In nome di Dio: fermateli!

innomedidioiltexanoDa qualche settimana sta circolando nei palazzi del vino trentino una trovata sconcertante e surreale. La parola d’ordine è: trentinizzare il Pinot Grigio. Una folle, che più folle non si può, via di fuga dalle lacune e dal vuoto delle politiche vitivinicole. Dopo tanti anni di silenzio, dopo tante commissioni di saggi e saggissimi, dopo tutto quello che sappiamo, dunque, sembra affacciarsi alle porte del Trentino la seconda (o la terza) stagione della pinotizzazione forzata; probabilmente, mi pare di aver inteso, l’idea gira intorno all’ipotesi di un Pinot Grigio di montagna o di collina. A questo punto temo che alle porte, e forse già anche più in là della soglia di sicurezza, ci sia anche la Libera Repubblica Dadaista, versione autoctona della Repubblica delle Banane.

Conosco l’estensore materiale di questa proposta, per avermela lui stesso narrata per sommi capi qualche giorno fa al telefono. Non so, ma posso immaginare, invece chi ne sia il sommo ideologo e il potentissimo suggeritore. L’idea che al Pinot Grigio si possa attribuire una funzione testimoniativa e rappresentativa del territorio, anziché quella che gli è oggettivamente più consona, ovvero quella di utility creatrice e motrice di valore e di reddito, senza avere la presunzione di avere la verità in tasca, mi sembra paradossale e perfino incredibile.

Eppure è così. Dopo tutto ciò che si è detto e scritto e pensato a questo proposito. Alla luce di ciò che sta accadendo sui mercati del vino utility, che si stanno convertendo al generoso Trebbiano, abbandonando il Pinot Grigio, per colmare il differenziale fra domanda ed offerta mondiale di vino. Chiedere ai vivaisti, per averne conferma. Dopo tutto questo, e mentre sta accadendo tutto questo, qualcuno pensa alla trentinizzazione del Pinot Grigio. Ci dev’essere della confusione sotto i cieli di Trento. Una confusione primordiale.

Questo qualcuno immagina di rafforzare ancora la strategia pinotista, continuando a scommettere sulle varietà anziché sul territorio; fingendo di non sapere e di non capire che produrre valore (obiettivo sacrosanto) e distribuire reddito (obiettivo ancora più sacrosanto) è cosa affatto differente dalla rappresentazione proiettiva del profilo territoriale della vitivinicoltura. Che, al contrario, ha bisogno di affidarsi a testimoniatori irripetibili e non a merci ripoducibili a basso costo in ogni angolo della terra. Eppure il Trentino abbonda di buone pratiche enologiche capaci, a mio avviso, di assumere questa funzione proiettiva e comunicativa. Un esempio? I grandi metodo classico. O le versioni più evolute di alcuni autoctoni, penso al Teroldego di Paolo Endrici o a quello di Elisabetta Foradori, o al Marzemino di Eugenio Rosi, perfino al Foja Tonda di Armani. O ai bordolesi di San Michele e del Marchese Gonzaga. Possiamo immaginare di affidare l’immagine enologica del Trentino a questi modelli, magari da diffondere anche presso altri produttori? Ci riusciamo a fare questo sforzo immaginativo? O dobbiamo rassegnarci a morire pinotisti, come stiamo morendo, ormai lo abbiamo capito, democristiani? Possiamo sperare che un giorno, ci capiti di andare in giro per l’Italia e per il mondo e nel mentre raccontiamo di essere trentini, possa accadere di sentirci percepiti e riconosciuti come il popolo del TRENTODOC? O dei grandi bordolesi? O di un grande autoctono? E’ troppo? Non credo. Credo, anzi, gliela si possa fare. Con un poca di buona volontà e con un poca di creatività.

Per questo faccio un appello. Un appello che rivolgo a tutti. E che rivolgo apertamente a chi può e a chi so, forse, condividere almeno in parte questo mio punto di vista; lo rivolgo ad Adriano (Orsi), ad Albino (Armani), ad Andrea (Faustini), ad Angelo (Rossi), a Carlo (Guerrieri Gonzaga), a Diego (Schelfi), a Elisabetta (Foradori) a Enrico (Zanoni), all’altro Enrico (Paternoster), a Leonello (Letrari), a Lorenzo (Cesconi), a Luigi (Togn) ai Lunelli (Ferrari), a Mario (Pojer), a Nereo (Pederzolli), a Paolo (Endrici), a Tiziano (Mellarini): Fermateli! Fermate i trentinizzatori del Pinot Grigio. In nome di Dio fermateli: non vogliamo morire democristiani (pinotisti).

 

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226 Commenti

      1. Black Sabbath > I Black Sabbath sono un gruppo heavy metal britannico, formatosi a Birmingham nel 1968[7]. La formazione “storica” era costituita da Ozzy Osbourne (voce), Tony Iommi (chitarra), Geezer Butler(basso) e Bill Ward (batteria), rimasta invariata dal 1969 al 1978.

      1. Black Sabbath > I Black Sabbath sono un gruppo heavy metal britannico, formatosi a Birmingham nel 1968[7]. La formazione “storica” era costituita da Ozzy Osbourne (voce), Tony Iommi (chitarra), Geezer Butler(basso) e Bill Ward (batteria), rimasta invariata dal 1969 al 1978.

  1. Pingback: C’è un tempo per tutto. Anche il tempo del divorzio » Trentino Wine Blog

  2. Già “trentinizzare” un vitigno cosiddetto “internazionale” (anche se in realtà di origine francese) mi sa una grande str***ata. Ma poi a parer mio non riusciremo mai ad essere all’altezza ne di Friuli Venezia Giulia, ne dell’Alto Adige. Poi magari qualche bella espressione uscirà…dal mucchio della mediocrità.

    1. anonimo

      un altro sapientone, se si pensa che gli altri saranno comunque sempre meglio non si va da nessuna parte noi dobbiamo e possiamo migliorare anche se poi non vedo tutta questa superiorita di friulani e altoatesini anche da loro trovi dei prodotti mediocri dobbiamo finirla di darci martellate sulle dita poi guarda che questo vitigno si è internazionalizzato da trent’anni noi in trentini lo coltiviamo da 150 anni e con questo ho detto tutto

      1. Tex Willer

        Su questo sono perfettamente d’accordo con te anonimo.

        Affermare come fa Loris Forw che:
        “… a parer mio non riusciremo mai ad essere all’altezza ne di Friuli Venezia Giulia, ne dell’Alto Adige. Poi magari qualche bella espressione uscirà…dal mucchio della mediocrità.” è dire tutto e niente, affermare una cosa e poi il suo esatto contrario.

        Cos’è volevi forse provocare?

        1. Un po’ in ritardo ma…volevo dire che se tutti ci provano qualche superriserva con rese bassissime o qualche p.g. che fa il giusto legno (sempre nelle giuste zone) possono creare un buon vino…ma questo non fa del trentino una zona vocata per forza. Per farle un esempio in puglia c’è D’Arapri che fa dei metodo classico eccellenti, poi ci sono anche altri metodo classici comunque buoni, ma da qua a “puglizzare” il metodo classico…ne passa di acqua sotto i ponti. Spero di aver spiegato abbastanza bene quello che volevo dire.

