Primi vari e ristorazione (trentina) avariata

Primi vari e ristorazione (trentina) avariataQuello che segue non è un brano tratto dalle pagine di Bar Sport, anche se a una prima lettura potrebbe sembrarlo. Nemmeno il risultato finale è lo stesso: perché se l’opera di Stefano Benni è, giustamente, entrata nella leggenda per l’umorismo irresistibile, quanto sto per raccontarvi ha risvolti quasi tragici. È un esempio, purtroppo nemmeno tanto isolato, di ciò che si offre all’ignaro (e affamato) cliente che a pranzo o a cena decide di fermarsi in uno dei tanti operosi borghi lagarini.

Era la prima volta che tornavo a cena in questo ristorante (di cui, per correttezza, non faccio il nome) da quando, recentemente, era subentrata una nuova gestione e le opinioni che avevo sino a quel momento raccolto non erano favorevoli. Ma ero tutto sommato abbastanza fiduciosa, perché la mia visita capitava in una giornata di festa, insomma, una di quelle occasioni un po’ speciali in cui di solito un locale si adopera con qualche particolare in più, sia nella preparazione che nella presentazione dei piatti.

Non ho avuto la possibilità di scegliere e nemmeno di vedere la carta, perché il menu era già stato deciso: bis di primi, dolce e caffè. Un menu a sorpresa, insomma, che mi ha messa un po’ in difficoltà quando la cameriera ci ha chiesto se avremmo gradito del vino e ci ha elencato i vini disponibili: “Abbiamo il vino della casa bianco e rosso, marzemino, teroldego, schiava, ma volete un consiglio? Prendete il prosecco e andate sul sicuro!” E fu così che ci giunse in tavola mezzo litro di prosecco alla spina, che non merita commenti e che ho assaggiato solo per il brindisi con le mie commensali. Al nostro tavolo mancavano pane e grissini, quelle cose che si sbocconcellano sempre volentieri per ingannare la fame mentre si aspetta e si chiacchiera. Li abbiamo richiesti, ma non sono mai arrivati.

Nel frattempo, invece, erano stati serviti i primi: canederli asciutti e tagliatelle. I canederli, si sa, come succede per il zelten e lo strudel, ognuno li fa un po’ a modo suo. Preparati in questo modo, però, non li avevo mai visti: due piccole palline color nocciola, dalla consistenza molliccia, che mi ha fatto temere per il grado di cottura. Timore che si è poi confermato all’assaggio e in fase di masticazione: i canederli erano gommosi e appiccicosi. E sapevano tremendamente di dado. Non è andata meglio con le tagliatelle ai carciofi, ho l’impressione che abbiano usato carciofi sott’olio, il gusto ricordava molto i carciofini usati per guarnire la pizza capricciosa. Ma almeno le tagliatelle ci sono state servite a una giusta cottura.

Il dolce era un classico dei menu trentini: una fetta di strudel, ma freddo e servito in maniera molto frettolosa, senza nemmeno un ciuffetto di panna, uno sghiribizzo di cioccolato, una spolverata di zucchero a velo… niente. Passi che abbiano usato mele golden al posto delle renette, ma le bucce della mela, dentro all’impasto, quelle no, erano davvero fastidiose. A cena terminata restava una grande delusione e, soprattutto, un vago malcontento, di fame non soddisfatta. Mi rattrista dover ammettere di aver mangiato proprio male, al punto che non saprei dire se il prezzo che abbiamo pagato – 12 euro in totale – era alto o basso.

Non mi piace dare giudizi negativi, so che non è facile mandare avanti un locale e certamente anche i nuovi gestori lo fanno con tutta la loro buona volontà. Ma l’impressione generale è quella di una cucina e di un servizio improvvisati alla meglio, che stridono in maniera evidente con l’ambientazione del locale, situato al piano terra di un antico palazzo del centro storico, rimesso a nuovo e arredato in maniera accogliente, con un caratteristico cortiletto d’accesso, luci soffuse e travature a vista. Un angolo intimo e raccolto, che potrebbe ispirare calore famigliare, se non fosse per la radio gracchiante che trasmette improbabili pezzi di musica danzereccia contemporanea. Non mi sembra per nulla azzeccata questa decisione di farne un locale per pranzi e cene veloci, che però sembra proprio essere nelle intenzioni dei nuovi gestori, forse per attrarre studenti, lavoratori o qualche sparuto turista di passaggio, come tristemente dimostra il tabellone posto davanti all’ingresso .

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75 Commenti

  1. Elisa

    Brava Giada! A quando la tua prossima recensione? Potrebbe essere un’idea quella di fare recensioni dei locali che frequenti, mi sembra tu abbia molto garbo nel farlo.

  2. Elisa

    Brava Giada! A quando la tua prossima recensione? Potrebbe essere un’idea quella di fare recensioni dei locali che frequenti, mi sembra tu abbia molto garbo nel farlo.

