” hanno beneficiato del prezioso lavoro di Faustini in quanto tra le due cantine cooperative c’è sempre stato un confronto tra i rispettivi bilanci, innescando così una sorte di competizione tra le due cantine cooperative che, inutile dire, nel tempo ha sempre premiato i roveraideri.
    Quindi mi sembra giusto concludere con un grazie mille Faustini!!!

  84. Marcello Delucca

    Altro punto di vista:
    Il Pinot Grigio, che a casa nostra chiamiamo Ruländer, lo vendemmio tutti gli anni.
    Lo vendemmio in un vigneto che prima era piantato a Teroldego, in Rotaliana, sul vecchio vato del Nos.
    I signori che avevano a suo tempo, 1971, delimitato le mappe del DOC per il Teroldego Rotaliano, non avevano incluso quel terreno.
    Terreno, ripeto, sul letto antico del Nos.
    Abbiamo vendemmiato lì Teroldego per anni, era il migliore dell’azienda, ma non lo pagavano come Teroldego DOC, era “fuori zona”.
    Si lavorava in perdita secca, lì, con l’ottimo Teroldego.
    Scelta: chiudere o piantare un’altra varietà, finalmente remunerata per poter vivere.
    Pinot Grigio.
    Se non lo volete bere, pazienza.
    Cominciamo a remunerare il Teroldego come si merita.
    Dopo ne parliamo.
    E che non salti fuori il discorso di allargare la DOC del Teroldego a tutto il Trentino, visto che ormai ne hanno piantato in Romagna, Toscana, Veneto e 1000 ettari in Napa Valley.
    Grazie.
    Quello NON è Teroldego. 🙂
    http://www.facebook.com/CantinaRotalianaDiMezzolombardo

  85. disclaimer: non sono neutrale per niente, oggi molto di parte, ma qualcosa la voglio aggiungere anch’io.

    mi dispiace se la forte diffusione di una varietà elimina le altre forse di più antica introduzione ma siamo molto più biodiversificati di altri territori blasonati monovitigni che tutti conoscono.
    mi dispiace però ancora di più che si dica che il pinot grigio per definizione non può raggiungere la qualità di uno chardonnay, perchè la mia esperienza dice che non è vero. basta degustare un unterebner della cantina sociale tramin o un söll di quella di caldaro (scusate se cito solo realtà sudtirolesi ma questi due prodotti li osservo da anni per cui di questi sono molto sicuro). infine non è neanche più facile da coltivare, lo dico per esperienza.
    inoltre mi dispiace questo antagonismo tra autoctono ed internazionale come se fosse un diffetto, se una varietà si diffonde in quanto piace a molti e trova, non dappertutto ma in molti posti, un habitat che dà buoni risultati.
    alcuni miei vicini di termeno si arabbiano sempre se qualcuno dubita della provenienza dell’ononimo vitigno. io invece, che potrei anche approfittarne della presunta provenienza dico (anche a loro): non mi interessa che il gewürztraminer sia di termeno, importante è che si trovi bene nel mio vigneto!

    1. pinot nero

      Caro Armin, non ho mai detto che un Pinot grigio non possa dare dei ottimi vini, ma rimango dell’idea che a livello mondiale non raggiunge le vette di certi chardonnay. Quello che volevo dire é che il successo nella grande distribuzione orgnizzata, in usa, Germania e Inghilterra , non é certo dovuta grazie alla bontá di quei Pinot Grigi, ma da un prezzo, da un quantitativo elevato, da un nome che sia per anglossasini che tedeschi suona bene, e principalmente in USA a Santa Margherita, che con grossi investimenti pubblicitari a inizio anni 90 ha fatto da spartiacque. Tutto qui…..

      1. ok, su quello sono d’accordissimo. ma siccome credo che la bontà o meno di una varietà dipende in primo luogo da dove la pianto e come la tratto in vigna (più) ed in cantina (meno) io continuo a crederci e cerco di farne un progetto alternativo. il pg che io chiamo nonostante i sorrisi condiscendenti di qualche collega produttore grauer burgunder è lo sforzo di fare qualcosa che duri anche nel tempo. al momento infatti il 09 è il migliore che ho in cantina. e lo chiamo anche così perchè un domani, quando è passata la moda del pg di massa e non lo vuole più nessuno, vorrei ancora venderne.
        questo è il mio piano b.