          1. anonimo

            è normale che non fa di tutto il trentino una zona vocata al p.g. ma chi sa fare molto bene altri vini fa altri vini questo è normale ma si devono vendere gli altri vini altrimenti il contadino non può vivere se poi le uve non gliele pagano bene

      2. Sapientone? Ho solo detto la mia su un blog. Comunque durante le mie degustazioni in giro ho trovato una certa superiorità generale di AA e FVG, poi il mediocre per l’americano medio lo faranno sicuramente anche là. Se in 150 anni i risultati sono questi, punterei più sulla nosiola o sugli aromatici, per restare nel mondo dei bianchi. Anche se sarei più felice che a rappresentarci nel mondo siano teroldego, lagrein e casetta. Oltrettutto questa “trentinizzazione” non mi sembra poi così facile sul mercato globale. Quanto si dovrà investire? E soprattutto…ci sarà poi un vero ritorno economico?

        1. anonimo

          il male è che purtroppo il p.g. è stato piantato in tutto il trentino anche nelle zone meno vocate quindi ce ne sara anche di mediocre ma ti assicuro che noi non abbiamo niente da invidiare a nessuno no so che p. g. te abbia degustato.per quanto riguarda gli altri vitigni io sono d’accordo con te ma piantarlo solo nelle zone migliori altrimenti avremo pure li dei vini mediocri in poche parole bisogna fare come in a.a. mettere l’uva solo nelle zone migliori nelle altre puntare sulle altre colture tipo mele pere ecc.

          1. Lasciando perdere le mie degustazioni, che è un parere mio e quindi neanche troppo autorevole…il suo discorso non fa una piega, anzi, aggiungerei che è stato piantato soprattutto in zone poco vocate, il che ne ha turbato parecchio l’immagine (almeno sentendo parlare in giro…in Trentino) a discapito di chi ha lavorato bene e in zone migliori. Non è che con questa trentinizzazione il pubblico conosca soprattutto p.g. trentino da grande distribuzione e faccia di tutta l’erba un fascio?

          2. Tex Willer

            Dopo quattro giorni ti sei convinto, quando ero io a dire quello che hai appena detto tu A-no-mi-no mi hai insultato!

            Meno male che ti sei convertito… ora mi piacerebbe sapere gentilmente da te come fai a capire quali sono le zone migliori, con quali strumenti.

            1. anonimo

              a parte che non ti ho insultato minimamente ti ho solo detto che sia Pojer che A. Rossi non ne vogliono sentir parlare di p.g. trentino il primo ha detto addirittura che quello della N.Zelanda è identico al nostro perchè in cantina si può arrivare a fare di tutto visto che io condivido il fatto di metterlo nelle zone migliori per avere un prodotto migliore non riesco ha capire come hanno fatto a piacerti quei discorsi tutto qui spiegamelo meglio

              1. Tex Willer

                Pojer ha semplicemente detto che il Pinot Grigio DOC che ci sforziamo di produrre il meglio possibile poi viene svalutato da chi lo esporta a IGT e venduto in USA, non è che sia un comportamento che ci garantirà un quieto vivere, concordo con Pojer che questo declassamento prima o dopo ci penalizzerà, siamo ancora in tempo per trovare alternative valide. Certo che non possiamo pretendere che le alternative le dia il viticoltore…

            1. anonimo

              Ti posso assicurare che ogni direttore di c.s. e vignaiolo sa dove viene meglio o peggio, quindi basta metterlo dove viene meglio io ti dico pure che in trentino non esiste una mappa fatta dalla provincia in cui ci sono le zone vocate a vino oppure no in A.A. lo hanno fatto e si vedono i risultati .

              1. Tex Willer

                Il fatto è che il viticoltore quando deve rinnovare il suo vigneto, se non è scemo, pianterà la varietà in quel momento più redditizia.

                Compito di un direttore serio di c. s. sarebbe dire si o no, in modo paritetico, a seconda se il terreno sul quale verrà piantata quella varietà è ideale o no sulla base di analisi del terreno preventivamente effettuate.

                Il libero arbitrio è sinonimo sì di democrazia ma prima o dopo avrà conseguenze negative su tutta la società cooperativa.

  3. Già “trentinizzare” un vitigno cosiddetto “internazionale” (anche se in realtà di origine francese) mi sa una grande str***ata. Ma poi a parer mio non riusciremo mai ad essere all’altezza ne di Friuli Venezia Giulia, ne dell’Alto Adige. Poi magari qualche bella espressione uscirà…dal mucchio della mediocrità.

    1. anonimo

      un altro sapientone, se si pensa che gli altri saranno comunque sempre meglio non si va da nessuna parte noi dobbiamo e possiamo migliorare anche se poi non vedo tutta questa superiorita di friulani e altoatesini anche da loro trovi dei prodotti mediocri dobbiamo finirla di darci martellate sulle dita poi guarda che questo vitigno si è internazionalizzato da trent’anni noi in trentini lo coltiviamo da 150 anni e con questo ho detto tutto

      1. Tex Willer

        Su questo sono perfettamente d’accordo con te anonimo.

        Affermare come fa Loris Forw che:
        “… a parer mio non riusciremo mai ad essere all’altezza ne di Friuli Venezia Giulia, ne dell’Alto Adige. Poi magari qualche bella espressione uscirà…dal mucchio della mediocrità.” è dire tutto e niente, affermare una cosa e poi il suo esatto contrario.

        Cos’è volevi forse provocare?

        1. Un po’ in ritardo ma…volevo dire che se tutti ci provano qualche superriserva con rese bassissime o qualche p.g. che fa il giusto legno (sempre nelle giuste zone) possono creare un buon vino…ma questo non fa del trentino una zona vocata per forza. Per farle un esempio in puglia c’è D’Arapri che fa dei metodo classico eccellenti, poi ci sono anche altri metodo classici comunque buoni, ma da qua a “puglizzare” il metodo classico…ne passa di acqua sotto i ponti. Spero di aver spiegato abbastanza bene quello che volevo dire.

          1. anonimo

            è normale che non fa di tutto il trentino una zona vocata al p.g. ma chi sa fare molto bene altri vini fa altri vini questo è normale ma si devono vendere gli altri vini altrimenti il contadino non può vivere se poi le uve non gliele pagano bene

      2. Sapientone? Ho solo detto la mia su un blog. Comunque durante le mie degustazioni in giro ho trovato una certa superiorità generale di AA e FVG, poi il mediocre per l’americano medio lo faranno sicuramente anche là. Se in 150 anni i risultati sono questi, punterei più sulla nosiola o sugli aromatici, per restare nel mondo dei bianchi. Anche se sarei più felice che a rappresentarci nel mondo siano teroldego, lagrein e casetta. Oltrettutto questa “trentinizzazione” non mi sembra poi così facile sul mercato globale. Quanto si dovrà investire? E soprattutto…ci sarà poi un vero ritorno economico?

