Comunicare il vino. Ma come?

E’una domanda con cui mi confronto da parecchio tempo: ma come diavolo si comunicano il vino e quei due benedetti grappoli d’uva che vengono prima della bottiglia? Affidandosi alla narrazione esperienziale oppure all’impatto di un fascio di suggestioni che assumono la funzione di medium fra il vino e il consumatore? Me lo chiedo, pur senza darmi, almeno fino ad ora, una risposta definitiva; anche se qualche idea, ce l’ho anch’io. Naturalmente.

In questi giorni sul blog (blog.albinoarmani.com) di un’importante azienda del vino del Nord-Est è stato pubblicato un video di quattro minuti che cerca di raccontare la storia di una delle grandi famiglie del vino del Nord-Est, una storia lunga 400 anni. I lettori del blog si stanno dividendo, alcuni ne sottolineano l’artificiosità spettacolare, altri indugiano sulla presa emotiva delle immagini. Mi sembra un bel tema, che va oltre quel video e introduce un tema generale: quale è il modo più onesto e più efficace per raccontare il vino? Un tema buono anche per il nostro blog.

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30 Commenti

  1. Albino Armani

    In
    questi ultimi anni ho avuto l’opportunità di conoscere vari artisti che
    attraverso diverse forme espressive hanno voluto condividere un
    percorso nei luoghi e tra le persone della mia cantina. Altri, spero,
    verranno.
    Fernando
    Zanetti, fotografo, Sisina Augusta, coreografa e danzatrice, Giorgio
    Oppici, regista. Inoltre scrittori, musicisti, pittori
    Ho
    sempre affrontato queste persone con rispetto e ne ho subito il grande
    fascino tanto da tessere rapporti profondi, per me davvero significativi
    Questi amici sono stati attratti dal mio mondo ed io dal loro: una contaminazione virtuosa.
    Le
    foto di Fernando hanno portato ad un libro fotografico, l’acqua, il
    vento, la terra e l’anima della mia valle interpretate con stile
    inconfondibile.
    Le
    coreografie di Sisina e di Lorenzo sono divenute veri spettacoli di
    danza e teatro svolti sia dentro che fuori gli spazi aziendali:
    l’emozione attonita degli spettatori l’unico premio desiderato.
    Non ho mai voluto interferire con l’interpretazione che l’artista dava dei luoghi, della cultura e del senso del mio mondo
    Anche quest’ultimo cortometraggio è stato girato in totale autonomia e senza alcuna ingerenza.
    I
    lavori di Giorgio mi hanno da subito affascinato e consiglio a tutti di
    visionarli, lo contattai incuriosito e mai mi sarei aspettato un suo
    coinvolgimento ed un suo interesse al mondo contadino
    Averlo
    al fianco nel tempo e nei luoghi del mio lavoro è stato bellissimo:
    spariva rapito da un dettaglio per poi emergere soddisfatto. passava e
    ripassava su un soggetto seguendo il suo istinto, fino a soddisfare la
    sua maniacale sete di perfezione. Ogni dettaglio cercato e curato per
    dare senso profondo e nuova luce a tutto il mondo attorno
    Non
    so se queste opere, negli anni, abbiano descritto compiutamente i miei
    vini, il mio lavoro e quello di chi mi affianca e di chi mi ha
    preceduto: non credo fossero create per questo. Solo venendo da noi,
    passando del tempo assieme, penso possa far dire di averci conosciuto e
    dia la possibilità di giudicarci.
    Non ho mai chiesto una descrizione didascalica o commerciale ma un’interpretazione libera. Artisticamente autonoma.
    Un’opera
    ha il solo compito di aprire un dibattito, sollevare dubbi, creare
    emozioni: per propria natura non deve essere risolutiva ma porre
    domande. Leggendo i commenti apparsi sul nostro blog pare di esser
    riusciti a stimolare il confronto tra opinioni diverse: ringrazio tutti!
    Considero
    il lavoro di Giorgio Oppici affascinante e posso solo ringraziarlo per
    aver voluto passare del tempo con me e con la nostra gente, farsi
    coinvolgere profondamente da Maurizio, Giuseppe, Nuto, Renata e da tutti
    gli uomini e tutte le donne che, assieme ed umilmente, hanno accettano
    di raccontarsi con sincerità.
    Grazie Giorgio e grazie a chi ci ha seguito sul blog e sui social network!
    Passate a trovarci
    Albino Armani

    1. Mecenati

      Arriva Lorenzo de’ Medici e la Valle dell’Adige diventa la Firenze del Quattrocento. Mancano, però, un Verrocchio e anche un Pollaiolo.
      Parlare d’arte di fronte ad un prodotto apertamente pubblicitario come questo mi pare esagerato: è arte anche quella cheappissima inquadratura della targa direzionale? Anche le facce di quei vecchi, usate per vendere una bottiglia di vino? Mah.
      Comunque bravo il pubblicitario a rimescolare le carte, ottimo montatore.

