Il Topo è morto, il Colfondo è vivo

il-deserto-dei-tartari-02Torno su questo argomento, dopo la gragnuola di commenti tempestosi al mio post di ieri “Terroir Tropicale”. E lo faccio, per cercare di spiegare meglio. Per cercare di farmi capire. Per cercare di chiarire. Poi sarà quel che Dio vorrà: anche le aule di tribunale, se qualcuno pensa davvero che quello sia il luogo dove risolvere dispute di questo genere.

Dunque, tutto cominciò a natale, quando mi ritrovai in casa una cassa di Colfondo. Di cui continuo a non rivelare l’etichetta, perché non è nello stile di questo blog, né nel mio stile personale, procurare guai inutili ai piccoli produttori: sono dell’idea, al contrario, sia utile stimolarli a crescere e magari a non commettere errori. E lo scrivo da consumatore, più o meno consapevole. Così come faccio, da consumatore, quando al bar mi servono un caffè troppo tostato o bruciato. Così come faccio al ristorante quando mi arrivano in tavola tagliatelle troppo sapide. Non telefono al 113, mi limito a farlo notare a chi mi sta davanti, augurandomi, da consumatore, di poter tornare di nuovo e di poter dire: questa volta ho speso bene i miei soldi.

Dicevo delle sei bottiglie di natale. Ho aspettato qualche giorno ad aprirle e finalmente la settimana scorsa ne ho affrontata una. Il Colfondo non è fra i miei vini preferiti, lo ammetto e lo premetto. Eppure ogni tanto mi piace berlo: mi pare un vino simpatico a volte anche sorprendente. Quello di Bele Casel lo trovo buono e lo bevo volentieri. Quello di Casa Belfi, mi sembra originale: molto agrumato, limonoso. Interessante nella sua particolarità.

Insomma, non è una tipologia di vino che mi fa impazzire, ma non mi ci accosto con pregiudizio. Con quelle sei bottiglie (alla fine, con quella di ieri sera, ne ho aperte quattro) è andata diversamente: non sono riuscito a finire il primo bicchiere. La sensazione immediata è stata quella che sapete: l’evocazione, poco scolastica e irriverente, del topo morto. Avrei potuto scrivere altro. Chennesò: frutta polposa molto matura, albicocca maturata eccessivamente, fragranza pungente di lievitazione ancora in corso, solido sentore di feccia. Ma sono un consumatore medio, non un sommelier. E mi è venuta in mente la fermentazione cadaverica. Quindi il topo. Morto.

Possono capitare bottiglie come queste. Come ha scritto qualcuno, commentando su Facebook. Può capitare per tante ragioni: cattiva conservazione, imperfetto svolgimento del lavoro dei lieviti e tante altre imperfezioni, magari indotte da una fermentazione provocata con mezzi artificiali e non con temperature naturali. Il mio giudizio, e in FB lo ho precisato, era legato alla mia particolare esperienza con le bottiglie che avevo in casa e non mi sono mai sognato di esprimere un giudizio generalizzato su una tipologia di vino. Fra l’altro ne ho assaggiato uno trentino uscito da poco (Vallarom) e indicato in etichetta come Metodo Familiare, che mi ha perfino messo di buon umore in una giornata nerissima, che era cominciata con una scarpa (tacco 12) lanciatami in testa di prima mattina. Insomma la mia impressione, originariamente in Facebook e in Twitter, era legata a queste bottiglie. Non al metodo e non alla Glera. Ma a quelle sei bottiglie (dopo il quarto tentativo di ieri sera, oggi sono due) che avevo in casa: quando ieri ho scritto “aprirò un’altra di quelle bottiglie-topomorto”, mi riferivo appunto a queste, non all’universo mondo del Colfondo.

Siccome questo blog e i social collegati, sono un po’ un diario, personale e collettivo, di viaggio fra i vini che ci capitano sotto mano, ma non la cerimoniosa sala d’assaggio del sommelier, ho scritto questa mia sensazione in FB. Ho fatto bene, ho fatto male? Penso di aver fatto bene. Ne è nata anche questa discussione; e le discussioni, al di là dell’epilogo che possono avere, credo siano utili. A tutti.