        1. anonimo

          il male è che purtroppo il p.g. è stato piantato in tutto il trentino anche nelle zone meno vocate quindi ce ne sara anche di mediocre ma ti assicuro che noi non abbiamo niente da invidiare a nessuno no so che p. g. te abbia degustato.per quanto riguarda gli altri vitigni io sono d’accordo con te ma piantarlo solo nelle zone migliori altrimenti avremo pure li dei vini mediocri in poche parole bisogna fare come in a.a. mettere l’uva solo nelle zone migliori nelle altre puntare sulle altre colture tipo mele pere ecc.

          1. Lasciando perdere le mie degustazioni, che è un parere mio e quindi neanche troppo autorevole…il suo discorso non fa una piega, anzi, aggiungerei che è stato piantato soprattutto in zone poco vocate, il che ne ha turbato parecchio l’immagine (almeno sentendo parlare in giro…in Trentino) a discapito di chi ha lavorato bene e in zone migliori. Non è che con questa trentinizzazione il pubblico conosca soprattutto p.g. trentino da grande distribuzione e faccia di tutta l’erba un fascio?

          2. Tex Willer

            Dopo quattro giorni ti sei convinto, quando ero io a dire quello che hai appena detto tu A-no-mi-no mi hai insultato!

            Meno male che ti sei convertito… ora mi piacerebbe sapere gentilmente da te come fai a capire quali sono le zone migliori, con quali strumenti.

            1. anonimo

              a parte che non ti ho insultato minimamente ti ho solo detto che sia Pojer che A. Rossi non ne vogliono sentir parlare di p.g. trentino il primo ha detto addirittura che quello della N.Zelanda è identico al nostro perchè in cantina si può arrivare a fare di tutto visto che io condivido il fatto di metterlo nelle zone migliori per avere un prodotto migliore non riesco ha capire come hanno fatto a piacerti quei discorsi tutto qui spiegamelo meglio

              1. Tex Willer

                Pojer ha semplicemente detto che il Pinot Grigio DOC che ci sforziamo di produrre il meglio possibile poi viene svalutato da chi lo esporta a IGT e venduto in USA, non è che sia un comportamento che ci garantirà un quieto vivere, concordo con Pojer che questo declassamento prima o dopo ci penalizzerà, siamo ancora in tempo per trovare alternative valide. Certo che non possiamo pretendere che le alternative le dia il viticoltore…

                1. anonimo

                  non è vero ha detto anche che ha degustato dei p. g a Roverè anni fa e quello che per lui era il migliore era un p.g. australiano che sapeva di mela come quello che un tempo beveva in salurn questo perchè con le tecnologie attuali è possibile fare qualsiasi cosa in cantina e non puoi negare questo poi ha detto che moriremo di p.g. perchè il p.g. è finito, in america diventeranno un po alla volta autosufficienti quindi siamo dei pazzi ad investire in trentino nel p. g. moriremo affogati nel p.g.

                    1. anonimo

                      io non ho preso fuoco ho solo detto che mi sembra che dovete studiare un po di piu la storia del p.g. perchè non è che è nato 30 anni fa in trentino A.A. è nato molto prima quindi nonè che a questi contadini gli si può dire cambiate coltura perchè ormai lo hanno messo dappertutto ma bisogna cercare invece di valorizzarlo meglio tutto qui. voi invece apriti o cielo avete iniziato a buttarla in rissa dicendo impara la sintassi dall’alto dei vostri studi classici e io vi rispondo da bacan imparate la storia agricola trentina se per scrivere su questo blog bisogna presentarsi con una laurea in lettere dovete dirlo

                    2. con la <Laurea in Lettere e cartoline non potrei scrivere neanche io..! e se ti dicessi che oltre alla sintassi dovresti migliorare la Geo.Politica..?? Che faresti..? Guerra al neo ministro dell'Agricoltura.. la De Girolamo..? magari..! ahahah

            1. anonimo

              Ti posso assicurare che ogni direttore di c.s. e vignaiolo sa dove viene meglio o peggio, quindi basta metterlo dove viene meglio io ti dico pure che in trentino non esiste una mappa fatta dalla provincia in cui ci sono le zone vocate a vino oppure no in A.A. lo hanno fatto e si vedono i risultati .

              1. Tex Willer

                Il fatto è che il viticoltore quando deve rinnovare il suo vigneto, se non è scemo, pianterà la varietà in quel momento più redditizia.

                Compito di un direttore serio di c. s. sarebbe dire si o no, in modo paritetico, a seconda se il terreno sul quale verrà piantata quella varietà è ideale o no sulla base di analisi del terreno preventivamente effettuate.

                Il libero arbitrio è sinonimo sì di democrazia ma prima o dopo avrà conseguenze negative su tutta la società cooperativa.

                1. anonimo

                  in A.A, non è proprio così non è che loro hanno fatto analisi del terreno loro hanno semplicemente detto se in quelle zone li viti non sono mai state piantate ci sarà un motivo dunque non si possono mettere punto e basta noi abbiamo in 10 anni quasi raddoppiato la produzione loro la hanno diminuita guardate che loro non è che si lamentano per questo hanno l’alternativa le mele a parte la melinda da noi i consorzi vanno male quindi si sono tolte quasi tutte le mele e messo indiscriminatamente le viti e questo perchè ci sono dei direttori scarsi.

                  1. Tex Willer

                    E riecco puntuale la paura per una semplice analisi del terreno.
                    Mi chiedo allora su quali concetti tu basi le tue scelte varietali nella tua azienda…
                    In Alto Adige, visto che l’hai citato tu anonimo, l’analisi
                    del terreno e la relativa consulenza per una concimazione mirata è una pratica molto diffusa.
                    Sì diffusa più spesso di quanto si pensi, anzi non solo l’analisi del terreno ma anche quella fogliare e dei frutti, questo perchè loro, a differenza di noi, pensano, e secondo me a ragione, che questo sia un modo essenziale per un’agricoltura di successo e rispettosa dell’ambiente, ma si badi bene non solo per produrre vino,
                    ma anche per produrre frutta, ortaggi e foraggi di buona qualità e nella quantità desiderata.
                    Anche in Val di Non si è cominciato a dare importanza alle proprietà chimiche del terreno costituendo nel 2012 la carta dei suoli, evidentemente un motivo ci sarà, possibile che solo noi viticoltori trentini non ci crediamo?

                    1. anonimo

                      e te su che basi le hai fatte, guarda che lo dicono tutti che è più importante il microclima non è vero che in A.A.hanno fatto le analisi per fare le zonazioni se vuoi te la lasci cotta ma non è la verità stesso discorso vale per la melinda

                    2. Tex Willer

                      Vivendo in un contesto dove chi dirige la cantina di cui sono socio la pensa più o meno come te sono “costretto” a fare le mie scelte copiando su-per-giù ciò che fanno loro, ma credimi non è l’ideale, non porta lontano infatti il beneficio è non a caso principalmente per chi parte per primo (sempre loro) ed ovviamente è ciclico.
                      Comunque pensavo di essere stato abbastanza chiaro, io non ho parlato di zonazioni ma di analisi del terreno che è cosa assai ben diversa.

