Maybe…la soluzione sta proprio qui

maybeOggi, per caso, ho assaggiato Maybe, lo Charmat lungo tutto Chardonnay prodotto in Trentino dall’Azienda agricola Salizzoni di Calliano (Tn). Cosa dire: mi è piaciuto. Fresco, esottizzante (forse anche erotizzante, ma quello forse dipendeva dalla situazione e dall’accompagnamento), facile e gradevole da annusare e da bere. Cose che sono tutt’altro che uno svantaggio. Tutt’altro. Insomma uno Charmat fatto bene e con eleganza.

Un bel risultato per i Salizzoni senior (Valter) e junior (Luca); fra l’altro, mi si dice che le bottiglie vendute ad un prezzo medio vicino ai 10 euro, siano già esaurite. Quindi, non ci si faccia prendere la sospetto che stia facendo una marchetta: la bottiglia non c’è più. Almeno per ora. Poi si vedrà.

Insomma, io che di norma rifuggo dagli Charmat perché li trovo sempre troppo effimeri e di solito poco maschi, di questa bottiglia mi sento di parlarne bene. Almeno per un paio di ragioni:

1) Mi sembra un vino onesto e buono da bere; lo Chardonnay di collina gli regala la giusta acidità e la complessità necessarie per farne un vino non effimero. Un vino che abbina struttura e piacevolezza. E questo non capita sempre quando si ha a che fare con questa tipologia di vino.

2) Quella dei Salizzoni, in epoca modaiola trentodocchista che vede ormai tutti quanti, in Trentino, lanciarsi, con alterne fortune e non sempre con risultati eccelsi, nell’avventura del metodo classico, mi sembra una bella provocazione. E una provocazione intelligente. Che risponde, in primo luogo, ad una domanda che su questo blog andiamo facendoci, e facendo, da parecchio tempo: quale sarà il destino dell’enorme giacimento di uve Chardonnay trentine, tenuto conto che l’odioso mercato ne penalizza la versione ferma e che il fabbisogno trentodocchista (attorno agli 8/9 milioni di bottiglie) non è in grado di saturarne l’offerta? Cosa ne faremo in futuro, di tutto questo Chardonnay, spesso piantato sulle rive dell’Adige?

Con questa bottiglia i Salizzoni ci insegnano che maybe la soluzione  è lì, anzi qui, a portata di mano; ci insegnano che maybe una via d’uscita, onesta, elegante e intelligente, esiste. Ci dimostrano, bottiglie alla mano, che lo Charmat lungo – o metodo Cavazzani, come preferiamo chiamarlo noi blogger mascherati e filologicamente fedeli alla memoria – potrebbe essere l’uovo di Colombo. Anzi, l’uovo di Salizzoni.

E a questo punto, a questa bottiglia dedico anche una poesia, ché se la merita:

May be – Giuseppe Conte

Una domenica pomeriggio, Herlinde
mi ha telefonato dopo più di un anno
di silenzio, e mi ha chiesto: “Are you
in love?”. Potevo risponderle
che sono continuamente innamorato,
che adoro sempre, che sono
fedele alla dea di Pafos, ad Eros.
Ma lei, cosa voleva sapere?
Perché mi aveva chiesto così?
Ho esitato, ho esitato. Poi
ho dato a lei che non la meritava
la risposta più stupida: “May be”.

[Giuseppe Conte – Dialogo del poeta e del messaggero]

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7 Commenti

  1. WuBi

    Ottimo pezzo.
    Direi che la provocazione dei Salizzoni Sr. e Jr. risponde anche alla pratica domanda che mi faccio spesso dietro il banco: che cosa propongo al 90% dei clienti che continua a chiedere ‘prosecco’ – clienti che nel 90% dei casi non distinguono minimamente la differenza tra un prosecco e altri vini, diciamo così, mossi – ma guardandoli in faccia capisci appunto che non gli potrai proporre un Trentodoc o altri metodo classico e nemmeno spiegargli che tu il ‘prosecchino’ non lo tieni senza impegnarti in un trattato di viticoltura ed enologia e marketing (ché magari non ve n’è il tempo) e nemmeno rimandarli alla lettura integrale di trentinowine mentre attendono la loro ordinazione (ché la connessione wifi libera non c’è perché per legge non la puoi tenere senza un apparato burocratico degno della Stasi)?
    May-be un Salizzoni può essere la risposta giusta.
    Proviamoci.

  2. Pingback: Sparizioni e uova | Trentino Wine Blog

  3. Massarello

    Con questo post hai squarciato un velo che copre un’ottusa ipocrisia, Cosimo, riaprendo il dibattito sullo Chardonnay ed i suoi possibili impieghi. Ipocrita, infatti, è trasformarlo in Pinot grigio per assecondare il mercato ed al tempo stesso non toccare il dorato mondo del Trentodoc. Imbrogliando i viticoltori e violentando il territorio invece di progettare soluzioni intelligenti come nel suo piccolo ha fatto il grande Salizzzoni. Non aspettarti reazioni ufficiali, ma solo il conforto di qualcuno degli opinionisti di questo blog.

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