  2. Albino Armani

    In
    questi ultimi anni ho avuto l’opportunità di conoscere vari artisti che
    attraverso diverse forme espressive hanno voluto condividere un
    percorso nei luoghi e tra le persone della mia cantina. Altri, spero,
    verranno.
    Fernando
    Zanetti, fotografo, Sisina Augusta, coreografa e danzatrice, Giorgio
    Oppici, regista. Inoltre scrittori, musicisti, pittori
    Ho
    sempre affrontato queste persone con rispetto e ne ho subito il grande
    fascino tanto da tessere rapporti profondi, per me davvero significativi
    Questi amici sono stati attratti dal mio mondo ed io dal loro: una contaminazione virtuosa.
    Le
    foto di Fernando hanno portato ad un libro fotografico, l’acqua, il
    vento, la terra e l’anima della mia valle interpretate con stile
    inconfondibile.
    Le
    coreografie di Sisina e di Lorenzo sono divenute veri spettacoli di
    danza e teatro svolti sia dentro che fuori gli spazi aziendali:
    l’emozione attonita degli spettatori l’unico premio desiderato.
    Non ho mai voluto interferire con l’interpretazione che l’artista dava dei luoghi, della cultura e del senso del mio mondo
    Anche quest’ultimo cortometraggio è stato girato in totale autonomia e senza alcuna ingerenza.
    I
    lavori di Giorgio mi hanno da subito affascinato e consiglio a tutti di
    visionarli, lo contattai incuriosito e mai mi sarei aspettato un suo
    coinvolgimento ed un suo interesse al mondo contadino
    Averlo
    al fianco nel tempo e nei luoghi del mio lavoro è stato bellissimo:
    spariva rapito da un dettaglio per poi emergere soddisfatto. passava e
    ripassava su un soggetto seguendo il suo istinto, fino a soddisfare la
    sua maniacale sete di perfezione. Ogni dettaglio cercato e curato per
    dare senso profondo e nuova luce a tutto il mondo attorno
    Non
    so se queste opere, negli anni, abbiano descritto compiutamente i miei
    vini, il mio lavoro e quello di chi mi affianca e di chi mi ha
    preceduto: non credo fossero create per questo. Solo venendo da noi,
    passando del tempo assieme, penso possa far dire di averci conosciuto e
    dia la possibilità di giudicarci.
    Non ho mai chiesto una descrizione didascalica o commerciale ma un’interpretazione libera. Artisticamente autonoma.
    Un’opera
    ha il solo compito di aprire un dibattito, sollevare dubbi, creare
    emozioni: per propria natura non deve essere risolutiva ma porre
    domande. Leggendo i commenti apparsi sul nostro blog pare di esser
    riusciti a stimolare il confronto tra opinioni diverse: ringrazio tutti!
    Considero
    il lavoro di Giorgio Oppici affascinante e posso solo ringraziarlo per
    aver voluto passare del tempo con me e con la nostra gente, farsi
    coinvolgere profondamente da Maurizio, Giuseppe, Nuto, Renata e da tutti
    gli uomini e tutte le donne che, assieme ed umilmente, hanno accettano
    di raccontarsi con sincerità.
    Grazie Giorgio e grazie a chi ci ha seguito sul blog e sui social network!
    Passate a trovarci
    Albino Armani

    1. Mecenati

      Arriva Lorenzo de’ Medici e la Valle dell’Adige diventa la Firenze del Quattrocento. Mancano, però, un Verrocchio e anche un Pollaiolo.
      Parlare d’arte di fronte ad un prodotto apertamente pubblicitario come questo mi pare esagerato: è arte anche quella cheappissima inquadratura della targa direzionale? Anche le facce di quei vecchi, usate per vendere una bottiglia di vino? Mah.
      Comunque bravo il pubblicitario a rimescolare le carte, ottimo montatore.