                    3. anonimo

                      da tutte le parti chi fa le scelte lo fa a suo rischio non può un direttore prendersi certe responsabilità se poi il mercato si gira cosa fai lo flagelli può dare solo delle indicazioni di massima è sempre stato così cosa le fai a fare le analisi se poi non fai le zonazioni non ho capito bene spiegati meglio forse hai anche ragione te comunque in A.A. LE VITI LE POSSONO METTERE SOLO DOVE SONO SEMPRE STATE PUNTO.

                    4. Tex Willer

                      Chi fa le scelte a sue spese ha tutta la mia ammirazione;
                      al direttore poi non viene chiesto di prevedere il futuro ma solo di spalmare l’informazione a tutti i soci in modo paritario e non solo ai soci “preferiti”.
                      Per quanto riguarda le analisi provo a spiegarmi anche se, premetto che non avendo io esperienze come amministratore di c.s. non so se il mio dire possa reggere.

                      Vediamo.

                      Poniamo il caso io abbia un terreno da piantare e le analisi del terreno mi consiglino una varietà non in voga, ho davanti a me due possibilità: fare di testa mia gettando alle ortiche le analisi e piantare la varietà più pagata al momento, oppure in base al terreno piantare quella che gli si adatta meglio.
                      Nel primo caso avrò un prodotto scadente ma che il mercato me lo pagherà comunque bene perchè trattasi di xy; sia ben chiaro che se non interverrò sulle rese ad ha sarà sempre e comunque una zavorra per la cantina.
                      Nel secondo caso invece avrò il miglior prodotto ottenibile da quel terreno, il mercato non mi darà il massimo ma magari agendo sulla quantità per ha o sul sesto d’impianto potrei ottenere un ottimo prodotto e comunque non sarà mai di zavorra per nessuno.
                      Inutile dire che prima di arrivare a questo bisognerebbe che prima ci sia un bel lavorio paziente di prove, di micro-vinificazione ecc… tutte cose che una c.s. non dovrebbe avere paura a fare perchè trattasi di investimento per i nostri figli.
                      Per te può reggere un discorso di questo tipo o trattasi di semplice utopia?
                      Comunque grazie per questo utile confronto.

                    5. Tex Willer

                      Certo, ma se il mercato si dovesse girare, lo studio del terreno potrebbe essere utile per trovare presto un alternativa valida. Diversamente il viticoltore non avrà nulla in mano che lo aiuti in questo senso.

                    6. anonimo

                      chi va contro al mercato si è sempre bruciato il sedere se noi copiamo l’A.A. e non mettiamo le viti nei terreni paludosi siamo a posto e inutile farsi tante pare se poi te vuoi farti le analisi e pensi che con quelle risolverai i tuoi problemi fattele fare poi mi dirai

    1. anonimo

      io sono un bacan e non ho pretese di essere un giornalista ma voi che credete di esserlo avete fatto e continuate a fare delle figura di merda non vi accorgete che tutti scappano da questo blog ormai siete rimasti solo voi

    1. anonimo

      io sono un bacan e non ho pretese di essere un giornalista ma voi che credete di esserlo avete fatto e continuate a fare delle figura di merda non vi accorgete che tutti scappano da questo blog ormai siete rimasti solo voi

  4. Tex Willer

    Proprio oggi leggo questo:

    Petrini su Repubblica parla del boom dei “Contadini 2.0”
    Oggi su La Repubblica c’è un interessante articolo di Carlo Petrini riferito all’incredibile boom di aziende agricole conquistate dalla Rete negli ultimi dieci anni dal titolo “Così i saperi antichi diventano patrimonio comune”. Confagricoltura condivide appieno le parole di Petrini che dice “Lo stereotipo del vecchio contadino isolato dal mondo e un po’ ignorante, incatenato al suo fondo e senza capacità di interagire con gli altri, se non con i propri vicini, non corrisponde più alla realtà. Oggi i vicini di fattoria possono essere in altri continenti e le loro attività intelligenti e riuscite possono essere emulate da tutti”.

    Mi sà che questo blog da prova che non è proprio così. Vero…?

    Comunque se vi interessa l’articolo è qui (spero di riuscirci) : http://www.confagricoltura.it/ita/comunicazioni_news/anno-2013/petrini-su-repubblica-parla-del-boom-dei-contadini-20.php

  5. Tex Willer

    Proprio oggi leggo questo:

    Petrini su Repubblica parla del boom dei “Contadini 2.0”
    Oggi su La Repubblica c’è un interessante articolo di Carlo Petrini riferito all’incredibile boom di aziende agricole conquistate dalla Rete negli ultimi dieci anni dal titolo “Così i saperi antichi diventano patrimonio comune”. Confagricoltura condivide appieno le parole di Petrini che dice “Lo stereotipo del vecchio contadino isolato dal mondo e un po’ ignorante, incatenato al suo fondo e senza capacità di interagire con gli altri, se non con i propri vicini, non corrisponde più alla realtà. Oggi i vicini di fattoria possono essere in altri continenti e le loro attività intelligenti e riuscite possono essere emulate da tutti”.

    Mi sà che questo blog da prova che non è proprio così. Vero…?

    Comunque se vi interessa l’articolo è qui (spero di riuscirci) : http://www.confagricoltura.it/ita/comunicazioni_news/anno-2013/petrini-su-repubblica-parla-del-boom-dei-contadini-20.php

  6. Tex Willer

    Parafrasando il titolo di questo post vi chiedo: “In nome di Dio fermatevi”
    datevi tutti una calmata, perché state dando veramente un brutto spettacolo.

    1. Franco Ziliani

      ha ragione Tex Willer e anche se il cialtrone anonimo meriterebbe un vibrato VAFFANCULO, ripeto VAFFANCULO, meglio fermarsi qui. Tanto cavare sangue da una rapa, anche se trentina, é impossibile

  7. Tex Willer

    Parafrasando il titolo di questo post vi chiedo: “In nome di Dio fermatevi”
    datevi tutti una calmata, perché state dando veramente un brutto spettacolo.

    1. Franco Ziliani

      ha ragione Tex Willer e anche se il cialtrone anonimo meriterebbe un vibrato VAFFANCULO, ripeto VAFFANCULO, meglio fermarsi qui. Tanto cavare sangue da una rapa, anche se trentina, é impossibile

  8. Franco Ziliani
  9. Franco Ziliani
  10. albino armani

    Non mi pare risponda nessuna delle persone che hai invitato al dibattito, perché?
    Io amo il Pinot Grigio da dovunque provenga: e’un uva difficile e per questo appassionante.Dei miei pinot preferisco il Valdadige , poi il Friulano: credo che in questi luoghi si esprima bene. Come in Trentino. Difficile sarebbe far passare l’idea di un pg trentino sopra gli altri, sopra il Friuli ad esempio. Fa riflettere il fatto che ai friulani non sia venuta un’idea simile. Stanno investendo molto sulla promozione del “Friulano”..con grande difficoltà ma investono sull’autoctono di riferimento. La regione ha subito critiche ma vanno comunque avanti. Lascio questo spunto di riflessione agli altri invitati alla discussione.
    Albino Armani

    1. trentinowineblog

      Cosa dirti caro Albino, a parte te, qui nessuno missifila…essivede che questo blog non conta (più) una beatissima minchia…. Oppure vuol dire che “Chi tocca (il Pinot Grigio)..Muore!”.

