Il vino, la politica e il consenso

vino_politica e consensoQualche giorno fa, sulla scia della serata al Mas dela Fam dedicata al Pinot Grigio, un lettore mi scrisse: “Il Pinot Grigio è un partito..”. Vero: il Pinot Grigio è un partito. Anzi il vino trentino è un partito. E come tutti i partiti, almeno quelli di massa che hanno segnato la storia del Novecento, ha una sua classe dirigente, una sua ideologia, persegue degli obiettivi chiari e definiti, rappresenta interessi di classe, o di categoria, e raccoglie consenso. Soprattutto, da partito, raccoglie consenso; consenso funzionale al perseguimento degli orizzonti che si è dato.

La storia del vino-partito, in Trentino, comincia a prendere forma negli ultimi decenni del secolo scorso. Qui ci vorrebbe la memoria storica dell’amico e compagno Massarello, per scandire date, fare nomi e ricordare eventi significativi. Quindi lascio a lui il compito di approfondire questo aspetto. E io procedo per cenni. Negli ultimi decenni del Novecento il tessuto economico e sociale trentino legato alla vitivinicoltura subì una drastica modificazione genetica. Le grandi centrali cooperative, che allora non erano ancora così grandi, riuscirono ad affermare e a conquistare un ruolo egemone. Fino ad allora il Trentino vinicolo si reggeva su un delicato ma efficace equilibrio fra il mondo imprenditoriale privato (vinificatori, ma soprattutto imbottigliatori e commercianti) e quello cooperativo. Ad un certo punto questo equilibrio virtuoso si ruppe. Gli attori della libera imprenditoria privata furono fagocitati dalle centrali cooperative. In alcuni casi subirono una repressione condotta con strumenti che qualcuno non ha esitato a definire “cileni”. La partita fu vinta senza fare prigionieri dalla cooperazione e l’iniziativa privata fu ridotta ad campo desertificato dal napalm.

E’ con questo passaggio che in Trentino nasce il vino partito, quello che domina incontrastato la scena vitivinicola ed economica da tre decenni. L’obiettivo, per lo più raggiunto, fu quello di compiere una gigantesca, e progressista, operazione di redistribuzione del reddito a favore del mondo contadino. Per raggiungerlo furono adottati alcuni strumenti efficacissimi. Innanzitutto, il concetto di vino. I contadini, forse per la prima volta, impararono che le uve, e quindi il vino, dovevano essere considerati esclusivamente come merce e come bene fungibile. Nel linguaggio di oggi si parlerebbe di wine commodity. Per fare questo era necessario concentrarsi esclusivamente sulle varietà viticole, trascurando, anzi ignorando, il territorio. Perché il territorio, e la sua ulteriore declinazione in terroir, sono concetti complicati, difficili, ingombranti. Non si prestano ad essere tradotti in merce immediatamente fruibile e fungibile, non sono adatti ad essere inseriti efficacemente in un processo industrialistico spinto, che si sia dato tempi accelerati per portare a termine un’operazione massificata di redistribuzione  del reddito. Il concetto di varietà, al contrario, sì. Perché consente un’infinità di applicazioni e di manipolazioni, perché descrive la visione di una merce estremamente fungibile e adattabile ad uno scenario mercantilistico internazionale che muta rapidamente. Le Doc varietali Trentino, nacquero sulla base di questo ragionamento, che è anche un assioma, industrialista e mercantilista. Ma anche progressista.

Come tutti i partiti, anche il vino-partito ebbe, ed ha tuttora, una sua classe dirigente: un management cooperativo addestrato e funzionale a proiettare la merce varietale sul mercato internazionale, traendone grandi, anzi enormi, utili. E’ un establishment che nel tempo si è dimostrato capace ed efficiente. Preparato e consapevole del ruolo che gli era stato affidato. Lo spiegò con agghiacciante lucidità poco meno di un anno fa, l’ex direttore di Cavit Giacinto Giacomini, nel corso di un happening enoico al Mas dela Fam (ancora lì, a Ravina a due passi dal Fort Knox cooperativo: come mai solo Luca Boscheri, in Trentino, ha il coraggio e la lungimiranza di dare ospitalità a dibattiti spesso scomodi?). E stata una classe dirigente che si è dimostrata all’altezza della situazione e del compito di cui era stata investita: trasformare il vino in merce – con lo strumento micidiale delle denominazioni varietali e non solo di quelle trentine -, per produrre reddito diffuso.