Nei giorni successivi ci ho ripensato e ho provato a stappare altre bottiglie sempre della stessa partita. E mi è tornato in mente quel mio viaggio nella Bassa Trevigiana di qualche anno fa. E così è nato il post di ieri. Dove ho cercato di allargare il discorso al concetto di terroir. Sapendo bene che questo è un argomento scivoloso e sdrucciolevole. Anche se pare che in Portogallo qualcuno abbia addirittura messo a punto dei modelli scientifici per misurare il Terroir. Ma io continuo a pensare che con questa categoria si entri sempre in una dimensione di giudizio e di valutazione molto personali. E molto soggettive. Comunque, senza immaginare di dare lezione ad alcuno né di spiegare i segreti della vita, nel post di ieri ho provato a pensare, e davvero in forma interrogativa soprattutto per me stesso, se possa esistere una relazione fra un paesaggio e una condizione climatica e l’uva e il vino che ne sono figliati. Probabilmente sì. E credo se ne possa discutere liberamente anche a proposito del Colfondo e della magnifica terra del Piave. E tuttavia, probabilmente, non è il caso di quelle sei bottiglie (ora due) che ho in casa. Nate male, fin dall’inizio; al di là del paesaggio e del terroir quasi lagunare. Per questo dico: il topo a casa mia è (resta) morto, viva il Colfondo. Che invece è vivo. E penso a quello di Luca Ferraro e a quello di Maurizio Donadi. E anche a quello di Filippo Scienza. Perchè questi sono quelli che conosco meglio.

Detto questo e augurandomi di essere riuscito a spiegarmi, mi fermo qui. Vorrei dire altre cose, circa la libertà di critica del consumatore, circa l’opportunità, secondo me, di cominciare a smitizzare questo benedetto vino, che alla fine è solo“do piche de ua”. Se avessi scritto che l’odore del sapone di marsiglia mi fa schifo, credete che qualcuno si sarebbe lamentato? Ma con il vino è diverso, perché lo abbiamo mitizzato e caricato di troppi valori (im)materiali e simbolici. E forse dovremmo iniziare a fare qualche passo indietro. Per il bene di tutti e soprattutto per il bene del vino. Insomma avrei da dire ancora un sacco di cose. Ma mi fermo qui: si sta avvicinando l’ora della colazione e mi aspetta in tavola una bottiglia di Annamaria Clementi. Capirete anche voi che di fronte ad un Franciacorta come questo, sarebbe criminale aspettare.

Buona domenica a tutti. Anche al tenente Drogo e alla Fortezza Bastiani in subbuglio, sebbene nemmeno questa volta i tartari si stiano affacciando all’orizzonte. Almeno credo.

 