  3. Marione

    Credo di aver capito di quale locale si tratta: anch’io ne ho fatto le spese: un’esperienza terribile. Non mi era mai capitato nella vita di scendere così in basso!

  4. Marione

    Credo di aver capito di quale locale si tratta: anch’io ne ho fatto le spese: un’esperienza terribile. Non mi era mai capitato nella vita di scendere così in basso!

  5. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

    Hey Cosimo, come ci si sente ad essere completamente ignorati (dai commentatori): vedo che ormai ti sei fatto rubare la scena dalle “tue” signorine: loro totalizzano decine e decine di commenti e i tuoi post restano a zero… Stai attento che le femmine sono sempre pronte a farti fuori, lo dovresti sapere per esperienza!

  6. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

    Hey Cosimo, come ci si sente ad essere completamente ignorati (dai commentatori): vedo che ormai ti sei fatto rubare la scena dalle “tue” signorine: loro totalizzano decine e decine di commenti e i tuoi post restano a zero… Stai attento che le femmine sono sempre pronte a farti fuori, lo dovresti sapere per esperienza!

  7. Giada

    Gentile signor Beppe, leggendo tra le righe
    del suo commento, immagino che le sue intenzioni fossero, in fondo in fondo, quelle
    di farmi un complimento per la mia attività. Mi dispiace, ma così non riesco ad
    apprezzarlo. Mi dispiace anche doverle dare una delusione, se la contraddico e
    affermo che a me, invece, questo blog piace tantissimo. Anche io lo leggo da
    tempo e a parte il piacere personale, lo trovo uno spazio davvero convincente e
    persino utile (e così dico la mia anche sulla questione se tenerlo in piedi o
    meno, su cui i Cosimi si interrogavano alcune settimane fa), perché è uno dei
    rari spazi che ancora provano a fare dei ragionamenti critici, che vadano al di
    là delle ordinarie banalità quotidiane. Mi piace anche, ogni tanto, avere la
    possibilità di uscire dal ruolo di lettrice e intervenire attivamente, perché
    anch’io credo molto in questo strumento, nella possibilità di insinuare dubbi e
    suscitare ragionamenti. È faticoso, però, mi accorgo: con un niente
    immancabilmente la discussione scivola su altre questioni, quando addirittura
    non degenera o non scende nel personale. Come in questo caso. Visto che, mio
    malgrado, è stata chiamata in causa la mia personale vicenda, aggiungo che
    tutto quanto ho fatto e scritto sinora non è frutto di alcuna malefica
    influenza, di cui sono ignara e innocente vittima, ma prodotto di un’autonomia intellettuale
    e di esperienza, che cerco di coltivare, come ho sempre fatto, attraverso lo
    studio, l’applicazione pratica, la frequentazione delle persone e non attraverso
    inimmaginabili scorciatoie. E con questo, mi auguro che siano chiusi i discorsi
    e i riferimenti personali. Almeno su queste pagine.

  8. Giada

    Gentile signor Beppe, leggendo tra le righe
    del suo commento, immagino che le sue intenzioni fossero, in fondo in fondo, quelle
    di farmi un complimento per la mia attività. Mi dispiace, ma così non riesco ad
    apprezzarlo. Mi dispiace anche doverle dare una delusione, se la contraddico e
    affermo che a me, invece, questo blog piace tantissimo. Anche io lo leggo da
    tempo e a parte il piacere personale, lo trovo uno spazio davvero convincente e
    persino utile (e così dico la mia anche sulla questione se tenerlo in piedi o
    meno, su cui i Cosimi si interrogavano alcune settimane fa), perché è uno dei
    rari spazi che ancora provano a fare dei ragionamenti critici, che vadano al di
    là delle ordinarie banalità quotidiane. Mi piace anche, ogni tanto, avere la
    possibilità di uscire dal ruolo di lettrice e intervenire attivamente, perché
    anch’io credo molto in questo strumento, nella possibilità di insinuare dubbi e
    suscitare ragionamenti. È faticoso, però, mi accorgo: con un niente
    immancabilmente la discussione scivola su altre questioni, quando addirittura
    non degenera o non scende nel personale. Come in questo caso. Visto che, mio
    malgrado, è stata chiamata in causa la mia personale vicenda, aggiungo che
    tutto quanto ho fatto e scritto sinora non è frutto di alcuna malefica
    influenza, di cui sono ignara e innocente vittima, ma prodotto di un’autonomia intellettuale
    e di esperienza, che cerco di coltivare, come ho sempre fatto, attraverso lo
    studio, l’applicazione pratica, la frequentazione delle persone e non attraverso
    inimmaginabili scorciatoie. E con questo, mi auguro che siano chiusi i discorsi
    e i riferimenti personali. Almeno su queste pagine.