Come tutti i partiti anche il partito-vino si fonda e si legittima sul consenso di massa. E in questa eno-operazione sociale ed economica, il consenso ha avuto un ruolo fondamentale. Questo disegno-orizzonte, che, torno a ripetere, considero progressista, poteva funzionare solo ad una condizione: l’abdicazione, da parte del sistema politico e istituzionale trentino, ad un ruolo di regia e di guida del settore vitivinicolo, ruoli che infatti in questi anni sono stati trasferiti tout court a Ravina, a Mezzocorona e forse, in parte, anche in via Segantini. Ed è qui entra in gioco la risorsa irresistibile del consenso, di cui il personale politico di ogni ordine e grado, per vocazione e per costituzione, è avidamente famelico. E’ il consenso che migliaia di contadini trentini e le loro famiglie, in questi trent’anni hanno assicurato, in cambio di un deciso innalzamento del loro tenore di vita e di una crescita significativa della redditività del loro lavoro in vigna, all’immobile e silenzioso establishment politico-istituzionale. La cui indifferente e muta inazione si può spiegare solo in questo modo.

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114 Commenti

  1. Pingback: Trentini espatriati, trentini per il Bardolino » Trentino Wine Blog

  2. Luciana

    il solo il fatto che tu scriva che i vini di kobler ti sono incomprensibili, racconta di quanto sei ignorante. forse invece di stare qui a scrivere cazzate dovresti imparare e studiare. ignorante.

  3. Luciana

    il solo il fatto che tu scriva che i vini di kobler ti sono incomprensibili, racconta di quanto sei ignorante. forse invece di stare qui a scrivere cazzate dovresti imparare e studiare. ignorante.

  4. Luciana

    il solo il fatto che tu scriva che i vini di kobler ti sono incomprensibili, racconta di quanto sei ignorante. forse invece di stare qui a scrivere cazzate dovresti imparare e studiare. ignorante.

  5. Verusca

    Non capisco perché la sera dell’appuntamento al Mas dela Fam c’era una sala piena di persone e poi qui sul blog nessuno parla,
    nessuno che porti avanti la discussione.
    Che ci siete venuti a fare al Mas?
    A petegolezzare?

    1. trentinowineblog trentinowineblog

      cara verusca…. noi quello che potevamo fare lo abbiamo fatto.. e alla serata pinot grigio abbiamo dedicato non uno ma due post. il resto appartiene all’estetica del napalm che opprime la società trentina… e ci dispiace….

      1. curioso & sospettoso

        gli avete assaggiati questi pinot come sono quali caratteristiche hanno che differenze ci sono da uno all’altro non se ne è saputo niente avete messo tutto sotto il tappeto

        1. Verusca

          Curioso è un errore fermarci a guardare chi era meglio dei cinque, la concorrenza viene da altri posti, noi dobbiamo cercare le nostre peculiarità, cercare la tipologia che gli altri non potranno mai avere e che per noi è naturale, non dobbiamo farci la guerra tra piccoli produttori.

          1. curioso & sospettoso

            cara verusca cosa gli avete degustati a fare, forse presuppongo per sapere se i nostri hanno delle peculiarita ecc ecc come dici te nessuno dice che dobbiamo farci la guerra anche se in molti post un po’ di bellicosita’ c’è

          2. curioso & sospettoso

            se non aveva senso confrontare quei 5 p.g. bisognava prenderne degli altri fuori dal territorio trentino anche internazionali per vedere se i nostri dimostravano di avere quella specificita ‘ trentina o se erano tutti eguali e cosi’ andrebbe fatto per gli altri vini che voi dite rappresentino il nostro trentino non ha senso invitare 4 tromboni che sparano a zero sulle sociali questo è un film ormai visto troppe volte bisogna confrontare i nostri prodotti per vedere chi lavora bene e chi no la nostra specificita deve essere questa bisogna sapere se i nostri prodotti sono in grado cosi come sono di posizionarsi su delle fasce di prezzo che diano poi una certa redittivita al contadino che siano capaci quindi di stare sui mercati

            1. se disegnassi i nomi di questi 4 tromboni..che parlano male delle sociali non sarebbe male.. Le sociali si parlano male da sole.. da loro stesse non rispondendo al centralino o non facendo rispondere ai progetti proposti dai loro vertici.. In un normale contesto privato.. : presidenti, direttori ed enologi delle Sociali.. nonchè parenti e nipoti vari di uomini politici.. sarebbero stati già buttati fuori..!