    2. Wyatt Wyatt

      Oltre alle Cantine citate, è veramente interessante il PG di Kofererhof….le ultime due annate persino superiori al Sylvaner “R” in termini di piacevolezza gusto-olfattiva….

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Noto con piacere che, come dice Pinot Nero, il PG è davvero come il Viagra: non solo tira sui mercati americani ma tira un sacco anche sui blog….

    1. Franz

      Il primo che si dovrebbe documentare e’ il signore anonimo di ieri sera che ha dato letteralmente i numeri circa le quantita’ prodotte. E questa e’ la prova dell’incompetenza che gira nei blog come questo dove viene dato il microfono in mano a tutti senza alcun filtro.

  86. castigamattacchioni

    A Mario :i tipici trentini spiantati sono il cabernet il merlot lo chardonnay la rossara la vernaccia bianca e…le susine di dro le mele la trentina…..tutta roba presente nella pianura paludosa..dopo il riso…In collina di pinot grigio non ce n’è.Se si escludessero queste zone dalla viticoltura meglio sarebbe per tutti.Il pinot doveva rimanere dove era nella bassa atesina in provincia di Bolzano, l’unica zona vocata per questo vino(vedi Kobler e i suoi prodotti).

    1. canarino titty

      castigamattacchioni,bravo….. era ora che qualcuno dicesse che vale il territorio pure x il grigio….. indicandone con sapienza i posti dove viene meglio.senno’ sa da floppa…..e per finire con questo becero egualitarismo……..che sia tutto uguale….BRAVO….

  87. Mario Crosta

    L’unico vino trentino venduto nei pressi di casa mia in Polonia e’ un Pinot Grigio Trentino ed e’ piu’ buono e meno caro di quello d’Oltrepo di un supermercato accanto, nonche’ dei pinot grigi (occhio alle minuscole) che ormai arrivano da Ungheria, Romania, Moldova. Non ne manca mai una bottiglia in casa per mia moglie, che beve soltanto bianchi, anche se spesso fa solo da scorta nel caso mancassero altri bianchi che lei preferisce. Mi sembra, pero’, che anche Cosimo abbia scritto che talvolta gli piace, che il discorso non verte sulle preferenze oppure su ostilita’ al vitello d’oro, ma su ben altro, invitando appunto a valutare il “ben altro”. Non c’e’ un vitigno bianco piu’ internazionale di quello. Come si fa a dire che e’ tipico trentino e che quella zona e’ la zona del Pinot Grigio? Come si fa ad espiantare vigneti di grandi vini tipici trentini, bianchi e rossi, per piantare sempre piu’ Pinot Grigio? Di questo passo la biodiversita’ dove va a finire?

  88. castigamattacchioni

    A pinot nero:di pinot nero scadente venduto come vino da tavola rosso né è pieno il mondo,esattamente come il pinot grigio, e di Tavernello venduto in usa a 20 dollari non se ne vede molto! Rifletti prima di scrivere che forse è meglio per te.

    1. pinot nero

      Rifletto eccome se rifletto, ma se non capisci ciò che scrivo, non é colpa mia! Non conta a quanto lo vende gallo o costellation, o altri, conta a quanto esce dalla cantina! E il fatto che esista pessimo pinot nero, é vero, ma é colpa di chi lo impianta in zone non vocate o di enologi non all’altezza. Il pinot grigio come potenziale varietale, non é un granché già di duo. Punto e basta! Ma se interpreti ciò che scrivo a tuo piacimento, invece di prendere le parole per il valore che hanno, non è colpa mia!

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  90. mapi

    La poesia “Lentamente muore” è troppo “ordinaria ” perchè possa essere stata scritta da Neruda. Eppure tutti lo pensano. Il paragone tra letteratura e vino…indica la stessa cosa…il discorso è chiaro, controcorrente e non fa una grinza…per chi lo vuole capire!

  91. Kit Karson

    Ma perché continuate a rompere le balle con questa storia del pinot grigio? Non vi piace? Non bevetelo! Ma smettetela di sputtanare chi lavora e si guadagna da vivere. E’ vergognosa questa vostra campagna contro il trentino e contro il lavoro di noi contadini

    1. Tiger Jack

      Ha ragione Kit: avete stufato con questa storia del pinot grigio che rovina il trentino. In alto adige fanno lo stesso: il pinot grigio è l’uva a bacca bianca più diffusa. E allora prendetevela anche con loro invece di sparare sempre merda su di noi.

