Bombe di Stato e risotti di provincia

piazzaFontana2

Ringrazio l’amico fraterno Giuliano Fago Golfarelli, per questo contributo. Che spalanca la memoria sulla tragedia della vita quotidiana.

Perché la storia, soprattutto quando è drammatica e crudele, si interseca sempre con la quotidianità di ciascuno. E allora anche le bombe irrompono fra i risotti e gli Champagne di una qualsiasi Cantinota di provincia.

Grazie Giuliano, perché ci insegni che la storia ci attraversa. Sempre. Mentre digitiamo su una tastiera. O mentre mangiamo un risotto a mezzanotte in un’osteria a due passi dalla questura.

CPR

di Giuliano Fago Golfarelli – Venerdì 12 dicembre 1969: lavoro nell’ufficio della 3M-Ferrania in corso Matteotti, a Milano.

E’ pomeriggio e vado veloce perché – se tutto va bene – verso le 19 prendo la mia scassatissima 600D (color verde oasi) per correre a Trento, anzi sul Bondone nel piccolo appartamento dei miei.

La cena ? Mangerò qualcosa alla Cantinota da Gianni che lavora fino a tardi e poi, su, al Norge, a dormire e domani ci scappa anche una sciatina, domani.

Da dieci mesi vivo a Milano, come tutti i trentini con oculata parsimonia in una città che si impara a conoscere poco a poco.

Dopo le 16 sento un grande botto. Mi distraggo e dico: “Guarda che bello, per Natale a Milano si fanno anche i fuochi artificiali !” e continuo a lavorare veloce. L’amico Roberto (siculo ma milanese da secoli) risponde: “Macché fuochi artificiali, questa è una caldaia a carbone … sai, qui in centro le devono cambiare tutte perché sono vecchissime, inquinano, fanno smog!”.

Mi arrendo alla spiegazione quando da S. Babila, Corso Europa, via Manzoni, piazza Castello sento arrivare sirene, macchine della polizia. Ci affacciamo alla finestra che dà sul Sant’Ambreus e sotto passano due jeep dei vigili del fuoco, tre ambulanze, un camioncino scoperto carico di carabinieri.

Mollo tutto e scendo in strada. Corso Matteotti, la Galleria, il Duomo, piazza Fontana sono tutti qui. E a piazza Fontana vedo tirare fuori gente dalla banca, poliziotti impazziti come noi piccola folla ondeggiante e curiosa. Escono fumo e corpi.

Sono i 14 morti divenuti poi 17 e 88 feriti.

Sono le sette di sera e voglio andare a Trento. Parto stordito.

Non so come arrivo a via San Marco, ma ho fame.

Sai Gianni – dico –a Milano è successa una grande esplosione, in una banca…”

Eh già – risponde – andate pure nelle grandi città e vedete poi quello che vi succede..”

E’ stato il peggior week end della mia vita. Sul Bondone.

Poi di nuovo a Milano e sui muri “delitto di Stato”, poi Pinelli, l’autista Orlandi.

Milano cambiata, silenziosa, atterrita e anche noi cambiammo, diventando gente di città.

Nonostante tutto amo Milano e se parlo di Trento – via S. Marco non vivo di ricordi: vivo e basta. Però oggi sento ancora le sirene, vedo gli artigiani, commercianti, contadini lombardi che in quella banca hanno segnato l’inizio di altri tremendi capitoli della vita italiana come vedo anche la “Cantinota”, tranquillo rifugio di un’intera generazione del millennio scorso.

 Giuliano Fago Golfarelli 

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4 Commenti

  1. Tex Willer

    “Li hanno chiamati in molti modi, sono stati gli anni difficili, di piombo, della strategia della tensione, degli opposti estremismi, del terrorismo, di sangue, ma anche degli hippy, della disco music, della droga, del “metteremo i fiori nei vostri cannoni”.
    Gli anni di una guerra non dichiarata, ma implacabile, fatta di gambizzazioni, di stragi, di rapimenti, di omicidi, di propaganda violenta, di telegiornali che sembravano bollettini di guerra, di sogni rivoluzionari diventati subito incubi, di follia collettiva che lasciò vittime a destra, a sinistra e soprattutto tra chi non c’entrava niente. Gli anni di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia, del commissario Calabresi, del sequestro Moro, dei trentatré giorni di Papa Luciani e della disfatta americana in Vietnam. Agli anni forse più politicizzati che si fossero mai visti sarebbero seguiti gli anni rampanti del disimpegno, dell’assenteismo, delle sezioni dei partiti che si svuotavano e delle palestre e delle agenzie di viaggi che si riempivano, del malloppo, del successo, della ricerca della popolarità anziché della felicità. Una nuova follia, meno vistosa, meno sanguinosa, non meno pericolosa.
    Allora, cosa sono stati questi anni ’70 dalle tante definizioni e dalle tante zone d’ombra? Quali sono le conseguenze, le zavorre e le eredità lasciate all’oggi e al domani? Per chi c’era e li ricorda, chi c’era e non li ricorda, chi non c’era e non fa mai in tempo a studiarli a scuola, alcune modeste proposte di letture e pellicole per rinfrescare la memoria, scoprire, riscoprire e, per quanto possibile, cercare di capire un decennio feroce e dimenticato, in cui si voleva cambiare tutto e tutto rimase com’era. Forse perché quei ragazzi pronti a tutto si erano rivelati non meno opportunisti e ipocriti dei loro padri e di ciò contro cui lottavano. Forse perché, come ha detto Tolstoj: “Tutti pensano di cambiare il mondo. Nessuno di cambiare sé stesso”
    http://www.sbprovigo.it/sito/uploads/file/anni%20'70.pdf

  2. il Conte il Conte

    Macchè propaganda politica, sono passaggi di storia vissuta da qualcuno e da molti, non certo stando al computer.
    Chi ricorda ancora i fermenti di Sociologia, l’alluvione di Trento, il “Luciano” del Norge e l’amico Dario Cainelli di Sopramonte, andato giù come un cervo abbattuto, tradito solo dalla vita che amava ?
    Corvo nero, visto quanto scrivi oggi non interessa neanche il tuo scalpo !

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