            2. trentinowineblog trentinowineblog

              Intervengo nuovamente, per alcune precisazioni che mi sembrano dovute. Intanto al Mas dela Fam non abbiamo invitato 4 tromboni. Al Mas dela Fam è venuto chi voleva venire e chi ha accolto i nostri appelli in rete. E a tutti è stata data la parola liberamente: non c’era un palco, non c’erano relatori, ma solo libere persone che liberamente hanno detto la loro. E mi sembra che nessuno abbia sparato contro la cooperazione. Che in sala era presente con direttori, presidenti, consiglieri di amministrazione, soci e anche con il suoi vertici che più vertici non si può: il presidente Adriano Orsi. A tutti è stato dato modo di intervenire senza limitazioni. Questo format, che non prevedeva né tromboni é professori in cattedra, mi pare sia stato capito e apprezzato da tutti tranne che da lei.

              In quanto alla degustazione dei PG, l’obiettivo non era stabilire se i
              trentini (2) fossero migliori o peggiori degli altri. Comunque provo
              a riassumere velocemente le mie personali impressioni. Il nr. 1 era
              un Santa Margherita denominazione Valdadige (la tipologia più amata negli States): secondo me il modello più banale di PG, dominato dalla piattezza e dalla “magrezza”, un pg asettico, per me,
              dico per me, quasi imbevibile. Il nr 2 era ancora un Valdadige
              prodotto dall’Azienda Agricola Albino Armani: un prodotto onesto,
              incomparabilmente superiore al primo, corrispondente ai descrittori
              tradizionali del Pg, un vino con una sua personalità e piacevolezza.
              Il nr. 3 era targato Rovere della Luna (doc), ancora un vino con una
              sua bella personalità (sempre restando nell’ambito dei Pg), con una
              bella rappresentatività di frutto bianco al naso e anche in bocca.
              Il nr. 4 era un friulano del Collio (Jerman, linea base): un vino
              magro, poco reattivo al naso e in bocca (la mia personale delusione, dopo aver saputo che si trattava di un Collio blasonato), non solo non mi ha impressionato ma avrei fatto volentieri a meno di berlo. Il nr. 5 era quello firmato da Enrico Paternoster dell’Istituto di San Michele: il bicchiere che io ho gradito di piu in assoluto, per
              rispondenza ai descrittori (pera mela etc..etc) ma anche per
              piacevolezza e beva (forse un certo residuo zucc. lo rendeva così
              piacevole); infine il nr. 6 era un altoatesino prodotto dall’amico
              Armin Kobler (unica annata anteriore al 2011): devo dire che questo Pg io non lo ho capito, mi è sembrato molto costruito, di sicuro molto diverso da tutti gli altri, ma anche poco piacevole da bere: prevaleva la sensazione velleitaria di un vorrei (essere un grande vino) ma non posso (sono un PG). Spero di non aver sbagliato la numerazione, perché in questo momento non ho con me le note che mi ero scritto. E naturalmente, ripeto, queste sono solo le mie impressioni personali che non hanno alcuna ambizione cattedratica. E con questo spero che anche C&S (versione al maschile), sia accontentato.

        2. trentinowineblog trentinowineblog

          non abbiamo messo niente sotto il tappeto. in ogni caso, vedremo nei prossimi giorni di proporre alcune brevi note descrittive dei prodotti in degu. Anche se l’obiettivo non era quello di stabilire quale fosse il migliore..ma di provare a conoscere meglio il pg.

      2. Verusca

        Si questo napalm opprime, ma più che napalm è l’incapacità di costruire qualcosa assieme. Io mi stupisco di questa cooperazione che non è capace di allearsi ma tutti pensano al loro piccolo orticello, dovrebbe essere la cooperazione che si fa in quattro per supplire alla carenza della politica e proporre anche con soldi propri!

            1. Caro Tex.. mica vero.. sai..? Sto ancora spettando da Trentino Sviluppo spa una risposta ai miei progetti dal luglio 2012… 7 mesi.. di attesa..! Non male direi.. in Mexico, forse ad Acapulco tra spiagge, morositas e martini dry mi avrebbero già risposto..! Che dici.?