    1. trentinowineblog

      In realtà questo comunicato stampa lo ho letto stamattina appena uscito. E sono rimasto un poco perplesso: nella gdo il vino in bottiglia più venduto è ancora il Freschello e siamo se non ricordo male oltre i dieci milioni di pezzi. Chi frequenta i buyer della Gdo sa che una delle condizioni che pongono per entrare – a parte i prezzi al ribasso che impongono ai produttori – è la disponibilità di grandi quantità di prodotto. Magari le cose stanno cambiando: speriamo. Ma siccome questo è un comunicato stampa di Verona Fiere ho avuto la sensazione che si tratti una di quelle notizie pre vinitaly utili soprattutto a creare interesse attorno alla fiera.

    1. trentinowineblog

      In realtà questo comunicato stampa lo ho letto stamattina appena uscito. E sono rimasto un poco perplesso: nella gdo il vino in bottiglia più venduto è ancora il Freschello e siamo se non ricordo male oltre i dieci milioni di pezzi. Chi frequenta i buyer della Gdo sa che una delle condizioni che pongono per entrare – a parte i prezzi al ribasso che impongono ai produttori – è la disponibilità di grandi quantità di prodotto. Magari le cose stanno cambiando: speriamo. Ma siccome questo è un comunicato stampa di Verona Fiere ho avuto la sensazione che si tratti una di quelle notizie pre vinitaly utili soprattutto a creare interesse attorno alla fiera.

  3. Alessandra

    Trovo attuali e più espressive queste nuove forme di comunicare il vino, con immagini che parlano più delle parole, dove ognuno di noi in base alla sua sensibilità può restare indifferente o meno, può comprendere o meno. Resta il fatto che giustamente è un mezzo non il fine. Il fine, l’azione di marketing, guai se non ci fosse….mica se le può bere da solo tutte le bottiglie Albino…

    Lascio altri due esempi che mi hanno emozionato e che tengo nel mio sito “Di cibo Di Vino” a rammentarmi che la comunicazione con immagini, se fatta bene, spesso va più in là della parola, più incisiva e profonda e lascia il segno davvero.

  4. Alessandra

    Trovo attuali e più espressive queste nuove forme di comunicare il vino, con immagini che parlano più delle parole, dove ognuno di noi in base alla sua sensibilità può restare indifferente o meno, può comprendere o meno. Resta il fatto che giustamente è un mezzo non il fine. Il fine, l’azione di marketing, guai se non ci fosse….mica se le può bere da solo tutte le bottiglie Albino…

    Lascio altri due esempi che mi hanno emozionato e che tengo nel mio sito “Di cibo Di Vino” a rammentarmi che la comunicazione con immagini, se fatta bene, spesso va più in là della parola, più incisiva e profonda e lascia il segno davvero.

  5. Raphael Filosi

    credo che l’azienda sopra citata abbia fatto una mossa di marketing, tutto qui, i loro prodotti (a mio avviso non eccellenti) hanno bisogno di questo tipo di finestre mediatiche.

    1. Primo Oratore Primo Oratore

      L’ho guardato d’acchito e poi l’ho riguardato di nuovo per essere sicuro di poter dire che mi piace. Forse non tanto il filmato in sè, ma alcuni passaggi che se fossero anche dei messaggi voluti lo renderebbero davvero piacevolissimo.
      Mi ricorda dei tempi andati quando non si buttava via niente e si ri-usava tutto, ed infatti perfino i vestiti usati non si buttano via ma si tengono per andare in campagna (a “irolar” dice la mia mamma). Vorrà dire questo il Barbour sfilacciato al minuto 1.55? Vorrà dire questo lo sci verde usato come fermafinestre al minuto 2.51? Ma soprattutto nell’età finalmente della ragione, l’età del volto espressivo di Albino Armani, non si ha più interesse per le frivolezze (il Barbour da fighetti o lo sci) ma ci si dedica finalmente alla campagna, si ritorna alla terra-madre. La campagna non solo arcadica, ma con macchinari (il contabottiglie, il nastro trasportatore, i condotti di plastica, perfino provette e sistemi di verifica chimica) … poi al minuto 3.10 compare un corno. Simboleggia che cosa? Il corno letame? L’agricoltura biodinamica Armani la fa? La farà?
      Negare che sia la sua idea di campagna, vuol dire dare del falsario ad un uomo che invece, per certi versi, è perfino un modello: questo è un produttore che ha puntato ed investito su vecchie qualità autoctone e che le recupera, e vuol farci vedere la sua idea di campagna come mezzo per raggiungere i suoi risultati. Chi vuole leggere agiografie e Nonne Papere perchè non ammette che, magari un po’ artefatto, ma questa è l’idea di campagna e di vino che Armani vuol comunicarci. Vogliamo dire che è uno dei viticoltori che ha rimesso in carreggiata un’azienda in declino? Posso, nel dire di aver molto apprezzato questo spot, che l’immagine del minuto 1.24 è suggestiva quante altre mai? Albino Armani dà alla luce la sua cantina.
      Questo spot mi rende più simpatici il produttore (anche se ahimè non lo conosco personalmente) e la sua azienda. Ma anche se poi fosse solo uno spottone tutto finto, pazienza I vini di Armani li comperavo anche prima per dare una risposta da consumatore al suo tentativo di recupero di vitigni antichi che personalmente apprezzo.
      Spero solo che questo uomo continui ad andare veloce con la sua moto a percorrere le strade delle sue idee. Se poi, magari, mi si consente l’unica critica, cambiasse la colonna sonora…
      Saluto, PO