CONDIVIDI CON

113 Commenti

  1. Claudio Claudio

    Sul dibattito
    avente come tema il “Colfondo” credo possa aiutare un po’ di cronistoria.
    A metà anni 80’, molti trevigiani (di città o vicina periferia), perciò in gran parte di destra Piave, appartenenti sia alla buona borghesia, professionisti ecc. che al mondo operaio o impiegatizio, alla ricerca delle “genuinità” (era il tempo del primo mascherpone, tiramisù, mostarda piccante, gelato di panna montata, latteria dolce, Asiago stravecchio, ricotta di latte intero e tante altre leccornìe) aveva preso l’abitudine di andare sui colli di Valdobbiadene-Conegliano e acquistare il Prosecco
    sfuso e di portarselo a casa in damigiana. Questo avveniva (e avviene ancora oggi, lo fà ancora il mio caro zio Angelo) solitamente a fine anno e quindi poco dopo la vendemmia. Il vino veniva poi imbottigliato e tappato con tappo corona: sì perché come Dom Pérignon, si accorsero che in primavera-estate le bottiglie potevano anche far saltare il tappo o esplodere. Molto semplicemente, senza che la maggior parte lo sapesse, imbottigliavano vino non filtrato, ancora con parte dei lieviti della fermentazione primaria (particolare importante! Non lieviti di fermentazione secondaria come nel caso di quasi tutti i frizzanti e spumanti). Tant’è che alla domanda di mia zia sul perchè alcune bottiglie esplodessero oppure alla stappatura fuoriuscisse violentemente il vino (costringendola una volta a ridipingere la cucina…) mentre altre facevano poche bollicine, ho dovuto spiegare che se non venivano rimescolati i lieviti in modo che fossero in quantità uniforme per singola bottiglia durante l’imbottigliamento, la rifermentazione ai primi tepori primaverili sarebbe stata disomogenea. Il fondo quindi non era cercato ma era semplicemente un by-product o scarto dovuto al metodo, o moda di farsi l’imbottigliamento di Prosecco in casa. L’ultima trovata commerciale di imbottigliare all’origine il Prosecco “colfondo” cercando magari di renderlo sterile o dosato con le migliori tecnologie e know-how enologico mi paiono un po’ come i programmi Amarcord di Rai1 fatti per una utenza che purtroppo non riesce più a sollevare una damigiana da 54lt (in due) e caricarsela in macchina smontando i seggiolini posteriori oppure non l’ha mai fatto. Prosecco col fondo o “colfondo” cioè coi lieviti della fermentazione pimaria morti sul fondo, è vino con difetto, con una scoria, non è una specialità per questo. Nel caso specifico del Prosecco “colfondo” non direi si possa parlare di caratteristica del terroir, ma piuttosto di caratteristica dovuta ad una tradizione o moda di imbottigliamento specifica di una provincia. Cosimo ci informa che quelle bottiglie le ha stappate il Natale scorso. Questo mi dice che se erano bottiglie fatte alla vecchia maniera allora il vino era della vendemmia 2011 e tutti i tradizionalisti sanno che il Prosecco auto-imbottigliato andrebbe consumato entro l’estate successivo alla vendemmia. Se invece si tratta di un “colfondo” moderno-commerciale e se non scrivono entro quando consumarlo, di “topi” ne infesteranno parecchie cantine private… a meno che al posto dei lieviti/proteine ecc. non ci mettano una polverina sterile solo per dar l’illusione…

  2. Claudio Claudio

    Sul dibattito
    avente come tema il “Colfondo” credo possa aiutare un po’ di cronistoria.
    A metà anni 80’, molti trevigiani (di città o vicina periferia), perciò in gran parte di destra Piave, appartenenti sia alla buona borghesia, professionisti ecc. che al mondo operaio o impiegatizio, alla ricerca delle “genuinità” (era il tempo del primo mascherpone, tiramisù, mostarda piccante, gelato di panna montata, latteria dolce, Asiago stravecchio, ricotta di latte intero e tante altre leccornìe) aveva preso l’abitudine di andare sui colli di Valdobbiadene-Conegliano e acquistare il Prosecco
    sfuso e di portarselo a casa in damigiana. Questo avveniva (e avviene ancora oggi, lo fà ancora il mio caro zio Angelo) solitamente a fine anno e quindi poco dopo la vendemmia. Il vino veniva poi imbottigliato e tappato con tappo corona: sì perché come Dom Pérignon, si accorsero che in primavera-estate le bottiglie potevano anche far saltare il tappo o esplodere. Molto semplicemente, senza che la maggior parte lo sapesse, imbottigliavano vino non filtrato, ancora con parte dei lieviti della fermentazione primaria (particolare importante! Non lieviti di fermentazione secondaria come nel caso di quasi tutti i frizzanti e spumanti). Tant’è che alla domanda di mia zia sul perchè alcune bottiglie esplodessero oppure alla stappatura fuoriuscisse violentemente il vino (costringendola una volta a ridipingere la cucina…) mentre altre facevano poche bollicine, ho dovuto spiegare che se non venivano rimescolati i lieviti in modo che fossero in quantità uniforme per singola bottiglia durante l’imbottigliamento, la rifermentazione ai primi tepori primaverili sarebbe stata disomogenea. Il fondo quindi non era cercato ma era semplicemente un by-product o scarto dovuto al metodo, o moda di farsi l’imbottigliamento di Prosecco in casa. L’ultima trovata commerciale di imbottigliare all’origine il Prosecco “colfondo” cercando magari di renderlo sterile o dosato con le migliori tecnologie e know-how enologico mi paiono un po’ come i programmi Amarcord di Rai1 fatti per una utenza che purtroppo non riesce più a sollevare una damigiana da 54lt (in due) e caricarsela in macchina smontando i seggiolini posteriori oppure non l’ha mai fatto. Prosecco col fondo o “colfondo” cioè coi lieviti della fermentazione pimaria morti sul fondo, è vino con difetto, con una scoria, non è una specialità per questo. Nel caso specifico del Prosecco “colfondo” non direi si possa parlare di caratteristica del terroir, ma piuttosto di caratteristica dovuta ad una tradizione o moda di imbottigliamento specifica di una provincia. Cosimo ci informa che quelle bottiglie le ha stappate il Natale scorso. Questo mi dice che se erano bottiglie fatte alla vecchia maniera allora il vino era della vendemmia 2011 e tutti i tradizionalisti sanno che il Prosecco auto-imbottigliato andrebbe consumato entro l’estate successivo alla vendemmia. Se invece si tratta di un “colfondo” moderno-commerciale e se non scrivono entro quando consumarlo, di “topi” ne infesteranno parecchie cantine private… a meno che al posto dei lieviti/proteine ecc. non ci mettano una polverina sterile solo per dar l’illusione…