  6. Verusca

    Non capisco perché la sera dell’appuntamento al Mas dela Fam c’era una sala piena di persone e poi qui sul blog nessuno parla,
    nessuno che porti avanti la discussione.
    Che ci siete venuti a fare al Mas?
    A petegolezzare?

    1. trentinowineblog

      cara verusca…. noi quello che potevamo fare lo abbiamo fatto.. e alla serata pinot grigio abbiamo dedicato non uno ma due post. il resto appartiene all’estetica del napalm che opprime la società trentina… e ci dispiace….

      1. curioso & sospettoso

        gli avete assaggiati questi pinot come sono quali caratteristiche hanno che differenze ci sono da uno all’altro non se ne è saputo niente avete messo tutto sotto il tappeto

        1. Verusca

          Curioso è un errore fermarci a guardare chi era meglio dei cinque, la concorrenza viene da altri posti, noi dobbiamo cercare le nostre peculiarità, cercare la tipologia che gli altri non potranno mai avere e che per noi è naturale, non dobbiamo farci la guerra tra piccoli produttori.

          1. curioso & sospettoso

            cara verusca cosa gli avete degustati a fare, forse presuppongo per sapere se i nostri hanno delle peculiarita ecc ecc come dici te nessuno dice che dobbiamo farci la guerra anche se in molti post un po’ di bellicosita’ c’è

          2. curioso & sospettoso

            se non aveva senso confrontare quei 5 p.g. bisognava prenderne degli altri fuori dal territorio trentino anche internazionali per vedere se i nostri dimostravano di avere quella specificita ‘ trentina o se erano tutti eguali e cosi’ andrebbe fatto per gli altri vini che voi dite rappresentino il nostro trentino non ha senso invitare 4 tromboni che sparano a zero sulle sociali questo è un film ormai visto troppe volte bisogna confrontare i nostri prodotti per vedere chi lavora bene e chi no la nostra specificita deve essere questa bisogna sapere se i nostri prodotti sono in grado cosi come sono di posizionarsi su delle fasce di prezzo che diano poi una certa redittivita al contadino che siano capaci quindi di stare sui mercati

            1. se disegnassi i nomi di questi 4 tromboni..che parlano male delle sociali non sarebbe male.. Le sociali si parlano male da sole.. da loro stesse non rispondendo al centralino o non facendo rispondere ai progetti proposti dai loro vertici.. In un normale contesto privato.. : presidenti, direttori ed enologi delle Sociali.. nonchè parenti e nipoti vari di uomini politici.. sarebbero stati già buttati fuori..!

              1. Verusca

                Mi sento stranamente d’accordo con te Giovanni…
                forse bisognerebbe far cambiare lo statuto a certe CS e far prevedere loro la gentilezza come regola basilare…

            2. trentinowineblog

              Intervengo nuovamente, per alcune precisazioni che mi sembrano dovute. Intanto al Mas dela Fam non abbiamo invitato 4 tromboni. Al Mas dela Fam è venuto chi voleva venire e chi ha accolto i nostri appelli in rete. E a tutti è stata data la parola liberamente: non c’era un palco, non c’erano relatori, ma solo libere persone che liberamente hanno detto la loro. E mi sembra che nessuno abbia sparato contro la cooperazione. Che in sala era presente con direttori, presidenti, consiglieri di amministrazione, soci e anche con il suoi vertici che più vertici non si può: il presidente Adriano Orsi. A tutti è stato dato modo di intervenire senza limitazioni. Questo format, che non prevedeva né tromboni é professori in cattedra, mi pare sia stato capito e apprezzato da tutti tranne che da lei.