  9. Erika

    Io seguo questo blog fin dalle sue prime uscite. Questa, però, è la prima volta che intervengo. Lo faccio per dire che ho imparato a considerare questo spazio come uno spazio affidabile, come una libera arena dove si scontrano tanti punti di vista. Forse in Trentino questa cosa non era mai accaduta e per questo qualcuno si scandalizza e considera Cosimo come un cattivo maestro. Io al contrario lo considero un comunicatore geniale, perché con pochissimi mezzi, un blog, è riuscito a mettere in piedi una piccola macchina da guerra molto letta anche nelle stanze dei bottoni (e questo data la mia posizione, lo so per certo). E ora vengo al dunque: vi siete guadagnati credibilità e autorevolezza, non solo nel dibattito politico sul vino, ma anche nelle degustazioni e nei consigli per i consumatori. Penso che a questo punto potreste anche per davvero provare a diventare una piccola guida per i vini e per la ristorazione trentina. Da voi me lo aspetto!

    1. Chiedo di fare un momento di riflessione, anche feroce… sulle Guides…! Dopo il mio intervento ad Ala, nello scorso Ottobre 2012.. sia la benzinaia di Mario Pojer che il fotomodello/commercialista di Lucia Letrari.. mi chiedono di essere visibili..!

    2. Tex Willer

      Una piccola guida?
      Erika qui c’è da fare la rivoluzione!
      Il Papa è partito in quarta e noi siamo ancora qui che scegliamo la macchina con cui partire.
      E se tu sei dove sei, vedi ciò che noi vorremmo vedere e senti ciò che a noi piacerebbe sentire, aiutaci, dacci una dritta, dicci dov’è meglio piantare l’apriscatole per cominciare…

    3. Troppa grazia signora Erika e la ringrazio per i complimenti. Ogni tanto fa bene sentirsi apprezzati. In quanto però a trasformare questo blog in una guida ai vini e ai ristoranti trentini, no, e gliene spiego la ragione: quello delle guide è un meccanismo infernale che finisce per coinvolgere anche chi non vuole essere coinvolto. Campioni gratuiti, inviti a cena, offerte di sponsorizzazione. Sono tutte cose che non mi interessano. E con le quali in parte già devo combattere anche ora. Continueremo invece a proporre degustazioni e cronache dai ristoranti, così come abbiamo sempre fatto: senza calcolo, senza ordine (e senza ordini), senza ambizioni di diventare una bussola per i consumatori. Mi creda, alla fine le saremo più utili così.

  10. Erika

    Io seguo questo blog fin dalle sue prime uscite. Questa, però, è la prima volta che intervengo. Lo faccio per dire che ho imparato a considerare questo spazio come uno spazio affidabile, come una libera arena dove si scontrano tanti punti di vista. Forse in Trentino questa cosa non era mai accaduta e per questo qualcuno si scandalizza e considera Cosimo come un cattivo maestro. Io al contrario lo considero un comunicatore geniale, perché con pochissimi mezzi, un blog, è riuscito a mettere in piedi una piccola macchina da guerra molto letta anche nelle stanze dei bottoni (e questo data la mia posizione, lo so per certo). E ora vengo al dunque: vi siete guadagnati credibilità e autorevolezza, non solo nel dibattito politico sul vino, ma anche nelle degustazioni e nei consigli per i consumatori. Penso che a questo punto potreste anche per davvero provare a diventare una piccola guida per i vini e per la ristorazione trentina. Da voi me lo aspetto!

    1. Chiedo di fare un momento di riflessione, anche feroce… sulle Guides…! Dopo il mio intervento ad Ala, nello scorso Ottobre 2012.. sia la benzinaia di Mario Pojer che il fotomodello/commercialista di Lucia Letrari.. mi chiedono di essere visibili..!

    2. Tex Willer

      Una piccola guida?
      Erika qui c’è da fare la rivoluzione!
      Il Papa è partito in quarta e noi siamo ancora qui che scegliamo la macchina con cui partire.
      E se tu sei dove sei, vedi ciò che noi vorremmo vedere e senti ciò che a noi piacerebbe sentire, aiutaci, dacci una dritta, dicci dov’è meglio piantare l’apriscatole per cominciare…

    3. Troppa grazia signora Erika e la ringrazio per i complimenti. Ogni tanto fa bene sentirsi apprezzati. In quanto però a trasformare questo blog in una guida ai vini e ai ristoranti trentini, no, e gliene spiego la ragione: quello delle guide è un meccanismo infernale che finisce per coinvolgere anche chi non vuole essere coinvolto. Campioni gratuiti, inviti a cena, offerte di sponsorizzazione. Sono tutte cose che non mi interessano. E con le quali in parte già devo combattere anche ora. Continueremo invece a proporre degustazioni e cronache dai ristoranti, così come abbiamo sempre fatto: senza calcolo, senza ordine (e senza ordini), senza ambizioni di diventare una bussola per i consumatori. Mi creda, alla fine le saremo più utili così.