            1. Facile

              Tutto molto facile in questo spot: le immagini, il montaggio e la colonna sonora che allude ad un manifesto della tradizione anarchica e libertaria o forse solo ad una poetica canzone d’amore. Il desiderio di vendere qualche bottiglia si mangia la poesia e gli ideali. Non mi piace questo modo di comunicare, lo trovo blasfemo come drive-in.

    1. Primo Oratore Primo Oratore

      L’ho guardato d’acchito e poi l’ho riguardato di nuovo per essere sicuro di poter dire che mi piace. Forse non tanto il filmato in sè, ma alcuni passaggi che se fossero anche dei messaggi voluti lo renderebbero davvero piacevolissimo.
      Mi ricorda dei tempi andati quando non si buttava via niente e si ri-usava tutto, ed infatti perfino i vestiti usati non si buttano via ma si tengono per andare in campagna (a “irolar” dice la mia mamma). Vorrà dire questo il Barbour sfilacciato al minuto 1.55? Vorrà dire questo lo sci verde usato come fermafinestre al minuto 2.51? Ma soprattutto nell’età finalmente della ragione, l’età del volto espressivo di Albino Armani, non si ha più interesse per le frivolezze (il Barbour da fighetti o lo sci) ma ci si dedica finalmente alla campagna, si ritorna alla terra-madre. La campagna non solo arcadica, ma con macchinari (il contabottiglie, il nastro trasportatore, i condotti di plastica, perfino provette e sistemi di verifica chimica) … poi al minuto 3.10 compare un corno. Simboleggia che cosa? Il corno letame? L’agricoltura biodinamica Armani la fa? La farà?
      Negare che sia la sua idea di campagna, vuol dire dare del falsario ad un uomo che invece, per certi versi, è perfino un modello: questo è un produttore che ha puntato ed investito su vecchie qualità autoctone e che le recupera, e vuol farci vedere la sua idea di campagna come mezzo per raggiungere i suoi risultati. Chi vuole leggere agiografie e Nonne Papere perchè non ammette che, magari un po’ artefatto, ma questa è l’idea di campagna e di vino che Armani vuol comunicarci. Vogliamo dire che è uno dei viticoltori che ha rimesso in carreggiata un’azienda in declino? Posso, nel dire di aver molto apprezzato questo spot, che l’immagine del minuto 1.24 è suggestiva quante altre mai? Albino Armani dà alla luce la sua cantina.
      Questo spot mi rende più simpatici il produttore (anche se ahimè non lo conosco personalmente) e la sua azienda. Ma anche se poi fosse solo uno spottone tutto finto, pazienza I vini di Armani li comperavo anche prima per dare una risposta da consumatore al suo tentativo di recupero di vitigni antichi che personalmente apprezzo.
      Spero solo che questo uomo continui ad andare veloce con la sua moto a percorrere le strade delle sue idee. Se poi, magari, mi si consente l’unica critica, cambiasse la colonna sonora…
      Saluto, PO

            1. Facile

              Tutto molto facile in questo spot: le immagini, il montaggio e la colonna sonora che allude ad un manifesto della tradizione anarchica e libertaria o forse solo ad una poetica canzone d’amore. Il desiderio di vendere qualche bottiglia si mangia la poesia e gli ideali. Non mi piace questo modo di comunicare, lo trovo blasfemo come drive-in.

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