              In quanto alla degustazione dei PG, l’obiettivo non era stabilire se i
              trentini (2) fossero migliori o peggiori degli altri. Comunque provo
              a riassumere velocemente le mie personali impressioni. Il nr. 1 era
              un Santa Margherita denominazione Valdadige (la tipologia più amata negli States): secondo me il modello più banale di PG, dominato dalla piattezza e dalla “magrezza”, un pg asettico, per me,
              dico per me, quasi imbevibile. Il nr 2 era ancora un Valdadige
              prodotto dall’Azienda Agricola Albino Armani: un prodotto onesto,
              incomparabilmente superiore al primo, corrispondente ai descrittori
              tradizionali del Pg, un vino con una sua personalità e piacevolezza.
              Il nr. 3 era targato Rovere della Luna (doc), ancora un vino con una
              sua bella personalità (sempre restando nell’ambito dei Pg), con una
              bella rappresentatività di frutto bianco al naso e anche in bocca.
              Il nr. 4 era un friulano del Collio (Jerman, linea base): un vino
              magro, poco reattivo al naso e in bocca (la mia personale delusione, dopo aver saputo che si trattava di un Collio blasonato), non solo non mi ha impressionato ma avrei fatto volentieri a meno di berlo. Il nr. 5 era quello firmato da Enrico Paternoster dell’Istituto di San Michele: il bicchiere che io ho gradito di piu in assoluto, per
              rispondenza ai descrittori (pera mela etc..etc) ma anche per
              piacevolezza e beva (forse un certo residuo zucc. lo rendeva così
              piacevole); infine il nr. 6 era un altoatesino prodotto dall’amico
              Armin Kobler (unica annata anteriore al 2011): devo dire che questo Pg io non lo ho capito, mi è sembrato molto costruito, di sicuro molto diverso da tutti gli altri, ma anche poco piacevole da bere: prevaleva la sensazione velleitaria di un vorrei (essere un grande vino) ma non posso (sono un PG). Spero di non aver sbagliato la numerazione, perché in questo momento non ho con me le note che mi ero scritto. E naturalmente, ripeto, queste sono solo le mie impressioni personali che non hanno alcuna ambizione cattedratica. E con questo spero che anche C&S (versione al maschile), sia accontentato.

              1. curioso e sospettoso

                e invece è importante sapere se quelli trentini sono migliori o peggiori degli altri cosa gli avete confrontati a fare altrimenti anche perchè nel mercato bisogna voglia o non si voglia bisogna confrontarsi

                1. trentinowineblog trentinowineblog

                  Lo ho scritto, mi pare, cosa penso dei vini che ho assaggiati: secondo me il migliore era il pg di san michele (trentino). ma l’obiettivo della serata non era questo. Era invece provare a capire se un vino internazionalizzato e massificato come il pg possa o non possa essere un buon ambasciatore e descrittore del territorio. Come lo è il barolo per il piemonte, il brunello per la toscana, il negroamaro per il salento, il nero d’avola per la sicilia. Ora è più chiaro?

                  1. curioso & sospettoso

                    saro anche tignoso ma non mi pare di aver detto niente di male cara verusca e tieniti i tuoi prroooot ! ma arrivando alle conclusioni cosa si deve fare togliere tutti i vitigni di p.g. perchè secondo voi non diventera’ mai un brunello e cosa mettiamo nosiola marzemino teroldego per poi morire di fame

                    1. trentinowineblog trentinowineblog

                      Magari potremmo pensare di affidare l’immagine del trentino al TRENTO DOC (chardonnay e pinot nero) e comunque continuare a coltivare pinot grigio e a venderlo come si fa ora come una commodity commerciale che produce grossi utili marginali (finche li produce)…cos’ tanto per dire eh…; e comunque nessuno si è mai sognato di affidare la rappresentatività del Trentino al marzemino o alla nosiola…

                    2. curioso & sospettoso

                      macchè utili commerciali ormai sono finiti da un pezzo quelli bisogna fare del buon vino e riuscire a venderlo bene se il prodotto vale prima o poi gli utili ritorneranno solo la qualita’ paga

                    3. trentinowineblog trentinowineblog

                      noto che continuiamo a non capirci e a parlare di cose differenti. Lascio ad altri più bravi di me…continuare la conversazione con c&s

        2. trentinowineblog

          non abbiamo messo niente sotto il tappeto. in ogni caso, vedremo nei prossimi giorni di proporre alcune brevi note descrittive dei prodotti in degu. Anche se l’obiettivo non era quello di stabilire quale fosse il migliore..ma di provare a conoscere meglio il pg.

      2. Verusca

        Si questo napalm opprime, ma più che napalm è l’incapacità di costruire qualcosa assieme. Io mi stupisco di questa cooperazione che non è capace di allearsi ma tutti pensano al loro piccolo orticello, dovrebbe essere la cooperazione che si fa in quattro per supplire alla carenza della politica e proporre anche con soldi propri!