      1. anonimo

        caro mio trentinow.. non è che chi tocca il p. g. muore ( non si può sputare nel piatto dove si mangia)poi parlare di p. g . è tempo sprecato lui non ha bisogno di pubblicità già è conosciuto in tutto il mondo è meglio se incominciate a fare pubblicità parlandone anche alle altre varietà trentine quelle si che ne hanno bisogno

  11. albino armani

    Non mi pare risponda nessuna delle persone che hai invitato al dibattito, perché?
    Io amo il Pinot Grigio da dovunque provenga: e’un uva difficile e per questo appassionante.Dei miei pinot preferisco il Valdadige , poi il Friulano: credo che in questi luoghi si esprima bene. Come in Trentino. Difficile sarebbe far passare l’idea di un pg trentino sopra gli altri, sopra il Friuli ad esempio. Fa riflettere il fatto che ai friulani non sia venuta un’idea simile. Stanno investendo molto sulla promozione del “Friulano”..con grande difficoltà ma investono sull’autoctono di riferimento. La regione ha subito critiche ma vanno comunque avanti. Lascio questo spunto di riflessione agli altri invitati alla discussione.
    Albino Armani

    1. trentinowineblog

      Cosa dirti caro Albino, a parte te, qui nessuno missifila…essivede che questo blog non conta (più) una beatissima minchia…. Oppure vuol dire che “Chi tocca (il Pinot Grigio)..Muore!”.

      1. anonimo

        caro mio trentinow.. non è che chi tocca il p. g. muore ( non si può sputare nel piatto dove si mangia)poi parlare di p. g . è tempo sprecato lui non ha bisogno di pubblicità già è conosciuto in tutto il mondo è meglio se incominciate a fare pubblicità parlandone anche alle altre varietà trentine quelle si che ne hanno bisogno

  12. Massarello Massarello

    Magistrale, Cosimo, questo post. Trentinizzare il Pinot grigio con il focus sulla varietà anziché sull’origine: roba da apprendisti stregoni o, in subordine, da paraculi, intendendo per costoro quanti negli anni hanno e continuano a propugnare questa varietà sempre ed ovunque. Ed ora che la parabola e’ discendente pensano al rilancio con i soldi di pantalone, pronti magari ad incolpare il Mella se dovesse tirare i cordoni della borsa. Perché non li … esodano? Si può dire o è peccato?

    1. anonimo

      carissimo massarello mi piacerebbe proprio sapere il tuo pino vini per il trentino ma me lo devi dire minuziosamente niente di vago voglio però che sia sostenibile per il contadini perchè deve pur vivere anche lui niente chiacchere perchè con queste dicono da noi no sen sgionfa femene

      1. Massarello Massarello

        Cerco di interpretare la domanda e sintetizzare: un conto e’ impegnarsi per aumentare notorietà ed immagine di un territorio ed allora si deve puntare strategicamente sull’origine ed in subordine, molto in subordine e tatticamente, sulla varietà; altro e’ puntare tutto sulla varietà sapendo bene che il P. g. e’ prodotto in ogni dove e soprattutto sapendo bene che il mercato gli riconosce un prezzo non remunerativo dei costi trentini. Non per nulla i friulani si guardano bene dal promuoverlo specie in USA. Altro discorso ancora è considerarlo brand industriale dove si guadagna ancora sui numeri e con prodotto veneto. Punto. In definitiva ricordo che questo blog ha un nome che contiene la sua mission. Che male c’è a difendere questo territorio dopo che per anni e ottusamente si son fatti i soldi vendendo il più conveniente vino degli altri spalmando gli utili sul conferito dei cooperatori? Ecco, mi piacerebbe che un po’ alla volta ci rendessimo conto di questo e ricominciassimo a mettere qualche mattone sulla casa da lasciare in eredità ai figli piuttosto di un più effimero conto in banca.

    2. Lorenzo Cles

      Magistrale? Ma vergognatevi invece. Siete solo capaci di spalare merda su chi lavora. non siete nemmeno degni di essere trentini e forse non lo siete nemmeno

      1. Franco Ziliani

        io non sono trentino, sono milanese, ma mi rifiuto di credere che il nobile Trentino, pieno di intelligenze e di persone perbene annoveri tra i suoi cittadini una persona che preferisco non definire come lei.
        Il fatto é che questo blog dà fastidio eccome alla palude del conformismo becero trentino, eccome se dà fastidio!

        1. Franco c’è sempre il Concilio di Trento che aleggia.. inesorabile..! Urge ricordare che – ai tempi – l’ambasciatore spagnolo non pagò il conto a Trento..Perchè non chiederlo oggi a Maria Rajoy Brey premier espagnolo….? ( Brey non Bray come il ministro-nostro della Cultura, from Pompei…..! )

        2. Lorenzo Cles

          Egregio signor Ziliani, io capisco che a lei da lombardo faccia comodo un blog come questo, che contribuisce a far fare brutta figura ai nostro prodotti nel mondo. Infatti vi sostenete a vicenda. Ma mi chiedo come un trentino possa avere il coraggio di fare questo, di sputare sempre sulla sua terra. In questi giorni le nostre cantine sono a new york, forse qualche americano si interesserà a noi, magari cercherà su google qualche notizia e troverà questo blog con tutta la sua rabbia e il suo veleno. Mi dica lei cosa penseranno di noi? Mi dica, lei se un blog da d ue soldi come questo può permettersi di fare del male a chi invece lavora e spende soldi per andare a new york. Chi ci guadagna? Chi ci perde? Chi di dovere lo dovrebbe far chiudere questo blog e chiedere i danni, ecco cosa penso.

          1. Franco Ziliani

            io penso che lei manifesti una mentalità provinciale (ovvero trentina) intollerante, nazi-maoista, antidemocratica, chiudendo (a chi poi?) la chiusura di questo blog e la richiesta di danni. Sono i trentini per bene, nel vino e in altri campi, che dovrebbero chiedere i danni alle persone che come lei sragionano e parlano a vanvera. Siete abituati ad un pensiero unico conformista, sindacale-cooperativo-partitico-bancario, che non tollera la libertà di pensiero e vorrebbe sopprimerla. Si vergogni

  13. Massarello Massarello

    Magistrale, Cosimo, questo post. Trentinizzare il Pinot grigio con il focus sulla varietà anziché sull’origine: roba da apprendisti stregoni o, in subordine, da paraculi, intendendo per costoro quanti negli anni hanno e continuano a propugnare questa varietà sempre ed ovunque. Ed ora che la parabola e’ discendente pensano al rilancio con i soldi di pantalone, pronti magari ad incolpare il Mella se dovesse tirare i cordoni della borsa. Perché non li … esodano? Si può dire o è peccato?