  11. Beppe

    Vedo che tutti qui si mobilitano per difendersi e per difenderti. Fate un po’ come volete, siete una setta ed è giusto che vi mobilitiate così.
    Mi permetto solo di ripetere il mio invito alla dottoressa Vicenzi, persona che conosco da tanti anni e che stimo,: ti stai accompagnando ad un cattivo maestro, e tu sai a chi mi riferisco, e credo che personaggi compromessi ed equivoci di quel genere possano solo farti del male. E comunque ti preferisco quando scrivi in modo moderato ed equilibrato come fai su la lagarina.it. Il tono polemico e stizzoso che hai usato in questo post sembra la brutta copia della scrittura del cattivo maestro cosimo.
    Beppe

  12. Beppe

    Vedo che tutti qui si mobilitano per difendersi e per difenderti. Fate un po’ come volete, siete una setta ed è giusto che vi mobilitiate così.
    Mi permetto solo di ripetere il mio invito alla dottoressa Vicenzi, persona che conosco da tanti anni e che stimo,: ti stai accompagnando ad un cattivo maestro, e tu sai a chi mi riferisco, e credo che personaggi compromessi ed equivoci di quel genere possano solo farti del male. E comunque ti preferisco quando scrivi in modo moderato ed equilibrato come fai su la lagarina.it. Il tono polemico e stizzoso che hai usato in questo post sembra la brutta copia della scrittura del cattivo maestro cosimo.
    Beppe

  13. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

    Hey Cosimuccio, ma cos’è questa nuova linea femminile del blog? Se scrivono loro, allora posso scrivere anche io per te…quante volte te lo ho proposto e non mi hai mai voluto nel tuo parco…!

  14. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

    Hey Cosimuccio, ma cos’è questa nuova linea femminile del blog? Se scrivono loro, allora posso scrivere anche io per te…quante volte te lo ho proposto e non mi hai mai voluto nel tuo parco…!

  15. Beppe

    Cara Giada, vedo che ora scrivi anche qui. Devo dire la verità: preferisco leggerti quando scrivi sulla Lagarina.it. Non credo che un sito come questo, che brilla solo per la scarsa qualità giornalistica, possa valorizzarti. Io seguo questo blog da molto tempo e solo per rendermi conto della banalità e della stupidità che circola in rete e di cui questo blog è buon testimone. Per questo ti suggerisco di abbandonare questi cattivi compagni di strada e cattivi maestri e di tornare a scrivere sulla lagarina.it
    Con affetto e amicizia
    Beppe

    1. Signor Beppe, in merito alla scarsa qualità giornalistica.. > Lei di cognome fa, per caso, Pulitzer..?? Se si ok.. se nò.. consulti l’Osservatore Romano, la Gazzetta Ufficiale o si iscriva alla scuola di scrittura creativa di Baricco..

      1. Claudio Claudio

        Caro Gianni, ci sei andato un po’ pesante col Beppe… In fin dei conti voleva solo evitare alla bella e brava d.ssa Vincenzi di finire traviata, (li dovresti conoscere quelli del blog, no?). Ora lo rassicuro io. Tranquillo signor Beppe, li teniamo d’occhio noi quelli lì, quelli delle stupide banalità tanto per intenderci, vedrà che alla sig.ra Giada non succederà niente qui da noi. Guai se qualche cattivo maestro le si avvicina… Gianni, Tex ed io d’ora in poi saremo i suoi fidi scudieri. Spero si senta meglio ora.

        1. Caro Claudio, non era mia intenzione.. però so – per esperienza – che quando si bastona tutto il blog non è giusto per quelli che lo frequentano.. Si passa da Orietta Berti ad Heidegger.. è nelle cose.. Però dietro c’è solo tanta passione.. mica studiare di notte come depredare le aziende..! Accetto il ruolo da scudiero per la d.ssa Vicenzi.. In hoc shield vinces..!

            1. Beppe

              Vedo che tutti qui si mobilitano per difendersi e per difenderti. Fate un po’ come volete, siete una setta ed è giusto che vi mobilitiate così.
              Mi permetto solo di ripetere il mio invito alla dottoressa Vicenzi, persona che conosco da tanti anni e che stimo,: ti stai accompagnando ad un cattivo maestro, e tu sai a chi mi riferisco, e credo che personaggi compromessi ed equivoci di quel genere possano solo farti del male. E comunque ti preferisco quando scrivi in modo moderato ed equilibrato come fai su la lagarina.it. Il tono polemico e stizzoso che hai usato in questo post sembra la brutta copia della scrittura del cattivo maestro cosimo.
              Beppe

          1. Giada

            Agli scudieri e ai tutori, però, preferisco di gran lunga un’allegra e amichevole scampagnata a bordo di una Mercedes del 1957… Sperando di non perdere i cerchioni… tu che ne dici, Compagno Morgan?