      1. pinot nero

        Hai ragione ma con chardonnay 515 ha , Gewürtraminer 565 ha, pinot grigio 609 ha, pinot biano 506 ha ecc ecc, non la fa da padrone, e di quei 609 ha di Pinot grogio, più. della meta sono a Salorno , Magre, Cortina, e guarda caso come soci di Lavis, Mezzacorona, o Rovere della luna, finiscono proprio in Trentino……..in Alto adige il tanto Amato Pinot Grigio é l’uva bianca meno pagata, visto che devono poi adeguarsi ai prezzi di mercato bassi che si trovano in giro. Ma questa probabilmente è un altra storia.

    1. Cosimo Piovasco di Rondò Cosimo Piovasco di Rondò

      Ecco fatto Pintot Nero … non è la prima volta che …finisci in moderazione (come i pornografi del viagra)… non capisco per quale ragione. Boh… si vede a wordpress non piace il blauburgunder…chissà… forse preferisce il Pinot Grigio…mah. Comunque eccoti sbloccato!

  92. pinot nero

    Credo che il successo del pinot grigio sia nel nome, infatti la parola pinot grigio sembra abbia un effetto “viagra” sul pubblico tedesco e americano, visto che con il nome Grauburgunder o Rulaender non si venderebbe una bottiglia. Al contrario dl Pinot nero, che come Blauburgunder, Spaetburgunder o un Gevrey Chambertin qualunque si vende sempre e comunque. Il pinot grigio ha un secondo vantaggio, quello di non costare niente, di produrre molto, e che incredibilmente nonostante sia un uva quasi rossa, per il mercato USA ha dei bellissimi riflessi verdi!!! Non bestemiate dicendo che é un grande vitigno, sta almeno tre gradini sotto lo chardonnay e al Riesling! Sta pure dietro ad un Manzoni! Classificare la qualità di un vitigno, con il suo successo commerciale è ridicolo, allora il miglior vino d’italia è il tavernello!!!

  93. Guardando la foto e conoscendo la zona due cose mi stupiscono:
    la prima, cosa capiranno i tedeschi che transitano da quella strada scendendo da Magré per dirigersi verso il Garda di quelle parole? Perché non tradurre?
    la seconda: perché non vengono menzionate in quella scritta le prestigiose ( è troppo? ) cantine private trentine che si trovano lungo quella strada e che vendono vino anzi pinot grigio pure loro?

    P.S. Guai a te se smetti! Dov’è che potrei sparare altrimenti le mie … pallottole?
    Buona festa dell’ Immacolata a tutti.

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  95. Anonimo

    Nei mitici anni sessanta la produzione extraregionale mondiale di Pinot grigio era supergiù di centomila ettolitri, quella dell’autoctono teroldego ora supera i duecentomila e quella del marzemino icinquecentomila per non parlare di chardonnay (a milioni di ettolitri) del tipo trentodoc che si vuol passare simbolo del territorio….della champagne forse ah ah……..
    Non parliamo poi del povero Muller thurgau che di autoctono non ha nulla neanche l’età’anagrafica …..
    e lo hanno piantato anche in Cina……
    Poveri illusi, un vitigno non deve essere in un territorio da sempre se era una ciofeca ,a suo tempo e’stato tolto e sostituito con uno migliore, e il Pinot grigio migliore lo é di molti se non tutti, il successo che ha avuto lo sta a dimostrare.Solo i migliori vengono piantati dappertutto!
    Non critichiamo il vitigno quindi, e nemmeno il territorio trentino dove ,non nei mitici anni sessanta ma prima della grande guerra ,in epoca au stroungarica e’stato coltivato ,con la sapienza e la dedizione dei nostri bisnonni lasciandoci una tradizione che pochi ignoranti come voi vorrebbero distruggere. Ma fa lo stesso povero cosimon……i tuoi argomenti a volte buoni ma stavolta lacunosi non possono che renderti la vita un cesso come al tuo piovasco.

    1. FabFab

      A me sembra che il discorso di Cosimo sia ineccepibile. Non ha parlato male di un vitigno ne ha auspicato che venga sradicato. Ha espresso perpelessità a proposito dell’efficiacia di questo vitigno di rappresentare il trentino e l’enologia trentina. Non mi sembra un discorso poi tanto fuori luogo.

    2. canarino titty

      vedevo nero…. adesso ANONIMO da una bella quadratura del cerchio.Restando fermi molti problemi gia’ svolti in profondita’ da Cosimo…..oggi e’ una bella giornata meno nera un po grigia/o…. ma bella

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