  3. Claudio Claudio

    Sul dibattito
    avente come tema il “Colfondo” credo possa aiutare un po’ di cronistoria.
    A metà anni 80’, molti trevigiani (di città o vicina periferia), perciò in gran parte di destra Piave, appartenenti sia alla buona borghesia, professionisti ecc. che al mondo operaio o impiegatizio, alla ricerca delle “genuinità” (era il tempo del primo mascherpone, tiramisù, mostarda piccante, gelato di panna montata, latteria dolce, Asiago stravecchio, ricotta di latte intero e tante altre leccornìe) aveva preso l’abitudine di andare sui colli di Valdobbiadene-Conegliano e acquistare il Prosecco
    sfuso e di portarselo a casa in damigiana. Questo avveniva (e avviene ancora oggi, lo fà ancora il mio caro zio Angelo) solitamente a fine anno e quindi poco dopo la vendemmia. Il vino veniva poi imbottigliato e tappato con tappo corona: sì perché come Dom Pérignon, si accorsero che in primavera-estate le bottiglie potevano anche far saltare il tappo o esplodere. Molto semplicemente, senza che la maggior parte lo sapesse, imbottigliavano vino non filtrato, ancora con parte dei lieviti della fermentazione primaria (particolare importante! Non lieviti di fermentazione secondaria come nel caso di quasi tutti i frizzanti e spumanti). Tant’è che alla domanda di mia zia sul perchè alcune bottiglie esplodessero oppure alla stappatura fuoriuscisse violentemente il vino (costringendola una volta a ridipingere la cucina…) mentre altre facevano poche bollicine, ho dovuto spiegare che se non venivano rimescolati i lieviti in modo che fossero in quantità uniforme per singola bottiglia durante l’imbottigliamento, la rifermentazione ai primi tepori primaverili sarebbe stata disomogenea. Il fondo quindi non era cercato ma era semplicemente un by-product o scarto dovuto al metodo, o moda di farsi l’imbottigliamento di Prosecco in casa. L’ultima trovata commerciale di imbottigliare all’origine il Prosecco “colfondo” cercando magari di renderlo sterile o dosato con le migliori tecnologie e know-how enologico mi paiono un po’ come i programmi Amarcord di Rai1 fatti per una utenza che purtroppo non riesce più a sollevare una damigiana da 54lt (in due) e caricarsela in macchina smontando i seggiolini posteriori oppure non l’ha mai fatto. Prosecco col fondo o “colfondo” cioè coi lieviti della fermentazione pimaria morti sul fondo, è vino con difetto, con una scoria, non è una specialità per questo. Nel caso specifico del Prosecco “colfondo” non direi si possa parlare di caratteristica del terroir, ma piuttosto di caratteristica dovuta ad una tradizione o moda di imbottigliamento specifica di una provincia. Cosimo ci informa che quelle bottiglie le ha stappate il Natale scorso. Questo mi dice che se erano bottiglie fatte alla vecchia maniera allora il vino era della vendemmia 2011 e tutti i tradizionalisti sanno che il Prosecco auto-imbottigliato andrebbe consumato entro l’estate successivo alla vendemmia. Se invece si tratta di un “colfondo” moderno-commerciale e se non scrivono entro quando consumarlo, di “topi” ne infesteranno parecchie cantine private… a meno che al posto dei lieviti/proteine ecc. non ci mettano una polverina sterile solo per dar l’illusione…

  4. Pingback: Il vino rivoluzionario e i rivoluzionari da cartolina | Trentino Wine Blog

  5. trentinowineblog trentinowineblog

    Caro Tex, cerca di avere pazienza. Abbiamo installato una grafica provvisoria, per risolvere alcuni problemi che si erano presentati sul layout di prima dopo gli aggiornamenti della piattaforma alla nuova versione di wordpress (3.5). Non ti sto qui a spiegare i dettagli tecnici, ma insomma appena il nostro tecnologo avrà sistemato il vecchio layout e risolto le problematiche che si presentano su alcun browser, torneremo al solito schema grafico. Insomma questione di qualche giorno.. porta (portate) pazienza..!