  16. Beppe

    Cara Giada, vedo che ora scrivi anche qui. Devo dire la verità: preferisco leggerti quando scrivi sulla Lagarina.it. Non credo che un sito come questo, che brilla solo per la scarsa qualità giornalistica, possa valorizzarti. Io seguo questo blog da molto tempo e solo per rendermi conto della banalità e della stupidità che circola in rete e di cui questo blog è buon testimone. Per questo ti suggerisco di abbandonare questi cattivi compagni di strada e cattivi maestri e di tornare a scrivere sulla lagarina.it
    Con affetto e amicizia
    Beppe

    1. Signor Beppe, in merito alla scarsa qualità giornalistica.. > Lei di cognome fa, per caso, Pulitzer..?? Se si ok.. se nò.. consulti l’Osservatore Romano, la Gazzetta Ufficiale o si iscriva alla scuola di scrittura creativa di Baricco..

      1. Claudio Claudio

        Caro Gianni, ci sei andato un po’ pesante col Beppe… In fin dei conti voleva solo evitare alla bella e brava d.ssa Vincenzi di finire traviata, (li dovresti conoscere quelli del blog, no?). Ora lo rassicuro io. Tranquillo signor Beppe, li teniamo d’occhio noi quelli lì, quelli delle stupide banalità tanto per intenderci, vedrà che alla sig.ra Giada non succederà niente qui da noi. Guai se qualche cattivo maestro le si avvicina… Gianni, Tex ed io d’ora in poi saremo i suoi fidi scudieri. Spero si senta meglio ora.

        1. Caro Claudio, non era mia intenzione.. però so – per esperienza – che quando si bastona tutto il blog non è giusto per quelli che lo frequentano.. Si passa da Orietta Berti ad Heidegger.. è nelle cose.. Però dietro c’è solo tanta passione.. mica studiare di notte come depredare le aziende..! Accetto il ruolo da scudiero per la d.ssa Vicenzi.. In hoc shield vinces..!

            1. Beppe

              Vedo che tutti qui si mobilitano per difendersi e per difenderti. Fate un po’ come volete, siete una setta ed è giusto che vi mobilitiate così.
              Mi permetto solo di ripetere il mio invito alla dottoressa Vicenzi, persona che conosco da tanti anni e che stimo,: ti stai accompagnando ad un cattivo maestro, e tu sai a chi mi riferisco, e credo che personaggi compromessi ed equivoci di quel genere possano solo farti del male. E comunque ti preferisco quando scrivi in modo moderato ed equilibrato come fai su la lagarina.it. Il tono polemico e stizzoso che hai usato in questo post sembra la brutta copia della scrittura del cattivo maestro cosimo.
              Beppe

              1. Tex Willer

                “Senti Beppe sei stanco di vivere?”
                Se tu qui vuoi fare il marchettaro mettiti in fila e aspetta il tuo turno…. qui della “tua” LAGARINA.PIT non gliene frega niente a nessuno, porta piuttosto contenuti e di questi parleremo volentieri.
                In quanto a Cosimo piena fiducia, non fosse altro perchè ha messo in piedi questo blog. Il che di questi tempi non è poco!

              2. Pazienza essere considerato un “cattivo maestro”, cosa che considero un complimento (del resto mi sono formato su libri come questi: http://www.ibs.it/code/9788889969120/negri-antonio/libri-del-rogo.html). Passi anche essere considerato “compromesso ed equivoco”, e va bene svelo il mio segreto: il compromesso è la mia sintassi. In quanto invece al ruolo di traviatore di giovani colleghe, mi dispiace caro signor Beppe, non mi ritrovo. Anzi sa cosa le dico: vada a pigliarselo nel culo (quando ce vò ce vò!). E non credo stia facendo un buon servizio alla dottoressa Vicenzi, descrivendola come una minus habens alla mercè della scrittura cosimista.
                CCM
                (Cosimo Cattivo Maestro)

                1. Beppe

                  a giudicare dai libri che legge e dalla volgare povertà del suo lessico non credo di essere andato poi tanto fuori strada, nello scrivere quello che ho scritto di lei.

                  1. Stai ancora qui a menarcela? senti hai qualcosa di personale con me, scrivimi in email. Se hai dotti e saggi consigli da impartire alla dottoressa Vicenzi, scrivile in email. Questo è un luogo pubblico dove si cercano di affrontare le isterie pubbliche del sistema, non le isterie private dei lettori.

          1. Giada

            Agli scudieri e ai tutori, però, preferisco di gran lunga un’allegra e amichevole scampagnata a bordo di una Mercedes del 1957… Sperando di non perdere i cerchioni… tu che ne dici, Compagno Morgan?

