Buon Natale. E condoglianze al Marzemino

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Vino Trentino: arriva natale e le bottiglie di Casa Nostra impazzano. Almeno nella penna del nostro amico Franco Ziliani. Che, però, ha già dichiarato in anticipo di voler passare il suo Natale, e pure il capodanno, a suon, anzi a bicchieri, di Franciacorta.

Vi segnalo le competenti recensioni apparse in questi giorni sui suoi blog (Vino al Vino e Le Mille Bolle Blog) e su Il Cucchiaio d’Argento.

Interessante la dichiarazione d’amore di Ziliani per il Marzemino, in questo caso per il Marzemino Selection di Letrari. Interessante, perché proprio mentre l’autorevole giornalista lombardo, ma non è la prima volta, ne canta e ne decanta le magnifiche virtù, gli industriali trentini del vino stanno intimando ai contadini lagarini, fatti salvi quelli di Isera e “dei Ziresi” (ma verrà il tempo anche per loro, c’è da scommetterci), l’espianto del vitigno. Entro due o tre anni al massimo, pare, queste uve non saranno più ritirate.

Condoglianze, Eccellente Marzemino, di Mozart, di Da Ponte, di Ziliani e di tutti gli altri. Condoglianze, davvero.

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38 Commenti

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  2. Erwin

    p.s. chiedo scusa a Cosimo per essere andati un po’ fuori dal tema che la discussione prefiggeva… ma penso che il parallelismo ed il meccanismo di ripartizione degli utili, anche se in maniera diversificata e più affinata, e la compattezza sociale siano alla base di tutte le problematiche enologiche trentine. Ancora scusa Cosimo.

  3. Erwin

    Buona sera Tex… tengo a precisare che io sono nessuno per poter giudicare logiche di mercato e modalità ormai consolidate di brevettare cloni la cui resa ed il quale appeal suscita un gran interesse sul mercato. A mio parere è la strada sbagliata ma fino a quando la legislazione italiana lo permetterà sicuramente sarà un trend in continua ascesa. Non è la prima volta che su di una varietà frutticola viene posto un brevetto, e sicuramente non sarà nemmeno l’ultima, ma sono convinto sia un modello da disincentivare. L’acquisto da parte della mia valle di un clone brevettato ha voluto estendere la possibilità di diversificare la produzione (contrariamente a quanto affermava Verusca) viste anche le grandi aspettative che il mercato dei consumatori si attende da questa varietà. Il modello citato dell’obbligo da parte del coltivatore di conferire l’intero prodotto al possessore del brevetto avviene già in val di non per tutte le altre varietà… infatti tutti i produttori firmando lo statuto Melinda firmano con essa un contratto dove vi è il divieto assoluto di vendita ad altri soggetti, pena l’allontanamento del socio… non vedo quindi una grossa novità in questo per il nostro marchio… Tengo a sottolineare nuovamente Tex che la scelta effettuata da Melinda è stata dettata dalla necessità di ridistribuire su larga scala un clone le cui prospettive future sono ottime e che altrimenti sarebbe rimasto in mano a pochi con logiche ripercussioni sul mercato futuro anche con scontate impennate dei prezzi d’acquisto del brevetto una volta che il prodotto avesse acquisito una sua identità ed un suo prezzo sul mercato.