  6. trentinowineblog

    Caro Tex, cerca di avere pazienza. Abbiamo installato una grafica provvisoria, per risolvere alcuni problemi che si erano presentati sul layout di prima dopo gli aggiornamenti della piattaforma alla nuova versione di wordpress (3.5). Non ti sto qui a spiegare i dettagli tecnici, ma insomma appena il nostro tecnologo avrà sistemato il vecchio layout e risolto le problematiche che si presentano su alcun browser, torneremo al solito schema grafico. Insomma questione di qualche giorno.. porta (portate) pazienza..!

  7. trentinowineblog

    Caro Tex, cerca di avere pazienza. Abbiamo installato una grafica provvisoria, per risolvere alcuni problemi che si erano presentati sul layout di prima dopo gli aggiornamenti della piattaforma alla nuova versione di wordpress (3.5). Non ti sto qui a spiegare i dettagli tecnici, ma insomma appena il nostro tecnologo avrà sistemato il vecchio layout e risolto le problematiche che si presentano su alcun browser, torneremo al solito schema grafico. Insomma questione di qualche giorno.. porta (portate) pazienza..!

  8. Tex Willer

    Ciao, con amarezza vi dico che io con tutte queste novità nel blog non mi ci ritrovo più, forse è quello che volevate e allora mi scuso con voi. Pertanto o ritornate alla vecchia maniera fatta di poca prestanza ma tanta sostanza e allora mi diverto anch’io altrimenti vi saluto per sempre. Grazie e saluti.

  9. Tex Willer

    Ciao, con amarezza vi dico che io con tutte queste novità nel blog non mi ci ritrovo più, forse è quello che volevate e allora mi scuso con voi. Pertanto o ritornate alla vecchia maniera fatta di poca prestanza ma tanta sostanza e allora mi diverto anch’io altrimenti vi saluto per sempre. Grazie e saluti.

  10. Tex Willer

    Ciao, con amarezza vi dico che io con tutte queste novità nel blog non mi ci ritrovo più, forse è quello che volevate e allora mi scuso con voi. Pertanto o ritornate alla vecchia maniera fatta di poca prestanza ma tanta sostanza e allora mi diverto anch’io altrimenti vi saluto per sempre. Grazie e saluti.

  11. Lauren

    Dove non ci sono riusciti i trentini, ci sono riusciti i trevisani: finalmente qualcuno ti ha fatto rimangiare le parole e ti ha zittito! Viva il Prosecco e i prosecchisti!

    1. Franco Ziliani Franco Ziliani

      Cosimo si difende benissimo da sé Lauren, ma affermare che qualcuno gli “ha fatto rimangiare le parole” e lo “ha zittito” é un’affermazione falsa che non corrisponde al vero. Piacerebbe a tanti che questo blog (e magari altri) chiudessero e si piegassero ai diktat del potere (politico, economico, finanziario, cooperativo)! Invece, mi spiace per voi, dovrete ancora masticare amaro leggendo questo e molti altri post. Su Trentino wine blog, su Lemillebolleblog, su Vino al vino ad esempio…

    2. trentinowineblog trentinowineblog

      Bada Lauren, non so a chi convenga soffocare il dibattito sul vino, in Trentino come altrove. Ad ogni modo se c’è stato qualcosa che mi ha colpito positivamente nella vicenda del topo morto è stata questa: la capacità di reazione (che io ho trovata esagerata e sopra le righe, ma questo è un altro discorso) di un territorio che si identifica in un vino. Poi quel vino può piacere o non piacere (e a
      me per lo più non piace).