  17. Giada Vicenzi

    Vi ringrazio per le risposte e per i commenti. La mia intenzione non era affatto quella di “sparare a zero” o “sputtanare” nessuno… in tal caso sarebbe bastato indicare il nome del locale e saremmo stati a posto, senza bisogno di dilungarsi troppo. E non intendo nemmeno mettermi a dare ricette, consigli o punteggi, non è il mio mestiere e non rientra negli scopi di questo blog. Quello che mi interessava era, invece, portare a conoscenza uno dei tanti casi in cui – purtroppo – la ristorazione trentina mostra terribili manchevolezze. Quello che ho raccontato può sembrare un caso limite, ma la mia esperienza mi dice che non è nemmeno tanto isolato. Con questo non sto dicendo che in Trentino si mangi male, tutt’altro. Fortunatamente conosco tanti posti che meritano attenzione e dove mi piace anche a distanza di tempo ritornare. Ma è proprio per questa ragione che non riesco a spiegarmi l’esistenza di realtà come quella che ho descritto e mi chiedo le ragioni che spingono a imbarcarsi in una simile avventura. Mi trovo d’accordo con Claudio e anch’io mi chiedo a chi possa giovare un’attività del genere… Non al cliente, non al gestore, non all’erario e tantomeno al territorio, all’ “ospitalità trentina” che pure vorremmo difendere.
    E me lo chiedo non tanto perché mi senta ferita nel mio orgoglio di cliente-che-ha-sempre-ragione… ma prima di tutto perché so che dietro a queste attività ci sono persone e spesso intere famiglie.

    1. Beppe

      “sono convinto che il più alto esercizio umanitario sia l’annullamento della propria soggettività, anche a costo di uccidere la propria madre”.. cara Giada questo scrive il tuo maestro Cosimo (vedi suo commento ad altro post): scappa fin che sei in tempo!

      1. senti caro Beppe, ormai hai scassata la minchia. Quando Andre Breton scrisse “L’azione surrealista più semplice consiste, rivoltella in pugno, nell’uscire in strada e sparare a caso, finché si può, tra la folla”, di certo non pensava ad una rivoltella vera. Ma immagino che chiedere ad uno come te un qualche sforzo di comprensione che vada oltre l’abc letterale sia fatica sprecata.

  18. Giada Vicenzi

    Vi ringrazio per le risposte e per i commenti. La mia intenzione non era affatto quella di “sparare a zero” o “sputtanare” nessuno… in tal caso sarebbe bastato indicare il nome del locale e saremmo stati a posto, senza bisogno di dilungarsi troppo. E non intendo nemmeno mettermi a dare ricette, consigli o punteggi, non è il mio mestiere e non rientra negli scopi di questo blog. Quello che mi interessava era, invece, portare a conoscenza uno dei tanti casi in cui – purtroppo – la ristorazione trentina mostra terribili manchevolezze. Quello che ho raccontato può sembrare un caso limite, ma la mia esperienza mi dice che non è nemmeno tanto isolato. Con questo non sto dicendo che in Trentino si mangi male, tutt’altro. Fortunatamente conosco tanti posti che meritano attenzione e dove mi piace anche a distanza di tempo ritornare. Ma è proprio per questa ragione che non riesco a spiegarmi l’esistenza di realtà come quella che ho descritto e mi chiedo le ragioni che spingono a imbarcarsi in una simile avventura. Mi trovo d’accordo con Claudio e anch’io mi chiedo a chi possa giovare un’attività del genere… Non al cliente, non al gestore, non all’erario e tantomeno al territorio, all’ “ospitalità trentina” che pure vorremmo difendere.
    E me lo chiedo non tanto perché mi senta ferita nel mio orgoglio di cliente-che-ha-sempre-ragione… ma prima di tutto perché so che dietro a queste attività ci sono persone e spesso intere famiglie.

    1. Beppe

      “sono convinto che il più alto esercizio umanitario sia l’annullamento della propria soggettività, anche a costo di uccidere la propria madre”.. cara Giada questo scrive il tuo maestro Cosimo (vedi suo commento ad altro post): scappa fin che sei in tempo!

      1. senti caro Beppe, ormai hai scassata la minchia. Quando Andre Breton scrisse “L’azione surrealista più semplice consiste, rivoltella in pugno, nell’uscire in strada e sparare a caso, finché si può, tra la folla”, di certo non pensava ad una rivoltella vera. Ma immagino che chiedere ad uno come te un qualche sforzo di comprensione che vada oltre l’abc letterale sia fatica sprecata.

  19. Claudio Claudio

    Il menù della disperazione. Uno dei centinaia, migliaia di casi che emana disperazione. E’ vero che con €12 non si può aspettare chissacchè ma un pasto decoroso sì in un ambiente decoroso sì con un servizio decoroso sì. Sei (6) ingredienti, freschi, saporiti in Italia si trovano dappertutto. Se, come spesso accade, non li troviamo a tavola c’è qualcosa di profondamente sbagliato da qualche parte. Non riesco a concepire che si possa andare al lavoro al mattino e produrre cazzate per tutto il giorno. Scemo io forse. Vedremo…! Nel caso raccontato l’imprenditore/ristoratore non farà mai soldi con quei prezzi e non farà mai una clientela fissa con quel che offre. Non ci fà soldi neache lo Stato perché probabilmente l’attività avrà sempre i conti in rosso. Non ci fanno i soldi neanche i fornitori perché dovranno sudarsi i pagamenti e non ci fà i soldi il commercialista che per pudore dovrà tenere le parcelle al minimo. Ma allora chi ci fa soldi da un’attività così? Mah, nessuno credo. E allora a cosa serve? Mah, forse a lenire la disperazione di qualcuno che magari sognava di poter fare qualcosa di meglio nella vita … magari il Presidente di Provincia… anche solo per 6 mesi.