  4. Erwin

    Caro Massarello, per indole, per carattere o forse per rispetto delle persone con le quali interloquisco, di quello che non so taccio o comunque prima di dare sentenze in pasto al popolo digitale mi informo, ascolto, leggo e poi mi esprimo… Lei ha esternato la sua opinione che, come quella di gran parte del popolo trentino, trasuda odio, o meglio, una sottile, sterile ed inspiegabile frustrazione verso una vallata che con le proprie forze, suggellate da una grande compattezza, è riuscita ad ottenere risultati impensabili per altri territori. Ecco, proprio questo suo inspiegabile atteggiamento è quello a cui mi riferivo nel mio precedente post… questi mal di pancia appena si nomina il vicino che magari possiede qualcosa in più… quest’aria da primi della classe, da difensori di un non ben definito diritto di giudicare gli altri senza alcun fine e senza alcuna prospettiva… questo è proprio l’atteggiamento che mio padre NON ebbe vent’anni fa all’atto di formazione del marchio noneso… anzi… ebbe proprio l’atteggiamento contrario…
    Mi scusi Massarello, ma a mio parere tutte queste sue emozioni e questo suo sognare sulle eccellenze vinicole trentine a me paiono proprio i sentimenti e le cause che maggiormente lo stanno disgregando… lasciamo sognare i consumatori con i nostri prodotti e non noi produttori…!!!! Anch’io sono certo che esista una diversità tra il teroldego dell’intera piana rotaliana ma penso che per il bene comune non sia il caso di esternarla con Re ed Imperatori… Anche tra le mele vi sono differenze e discrasie se i rivenditori vorrebbero solo ed esclusivamente quelle d’alta quota e tutti i soci in valle le sanno. Ma lei ha mai sentito una qualche singola cooperativa esternare la propria leadership sulla mela golden o sulla mela renetta…? No, eppure esistono all’interno della valle le cooperative che spuntano le rese migliori per singole varietà ma questo succede senza il bisogno di polveroni o beghe intestine che non farebbero altro che danneggiare gli stessi produttori. E sa perché nessuno intraprende crociate per affermare il proprio diritto ad essere il primo della classe? Perché i 5.200 soci sono uniti da un fine unico che unisce l’intera vallata e sono gestiti da un consiglio d’amministrazione forte formato da tutti i presidenti delle 16 cooperative che cerca di garantire in maniera equa gli interessi di tutti i coltivatori come il buon amministrare cooperativo dovrebbe suggerire. Ma secondo lei Massarello ha più forza sul mercato un marchio unico ed unitario la quale base sociale è formata da 5.200 soci o 20/30 marchi che presentano lo stesso prodotto la quale base sociale è formata da 100/200/500 soci…? La risposta pare scontata…
    Quando poi lei cita la parola “transgenico” sono venuti a me i brividi perchè usare termini così, giusto per il gusto di fomentare i popoli e per amplificare una polemica senza nemmeno sapere di ciò che si sta trattando porta solo ad un’informazione distorta, priva di fondamento che possiede il solo fine ultimo di incattivire chi legge…
    Di transgenico in val di non esiste ben poco… per non dire nulla e veramente non riesco a capacitarmi di come lei possa usare un termine simile. Il passo che ha compiuto Melinda tutta nell’acquisire il brevetto della varietà Evelina lei sa quale finalità possiede? Quella di poter far coltivare a 5.200 soci una varietà anzichè lasciarla in mano ad un solo produttore od a poche aziende e quindi calmierarne i prezzi. E questo lei lo vede un disvalore paragonabile alle modalità imprenditoriali di una multinazionale? Se il governo del mondo enologico trentino fosse compatto e forte e vi fosse sul mercato una varietà di vite brevettata che permetta una buona resa ai propri coltivatori lei pensa che non sarebbe un valore aggiunto quello di poterla acquisire per ridistribuirla a tutti i soci? Ad oggi logicamente, con un mondo enologico trentino così frammentato, pare scontato che altri sono i problemi da affrontare in quanto oltre al problema unitario vi sarebbe anche il problema finanziario d’acquisto che oggi le singole cantine sicuramente non posseggono…
    Sorrido poi al sottile sarcasmo di qualche utente che, per la sopracitata frustrazione unita all’incapacità di capire, utilizza questo blog per sbeffeggiare della gente che con il proprio lavoro e con il proprio ideale è riuscita a creare ricchezza diffusa che ad oggi permette di percepire in maniera più attenuata una crisi globale che invece sta colpendo altre zone anche della nostra regione.

    1. Massarello Massarello

      Caro Erwin, devo averle toccato un nervo scoperto. Sintetizzando al massimo ed evitando i suoi passaggi polemici, le faccio presente che diversi dei passati e attuali dirigenti Melinda sono miei cari amici, per cui odio e frustrazione non mi appartengono. Ho detto e sostengo che il modello noneso non è esportabile al mondo del vino trentino: quando avremo
      un Teroldego solo, io me ne sarò già andato altrove, non tema. Mi stanno benissimo 20/30 marchi aziendali al posto di uno solo, magari accompagnati da una denominazione di origine. Infine, sul transgenico non vacillo, temo solo l’uso distorto che ne fanno gli oligopoli mondiali e l’informazione mistificatrice sul tema.