      Ma l’aver percepito un feedback così forte, seppure indirizzato contro di me, mi è piaciuto. Mi ha dato l’impressione di una terra che crede in quello che fa e che ci crede collettivamente. Che è pronta a confrontarsi subito e senza reticenze, persino ad andare in
      tribunale, pur di affermare orgogliosamente un elemento identitario. In Trentino, nel tuo Trentino che vorresti soffocasse questo blog, questo non capita. Come mai? Come mai questo silenzio cadaverico? Dove è il territorio, in questo mare assordante di silenzio. Spiegacelo tu. E concludo anche io dicendo: evviva i Prosecchisti.
      Che si incazzano!

      1. Franco Ziliani Franco Ziliani

        Bravo Cosimo, Drogo ha espresso un orgoglio del territorio, un’identità, un riconoscersi in un vino che purtroppo in Trentino é merce (e ho usato volutamente questo termine e non altri) rara. Dove sono i trentodocchisti che s’incazzano ad esempio perché il sito Internet dell’Istituto é ancora fermo al paleolitico superiore nonostante autorevoli promesse e impegni?

  12. Lauren

    Dove non ci sono riusciti i trentini, ci sono riusciti i trevisani: finalmente qualcuno ti ha fatto rimangiare le parole e ti ha zittito! Viva il Prosecco e i prosecchisti!

    1. Franco Ziliani Franco Ziliani

      Cosimo si difende benissimo da sé Lauren, ma affermare che qualcuno gli “ha fatto rimangiare le parole” e lo “ha zittito” é un’affermazione falsa che non corrisponde al vero. Piacerebbe a tanti che questo blog (e magari altri) chiudessero e si piegassero ai diktat del potere (politico, economico, finanziario, cooperativo)! Invece, mi spiace per voi, dovrete ancora masticare amaro leggendo questo e molti altri post. Su Trentino wine blog, su Lemillebolleblog, su Vino al vino ad esempio…

    2. trentinowineblog

      Bada Lauren, non so a chi convenga soffocare il dibattito sul vino, in Trentino come altrove. Ad ogni modo se c’è stato qualcosa che mi ha colpito positivamente nella vicenda del topo morto è stata questa: la capacità di reazione (che io ho trovata esagerata e sopra le righe, ma questo è un altro discorso) di un territorio che si identifica in un vino. Poi quel vino può piacere o non piacere (e a
      me per lo più non piace).

      Ma l’aver percepito un feedback così forte, seppure indirizzato contro di me, mi è piaciuto. Mi ha dato l’impressione di una terra che crede in quello che fa e che ci crede collettivamente. Che è pronta a confrontarsi subito e senza reticenze, persino ad andare in
      tribunale, pur di affermare orgogliosamente un elemento identitario. In Trentino, nel tuo Trentino che vorresti soffocasse questo blog, questo non capita. Come mai? Come mai questo silenzio cadaverico? Dove è il territorio, in questo mare assordante di silenzio. Spiegacelo tu. E concludo anche io dicendo: evviva i Prosecchisti.
      Che si incazzano!

      1. Franco Ziliani Franco Ziliani

        Bravo Cosimo, Drogo ha espresso un orgoglio del territorio, un’identità, un riconoscersi in un vino che purtroppo in Trentino é merce (e ho usato volutamente questo termine e non altri) rara. Dove sono i trentodocchisti che s’incazzano ad esempio perché il sito Internet dell’Istituto é ancora fermo al paleolitico superiore nonostante autorevoli promesse e impegni?

  13. Lauren

    Dove non ci sono riusciti i trentini, ci sono riusciti i trevisani: finalmente qualcuno ti ha fatto rimangiare le parole e ti ha zittito! Viva il Prosecco e i prosecchisti!

    1. Franco Ziliani Franco Ziliani

      Cosimo si difende benissimo da sé Lauren, ma affermare che qualcuno gli “ha fatto rimangiare le parole” e lo “ha zittito” é un’affermazione falsa che non corrisponde al vero. Piacerebbe a tanti che questo blog (e magari altri) chiudessero e si piegassero ai diktat del potere (politico, economico, finanziario, cooperativo)! Invece, mi spiace per voi, dovrete ancora masticare amaro leggendo questo e molti altri post. Su Trentino wine blog, su Lemillebolleblog, su Vino al vino ad esempio…

    2. trentinowineblog

      Bada Lauren, non so a chi convenga soffocare il dibattito sul vino, in Trentino come altrove. Ad ogni modo se c’è stato qualcosa che mi ha colpito positivamente nella vicenda del topo morto è stata questa: la capacità di reazione (che io ho trovata esagerata e sopra le righe, ma questo è un altro discorso) di un territorio che si identifica in un vino. Poi quel vino può piacere o non piacere (e a
      me per lo più non piace).

