VINITALY 2013: DO YOU REMEMBER?

tn al vinitaly 2013

Abbiamo letto, visto e sentito com’è andato il recente Vinitaly per il Trentino, tanto dal punto di vista degli organizzatori quanto da quello di alcuni espositori. Solitamente i media registrano, è il loro mestiere. Questo blog ha invece il vizio precipuo di commentare, di solito criticando e per questo siamo criticati. Di solito e non per scelta, tant’è che il sistema offre occasioni quotidiane ed ogni volta ci sforziamo di esprimerci in forma costruttiva contro le autoreferezialità che sono mali assoluti per chi vuole veramente bene al territorio. Il resto è interesse di bottega.

Premessa doverosa questa perché giudicando il Vinitaly ci troviamo nuovamente fuori dal coro sia in generale sia nello specifico. In generale rimane gran perplessità su una manifestazione sbandierata come internazionale che di confrontabile con quelle europee ha poco. A cominciare dalla logistica che obbliga i visitatori ad ore di coda sulle strade d’accesso (esclusi i pochi saggi che usano il treno ed i big che arrivano in elicottero) per poi parcheggiare fra le pozzanghere fangose degli obsoleti mercati generali. E finire col cercare (invano) i vini internazionali. Boh! Si vedono anche stranieri, certo, ma non si sa bene quanti siano quelli in vacanza rispetto a quelli giunti su appuntamento con gli espositori. I trentini che parlano da contenti “veri” forse non lo danno a vedere, alcuni mugugnano, altri tacciono. Buona parte dei costi se l’è accollata anche quest’anno la Provincia senza troppo insistere sulla compartecipazione alle spese delle aziende per evitare troppe defezioni. Forse risparmiando sugli allestimenti, ma non brillando certo in inventiva.

Iò padiglione 3 è stato fasciato da una gigantografia (foto 1) come in passato facevano le grandi regioni vinicole nazionali. Bella? Mah! Sicuramente inquietante per chi quelle montagne le conosce: un gruppo di Brenta ingigantito, incollato e spostato a schiacciare la Paganella che figura come una collinetta al cospetto delle guglie di sfondo con i vigneti di Valternigo che lambiscono la Bocca del Tuckett. Per sostenere il claim, del resto, la vicinanza era d’obbligo: come si farebbe altrimenti a farsi baciare dalle Dolomiti? Il pensiero corre inevitabilmente allo stereotipo dell’iconografia altoatesina che si presenta da sempre con i vigneti di S. Maddalena ed il Rosengarten sullo sfondo ed a quanto bello sarebbe stato – internazionalmente parlando – se le due enologie si fossero intese per una comunicazione più efficace. La gerontocrazia istituzionale ha tempi lunghi e questa è un’occasione persa.

Addentrati nell’area espositiva e volutamente tralasciando ogni considerazione sul clima e sugli umori percepiti per ovvia soggettività di giudizio, l’impatto con i mega stand dei nostri colossi-fortezza è di quelli che tolgono anche l’orizzonte perciò svicoli a sinistra e ti salvi. Dall’altra resta la visione di quattro box semideserti delle istituzioni. L’impressione è d’essere tornati indietro di 30 anni, quando ancora non era chiaro se le istituzioni dovessero presentarsi o no al trade ed ai consumatori. Per fare che? Autocelebrarsi? Distribuissero almeno cartelle stampa con i programmi di sviluppo e controllo delle produzioni, ma se questi sono di là da venire, che ci fanno?

vinitaly02013

Per non dire della sala assaggi in box di vetro (foto 2) che si è scelto di allestire quest’anno al posto del bancone delle tartine e bollicine a gò gò per i soliti noti già criticato in passato. Almeno quello appariva sempre zeppo e tutt’intorno trasferiva un’aria di vivacità. La pensata del box-vetrina 2013 avrebbe fatto la sua duplice funzione se le degustazioni si fossero susseguite a ritmi incalzanti, ma la scarsa frequenza ha lasciato a lungo un’immagine d’abbandono di uno spazio costoso che sarebbe stato meglio utilizzare altrimenti. Anche per la soddisfazione dei frontisti che, interrogati, hanno alzato gli occhi al cielo. Altro che plaudire alla ritrovata unità d’intenti: sarà meglio, fra un BeWine e l’altro, sedersi attorno ad un tavolo senza troppi consulenti. Impegnati, come li possiamo immaginare, a sfregarsi le mani…

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8 Commenti

  1. Per surclassare i tristissimi leoni veneziani di cartapesta del cazzo.. il Trentino il prossimo anno dovrebbe ingaggiare dei leoni veri… forse delle Yguane, dei Varani, dei Sauri Dini… così tanto per vedere l’effetto che fà…

  2. Per surclassare i tristissimi leoni veneziani di cartapesta del cazzo.. il Trentino il prossimo anno dovrebbe ingaggiare dei leoni veri… forse delle Yguane, dei Varani, dei Sauri Dini… così tanto per vedere l’effetto che fà…

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