Müller Thurgau, vino merce o vino distintivo?

poderi palu

Ogni tanto mi accontento. E per curiosità acquisto vini sugli scaffali da prezzo. Questa bottiglia l’ho pagata, a prezzo pieno,  meno di tre euro. Qualcosa in più di due euro e cinquanta. E’ un Müller Thurgau IGT delle Dolomiti, prodotto e imbottigliato da La-Vis. E’ un vino accettabile. Anzì, ben più che accettabile. Bello fresco, con uno spunto di acidità equilibrato e piacevole, un bel naso floreale – almeno all’inizio, perché poi tende a smontare abbastanza in fretta – e una bocca abbastanza persistente. Cosa si può volere di più per il prezzo di un paio di caffè serviti al tavolo? Niente.
Il fatto, o il problema, è un altro. Se una cantina industriale, dalle grandi tradizioni – lasciamo stare le sventure finanziarie -, che lavora uve provenienti dalla zona del Trentino più vocata per una varietà considerata “distintiva”, riesce a mettere sul mercato vini di questo genere, che arrivano al consumatore finale a questo prezzo, che ne è, e che ne sarà, alla fine, del territorio? Della giusta remunerazione a cui hanno diritto i contadini di montagna, siano essi cooperatori, siano essi vignaioli? Esiste, come questo blog denuncia da tanto tempo, o non esiste un problema di posizionamento dei vini trentini? Questa bottiglia dice, mi dice, di sì. Il problema esiste. Ed è anche serio.

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14 Commenti

  1. silvio

    Caro Cosimo , non approvo il passaggio dove dici che vanno lasciate stare le sventure finanziare . Anzi, proprio per questo le politiche di commercializzazione dovrebbero essere attente e ponderate , tese a creare reddito e non nuovi debiti . Trattasi di un semplice rapporto di causa ed effetto . Di fare un vino ottimo, buono o discreto al giorno d’oggi sono buoni praticamente tutti, in base alla qualità delle uve disponibili . Di vendere bene sono capaci in pochi, di contro lo svendere è molto facile e può creare false illusioni ed aspettative . Perchè questa è l’amara realtà , svendendo il prodotto non solo si sputtana il territorio, ma si sputtanano anche i redditi . La signora Franca forse non è mai stata in Val di Cembra e non ha la minima idea di quanto costi fare uva in quella zona , di come ci si debba spaccare la schiena dalla fatica , di come spesso si rischi letteralmente la morte vista la conformazione del territorio e la difficoltà di accedervi con i mezzi meccanici . Se poi in Trentino ormai si ragiona solo facendosi belli con i numeri delle bottiglie che si (s)vendono , siamo messi peggio di quanto si creda .

      1. silvio

        Hai ragione, il senso del tuo articolo era un altro e fai bene a rimarcarlo . Mi premeva solo puntualizzare che i bilanci ballerini di certe coop sono figli anche di queste vendite ”allegre” , un conto è dire fare qualche promozione ogni tanto , altro conto vendere sistematicamente a prezzi da saldo . Ma sono discorsi inutili, tanto ormai la via del declino è irrimediabilmente imboccata , si salvi chi può…

        1. Tanto per precisare questa è una linea – Poderi di Palù, che già nel nome evoca la Valle di Cembra – che la cantina di Lavis produce per una catena internazionale di discount. Questo a conferma che non si tratta di svendite una tantum, ma di una precisa scelta commerciale che da sfogo ai giganteschi disavanzi produttivi di Mueller cembrani. Dietro ci sono politiche di territorio sbagliate, illusioni vendute ai viticoltori. E tutto il resto, compresi i bilanci ballerini.

  2. Tex Willer

    Tre euro per una bottiglia di vino cara Franca sono pochissimi, non oso pensare a quanto andrà in tasca, tolte le spese, a quei poveri viticoltori che con passione hanno coltivato l’uva per fare quel vino.

    1. Franca

      Continuo a non capire. Il vino è buono, i prezzi sono accessibili, i consumatori ne acquistano di più. E contadini non ci guadagnano? E allora chi ci guadagna, scusate ma continuo a non capire. Secondo me voi non avete le idee tanto chiare.

      1. Tex Willer

        Cara Franca il vino non è come la pasta o l’acqua minerale che ne puoi produrre quanta ne vuoi; il vino è soggetto al disciplinare di produzione che ne limita la quantità ad ettaro, in poche parole più di un certo quantitativo ad ha non se ne può produrre, il resto lo fa la matematica…

  3. Franca

    A me non sembra che ci sia niente di male se una grande azienda riesce ad offrire qualità a prezzi accessibili a tutti. Che poi 3 euro per una bottiglia di vino, non mi sembrano poi così pochi: la pasta costa 1 e mezzo al chilo. Il vino deve costare per forza di più?

  4. Franca

    Ma scusa, se il vino come scrivi è buono e costa poco, che male c’è? Dove sta il problema? Da che parte sta questo blog, dalla parte dei consumatori o dalla parte delle industrie?

    1. Tex Willer

      Questo blog sta dalla parte di chi produce eccellenze, che se non ben remunerate vanno a sparire con conseguenze negative per il consumatore per il contadino per il territorio e per l’indotto.
      Scusa se è poco!!!

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