      Ma l’aver percepito un feedback così forte, seppure indirizzato contro di me, mi è piaciuto. Mi ha dato l’impressione di una terra che crede in quello che fa e che ci crede collettivamente. Che è pronta a confrontarsi subito e senza reticenze, persino ad andare in
      tribunale, pur di affermare orgogliosamente un elemento identitario. In Trentino, nel tuo Trentino che vorresti soffocasse questo blog, questo non capita. Come mai? Come mai questo silenzio cadaverico? Dove è il territorio, in questo mare assordante di silenzio. Spiegacelo tu. E concludo anche io dicendo: evviva i Prosecchisti.
      Che si incazzano!

      1. Franco Ziliani Franco Ziliani

        Bravo Cosimo, Drogo ha espresso un orgoglio del territorio, un’identità, un riconoscersi in un vino che purtroppo in Trentino é merce (e ho usato volutamente questo termine e non altri) rara. Dove sono i trentodocchisti che s’incazzano ad esempio perché il sito Internet dell’Istituto é ancora fermo al paleolitico superiore nonostante autorevoli promesse e impegni?

        1. Franco Ziliani Franco Ziliani

          attenzione trentini, allarme rosso (é il caso di dirlo..) Usai é in zona, sparate a vista non appena l’avvistate! Questione di vita o di morte… 🙂

        1. Franco Ziliani Franco Ziliani

          attenzione trentini, allarme rosso (é il caso di dirlo..) Usai é in zona, sparate a vista non appena l’avvistate! Questione di vita o di morte… 🙂

        1. Franco Ziliani Franco Ziliani

          attenzione trentini, allarme rosso (é il caso di dirlo..) Usai é in zona, sparate a vista non appena l’avvistate! Questione di vita o di morte… 🙂

  14. Pingback: Trento – Cerca News » Il Topo è morto, il Colfondo è vivo

  15. Drogo

    Mi sono divertito a leggere queste righe di precisazione e direi di chiudere la querelle.Resto della convinzione che il descrittore sia esagerato e che quel produttore di Colfondo merita il ripetto veronelliano che il Topo Morto gli nega.
    Sono altresì convinto che se l’Annamaria Clementi la deludesse come quel Colfondo, verrebbe trattato con maggior garbo.

    1. Bene. Bene che lei si sia divertito e bene che si sia arrivati ad un chiarimento in meno di 24 ore. Mi pare una cosa intelligente.
      In quanto poi ai nomi blasonati, mi permetto ancora di dissentire da lei: così come evito di ferire i piccoli produttori, allo stesso modo non mi pare di avere peli sulla lingua quando si tratta dei potenti del vino, e lì non mi faccio davvero scrupoli nell’indicare le etichette: legga qui per esempio:
      http://goo.gl/JVJMM

      In ogni modo l’annamaria…. di oggi era impeccabile!

    2. Franco Ziliani Franco Ziliani

      Sono felice che siamo approdati in così breve tempo ad un chiarimento e sono contento di aver offerto un mio piccolo contributo di ragionevolezza a questo risultato. Ovvio che il vino bevuto oggi da Cosimo sarebbe stato trattato con maggiore garbo se fosse apparso deludente o cattivo. E’ Franciacorta perdiana, mica Prosecco “col fondo”! : Battute a parte mi auguro che lo stesso buonsenso mostri il giudice che presiederà l’udienza che mi attende il prossimo 21 gennaio a Milano per questa fastidiosa vicenda: http://www.vinoalvino.org/blog/2012/07/ecco-perche-non-aggiorno-vino-al-vino-2-a-proposito-di-una-foto-proibita.html Spero proprio il 21 sera di poter esclamare con soddisfazione che “c’é un giudice a Berlino”! ….