      1. Erwin

        Purtroppo, o per fortuna a seconda dei punti di vista, io caro Massarello non vanto la conoscenza di alcun dirigente Melinda ne attuale, ne passato e tanto meno futuro… in quanto la mia opinione non deve compiacere nessuno… è solo il mio pensiero e la mia ammirazione per un modello che in tanti hanno cercato di ricalcare ma sempre senza grandi successi. Mi reputo una persona libera e curiosa che vede in ciò che i suoi conterranei sono riusciti, con la propria lungimiranza imprenditoriale, a costruire ed affinare un grandissimo modello forse anche da esportare e suggerire… sono una persona che con la propria testa cerca di ragionare e di capire le motivazioni di scelte e decisioni e che sempre con la propria testa ne trae poi le conclusioni… Pare quanto meno fuori luogo imputare a me Massarello dei passaggi polemici in quanto dovrebbe ben sapere che chi semina vento non può che raccogliere solo tempesta… a maggior ragione se il vento è stato seminato senza ragione alcuna… Ho fatto una rapida ispezione del mio corpo ed a quanto pare nervi scoperti non ne posseggo… Posseggo invece una spiccata avversione a chi, senza motivo, emette pilatesche sentenze e non possiede la capacità di mettersi in discussione e di affrontare un confronto che sia costruttivo per il bene comune… Ribadisco Massarello che a mio parere, ma potrò anche sbagliarmi, nelle sue parole pare celarsi uno spiccato rancore verso le tematiche agricole trentine… Tornando poi al tema principe non riesco a capire dove lei legga il mio auspicio di avere un terordego trentino unico. Infatti questo non è sicuramente il mio pensiero… Tenendo sempre ben stretto il marchio noneso come metro di riferimento mi chiedo come non possa esserci una tipicità di zona anche nel teroldego, come esistono i vari calibri e confezioni nel mondo frutticolo della stessa varietà, però gestiti da un’unica regia che sia in grado di valorizzare le particolarità delle varie zone di produzione. Sarei molto curioso di confrontarmi con lei Massarello… magari davanti ad un buon bicchiere di Marzemino.

        1. Massarello Massarello

          Caro Erwin, preso atto che non ci sono nervi scoperti e sgombrato il campo da spiccati rancori verso le tematiche agricole trentine, ma solo una comune passione, concordo pienamente sulla gestione di un’unica regia anche nel settore vitivinicolo. Che, come ho sostenuto rispondendo a Tex sopra, non può, a mio modesto parere, essere mutuata dal modello noneso per le sostanziali citate differenze. I vitivinicoli debbono farsi una strada loro, come fecero anni fa quando arginarono il dilagare dei frutteti in Valdadige che rischiava di compromettere l’equilibrio in tutto il Trentino. Per un ns. incontro potremmo anche chiedere a Cosimo senior di pianificare un meeting tra facinorosi, appassionati e auspicabilmente qualcuno dei responsabili delle sorti del settore. Così, tanto per dare una prospettiva dialettica al 2014 che altrimenti rischia di passare…inosservato come il 2013. Auguri quindi, di Buon Anno.

          1. Erwin

            …bello, sarebbe davvero bello Massarello potersi trovare a dibattere delle con lei delle tematiche enologiche trentine… esortiamo allora Cosimo a dare il la per l’incontro che, perché no, potrebbe avvenire proprio in quel di Isera… Comunque resto convinto del mio pensiero… una regia unica, anche verso il mercato, è l’unica soluzione per i nostri cari viticoltori… e l’unica soluzione per poter garantire e continuare a coltivare anche le particolarità con il riconoscimento di una resa dignitosa ai produttori. Con questo vi faccio i miei migliori auguri di un felice 2014.

            1. Caro Erwin, ieri con Massarello pensavamo appunto ad incontro, magari al Mas dela Fam, magari insieme ad uno degli uomini più importanti del vino italiano che ci segue da lontano, ma che ci segue. Pensavamo che potesse essere per fine gennaio. Ma magari anticipiamo per un incontro fra di noi, più ristretto.
              Resto invece perplesso di fronte al tuo invito alla regia unica. Il Trentino enoico ha già una regia unica. E’ una regia che non ci piace, che consideriamo suicidiaria, ma è una regia unica. Seppure unilaterale. Penso, al contrario, che oggi il Trentino abbia bisogno di un maggiore pluralismo, un pluralismo capace di rifondare dalla base un’idea comunitaria sulla quale fondare un’ipotesi di Regia Unitaria, da affidare, come capita in tutta Italia, e anche altrove, alle legittime sedi di rappresentanza consortili dei produttori, secondo un modello paritario e paritetico. Non Unilaterale. Ma qui si apre un lungo discorso. Che, abbiamo visto, non porta da alcuna parte. Mi pare.
              Ma ne riparleremo, insieme. Ci prenderemo il tempo di riparlarne insieme, magari davanti ad una Magnum di Barone Murgo. Magari.

              1. Erwin

                Il mio pensiero non si discosta di molto dal suo Cosimo… sicuramente lo ho espresso in maniera poco comprensibile e proprio per questo è auspicabile un incontro dove discutere, magari dinanzi ad un ottimo calice… Provo, per quello che posso, a sintetizzare. Ero a conoscenza Cosimo dell’esistenza di un “governo enoico provinciale” ma non ho la conoscenza della sua rappresentatività. Visti i risultati però e le scelte effettuate, esso non possiede la pluralità, la libertà intellettuale, la rappresentatività e soprattutto la forza necessarie per portare sul territorio risultati tangibili. A mio avviso infatti, queste sono le prerogative minime e necessarie per attuare una linea strategica unitaria, condivisa ma soprattutto efficacie. Se oggi qualcuno mi chiedesse di definire il mondo enologico trentino con tre parole, da semplice consumatore curioso quale sono, affascinato dal mondo del vino, lo definirei “caotico, appannato e falsato”. Caotico perché non è ammissibile che se esiste un governo unitario sia permessa una siffatta comunicazione. Una comunicazione così “disordinata” che non ottiene alcun responso in numeri e che addirittura permette comunicazioni fratricide. Appannato perché le scelte sopra esposte non fanno altro che incentivare lotte che come risultato ultimo hanno oltre che la perdita d’immagine del vino stesso anche la perdita delle radici e delle particolarità del nostro territorio. Falsato perché il sostegno del potere provinciale ad un mondo enologico cooperativo all’affanno accompagnato dall’assenza di un istituto centrale forte e rappresentativo, sta permettendo ad alcune cantine cooperative di falsare il mercato a scapito dei piccoli e grandi privati. Qualche giorno fa infatti un amico in via confidenziale mi disse che la cantina XXXXX aveva ottenuto una grossa fornitura nel nord Europa. Bene ho pensato io, finalmente un po’ di luce in fondo al tunnel. Poi mi disse i prezzi di vendita e tutto si è spiegato. Infatti la cantina XXXXX ha “scippato” questa fornitura ad una cantina privata a prezzi che non vanno a coprire nemmeno i costi di produzione. Ma allora mi chiedo Cosimo che cosa sta facendo l’attuale governo enologico provinciale? Non dovrebbe preoccuparsi di garantire anche parità di condizioni per tutti sul mercato? Se così non fosse sarei pronto a candidarmi quale responsabile vendite di qualsiasi cantina, purchè cooperativa…

                  1. Caro Erwin, due parole per evitare di essere frainteso. E’ vero sono intervenuto sul tuo commento, mascherando il nome della cantina di cui tu denunci un comportamento commerciale presuntamente scorretto. Ma non si tratta di censura. Si tratta di autoprotezione. Vedi un blog pur non essendo una testata giornalistica, dal punto di vista delle responsabilità legali funziona più o meno allo stesso modo. Così come è prevista per legge una responsabilità oggettiva del direttore responsabile di un giornale, in Italia la giurisprudenza ha statuito una sorta di analogo principio di responsabilità anche per i siti web e per i blog, non per il direttore che non c’è, bensì per il titolare del dominio. Anche quando il commento è firmato con nome e cognome. Giusto o sbagliato che sia, così è. Purtroppo.
                    Io non ho alcun motivo di dubitare della veridicità di quanto tu denunci nel commento, anzi diciamo pure che ci credo ciecamente poiché di episodi come questi ne sono accaduti a decine e sono quasi un costume nel trentino enoico. Un episodio simile lo raccontava a me il direttore di una grande coop qualche giorno prima di natale: in quel caso si trattava di grani partite di TRENTO, fra l’altro di ottima qualità, svendute alla GDO italiana. Protagonista, anche questa volta, il gruppo da te indicato. Tuttavia, per ciò che scrivevo poco sopra e per scelta “giornalistica”, su questo blog si è deciso di denunciare con nomi e cognomi solo episodi che possano essere documentati indiscutibilmente. E non i sentito dire, le confidenze, le presunzioni. Insomma seguiamo una regola aurea: facciamo nomi e cognomi solo quando abbiamo in mano “le carte”. Altrimenti raccontiamo il fatto e cerchiamo di fare delle analisi e dei ragionamenti e di trarre delle conclusioni. Che poi è quello che ci interessa di più: a differenza di altri non sono interessato a stilare la classifica dei buoni e dei cattivi, anzi penso che sia sbagliato affrontare un tema squisitamente politico, sociale ed economico, introducendo considerazioni morali, moralistiche o addirittura giudiziarie. Non compete ad un blog come il nostro dire che x è cattivo e y è buono. Magari lo facciamo quando degustiamo una bottiglia. Ma questo è un altro discorso. A noi compete, perché questo abbiamo deciso di fare fin dall’inizio, di raccontare giorno per giorno il Trentino del vino, come un contesto in cui si confrontano attori e comparse. Al di la dei nomi e dei cognomi. Che tanto, poi, tutti li conosciamo.
                    Per il resto, appunto, cerchiamo di proteggerci, perché il clima non è buono e sappiamo di avere di fronte poteri soverchianti che aspettano solo un nostro passo falso per chiuderci la bocca, perché non abbiamo alle spalle un gruppo editoriale a farci da paracadute, non abbiano padrini politici, come li hanno altri, né di destra né di sinistra né di centro disponibili a proteggerci. Perché i padrini politici, di destra, di centro e di sinistra, stanno tutti dalla stessa parte (Hai per caso sentito qualche politico, di destra, di sinistra, di centro, sollevare perplessità sulla proposta di riduzione del canone di affitto a favore di un noto gruppo cooperativo, proposta giorni fa dal solito e imperituro e incommentabile Re Sole? Io no. Non mi pare almeno).
                    Per questo cerchiamo di andare con i piedi di piombo: per non fornire a nostri cari amici alcun pretesto per zittirci.
                    Spero, caro Erwin, di averti date le spiegazioni, doverose, che ti dovevo. E spero di averti ancora fra i nostri commentatori opinionisti.
                    Cari Saluti
                    CpR

    1. Gaioplinio

      Vedrei bene anche la valorizzazione del Nosiola e del Rebo,
      oltre ad una maggior produzione di Muller e Teroldego.
      La mia paura e che prima o poi arrivera` un produttore Cileno o Australiano che sara’ in grado di produrre milioni di bottiglie di Pinot Grigio a minor prezzo, ed allora saranno dolori.

  5. Enrico, con tutto il rispetto, solo un’eno-analfabeta o un Merlot o Pinot grigio dipendente (o un Prosecchista) può affermare che il Marzemino, anzi, il Trentino Marzemino, non é un buon vino.
    E’ vero, schietto e sincero, e già che ci sono mi riprometto di chiedere già a gennaio al mitico Consorzio vini di organizzarmi una degustazione per scriverne.
    Versa il vino, eccellente Marzemino!

  6. Enrico

    ma bevetevelo voi il Marzemino se vi sembra un buon vino. E infatti non lo beve nessuno a parte il Ziliani, chissa perché poi beve solo quello di cui parla, e magari se lo beve anche il cosimo.

    1. Erwin

      Caro Enrico, che sia buono o meno dipende essenzialmente dalle aspettative personali e stia tranquillo… vedremo di bercelo tutti oppure di ricercare magare dei consumatori che, a differenza sua, sappiano apprezzare le particolarità prodotte dai viticoltori trentini.

  7. Verusca

    Amore! Amore mi piace.
    Che i colossi enologici trentini vacillino non me ne può fregar di meno, anzi!
    Io penso che vacillano non perché hanno tralasciato la loro territorialità (hanno il teroldego che da questo punto di vista è una gallina dalle uova d’oro), ma perché hanno tralasciato la loro mission ed hanno imboccato la strada della speculazione in altre regioni e in altri settori dimenticandosi che la campagna o qualsiasi altra attività lavorata “a fattura” e non a conduzione famigliare è un debito.
    Poi aggiungo che se in Val di Non avessero cavalcato la territorialità avremo ancora qualità di mele che nessuno mangerebbe, infatti quelle qualità di mele sono scomparse sostituite dalla golden che ora anchessa sta calando a scapito di varietà nuove.

    1. Erwin

      Caro Amore (visto che la aggrada maggiormente), pare che lei non conosca a fondo la realtà della val di non in quanto le varietà prodotte e commercializzate, visto che esporta il proprio prodotto in 52 paesi nel mondo, sono almeno 8 ed in continuo aumento… la val di non produce anche qualche varietà di pere che melinda stessa commercializza… contrariamente a quello che lei afferma la produzione della varietà golden è in continua discesa a favore di nuovi ed antichi innesti che il consorzio di secondo grado suggerisce alle varie aziende per fasce altimetriche ma soprattutto per ottenere oltre che una diversificazione varietale all’interno dell’azienda anche una buona resa… le faccio presente comunque che la varietà Renetta Canada è stata la più antica varietà coltivata in valle ed ancora commercializzata a prezzi ragguardevoli (è la seconda in graduatoria dopo la Fuji). Ma alla fine lei sa come è possibile l’impianto di nuove varietà, l’ultima è l’Evelina clone della Pinova varietà antica ed anch’essa sconosciuta al mondo dei consumatori? Semplice, garantendo un prezzo liquidato minimo al produttore che nel caso dell’Evelina garantisce un liquidato del 10% in più rispetto al prezzo liquidato per la Royal Gala. E sa come è possibile garantire un prezzo minimo di riferimento al produttore? Altrettanto semplice; tutti i produttori, e ripeto tutti, raggruppati sotto un’unica regia attenta all’amministrare cooperativo, permettono di “togliere” a chi possiede di più (quindi le varietà più remunerate) per dare a chi possiede meno (quindi le nuove varietà e quelle che soffrono di più il mercato) per mezzo di calcoli e formule che non sto qui a spiegare. Questo è possibile però solo ed esclusivamente tralasciando i campanilismi, le lotte intestine ed i mal di pancia… mali che invece pare siano dilaganti nel mondo enoico trentino. Quindi le sottopongo un quesito: ma se i viticoltori tutti della nostra provincia fossero coesi e compatti ma soprattutto governati da una regia unica forte per affrontare il mercato, lei pensa che non sarebbe possibile “togliere” qualche euro al Teroldego (che lei afferma essere la gallina dalle uova d’oro… anche se potrebbe esserlo ancor di più se vi fosse unione d’intenti) per darlo alle varietà minori e che magari soffrono maggiormente l’appeal del consumatore? Logico, fino a quando vi saranno scelte fatte da manager che vedono nell’amor proprio l’unico fine dell’amministrare questo non sarà mai possibile…!!! concordo con Ziliani… grande Marzemino, vino con una propria identità e che per forze deve identificare un territorio…

      1. Tex Willer

        Caro Erwin le faccio i miei complimenti in quanto lei secondo il mio modesto parere qui ha composto un trattato, una lezione per tutti.
        Mi piace veramente, ora l’ho letto velocemente ma le prometto che mi riservo di “studiarlo” perché secondo me questa è la base di tutto il nostro discutere.
        Veramente un bel passaggio per il blog.
        Grazie e ancora complimenti!
        P.S. dalla Val di Non c’è sempre da imparare.

      2. Massarello Massarello

        Caro Erwin, a differenza di altri, leggendo il tuo pensiero… melindo da applicare al mondo del vino trentino, mi è venuta la pelle d’oca e sta venendomi un attacco di rosolia. Di tutto abbiamo bisogno, noi del vino, all’infuori che del modello noneso. Che è frutticolo e giocoforza incentrato sulla esclusiva logica del profitto, mentre il vino – grazieadio – poggia anche su altre basi, non ultima quella delle emozioni. Non mi intendo abbastanza di Evelina & C. , ma so che il modello assomiglia a quello delle multinazionali che cedono i semi transgenici che assicurano reddito garantito in cambio di fedeltà assoluta. Al prezzo della libertà dell’individuo. Ecco, la finisco qui, perché di fronte al rischio di perdere anche solo questo valore, non me la sento di proseguire oltre.

          1. Anonimo

            Se è per Orwell, avrei dovuto citarlo io a mia difesa, ti pare Morgan? Anche sul prosecchismo avrei da ridire, ma il tema rischia di diventare esiziale per cui credo sia meglio evitare altri equivoci. Erwin ha mille ragioni, ma non si deve buttare il bambino assieme all’acqua…

        1. Tex Willer

          Caro Massarello mi piacerebbe capire cosa intendi quando dici: “…e giocoforza incentrato sulla esclusiva logica del profitto” perchè sembrerebbe che noi viticoltori operiamo gratis, ti garantisco che non è così…
          Poi prosegui dicendo: “mentre il vino – grazie a dio – poggia anche su altre basi, non ultima quella delle emozioni.”
          E’ vero, ma secondo me qui stà il nocciolo del non essere capaci da parte del mondo enoico di copiare un modello noneso che funziona e non lo si può negare.
          E così si rischia sempre di cadere nella tentazione di dire il mio è più buono del tuo, è una sorte di peccato originale che impedisce ogni sorte di collaborazione.
          Sappiamo tutti penso che anche in Val di Non c’è mela e mela, ma Melinda riesce a vendere tutto allo stesso prezzo, tutto! Ma attenzione come diceva Erwin: “producendo a certe condizioni” altrimenti si rischia l’esclusione dalla cooperativa. Questa è la vera forza di Melinda, è qui che noi del vino siamo differenti.

          1. Massarello Massarello

            Caro Tex, sperando di non perderci di vista fra tutti questi post, sul mio “giocoforza incentrato sulla esclusiva logica del profitto” osservo che la mela si vende sostanzialmente tal quale si raccoglie, mentre l’uva va trasformata in vino con aggiunta di “valori” e questi sono tanto più importanti per un Trentino che è lo zero virgola nel mare del vino. Se poi si aggiunge la polverizzazione fondiaria, il part time, ecc. tutto appare più chiaro. Per emergere in questo mare, il Trentino vinicolo poteva e dovrà continuare a poggiare su due pilastri: uno, quello della globalizzazione proponendosi sui mercati con una delle 5 varietà accettate (Pinot grigio anche extra provinciale), l’altro essendo quello del territorio per tutte le altre tipologie e per un marcato più ristretto (es. quello del bacino turistico). Questo secondo pilastro lo si è dimenticato e comunque non si è fatto abbastanza, né si ha sentore di seria progettualità. Per arrivare a ciò servono indirizzi, coordinamento e condivisione e poi verifiche. Non ci si scappa, altrimenti continueremo con le sole idee degli oligopoli che, drogando il settore, mortificano lo sviluppo territoriale. Serve recuperare il pensiero “privato” dei primi gradi per un dialogo con gli altri privati (vignaioli &C.), nel rispetto delle esigenze degli oligopoli. E in questo scenario, è ovvio che i viticoltori non debbano lavorare per la gloria, ma costruirsi una solida immagine territoriale. Ed è qui che siamo differenti, inesorabilmente, dal … mondo Melinda, che non possiamo mutuare. Questa la mia opinione, senza la pretesa di verità assoluta. Buon anno!

  8. Verusca

    Amore ma dove vivi?
    Hai la tipica mentalità del dipendente provinciale…

    Se a te proponessero di ricevere il doppio lavorando lo stesso tempo cosa faresti?
    Risponderesti che la tua tipicità te lo impedisce e rinunceresti?
    Ma dai…
    Evidentemente anche gli agricoltori sanno fare uno più uno altrimenti saremo ancora ai tempi dell’asino o del bue.

    1. Erwin

      Cara Verusca, (o caro Amore, decida lei il titolo che la aggrada maggiormente) da trentinista convinto sono certo che questa logica del profitto a tutti i costi, della resa ad ettaro, che tra il resto sta facendo vacillare tutti i colossi enologici trentini (veda uno dei post precedenti di Cosimo), non porta e non porterà da nessuna parte. Stiamo perdendo una ad una tutte le tipicità dei nostri territori, delle nostre vallate e questo, secondo me, corrisponde alla perdita dell’identità di un popolo, di un mondo agricolo. Visto che la nostra regione vive anche sul turismo ed moderno turista digitale è curioso, è “affamato” di sapere, di conoscere ciò che gli sta davanti penso che un territorio lo si racconta anche stando a tavola dinanzi ad un bicchiere di buon Marzemino. Ma logicamente pare che lei Verusca (o Amore veda lei) sia più allineata e coperta a delle scelte manageriali scellerate, senza alcun senso che hanno portato gran parte del mondo agricolo cooperativo trentino allo stato comatoso.
      Caro Sergio Turella, se tuti i la pensa come la Verusca l’è mejo che te dimeties en presa

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