            1. Caro Tex.. mica vero.. sai..? Sto ancora spettando da Trentino Sviluppo spa una risposta ai miei progetti dal luglio 2012… 7 mesi.. di attesa..! Non male direi.. in Mexico, forse ad Acapulco tra spiagge, morositas e martini dry mi avrebbero già risposto..! Che dici.?

  7. Verusca

    Non capisco perché la sera dell’appuntamento al Mas dela Fam c’era una sala piena di persone e poi qui sul blog nessuno parla,
    nessuno che porti avanti la discussione.
    Che ci siete venuti a fare al Mas?
    A petegolezzare?

    1. trentinowineblog

      cara verusca…. noi quello che potevamo fare lo abbiamo fatto.. e alla serata pinot grigio abbiamo dedicato non uno ma due post. il resto appartiene all’estetica del napalm che opprime la società trentina… e ci dispiace….

      1. curioso & sospettoso

        gli avete assaggiati questi pinot come sono quali caratteristiche hanno che differenze ci sono da uno all’altro non se ne è saputo niente avete messo tutto sotto il tappeto

        1. Verusca

          Curioso è un errore fermarci a guardare chi era meglio dei cinque, la concorrenza viene da altri posti, noi dobbiamo cercare le nostre peculiarità, cercare la tipologia che gli altri non potranno mai avere e che per noi è naturale, non dobbiamo farci la guerra tra piccoli produttori.

          1. curioso & sospettoso

            cara verusca cosa gli avete degustati a fare, forse presuppongo per sapere se i nostri hanno delle peculiarita ecc ecc come dici te nessuno dice che dobbiamo farci la guerra anche se in molti post un po’ di bellicosita’ c’è

          2. curioso & sospettoso

            se non aveva senso confrontare quei 5 p.g. bisognava prenderne degli altri fuori dal territorio trentino anche internazionali per vedere se i nostri dimostravano di avere quella specificita ‘ trentina o se erano tutti eguali e cosi’ andrebbe fatto per gli altri vini che voi dite rappresentino il nostro trentino non ha senso invitare 4 tromboni che sparano a zero sulle sociali questo è un film ormai visto troppe volte bisogna confrontare i nostri prodotti per vedere chi lavora bene e chi no la nostra specificita deve essere questa bisogna sapere se i nostri prodotti sono in grado cosi come sono di posizionarsi su delle fasce di prezzo che diano poi una certa redittivita al contadino che siano capaci quindi di stare sui mercati

            1. se disegnassi i nomi di questi 4 tromboni..che parlano male delle sociali non sarebbe male.. Le sociali si parlano male da sole.. da loro stesse non rispondendo al centralino o non facendo rispondere ai progetti proposti dai loro vertici.. In un normale contesto privato.. : presidenti, direttori ed enologi delle Sociali.. nonchè parenti e nipoti vari di uomini politici.. sarebbero stati già buttati fuori..!

              1. Verusca

                Mi sento stranamente d’accordo con te Giovanni…
                forse bisognerebbe far cambiare lo statuto a certe CS e far prevedere loro la gentilezza come regola basilare…

            2. trentinowineblog

              Intervengo nuovamente, per alcune precisazioni che mi sembrano dovute. Intanto al Mas dela Fam non abbiamo invitato 4 tromboni. Al Mas dela Fam è venuto chi voleva venire e chi ha accolto i nostri appelli in rete. E a tutti è stata data la parola liberamente: non c’era un palco, non c’erano relatori, ma solo libere persone che liberamente hanno detto la loro. E mi sembra che nessuno abbia sparato contro la cooperazione. Che in sala era presente con direttori, presidenti, consiglieri di amministrazione, soci e anche con il suoi vertici che più vertici non si può: il presidente Adriano Orsi. A tutti è stato dato modo di intervenire senza limitazioni. Questo format, che non prevedeva né tromboni é professori in cattedra, mi pare sia stato capito e apprezzato da tutti tranne che da lei.

