Territorio martoriato

Qualcuno, con tono irritato, mi ha chiesto perché avessi titolato così (“…il territorio se ne è andato”), il post precedente.

Bene, la risposta sta tutta qui. In questa foto scattata oggi sugli scaffali di un supermercato tedesco.

merlot trentino

 

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10 Commenti

  1. il Conte il Conte

    Caro Silvio, non partiamo da punti di vista diversi ma da pensieri e volontà collimanti. Chi doveva assicurare una economia di prodotto non ce l’ha fatta, chi doveva assicurare una produzione (livello 2013) ha ritardato fermandosi al “si fa da sempre così”: Sono trentino quasi come lei ma sono tra quelli che hanno smesso di sognare, andandosene.
    Ritirata ? No certo : solo che a casa nostra “innovazione”, “collaborazione”, “lavorare insieme” sono parole sconosciute sia in campagna che negli ufficietti modello Ikea. E in questo stato di cose chi ha perduto molto e in prima battuta sono le vigne prima dell’industria che pare se ne vada da noi anche perchè i mercati si sono ristretti e il nostro paese di “bengodi” pare stia terminando.
    Quindi non va tutto bene così. Ma finchè ci saranno professionisti come lei ci saranno persone come me con la voglia di tornare e costruire qualcosa di utile a tutti.

  2. silvio

    Caro sig. Conte, mi fa piacere vedere che , anche partendo da punti di vista magari diversi, e percorrendo magari strade diverse , siamo arrivati alla stessa conclusione. Cioè che , piuttosto che prostituirsi così , è meglio chiudere . Anche a costo di arrivare a dare un ”assegno di stato” , o di provincia visto che siamo nel magico Trentino , a soci e dipendenti . Sul welfare inciderebbe sempre meno che tirare a campare a queste condizioni ! Il problema è che ci sono tutta una serie di poteri forti ( in primis i manager delle suddette cantine , con le loro remunerazioni a 6 zeri ) che hanno tutto l’interesse affinchè questi carrozzoni restino in piedi, e chissenefrega anche delle perdite di bilancio, e chissenefrega anche dello sputtanamento del territorio , l’importante ” l’è magnarghen giò , finchè ghe nè …” . Quindi va tutto bene, avanti così, prosit ! Cordialmente suo, è stato un piacere confrontarmi con Lei su questi tristi argomenti .

  3. il Conte il Conte

    Gentile Silvio, in questo secondo post ha saputo mettere il dito/vino nelle piaghe del nostro territorio. Penso che le cantine “sociali” abbiano fatto il loro tempo e dato che oggi non sono più sostenute dalla Provincia ma a strozzo dalle banche, ecco che si vede chi possiede stile imprenditoriale e chi no.
    Sono dunque con lei nel pensare che si tratti solo di un “giro” finanziario che nulla ha che vedere con fatturati, utili e investimenti. Mi spiace per i suoi parenti ma in fondo è quasi sempre andata così: prima si riceveva un pugno di lire/euro per un carico di uve che forse valeva di più (sul mercato), oggi all’italiana la promessa dei pagamenti…a babbo morto.

  4. il Conte il Conte

    Gentile Verusca, adoro chi mi critica e si spiega.
    Non chi mi aprezza, non spiegando.
    Capisco che lei sia molto impegnata – come tutti – ma ogni tanto si sforzi : lo gradirei tantissimo !
    Solo per capire meglio la sostanza di applausi e fischi – grazie

  5. il Conte il Conte

    Gentile Silvio, dandole quasi ragione su tutto, economicamente parlando penso che questo o quasi sia il giusto prezzo del Merlot, un tempo vino..poverello.
    Oggi – anzi da venti anni – sopravalutando produzione, costo tappi e bottiglie, etichette creative (come se la conoscorrenza non avesse uguali problemi) il vino targato Trentino è divenuto una specie di perla, tanto chiusa nella sua ostrica che è difficile venderla come farla conoscere.
    Il conto della serva è facile : TOT BOTTIGLIE a TOT PREZZO ALTO.
    Questo perchè qualcuno pensa che sia il prezzo e l’etichetta sanguinolenta a fare qualità.
    Però, e c’è un però, molte cantine sono segretamente piene di vini invenduti e quindi i “colpetti” fanno bene a decisioni azzardate, a bilanci traballanti che – se qualcuno li vuole conoscere – non deve andare sulla stampa locale ma al tribunale e alla Camera di Commercio.
    Sempre che si possa perchè da noi il “bilancio pubblico” di una azienda è molto più difficile da sapere che chiederlo alla Fiat o a Papa Francesco.
    Ma da noi i bilanci si presentano con ameni incontri stampa, ai quali diamo credito…ma altri manco per niente !!

    1. silvio

      Caro sig. Conte , anche io condivido quello che Lei dice . Io quelle due righe le ho scritte di ”pancia” , e come tutte le cose fatte di fretta rileggendole spesso poi si nota che non si è riusciti ad esprimere bene quello che si voleva comunicare . La mia domanda è molto semplice : se l’utilizzatore finale o cliente che dir si voglia paga nei supermercati tedeschi quel Merlot euro 2,19 a bottiglia, la cantina che lo imbottiglia ci guadagna qualcosa, fa una patta o ci rimette anche le spese? Mi sono posto questa domanda perchè ultimamente sento spesso lamentele da parte del mio parentado , che porta le uve presso una grande cantina sociale in grave difficoltà finanziaria , che , guarda caso , lavora moltissimo per il cliente tedesco del quale si parla in questo articolo . Mi incuriosiva capire se la cantina in questione , adottando questa strategia commerciale , riuscirà a risollevarsi dai debiti . O se viceversa questi ”contratti a perdere ” servono solo per fare girare soldi, fare fatturato e ottenere nuovi crediti dalle banche ( in pratica, indebitarsi sempre di più ). Ripeto, mi incuriosisce questa cosa, per capire meglio i perversi meccanismi della cooperazione trentina , settore vino !

  6. silvio

    Vedendo questa foto si intuisce come mai le cooperative trentine affogano lentamente nei debiti . Anzi, usando una espressione poco elegante, si potrebbe dire che affogano nel loro stesso vomito … Se Aldi propone questo Merlot a euro 2,19 quanto puo’ avere realizzato la coop che lo ha messo in bottiglia ? Levando poi a questo prezzo il costo del secco ( cartone-bottiglia-tappo-etichetta-capsula etc ) , i costi di produzione e il costo del vino ( vino ??? ) stesso, si capirebbe di quanto lavorano in perdita … Oltre alla perdita più grave, che è lo sputtanamento del Trentino . Il bello è che poi i supermanager superpagati delle supercooperative usano poi queste pseudovendite per farsi belli con soci & stampa , e per fare poi bello il loro conto in banca . Della serie, sicuramente a fine anno se ne usciranno con qualche proclama roboante . Tipo ” quest’anno siamo stati bravissimi, abbiamo venduto un milione di bottiglie di Merlot Trentino in più alla Aldi …” . E che cazzo , se il vino glielo regali rimettendoci anche le spese , capaci tutti sono … Qualcuno fermi questo scempio !

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