    1. Sergio

      Quello che scrivi, Claudio, purtroppo è vero. Ma mi chiedo, in questa nostra provincia, che spende milionate di euro in promozione, perché non si occupa un po’ di formazione professionale. Inutile promuovere il Trentino in tutto il mondo, e poi avere una cultura dell’accoglienza e della ristorazione che mediamente assomiglia molto alla situazione descritta qui sopra. Inutile. Bisognerebbe che l’assessore Mellarini venisse qui e ci spiegasse il suo punto di vista.

      1. Claudio Claudio

        @Sergio. Mi fa piacere notare che sai bene di cosa si parla quando si tratta di cultura dell’accoglienza. La cultura dell’accoglienza è la sintesi di molti fattori insiti nella società/comunità. Non me la sento di condannare troppo severamente i ristoratori/albergatori in questione, basti pensare alla recente batosta dell’IMU che per le attività (ristoranti, bar alberghi ecc.) è stata molto più salata che non quella sulle prime case, senza contare la sfilza di oneri, servizi, controlli (Haccp tanto per dirne uno) a cui sono sottoposti. Auguro a tutti quelli come descritti nel post di trovarsi una occupazione più gratificante, lo dico per loro, per il loro amor proprio e soddisfazione personale, piuttosto che fare qualcosa male che nessuno apprezza ma soprattutto che non gli dà alcuna gratificazione professionale. Concordo molto anche nella utilità della formazione professionale.

        Per quanto riguarda invece l’impegno della politica come accennavi, se leggi l’Adige di oggi noterai che il ns (ex ma non tanto) grosso Conducator, da Roma esprime molta preoccupazione per il suo gioiello della scienza e della ricerca (leggi San Michele all’Adige). Sembra (a lui…) che il Trentino sia l’ambiente adatto non per lavorare la terra, la carne, il latte, il formaggio, la neve, il vino, la frutta, il pesce, il turismo ma bensì sia l’ambiente ideale per una nuova Silicon Valley (che come sappiamo tutti è in alta montagna..) oppure per una nuova Monsanto (che come sappiamo tutti è un bruscolino poco più grande della filiale della Subaru…). I trentini devono eccellere nell’elettronica, nelle nanotecnologie, nelle bio-tecnologie, nella metabolomica, nella genomica ecc. ecc. Loro sono sicuramente più avanti di me: loro vedono la razza Trentina molto adatta a passare otto (8) ore al giorno in una sala sbiancata da luce tossica a scrutare dentro un microscopio a fare scoperte che il mondo neanche si sogna… Intanto “andassero” a vedere quanto hanno “fruttato” e, soprattutto, “a chi hanno fruttato” le scoperte degli ultimi 10 anni…

  20. Claudio Claudio

    Il menù della disperazione. Uno dei centinaia, migliaia di casi che emana disperazione. E’ vero che con €12 non si può aspettare chissacchè ma un pasto decoroso sì in un ambiente decoroso sì con un servizio decoroso sì. Sei (6) ingredienti, freschi, saporiti in Italia si trovano dappertutto. Se, come spesso accade, non li troviamo a tavola c’è qualcosa di profondamente sbagliato da qualche parte. Non riesco a concepire che si possa andare al lavoro al mattino e produrre cazzate per tutto il giorno. Scemo io forse. Vedremo…! Nel caso raccontato l’imprenditore/ristoratore non farà mai soldi con quei prezzi e non farà mai una clientela fissa con quel che offre. Non ci fà soldi neache lo Stato perché probabilmente l’attività avrà sempre i conti in rosso. Non ci fanno i soldi neanche i fornitori perché dovranno sudarsi i pagamenti e non ci fà i soldi il commercialista che per pudore dovrà tenere le parcelle al minimo. Ma allora chi ci fa soldi da un’attività così? Mah, nessuno credo. E allora a cosa serve? Mah, forse a lenire la disperazione di qualcuno che magari sognava di poter fare qualcosa di meglio nella vita … magari il Presidente di Provincia… anche solo per 6 mesi.

    1. Sergio

      Quello che scrivi, Claudio, purtroppo è vero. Ma mi chiedo, in questa nostra provincia, che spende milionate di euro in promozione, perché non si occupa un po’ di formazione professionale. Inutile promuovere il Trentino in tutto il mondo, e poi avere una cultura dell’accoglienza e della ristorazione che mediamente assomiglia molto alla situazione descritta qui sopra. Inutile. Bisognerebbe che l’assessore Mellarini venisse qui e ci spiegasse il suo punto di vista.