              In quanto alla degustazione dei PG, l’obiettivo non era stabilire se i
              trentini (2) fossero migliori o peggiori degli altri. Comunque provo
              a riassumere velocemente le mie personali impressioni. Il nr. 1 era
              un Santa Margherita denominazione Valdadige (la tipologia più amata negli States): secondo me il modello più banale di PG, dominato dalla piattezza e dalla “magrezza”, un pg asettico, per me,
              dico per me, quasi imbevibile. Il nr 2 era ancora un Valdadige
              prodotto dall’Azienda Agricola Albino Armani: un prodotto onesto,
              incomparabilmente superiore al primo, corrispondente ai descrittori
              tradizionali del Pg, un vino con una sua personalità e piacevolezza.
              Il nr. 3 era targato Rovere della Luna (doc), ancora un vino con una
              sua bella personalità (sempre restando nell’ambito dei Pg), con una
              bella rappresentatività di frutto bianco al naso e anche in bocca.
              Il nr. 4 era un friulano del Collio (Jerman, linea base): un vino
              magro, poco reattivo al naso e in bocca (la mia personale delusione, dopo aver saputo che si trattava di un Collio blasonato), non solo non mi ha impressionato ma avrei fatto volentieri a meno di berlo. Il nr. 5 era quello firmato da Enrico Paternoster dell’Istituto di San Michele: il bicchiere che io ho gradito di piu in assoluto, per
              rispondenza ai descrittori (pera mela etc..etc) ma anche per
              piacevolezza e beva (forse un certo residuo zucc. lo rendeva così
              piacevole); infine il nr. 6 era un altoatesino prodotto dall’amico
              Armin Kobler (unica annata anteriore al 2011): devo dire che questo Pg io non lo ho capito, mi è sembrato molto costruito, di sicuro molto diverso da tutti gli altri, ma anche poco piacevole da bere: prevaleva la sensazione velleitaria di un vorrei (essere un grande vino) ma non posso (sono un PG). Spero di non aver sbagliato la numerazione, perché in questo momento non ho con me le note che mi ero scritto. E naturalmente, ripeto, queste sono solo le mie impressioni personali che non hanno alcuna ambizione cattedratica. E con questo spero che anche C&S (versione al maschile), sia accontentato.

              1. curioso e sospettoso

                e invece è importante sapere se quelli trentini sono migliori o peggiori degli altri cosa gli avete confrontati a fare altrimenti anche perchè nel mercato bisogna voglia o non si voglia bisogna confrontarsi

                1. trentinowineblog

                  Lo ho scritto, mi pare, cosa penso dei vini che ho assaggiati: secondo me il migliore era il pg di san michele (trentino). ma l’obiettivo della serata non era questo. Era invece provare a capire se un vino internazionalizzato e massificato come il pg possa o non possa essere un buon ambasciatore e descrittore del territorio. Come lo è il barolo per il piemonte, il brunello per la toscana, il negroamaro per il salento, il nero d’avola per la sicilia. Ora è più chiaro?

                  1. curioso & sospettoso

                    saro anche tignoso ma non mi pare di aver detto niente di male cara verusca e tieniti i tuoi prroooot ! ma arrivando alle conclusioni cosa si deve fare togliere tutti i vitigni di p.g. perchè secondo voi non diventera’ mai un brunello e cosa mettiamo nosiola marzemino teroldego per poi morire di fame

                    1. trentinowineblog

                      Magari potremmo pensare di affidare l’immagine del trentino al TRENTO DOC (chardonnay e pinot nero) e comunque continuare a coltivare pinot grigio e a venderlo come si fa ora come una commodity commerciale che produce grossi utili marginali (finche li produce)…cos’ tanto per dire eh…; e comunque nessuno si è mai sognato di affidare la rappresentatività del Trentino al marzemino o alla nosiola…

                    2. curioso & sospettoso

                      macchè utili commerciali ormai sono finiti da un pezzo quelli bisogna fare del buon vino e riuscire a venderlo bene se il prodotto vale prima o poi gli utili ritorneranno solo la qualita’ paga

                    3. trentinowineblog

                      noto che continuiamo a non capirci e a parlare di cose differenti. Lascio ad altri più bravi di me…continuare la conversazione con c&s

                    4. trentinowineblog

                      certo che il mondo è curioso assai: capita anche che un commentatore-ospite intimi il silenzio al tenutario-moderatore di un blog. Metafora di un mondo capovolto.