    1. anonimo

      carissimo massarello mi piacerebbe proprio sapere il tuo pino vini per il trentino ma me lo devi dire minuziosamente niente di vago voglio però che sia sostenibile per il contadini perchè deve pur vivere anche lui niente chiacchere perchè con queste dicono da noi no sen sgionfa femene

      1. Massarello Massarello

        Cerco di interpretare la domanda e sintetizzare: un conto e’ impegnarsi per aumentare notorietà ed immagine di un territorio ed allora si deve puntare strategicamente sull’origine ed in subordine, molto in subordine e tatticamente, sulla varietà; altro e’ puntare tutto sulla varietà sapendo bene che il P. g. e’ prodotto in ogni dove e soprattutto sapendo bene che il mercato gli riconosce un prezzo non remunerativo dei costi trentini. Non per nulla i friulani si guardano bene dal promuoverlo specie in USA. Altro discorso ancora è considerarlo brand industriale dove si guadagna ancora sui numeri e con prodotto veneto. Punto. In definitiva ricordo che questo blog ha un nome che contiene la sua mission. Che male c’è a difendere questo territorio dopo che per anni e ottusamente si son fatti i soldi vendendo il più conveniente vino degli altri spalmando gli utili sul conferito dei cooperatori? Ecco, mi piacerebbe che un po’ alla volta ci rendessimo conto di questo e ricominciassimo a mettere qualche mattone sulla casa da lasciare in eredità ai figli piuttosto di un più effimero conto in banca.

    2. Lorenzo Cles

      Magistrale? Ma vergognatevi invece. Siete solo capaci di spalare merda su chi lavora. non siete nemmeno degni di essere trentini e forse non lo siete nemmeno

      1. Franco Ziliani

        io non sono trentino, sono milanese, ma mi rifiuto di credere che il nobile Trentino, pieno di intelligenze e di persone perbene annoveri tra i suoi cittadini una persona che preferisco non definire come lei.
        Il fatto é che questo blog dà fastidio eccome alla palude del conformismo becero trentino, eccome se dà fastidio!

        1. Franco c’è sempre il Concilio di Trento che aleggia.. inesorabile..! Urge ricordare che – ai tempi – l’ambasciatore spagnolo non pagò il conto a Trento..Perchè non chiederlo oggi a Maria Rajoy Brey premier espagnolo….? ( Brey non Bray come il ministro-nostro della Cultura, from Pompei…..! )

        2. Lorenzo Cles

          Egregio signor Ziliani, io capisco che a lei da lombardo faccia comodo un blog come questo, che contribuisce a far fare brutta figura ai nostro prodotti nel mondo. Infatti vi sostenete a vicenda. Ma mi chiedo come un trentino possa avere il coraggio di fare questo, di sputare sempre sulla sua terra. In questi giorni le nostre cantine sono a new york, forse qualche americano si interesserà a noi, magari cercherà su google qualche notizia e troverà questo blog con tutta la sua rabbia e il suo veleno. Mi dica lei cosa penseranno di noi? Mi dica, lei se un blog da d ue soldi come questo può permettersi di fare del male a chi invece lavora e spende soldi per andare a new york. Chi ci guadagna? Chi ci perde? Chi di dovere lo dovrebbe far chiudere questo blog e chiedere i danni, ecco cosa penso.

                1. anonimo

                  tutto qui non sai dire altro è un pò pochetto ha non ci siamo per passare l’ esame devi studiare di più questa è poca roba i contributi statali gli hanno presi in molti anche i vignaioli sono in buona compagnia o sbaglio

                  1. qui mi sa che l’esame lo devi passare tu…
                    Soprattutto quello di grammatica italiana e poi di sintàssi,… ( con l’accento sulla ” A “..)

                    Neanche mio nonno analfabeta, in Sardegna, scriveva così male..! Ma Joyce, dall’alto della sua Dublino, ti perdonerà.. ne sono certo..!!

                    1. anonimo

                      a parlato il professore! non mi sambra che te scriva poi così bene dici un sacco di cazzate poi guarda visto che te sei un sardagnolo ti posso garantire che noi trentini abbiamo ben poco da imparare da voi, forse sapete usare meglio la lupara della penna

                    2. anonimo

                      non ne ho di sorelle non è che a te e al tuo amico hanno dato il foglio di via, andate a fare le pulci a casa vostra che ne avete da fare site due coglioni che non sapete niente del trentino difatti chi di dovere non vi fila proprio continuate a chiamare tutti ( avete fatto 17 nomi ) a sostenervi nelle vostre cazzate e nessuna risposta fate pietà meditate gente meditate

                    3. Franco Ziliani

                      stasera scopro una cosa che anonimo fa rima con imbecille
                      Mi rifiuto di credere che lei sia trentino. Quelli scemi come lei sono senza patria né radici. Inconsistenti e idioti

                    4. La lupara in Sardegna non è molto usata.. Molta arma bianca/pattadese o mitra anni ’70.. Anonimo guà che non voglio offendere nessuno.. abbiamo già abbastanza casini, gratuiti ed inattesi, nelle nostre vite…

                    5. anonimo

                      voi venite qui in trentino con le vostre verità in tasca poi quando fanno acqua da ogni parte (anche perchè le cose non dico tutte ma molte non le avete vissute di persona ma solo per sentito dire) vi aggrappate a una presunta mancanza di sintassi dovete migliorare i contenuti non la sintassi cari i miei professori ps nel post precedente io intendevo dire che dovete studiare meglio la storia delle vicende trentine non la sintassi pesavo che lo aveste afferrato

                    6. Anonimo : la Storia è lotta di classe… vinicola..! Ok la sintassi può essere aleatoria.. noi che veniamo da dopo Ala non conosciamo la storia delle vicende trentine.. però il casino, le inefficienze, il clientelismo, quelle che fanno carriera con i pompini, poi ce le dobbiamo sorbire tutti..! Esci fuori con un
                      nome, magari falso, non fare il democristo inconcludente..

                    7. trentinowineblog

                      ops, quelle che fanno pompini? Ostia, Gianni..siamo in Trentino mica a Bologna….qui rigatoni pochi..davvero….pochi……

                    8. anonimo

                      a perchè forse nelle altre regioni sono tutti bravi e onesti ma fammi il piacere sono tutti molto peggio la morale falla a casa tua. cosa ci azzecca il nome nei blog non dovete mica criticare i nomi adesso con un branco di assatanati e affamati di sangue come voi io porto il nome ma fatemi il piacere in quanto poi alle mie inconcludenze mi piacerebbe proprio sapere a cosa hanno portato le tue illuminazioni ma se ve la cantate e suonate tra di voi ogni tanto passa uno che vi tocca e lo assalite non sapendo che non gli ne può fregar di meno

                    9. Cazzo c’entrano le altre regioni..?? Anonimo qui si cerca di discutere e tu parli di aggressioni..?? Ma come cazzo ragioni..?? Per la cronaca non sono laureato.. ma ho solo una maturità Classica, vera, non come la laurea di Oscar Giannino…