      1. Claudio Claudio

        @Sergio. Mi fa piacere notare che sai bene di cosa si parla quando si tratta di cultura dell’accoglienza. La cultura dell’accoglienza è la sintesi di molti fattori insiti nella società/comunità. Non me la sento di condannare troppo severamente i ristoratori/albergatori in questione, basti pensare alla recente batosta dell’IMU che per le attività (ristoranti, bar alberghi ecc.) è stata molto più salata che non quella sulle prime case, senza contare la sfilza di oneri, servizi, controlli (Haccp tanto per dirne uno) a cui sono sottoposti. Auguro a tutti quelli come descritti nel post di trovarsi una occupazione più gratificante, lo dico per loro, per il loro amor proprio e soddisfazione personale, piuttosto che fare qualcosa male che nessuno apprezza ma soprattutto che non gli dà alcuna gratificazione professionale. Concordo molto anche nella utilità della formazione professionale.

        Per quanto riguarda invece l’impegno della politica come accennavi, se leggi l’Adige di oggi noterai che il ns (ex ma non tanto) grosso Conducator, da Roma esprime molta preoccupazione per il suo gioiello della scienza e della ricerca (leggi San Michele all’Adige). Sembra (a lui…) che il Trentino sia l’ambiente adatto non per lavorare la terra, la carne, il latte, il formaggio, la neve, il vino, la frutta, il pesce, il turismo ma bensì sia l’ambiente ideale per una nuova Silicon Valley (che come sappiamo tutti è in alta montagna..) oppure per una nuova Monsanto (che come sappiamo tutti è un bruscolino poco più grande della filiale della Subaru…). I trentini devono eccellere nell’elettronica, nelle nanotecnologie, nelle bio-tecnologie, nella metabolomica, nella genomica ecc. ecc. Loro sono sicuramente più avanti di me: loro vedono la razza Trentina molto adatta a passare otto (8) ore al giorno in una sala sbiancata da luce tossica a scrutare dentro un microscopio a fare scoperte che il mondo neanche si sogna… Intanto “andassero” a vedere quanto hanno “fruttato” e, soprattutto, “a chi hanno fruttato” le scoperte degli ultimi 10 anni…

  21. Albergatrice

    Almeno lei ci mette la faccia, e questo le fa già onore. Ma vedo che non è diversa dal resto di questa compagnia di gentaglia che sputtana l’ospitalità trentina.Vergogna!

  22. Albergatrice

    Almeno lei ci mette la faccia, e questo le fa già onore. Ma vedo che non è diversa dal resto di questa compagnia di gentaglia che sputtana l’ospitalità trentina.Vergogna!

  23. Gourmet

    Scusa ma perché non ci dici dove è e come si chiama questo ristorante…….che così non corriamo il rischio di entrarci dentro nemmeno per sbaglio.

    1. trentinowineblog

      Caro Gourmet, mi permetto io di risponderle: questo blog non ha l’abitudine di sparare sulla croce rossa. I nomi e i cognomi li facciamo solo quando di mezzo ci sono i potenti e i giganti: sparare contro di loro ci diverte. Sparare contro i poveri cristi (del vino e della ristorazione), al contrario, non ci diverte affatto. Perché non ci piace distruggere la reputazione commerciale di chi già sopravvive a stento.

      Del resto noi non distribuiamo stelle, sfere,valutazioni. Non siamo, e non vogliamo essere, una guida. Cerchiamo invece di fare qualche ragionamento attorno a questioni che consideriamo generali e che pensiamo debbano essere approfondite. In questo caso, per esempio, l’attenzione dovrebbe concentrarsi non sul singolo caso descritto da Giada Vicenzi, ma sul vulnus grave che secondo noi affligge la ristorazione trentina: un difetto generalizzato di professionalità.

      Spero di essere stato abbastanza chiaro.

      CPdR

  24. Gourmet

    Scusa ma perché non ci dici dove è e come si chiama questo ristorante…….che così non corriamo il rischio di entrarci dentro nemmeno per sbaglio.

    1. trentinowineblog

      Caro Gourmet, mi permetto io di risponderle: questo blog non ha l’abitudine di sparare sulla croce rossa. I nomi e i cognomi li facciamo solo quando di mezzo ci sono i potenti e i giganti: sparare contro di loro ci diverte. Sparare contro i poveri cristi (del vino e della ristorazione), al contrario, non ci diverte affatto. Perché non ci piace distruggere la reputazione commerciale di chi già sopravvive a stento.

      Del resto noi non distribuiamo stelle, sfere,valutazioni. Non siamo, e non vogliamo essere, una guida. Cerchiamo invece di fare qualche ragionamento attorno a questioni che consideriamo generali e che pensiamo debbano essere approfondite. In questo caso, per esempio, l’attenzione dovrebbe concentrarsi non sul singolo caso descritto da Giada Vicenzi, ma sul vulnus grave che secondo noi affligge la ristorazione trentina: un difetto generalizzato di professionalità.

      Spero di essere stato abbastanza chiaro.

      CPdR

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