                    5. curioso & sospettoso

                      non ti ho intimato di stare zitto ci mancherebbe altro ma non puoi dire le cose tanto per dire qualcosa parlate di p. g. come se fosse l’ultimo dei vini sul quale puntare 5 cent

                    6. trentinowineblog

                      credo che talvolta sia necessario arrendersi: non è obbligatorio capirsi. E questo è il caso: mi arrendo perché non capisco.
                      buona continuazione
                      cpr

                    7. curioso e sospettoso

                      e chi lo dice, pure te parli a sproposito mi sembra mi piacerebbe proprio sapere che lavoro fai perchè mi sembra che tu viva in un altro mondo

        2. trentinowineblog

          non abbiamo messo niente sotto il tappeto. in ogni caso, vedremo nei prossimi giorni di proporre alcune brevi note descrittive dei prodotti in degu. Anche se l’obiettivo non era quello di stabilire quale fosse il migliore..ma di provare a conoscere meglio il pg.

      2. Verusca

        Si questo napalm opprime, ma più che napalm è l’incapacità di costruire qualcosa assieme. Io mi stupisco di questa cooperazione che non è capace di allearsi ma tutti pensano al loro piccolo orticello, dovrebbe essere la cooperazione che si fa in quattro per supplire alla carenza della politica e proporre anche con soldi propri!

            1. Caro Tex.. mica vero.. sai..? Sto ancora spettando da Trentino Sviluppo spa una risposta ai miei progetti dal luglio 2012… 7 mesi.. di attesa..! Non male direi.. in Mexico, forse ad Acapulco tra spiagge, morositas e martini dry mi avrebbero già risposto..! Che dici.?

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  9. Un complotto.. se fatto bene è indimostrabile..! ( Mel Gibson > Conspiracy theory.) Piu’ che un partito del Vino trentino.. ( PVT non pvc..) ci vorrebbe un movimento armonico e organico.. Anche i pasdaran del Pinot grigio e del Trebbiano dovrebbero stare con i radar accesi.. In ogni caso come diceva John Donne : nessun uomo è un isola.. e nessun vino cammina da solo per corso Rosmini..!

  10. Un complotto.. se fatto bene è indimostrabile..! ( Mel Gibson > Conspiracy theory.) Piu’ che un partito del Vino trentino.. ( PVT non pvc..) ci vorrebbe un movimento armonico e organico.. Anche i pasdaran del Pinot grigio e del Trebbiano dovrebbero stare con i radar accesi.. In ogni caso come diceva John Donne : nessun uomo è un isola.. e nessun vino cammina da solo per corso Rosmini..!

  11. Un complotto.. se fatto bene è indimostrabile..! ( Mel Gibson > Conspiracy theory.) Piu’ che un partito del Vino trentino.. ( PVT non pvc..) ci vorrebbe un movimento armonico e organico.. Anche i pasdaran del Pinot grigio e del Trebbiano dovrebbero stare con i radar accesi.. In ogni caso come diceva John Donne : nessun uomo è un isola.. e nessun vino cammina da solo per corso Rosmini..!

  12. Anna B.

    Ma sei sicuro di quello che scrivi? cosa significa repressione cilena? Non mi pare che in trentino ci siano state mai dittature militari. Queste cose o le spieghi o stai zitto.

  13. Anna B.

    Ma sei sicuro di quello che scrivi? cosa significa repressione cilena? Non mi pare che in trentino ci siano state mai dittature militari. Queste cose o le spieghi o stai zitto.

  14. Anna B.

    Ma sei sicuro di quello che scrivi? cosa significa repressione cilena? Non mi pare che in trentino ci siano state mai dittature militari. Queste cose o le spieghi o stai zitto.

  15. PickaNeim

    mo finalmente … qualcuno che dice pane al pane e vino (PinotGrigio) al vino ! Il fatto è che quelli coinvolti in questo vortice di interessi ti danno de comunista mangiabambini (e grappolini) mentre gli altri non ci credono (complotto internazionale, disfattismo grillino).

    Pecà, l’è un gran pecà.

  16. PickaNeim

    mo finalmente … qualcuno che dice pane al pane e vino (PinotGrigio) al vino ! Il fatto è che quelli coinvolti in questo vortice di interessi ti danno de comunista mangiabambini (e grappolini) mentre gli altri non ci credono (complotto internazionale, disfattismo grillino).

    Pecà, l’è un gran pecà.

  17. PickaNeim

    mo finalmente … qualcuno che dice pane al pane e vino (PinotGrigio) al vino ! Il fatto è che quelli coinvolti in questo vortice di interessi ti danno de comunista mangiabambini (e grappolini) mentre gli altri non ci credono (complotto internazionale, disfattismo grillino).

    Pecà, l’è un gran pecà.

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