Giallisti di tutto il mondo unitevi

Riceviamo, da ufficio stampa Associazione Castel Beseno Superiore, e volentieri pubblichiamo

………….

Presentata oggi in conferenza stampa la terza edizione de

IL GIALLO NEL CASTELLO, la rassegna internazionale

dei vini Moscato dell’Arco Alpino

Sabato 13 luglio – Castel Beseno – Besenello (TN)

Stamani, nel corso della conferenza stampa tenutasi nella Sala delle Armi della Casa del Vino della Vallagarina di Isera (TN), è stata presentata la terza edizione de IL GIALLO NEL CASTELLO, la rassegna internazionale dedicata ai vini Moscato dell’Arco Alpino, che si svolgerà sabato 13 luglio nel magnifico e monumentale scenario offerto da Castel Beseno (TN). Un self tasting di oltre 50 vini Moscato provenienti da numerosi paesi dell’arco alpino, organizzata con rinnovata passione e vivacità dall’Associazione Castel Beseno Superiore e dai suoi tre rappresentanti: Mauro Baldessari (Vivallis), Valter Salizzoni (Azienda Agricola Salizzoni) e Walter Weber (Cantina Sociale di Aldeno).

Alla conferenza stampa, assieme ai produttori, erano presenti anche Sergio Franceschinelli, in rappresentanza dell’assessore provinciale all’Agricoltura Tiziano Mellarini, il presidente dell’Azienda di Promozione Turistica di Rovereto e della Vallagarina, avvocato Germano Berteotti, e la scrittrice Patrizia Belli, che sabato 13 luglio, durante il self tasting a Castel Beseno, leggerà alcuni brani tratti dal famoso giallo medievale “Il nome della rosa”.

Introdotta da Tiziano Bianchi con una spiegazione sulle caratteristiche che rendono il Moscato giallo di Castel Beseno, dal 2010 inserito nella DOC “Trentino Superiore”, un prodotto così raffinato e singolare, la conferenza è proseguita sulla scia di due provocazioni sul tema del rapporto fra vino e territorio in Trentino. Un tema delicato, con tante implicazioni che vanno al di là delle politiche enologiche e vitivinicole. E che vede una spaccatura tra chi sostiene la strategia di valorizzazione dei brand aziendali e chi, al contrario, crede ancora nel valore primario della territorialità.

Provocazione raccolta dai rappresentanti dell’associazione: per primo Valter Salizzoni, che ha sottolineato come con questo progetto si sia riusciti nell’intento di creare un brand territoriale. Un brand che non nasconde il forte legame con il territorio e, facendo leva sulla propria identità, è riuscito a consolidare un posizionamento distintivo, che coinvolge il territorio nel suo complesso. Uno strumento utile anche per competere in tempo di crisi senza il rischio della svalutazione.

Riconoscendo nel Moscato giallo di Castel Beseno un prodotto fortemente identificativo di una terra, Walter Weber ha ricordato come questo progetto comune, che di anno in anno si fa sempre più ampio e condiviso, abbia contribuito a una maggiore consapevolezza rispetto alla reale importanza e valenza strategica della specificità di questa zona, diventando quindi un volano importante dello sviluppo economico e sociale.

Mauro Baldessari ha, invece, posto l’accento sul fatto che spesso le moderne strategie di marketing si muovono senza rispetto alcuno del territorio, né tantomeno della territorialità dei prodotti; anzi, considerando il territorio alla stregua di una “terra di conquista” lo si sottopone al rischio serio di svilimento e depauperamento. Il progetto che sta dietro a questa rassegna, muove invece da altre convinzioni: a partire dal concetto di territorio, si è cercato di rintracciare problematiche comuni a livello produttivo e sociologico tra i produttori di Moscato giallo dell’arco alpino, costruendo un ragionamento attorno alla viticoltura di montagna in contrapposizione a quella estensiva.