                    10. anonimo

                      c’entrano eccome continuate a parlare male delle politiche agricole trentine come se da dove venite voi le cose stiano meglio e poi non dite che non aggredite quando vi si tocca vi coalizzate come un branco, invece di pensare ai contenuti delle discussioni parlate di cazzate , vi aggrappate alla sintassi come se quando uno digita si fa una para con la sintassi vi posso dire una cosa chi di dovere dice che siete solo dei piantagrane meditate un pò pure voi

                    11. anonimo

                      chi conta nelle politiche agricole trentine e pure tutti quelli che hanno in mano la commercializzazione del vino trentino ma questo lo sapete già ma vi autoconvincete che qualcuno che conta vi caghi, basta vedere quant hanno risposto al vostro accorato appello

                    12. trentinowineblog

                      Hai ragione Anonimo, nessuno, fra chi conta, ci fila. Ne prendiamo atto e torniamo nei ranghi del blog- diario. Per raccontarcela fra di noi. E per darci ragione a vicenda. Anche se per la verità chi scrive non ha mai pensato che gli interlocutori di questo blog dovessero quelli contano. Ci sarebbe piaciuto, invece, mettere a disposizione di quelli che non contano un cazzo lo spazio di questo blog. Ma nemmeno questo è capitato. Per questo da parecchio tempo consideriamo questo blog come un diario collettivo di quattro amici (gatti).

                      Però, mi permetto di dissentire su una cosa: piantagrane. Faccio appello al tuo buon senso: ma ti pare che per il solo fatto di dissentire rispetto ad una visione politica dominante, si debba essere scambiati per piantagrane? Chi dissente e propone idee diverse, è uno che pianta grane? Ecco questo modo di ragionare, unilaterale, non mi piace affatto.

                      CpR

                    13. anonimo

                      io non ho usato il termine piantagrane a meè sembrato che quando vi si controbatte voi cambiate discorso mettete tutto nella rissa verbale lo accusate di presunti errori di sintassi invece di riflettere sulle altrui argomentazioni siete dei giornalisti presuntuosi perchè delle volte fate anche delle gaffe madornali

                    14. Anonimo.. mi hai convinto..! Domani presenterò domanda per essere assunto nella pubblica amministrescion… ma se mi chiedono la “raccomandazione”.. chi devo dire..?? Mi manda Anonimo di Trentino Wine..? Ulisse di Joyce o di Omero..? Monica Roccaforte..?????

                    15. Vabbè allora mi rifugio nel mio Passo Buole, cioè la Casa del Vino di Isera.. lì di sicuro non mi daranno moduli da compilare..
                      Anonimo,.. io pensavo che fossi un potente alla chi-di-dovere..? Mi ritrovo un vinattiere..?? Tutta colpa di Andreotti… passiensa..

                    16. sequenza : “.. vi posso dire una cosa.. : ( metti i due punti..! cazzo..! ) sennò sembri Bruno Vespa quando si entusiasma per i plastici dei delitti .. che non capisce piu’ un cazzo..! E poi riprendi con : ” . chi di dovere dice..”

                    17. trentinowineblog

                      A me pare che i toni aggressivi abbia cominciato ad usarli tu.. comunque sono convinto che non faccia male prendersi per i capelli, alla fine della rissa forse qualcuno si fa le idee più chiare. Forse.
                      PS: dove lo vedi poi il branco di affamati di sangue non lo so. Solo perché si prova a ragionare di comunicazione del Trentino, ci si trasforma in un branco di assatanati? Se è così il clima nazi-maoista (rubo le parole all’amico Franco) che da anni regna incontrastato sotto questi cieli, ha fatto proprio dei gran danni.

                    18. Rosy

                      @anonimo: dimmi una cosa ma ci sei o ci fai? Dalle cazzate che spari sembri addirittura un personaggio inventato per far sfigurare il Trentino.

                    19. anonimo

                      non è che per caso sei Rosy Bindi dimmi quali sarebbero le presunte cazzate elencale poi rispondo per le rime pure a te materia grigia dei miei stivali

                    20. trentinowineblog

                      Caro Anonimo, mi metto ora davanti al pc e leggo la discussione di oggi. Non voglio occuparmi della tua sintassi. Anche se forse sarebbe utile occuparsene urgentemente.
                      Vedo che attribuisci agli amici Franco e Gianni intenzioni eversive e speculative rispetto al Trentino. Tranquillo, entrambi questi amici frequentano il blog come commentatori, al pari di te. Né Franco né Gianni fanno parte organicamente del nostro collettivo, anche se, in verità ci piacerebbe averli con noi.
                      Il collettivo di Trentino Wine è composto da trentini di generazione trentina millenaria. Anche se alcuni, a parte me, ora vivono altrove. Sono stati costretti a vivere altrove. Quindi le tue elucubrazioni circa la presunta non trentinità delle nostre argomentazioni sono fuori luogo. Anzi sono fuorissime. Come un balcone.
                      Che poi tu non abbia la capacità di accoglienza (e di intelligenza) necessaria per confrontarti civilmente con chi considera il PG una utility commerciale, questo, caro Anonimo, è un problema tuo. Solo tuo. Prova a rifletterci, a pensarci. Prova. Non ti costa nulla provarci. Forse.

                      PS: Oggi, ho frequentato, su invito, un paio di occasioni istituzionali. Verso l’una mi sono intrattenuto con potentissimi uomini delle istituzioni trentine, insieme ai quali ho brindato con un TRENTODOC Balter Riserva servito in bicchieri firmati Barone Pizzini (Franciacorta). A metà
                      pomeriggio, invece, nell’ambito di un ciclo di eventi organizzati da un’altra istituzione trentina, ho fatto merenda con un Prosecco Docg servito in una flute griffata da una nota maison champagnista. Domani magari ne farò un post corredato da qualche foto.
                      Vedi, caro Anonimo, questo è il risultato della strategia
                      deterritorializzante di chi ha deciso, dolosamente, di affidare l’immagine del Trentino al Pinot Grigio.
                      E con questo ti saluto, sicuro che non avrai capito. E che non vorrai capire. E che continuerai a pensare che nemmeno io sia un trentino. E ti assicuro, invece, che lo sono: sono cresciuto sino alla libera età a polenta a colazione, a pranzo e a cena.
                      CpR

                    21. anonimo

                      hai capito tutto te ti posso assicurare che in Italia e pure nel mondo i danni gli hanno fatti quelli della sintassi come voi la delocalizzazione del p. g. nel Veneto è stata pensata da uno che di trentino non aveva niente ,noi che come dite voi di sintassi siamo meno bravi abbiamo sempre storto il naso ma come per la globalizzazione cerano quelli che dicevano è una grossa opportunità vediamo ora come siamo messi in europa quindi diffidare sempre dei dottori come voi e un consiglio tiratela un pò di meno. Mi sembrate il branco fate pena

          1. Franco Ziliani

            io penso che lei manifesti una mentalità provinciale (ovvero trentina) intollerante, nazi-maoista, antidemocratica, chiudendo (a chi poi?) la chiusura di questo blog e la richiesta di danni. Sono i trentini per bene, nel vino e in altri campi, che dovrebbero chiedere i danni alle persone che come lei sragionano e parlano a vanvera. Siete abituati ad un pensiero unico conformista, sindacale-cooperativo-partitico-bancario, che non tollera la libertà di pensiero e vorrebbe sopprimerla. Si vergogni

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  15. Franco Ziliani

    Cosimo, dici davvero che questi (i soliti noti, anzi ignoti) vorrebbero affidare l’immagine di qualità del Trentino del vino ad un improbabile Super Pinot grigio?