            1. Franco Ziliani Franco Ziliani

              bella idea! Quasi quasi… allora farò uscire un post domenica prossima dove spiego la cosa e lunedì 21 una bella bandiera a lutto preventiva, sperando che non porti sfiga… 🙂

  16. Drogo

    Mi sono divertito a leggere queste righe di precisazione e direi di chiudere la querelle.Resto della convinzione che il descrittore sia esagerato e che quel produttore di Colfondo merita il ripetto veronelliano che il Topo Morto gli nega.
    Sono altresì convinto che se l’Annamaria Clementi la deludesse come quel Colfondo, verrebbe trattato con maggior garbo.

    1. Bene. Bene che lei si sia divertito e bene che si sia arrivati ad un chiarimento in meno di 24 ore. Mi pare una cosa intelligente.
      In quanto poi ai nomi blasonati, mi permetto ancora di dissentire da lei: così come evito di ferire i piccoli produttori, allo stesso modo non mi pare di avere peli sulla lingua quando si tratta dei potenti del vino, e lì non mi faccio davvero scrupoli nell’indicare le etichette: legga qui per esempio:
      http://goo.gl/JVJMM

      In ogni modo l’annamaria…. di oggi era impeccabile!

    2. Franco Ziliani Franco Ziliani

      Sono felice che siamo approdati in così breve tempo ad un chiarimento e sono contento di aver offerto un mio piccolo contributo di ragionevolezza a questo risultato. Ovvio che il vino bevuto oggi da Cosimo sarebbe stato trattato con maggiore garbo se fosse apparso deludente o cattivo. E’ Franciacorta perdiana, mica Prosecco “col fondo”! : Battute a parte mi auguro che lo stesso buonsenso mostri il giudice che presiederà l’udienza che mi attende il prossimo 21 gennaio a Milano per questa fastidiosa vicenda: http://www.vinoalvino.org/blog/2012/07/ecco-perche-non-aggiorno-vino-al-vino-2-a-proposito-di-una-foto-proibita.html Spero proprio il 21 sera di poter esclamare con soddisfazione che “c’é un giudice a Berlino”! ….

            1. Franco Ziliani Franco Ziliani

              bella idea! Quasi quasi… allora farò uscire un post domenica prossima dove spiego la cosa e lunedì 21 una bella bandiera a lutto preventiva, sperando che non porti sfiga… 🙂

  17. Drogo

    Mi sono divertito a leggere queste righe di precisazione e direi di chiudere la querelle.Resto della convinzione che il descrittore sia esagerato e che quel produttore di Colfondo merita il ripetto veronelliano che il Topo Morto gli nega.
    Sono altresì convinto che se l’Annamaria Clementi la deludesse come quel Colfondo, verrebbe trattato con maggior garbo.

    1. Bene. Bene che lei si sia divertito e bene che si sia arrivati ad un chiarimento in meno di 24 ore. Mi pare una cosa intelligente.
      In quanto poi ai nomi blasonati, mi permetto ancora di dissentire da lei: così come evito di ferire i piccoli produttori, allo stesso modo non mi pare di avere peli sulla lingua quando si tratta dei potenti del vino, e lì non mi faccio davvero scrupoli nell’indicare le etichette: legga qui per esempio:
      http://goo.gl/JVJMM

      In ogni modo l’annamaria…. di oggi era impeccabile!

    2. Franco Ziliani Franco Ziliani

      Sono felice che siamo approdati in così breve tempo ad un chiarimento e sono contento di aver offerto un mio piccolo contributo di ragionevolezza a questo risultato. Ovvio che il vino bevuto oggi da Cosimo sarebbe stato trattato con maggiore garbo se fosse apparso deludente o cattivo. E’ Franciacorta perdiana, mica Prosecco “col fondo”! : Battute a parte mi auguro che lo stesso buonsenso mostri il giudice che presiederà l’udienza che mi attende il prossimo 21 gennaio a Milano per questa fastidiosa vicenda: http://www.vinoalvino.org/blog/2012/07/ecco-perche-non-aggiorno-vino-al-vino-2-a-proposito-di-una-foto-proibita.html Spero proprio il 21 sera di poter esclamare con soddisfazione che “c’é un giudice a Berlino”! ….

            1. Franco Ziliani Franco Ziliani

              bella idea! Quasi quasi… allora farò uscire un post domenica prossima dove spiego la cosa e lunedì 21 una bella bandiera a lutto preventiva, sperando che non porti sfiga… 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *