W la gnocca di Talento (DOC – DOP – TRENTODOC)

IMG_20130729_135828Tempo fa racontavo di un TRENTO DOC di alta montagna di cui nessuno aveva mai sentito parlare. E soprattutto che ancora non era venuto al mondo. E ho la sensazione che non lo sia ancora, venuto al mondo. Oggi invece vi racconto di una bottiglia che c’è, ma di cui io, per somma ignoranza, non mi ero mai accorto. L’altro giorno, ero a pranzo nel veronese, alla mia richiesta di un TRENTODOC, mi è arrivata sulla tavola una bottiglia che non avevo mai visto né sentito prima. Eppure la sboccatura risaliva al 2011. Mi sono vergognato di questa mia ignoranza abissale e imperdonabile. La bottiglia si chiama “GUFO IMPERIALE”. Sull’etichetta occhieggiano due occhioni gufosi, sormontati da una corona, che alla fine potrebbero risultare perfino simpatici. Il produttore è Giori Distillati. La sboccatura 2011 mi fece storcere un po’ il naso. Ma la curiosità, in verità, prevalse. E quindi via con il Gufo Imperiale.

Non darò giudizi su questo vino. Oggi non è questo che voglio fare. E comunque, chi lo volesse assaggiare lo può acquistare direttamente nello shop aziendale al prezzo di 15 euro: qui.

Mi fermo prima. All’etichetta, al collarino e alla contro etichetta. Premetto una cosa: non conosco questo produttore e quello che sto per scrivere non è indirizzato a lui. Ma alle istituzioni pubbliche, parapubbliche, promozionistiche e consortili del Trentino enoico. Le mie osservazioni non riguardano questo produttore, che con il suo vino e le bottiglie, chiaramente, è libero di fare e disfare come vuole, quello che vuole e quando vuole. Chiaramente. Naturalmente. 

Questa bottiglia, però, mi è sembrata un caso da manuale su come confondere definitivamente, se ancora ce ne fosse bisogno, il consumatore. E mi chiedo: possibile che qualcuno, fra le tante istituzioni trentine che qualche competenza ce l’hanno sull’uso dei marchi collettivi, non sia in grado di imporre uno standard minimo a cui attenersi, al di là delle prescrizioni di legge. Un protocollo che miri a valorizzare il marchio e non a confonderlo dentro mille altre indicazioni.

Dunque, sul fronte del GUFO IMPERIALE – e io, povero ignorante, che ero rimasto all’Aquila Reale, che però è tutta un altra cosa – compare l’indicazione BRUT – Metodo Classico. E fin qui va bene. In basso, in evidenza, invece il marchio collettivo TRENTODOC. E qui apro una parentesi: nell’elenco dei soci dell’Istituto TRENTO DOC, almeno quello pubblicato sul sito web, questo produttore oggi non compare IMG_20130729_135742alla “G” di Gufo né alla “G” di Giori. Ma magari lo era, associato, nel 2011, al tempo di questa sboccatura. Ma la di là di questo dettaglio, resta il fatto che è ancora possibile, in Trentino, usare legittimamente il marchio collettivo anche al di fuori di quella cosa che non si capisce cosa sia, ma che si sa cosa dovrebbe essere, che è l’Istituto. E allora mi chiedo ancora una volta: che senso ha un marchio collettivo se può essere usato da chiunque e soprattutto da chi non aderisce all’associazione dei produttori di riferimento? Mah.

Comunque torniamo all’etichetta. Eravamo rimasti alle parole BRUT – METODO CLASSICO – TRENTODOC. Naturalmente non finisce qui. Sul collarino, infatti, compare anche il simbolo grafico del Talento che sormonta la dicitura Metodo Classico. Infine la retro etichetta, insieme alla dicitura TRENTO Denominazione di Origine Controllata, compare anche l’acronimo (DOP) della nuova Denominazione di Origine Protetta.

C’è un modo migliore per confondere il consumatore trentodocchista già ampiamente confuso di suo? Non so. Non credo. Naturalmente, ogni produttore, con le sue bottiglie, è libero di sbizzarrirsi come crede e di esercitare tutta la fantasia che in quel momento lo attraversa. Ma mi chiedo e lo chiedo ai sacerdoti istituzionali che custodiscono il marchio collettivo TRENTODOC – se non ho perso il conto, ora dovrebbe essere Consorzio Vini -, quando si concede in uso questo benedetto-maledetto marchio, si può immaginare di accompagnarlo ad una comunicazione coerente, che stia dentro alcuni standard e alcuni parametri minimi? Non lo so, dite voi. Fate voi. Ma a questo punto, se alla banda dei Cosimi (a quel che resta dela banda) venisse in mente di fare, chennesò, un Dosaggio Zero e di chiamarlo W LA GNOCCA (CLASSICA) E DI TALENTO – DOC – DOP – TRENTODOC, non ditemi che correremmo il rischio di incontrare qualche matto da legare disposto a lasciarci fare. O forse sì?

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25 Commenti

  1. Tex Willer

    Chiedo scusa agli amministratori del blog se uso il blog per invitare anche oggi i lettori a leggere i media trentini.
    Ma sul Trentino c’è una lettera di Luca Rigotti (Vicepresidente del la Cooperazione Trentina per il settore agricolo e presidente del Gruppo Mezzacorona) che consiglio di leggere e che io la condivido dalla prima all’ultima parola.
    Grazie quindi voi del blog e sopratutto a Luca Rigotti!!!

  2. il Conte

    Amici miei, San Michele o San Sebastiano all’ Adige ?
    Ditemi – vi prego – perchè sotto un normale ombrellone da spiaggia non capisco i nostri ombrelloni : quelli di piazza Dante e dintorni.
    In più, nessuno qui conta mai quelli in bilico tra politica e magistratura.
    Fate pls questo conto, vi prego,
    Non riesco ad abbronzarmi come altri …..

  3. Massarello

    Dico la mia: Panizza ha fatto (solo) il suo dovere, la Rossa ha perso un’altra occasione per star zitta, Cosimo ha centrato l’analisi. Di più: certi servizi d’assistenza tecnica bisognerebbe incominciare a pagarli per apprezzarli e ricordarsi che in Trentino abbiamo tanti assistenti quanti ne ha, ad es., tutta la Danimarca.

    1. Giuliano

      E allora onore a Panizza e speriamo intervenga anche in altre questioni sul livello della semplificazione nella gestione dei depositi di carburante presenti nelle aziende agricole.
      In merito poi all’ incominciare a pagare certi servizi per apprezzarli sono anni che Confagricoltura si batte per arrivare a questo ma qualche altro sindacato si oppone sempre.
      Ci sarà un motivo se poi ci troviamo più tecnici che agricoltori…

  4. il Conte

    Da sotto l’ ombrellone, rompo momentaneamente il giusto riposo (non eterno…) davanti alla Dominici. Che donna, che temperamento e quali intuizioni da provincia autonoma che veglia insonne sulla nostra comunità vitivinicola e sulla ricerca ! Anche d’estate.
    Ha perfettamente ragione: San Michele non vale più nulla dopo quello che gli hanno fatto, Cambiamogli pure nome : San Sebastiano d’Adige, viste tutte le frecce tirate e i sussidi mal programmati.
    Ma cambiamogli pure sede. Propongo Albere, Mart, monte Bondone (parcheggi di Vason) e qualche prato per la salvaguardia dell’Orso Anarchico e Rivoluzionario.
    Pare che da noi l’orso ce l’abbia a morte con le pecore ! Portiamo anche lui a piazza Dante.

    1. Per la gioia di noi agricoltori posto una notizia presente oggi sui media trentini e che, immagino, farà piacere a molti miei colleghi:

      “Il Governo si impegna a reintrodurre una semplificazione nella gestione dei depositi di carburante presenti nelle aziende agricole per il rifornimento delle attrezzature, già disciplinata dal decreto ministeriale 19 marzo 1990. Questo è quanto prevede un ordine del giorno al decreto legge
      «Del fare» approvato dal Senato e presentato dal senatore trentino del Pat. Franco Panizza”

      bene per me questo è ragionare, è sollevare le aziende da spese e provvedimenti inutili significa prendere provvedimenti a favore dell’agricoltura.
      Io non sono del PAT ma questa volta dico viva viva il senatore Panizza!!!
      Ed insieme alla Dominici viva viva gli amministratori novesi!!!
      Grazie.

      1. dunque, non si può dire che questo blog sia mai stato tenero nei confronti di Panizza Franco, anzi in passato lo abbiamo criticato aspramente. Personalmente penso sia stato una delle più grandi iatture del Trentino, quando ha ricoperto l’incarico di assessore alla cultura (minuscolo). Dopo di che sono pronto a dire che è vero, è un politico con le palle e che sa dare un senso concreto al suo compito di rappresentatore di interessi di territorio. L’aver contribuito a questa misura, senz’altro gli fa onore. Quindi: viva Franco Panizza Senatore! E viva pure la ex compagna Caterina la Rossa che pone una questione seria: per volontà politica l’istituto di san michele è stato dirottato verso una dimensione universitaria e di ricerca, verso la frontiera della ricerca internazionale, ma contemporaneamente ha ridimensionato il suo rapporto con il territorio e con l’agricoltura. E una ragione c’è: il desiderio di monopolio e di dominio e di potere della cooperazione. Cosi San Michele è un Ente prestigioso ma politicamente innocuo. Quindi: brava compagna Caterina!

  5. E brava la Dominici che ieri se l’è presa con L’Istituto Agrario: «Eccellente
    a livello internazionale in molti settori, ma carente per quanto riguarda
    l’assistenza quotidiana agli agricoltori». Queste le parole usate dalla turbo consigliera. Quanta verità in queste parole per quanto riguarda anche l’assistenza tecnica nei nostri vigneti.
    «I tecnici di zona prosegue ancora la “cosigliera Dominici” sono stati molto impegnati e disponibili ma l’assistenza tecnica non si è aggiornata e non si è adeguata sufficientemente alla gravità della situazione.
    Brava Caterina!!!

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