    Domanda: ma quelli ci sono o ci fanno? O si fanno? E di che, di Pinot grigio? 🙁

    1. trentinowineblog

      Purtroppo dico davvero, me lo hanno spiegato minuziosamente qualche giorno fa: un pinot grigio di montagna… in nome delle dolomiti e della sacrosanta libertà di impresa (la loro libertà, naturalmente).

      Magari si facessero di qualcosa, forse sarebbero più lucidi….

      Ps: questa teoria circola su un documento ufficiale paraistituzionale (che io non ho visto) ma il contenuto mi è stato spiegato minuziosamente ….cosi va la vita in Trentino….. e c’è un cazzo da fare…o si emigra..o ci si pinotizza….e si muore democristiani….

      1. anonimo

        io invece credo che si debba puntare a rafforzare l’immagine del pinot grigio trentino mi spiego meglio non dobbiamo vendere delle venezie ma dobbiamo cercare di arrivare a vendere solo pinot grigio trentino poi chi non lo vuole neppure vedere venda e produca teroldego marzemino nosiola ecc. ecc.sempre se riesce a stare in piedi dopotutto se è stato messo in mezzo mondo qualche qualità la avrà o no

        1. Tex Willer

          Rischio di essere un pochino Off Topic ma per migliorare la qualità del vino pinot grigio, io aggiungerei che le cantine dovrebbero lavorare maggiormente nella ricerca partendo dalla campagna, piantando p. g. nei terreni e nelle esposizioni più adatte, servendosi della micro-vinificazione per individuare i terreni adatti, migliorare ancora se possibile la selezione clonale come è stato fatto in passato e per ultimo utilizzare nelle fermentazioni lieviti indigeni, ne uscirà un pinot grigio difficilmente riproducibile in altre zone.

          1. anonimo

            ma non eri te quello che ha scritto che ti sono piaciuti i discorsi di Pojer e Rossi se non sbaglio Pojer ha detto che ormai in cantina si può fare di tutto creare dal sidro un ottimo pinot grigio trentino che sa di mela

            1. Tex Willer

              Tutto è possibile a questo mondo, ma dubito che Pojer si ingegni a produrre sidro…
              quello che volevo dire è che secondo me per fare un ottimo vino rappresentativo del territorio di produzione non basta affidare il progetto per la produzione di dette uve a delle mezze calzette capaci solo, quello sì, a garantire la rielezione di qualche filibustiere, ci vorrebbe dietro un impegno, un lavorio che coinvolga tecnici ed agricoltori anche in quegli aspetti che ho precedentemente ricordato, ma capisco che a qualcuno questo possa dar fastidio.

      2. re giorgio

        E pensa che io recentemente ho già visto un Pinot Grigio cooperativo in un discount . Era chiamato , guarda un po’ , Pinot Grigio di Palù ( di Giovo ovviamente , quindi montagna ) . Come se Palù di Giovo fosse famosa come zona di Pinot Grigio invece che di Muller o altre varietà di montagna . Lo ho comprato e per curiosità lo ho fatto vedere ad amici enologi , anche loro erano basiti . Non per la qualità , un vino da 3 euro a bottiglia non crea grandi aspettative , quanto per il fatto che la varietà Pinot Grigio era associata ad una località montana nota come bacino di coltivazione di tutt’altre uve!

  16. Franco Ziliani

    Cosimo, dici davvero che questi (i soliti noti, anzi ignoti) vorrebbero affidare l’immagine di qualità del Trentino del vino ad un improbabile Super Pinot grigio?

    Domanda: ma quelli ci sono o ci fanno? O si fanno? E di che, di Pinot grigio? 🙁

    1. trentinowineblog

      Purtroppo dico davvero, me lo hanno spiegato minuziosamente qualche giorno fa: un pinot grigio di montagna… in nome delle dolomiti e della sacrosanta libertà di impresa (la loro libertà, naturalmente).

      Magari si facessero di qualcosa, forse sarebbero più lucidi….

      Ps: questa teoria circola su un documento ufficiale paraistituzionale (che io non ho visto) ma il contenuto mi è stato spiegato minuziosamente ….cosi va la vita in Trentino….. e c’è un cazzo da fare…o si emigra..o ci si pinotizza….e si muore democristiani….

      1. anonimo

        io invece credo che si debba puntare a rafforzare l’immagine del pinot grigio trentino mi spiego meglio non dobbiamo vendere delle venezie ma dobbiamo cercare di arrivare a vendere solo pinot grigio trentino poi chi non lo vuole neppure vedere venda e produca teroldego marzemino nosiola ecc. ecc.sempre se riesce a stare in piedi dopotutto se è stato messo in mezzo mondo qualche qualità la avrà o no

        1. Tex Willer

          Rischio di essere un pochino Off Topic ma per migliorare la qualità del vino pinot grigio, io aggiungerei che le cantine dovrebbero lavorare maggiormente nella ricerca partendo dalla campagna, piantando p. g. nei terreni e nelle esposizioni più adatte, servendosi della micro-vinificazione per individuare i terreni adatti, migliorare ancora se possibile la selezione clonale come è stato fatto in passato e per ultimo utilizzare nelle fermentazioni lieviti indigeni, ne uscirà un pinot grigio difficilmente riproducibile in altre zone.

          1. anonimo

            ma non eri te quello che ha scritto che ti sono piaciuti i discorsi di Pojer e Rossi se non sbaglio Pojer ha detto che ormai in cantina si può fare di tutto creare dal sidro un ottimo pinot grigio trentino che sa di mela

            1. Tex Willer

              Tutto è possibile a questo mondo, ma dubito che Pojer si ingegni a produrre sidro…
              quello che volevo dire è che secondo me per fare un ottimo vino rappresentativo del territorio di produzione non basta affidare il progetto per la produzione di dette uve a delle mezze calzette capaci solo, quello sì, a garantire la rielezione di qualche filibustiere, ci vorrebbe dietro un impegno, un lavorio che coinvolga tecnici ed agricoltori anche in quegli aspetti che ho precedentemente ricordato, ma capisco che a qualcuno questo possa dar fastidio.

      2. re giorgio

        E pensa che io recentemente ho già visto un Pinot Grigio cooperativo in un discount . Era chiamato , guarda un po’ , Pinot Grigio di Palù ( di Giovo ovviamente , quindi montagna ) . Come se Palù di Giovo fosse famosa come zona di Pinot Grigio invece che di Muller o altre varietà di montagna . Lo ho comprato e per curiosità lo ho fatto vedere ad amici enologi , anche loro erano basiti . Non per la qualità , un vino da 3 euro a bottiglia non crea grandi aspettative , quanto per il fatto che la varietà Pinot Grigio era associata ad una località montana nota come bacino di coltivazione di tutt’altre uve!

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