Con un volume di produzione di circa 20.000 bottiglie per tutte e tre le cantine associate, il target del Moscato giallo di Castel Beseno non è quello della grande distribuzione, dove alla fine il prezzo lo stabiliscono i distributori (mentre una delle priorità dell’associazione è stata proprio quella di stabilire una fascia di prezzo al di sotto della quale non andare), ma quello dell’enoteca e del consumatore diretto.

Sia Sergio Franceschinelli che Germano Berteotti, nel sottolineare l’aspetto peculiare dell’associazione, ovvero la collaborazione fra produttori privati e cooperative, hanno confermato un’idea di vino come ambasciatore del territorio, identificando nella nostra bella terra il nostro vero patrimonio.

Patrizia Belli è infine intervenuta a spiegare il perché della scelta di leggere brani tratti da “Il nome della rosa”. Perché il romanzo di Umberto Eco è un libro aperto, che induce a indagare sulla verità. La scelta è caduta su pagine che raccontano l’arguzia dell’indagine e l’insicurezza dell’uomo medievale ed elogiano la risata, a quel tempo così temuta. Risata che ci riporta a Nietzsche, all’esaltazione della risata e della danza, in virtù della loro funzione liberatoria. Da questo elogio della leggerezza si passa all’elogio dell’ebbrezza, il più profondo che la filosofia conosca. Ed è attraverso la lettura di questi brani e l’assaggio dei 57 vini Moscato offerti in degustazione libera che sabato a Castel Beseno si potranno assaporare, tutti assieme, l’amore per la storia, la leggerezza e per una volta sì, anche un po’ di ebbrezza.

Fra gli espositori che sabato parteciperanno alla rassegna coi loro prodotti, ci sono aziende provenienti da Slovenia, Trentino, Alto Adige, Lombardia, Veneto, Austria e Valle d’Aosta.

Il programma della giornata di sabato 13 luglio prevede alle ore 10 l’inaugurazione della rassegna alla presenza delle autorità, dopodiché avrà inizio la degustazione self tasting, che proseguirà sino alle ore 20.

Ricordiamo che l’edizione 2013 de IL GIALLO NEL CASTELLO sarà trasmessa in streaming web sul canale Skywine – Quaderni di viticultura. In diretta la cerimonia di apertura e i momenti salienti della giornata. La diretta streaming sarà curata da Visualside.

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11 Commenti

  1. E’ già unitevi che poi quando lo sarete verrete attaccati ai fianchi o peggio ancora ignorati!
    Un esempio?
    Dopo le notizie di questi giorni di aziende italiane acquisite da grandi gruppi stranieri, la Pasticceria Cova di Milano, la Loro Piana e la Pernigotti, speravo di leggere sul blog la bella (per me almeno) notizia o un commento alla notizia di Cavit che ha acquisito la quota di maggioranza di Kessler, storica cantina della regione del Baden Wurtetember, nel sud della Germania, specializzata nella produzione di spumanti di qualità, ma evidentemente non per tutti è una bella notizia.

    1. Vittorio Merlo

      Mi scusi, ma perchè, invece di gioire ed essere contenti per il primo vero progetto di collaborazione tra un privato e due cantine sociali, subito si pensa in negativo aspettandosi chissà quali scenari? Magari non ho capito bene il senso del suo commento.
      Premetto che sono in leggero conflitto d’interesse, conosco molto bene uno dei tre promotori del CastelBeseno Superiore, ma a mio parere queste persone danno l’esempio di come il Trentino del vino possa venire fuori da questa crisi d’Identità.
      Ovvero evitare le barricate, le lotte ideologiche che non portano mai a nulla di buono e cercare invece di trovare i punti in comune e lavorare assieme su quelli.
      Certo la cooperazione vitivinicola ha fatto e continua a fare errori, anche gravi (vedi Pinot Grigio, politiche commerciali di prezzo discutibili) però esiste, copre il 90% del settore, e non si può ignorarla.. Quindi ben vengano queste iniziative di collaborazione, che comunque non minano affatto le differenze che ci sono tra le sociali ed i produttori privati, ma invece fanno bene al Trentino del vino.

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