Quando il TRENTO si fa Magnum

trentodoc

A parte che su alcuni giudizi non sono affatto d’accordo (per esempio Alpe Regis) e su altri sono d’accordissimo (per esempio Maso Martis DZ), a parte l’uso a man bassa della parola spumante, a parte l’incomprensibile comparazione con il Prosecco, vi segnalo questo articolo pubblicato ieri su Avvinando, il blog scende in cantina, firmato con estrema competenza da Sergio Bolzoni. E’ la cronaca ragionata di una degustazione di nove bottiglie TRENTO in formato Magnum, che vale la pena leggere per districarsi, e per scegliere a ragion veduta in vista del natale, nel mare magnum delle etichette TRENTO.

Quest’anno per scegliere il vostro spumante per le feste – va bene anche Capodanno, non solo Natale – vi proponiamo una selezione di “spumanti di montagna” che abbiamo potuto apprezzare direttamente nella sede dell’Istituto Trentodoc a Trento, per l’appunto. Ma come sono gli spumanti trentini, cosa hanno di caratteristico? Generalizzare è sempre difficile. Diciamo che se avete presente quei Prosecco un po’ piacioni e morbidosi, questi sono di solito esattamente il contrario: grande finezza e carattere affilato, sostenuto dalla freschezza (leggere acidità) che le uve bianche coltivate a queste altezze di solito hanno. Anzi, il loro problema di solito è controllare gli effetti dell’altitudine per avere un vino alla fine fresco ma equilibrato. Qui vi proponiamo una serie di spumanti aperti tutti nelle magnum. … Il resto e i giudizi su ogni singola bottiglia li potete leggere qui

 

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17 Commenti

  1. Lorenzo Arduini

    io preferisco la versione Pinot Nero in purezza, è di un’eleganza e di una finezza incredibile senza alcuna sbavatura. La cuvèe, che è comunque molto buona, invece è più facile e più convenzionale. Comunque bravo signor Armani!

  2. albino armani

    Grazie davvero a Franco e a Cosimo per gli apprezzamenti all’823. In effetti da qualche tempo si possono trovare anche alcune prime bottiglie di Pinot nero/ Chardonnay. Per riconoscerle basta leggere nella descrizione interna al folderino che funge da etichetta la varietà delle uve utilizzate. Pensiamo di fare una piccola degustazione comparativa a breve. Sarà anche l’occasione per assaggiare le prime forme del Pecorino embriaga’nel FojaTonda di Egizi. Venite?

    1. Patrizia B.

      ho assaggiato anch’io entrambe le versioni. E i faccio i complimenti per questa seconda tipologia, la prima non incontrava troppo i miei gusti, la trovavo quasi disordinata, troppo tagliente, troppo decisa, poco avvolgente. Questa seconda versione invece, che ho assaggiato, qualche giorno fa mi è piaciuta tantissimo, lo trovo piu sensuale e piu abbraccevole. Grazie signor Armani per questa emozione e grazie anche a questo blog che mi da la possibilità di esprimere il mio giudizio.
      Patrizia

  3. Guido Trento

    Scusa Cosimo questi numeri da dove li hai presti? Perché se non citi la fonte, rischi di essere poco credibile. Come fai a dire che oggi in trentino ci sono quelle quantità di chardonnay? Puoi perfavore condividere con noi che ti leggiamo la tua documentazione?

  4. il Conte il Conte

    Caro Cosimo quando dai i numeri..confermi professionalmente quanto io penso da dilettante. L’operazione Cavit è stata senza dubbio buona ma tutti gli altri Chardonneisti cosa fanno o faranno ? Tifo sempre per il Pinot Nero che una volta era 50 e 50, pur costando anche allora. Sempre se non sbaglio.
    Alla cara Marketta il mio plauso : non capisce proprio uno … CCCC hardonnay ! Quindi è e rimane OUT-CREDIBILE .

    1. Caro Conte, vero anche mescole 50/50 fanno sempre la loro bella, a volte bellissima, figura. Mi viene in mente un metodo classico favoloso – 823 Maso Michei Albino Armani – prodotto in montagna (vera) e dal risultato impressionante.
      Lo ho assaggiato una sola volta, un anno fa, aperto alla volée in una notte d’inverno. Una favola, poche volte una cosa cosi buona. e la base appunto è 50 e 50 PN e Ch. Oltre queste percentuali, tuttavia, io non andrei davvero.
      Per il resto: la maggior parte dello chardonnay di cui parliamo è in mano a Cavit ed è prodotto dalle sue cantine di primo grado, quindi il problema riguarda relativamente gli altri. Del resto ci sono produttori intelligenti che hanno trovato, anche loro, una strada sensata per il loro chardonnay: la piu facile spumantizzazione charmat. E con ottimi risultati. Vedi per esempio qui:
      http://www.trentinowine.info/2013/07/maybe-forse-la-soluzione-sta-proprio-qui/

  5. il Conte il Conte

    Bolzoni, come al solito, fa centro. Pur non essendo un tecnico ma un mediocre degustatore, vedo nelle caratteristiche tecniche che lo Chardonnay la fa da padrone, mentre il Pinot Nero viene relegato a percentuali del 40-30 %. Peccato, perchè il Pinot Nero (a mio avviso) è la tradizione di champagne e spumante mentre tanto Chardonnay indica – forse – una iperproduzione locale, sorta negli anni ’70-’80 quando (qualcuno più esperto di me mi ha detto) era confuso con il Pinot Bianco. Non so ma mi adeguo….

    1. Caro Conte, io sono fra quelli convinti che la mescola 30/40% di Pinot Noir sia la misura giusta per un metodo classico. Percentuali superiori, secondo me, fanno perdere in morbidezza e complessità aromatica e fragranza. Ma questa è una questione di gusti personali. Del resto quei territori italiani che hanno puntato tutto sul Pinot Nero come base per i loro mc, non hanno fatto moltissima strada (io glielo auguro eh di farne molta strada, ma per ora è così).
      Mi preme invece riprendere la questione dei numeri a cui tu accenni; è vero il Trentino oggi subisce una problematicità varietale molto acuta: sono i 350 mila ettolitri di Chardonnay incantinati quest’anno, che tradotti in litri sono circa 35 milioni e che diventano 45 milioni di bottiglie da 0,75. Un’enormità. Tenuto conto che oggi in Trentino si tirano circa 8 milioni di bottiglie di mc (in assenza di un osservatorio, e in attesa di un osservatorio, ci fidiamo del numero pronunciato due settimane fa dal presidente dell’Istituto TN DOC, durante una trasmissione televisiva domenicale su una rete nazionale). Dunque anche immaginando di voler esagerare con la composizione base Chardonnay, la questione numerica non la risolviamo affatto. Resterebbero comunque da posizionare più di 35 milioni di bottiglie di Chardonnay. Quindi il problema resterebbe pressoche intatto. Tenuto conto che lo Chardonnay fermo e in purezza ha pochissimo appeal sul mercato (provare ad ordinarne un bicchiere al bar: 7 volte su 10 non lo si trova).
      Una soluzione la ha individuata Cavit, con l’acquisto, avvenuto durante l’estate appena trascorsa, di Kessler, l’antico spumantificio tedesco. Su Kessler saranno drenati parecchi migliaia di ettolitri di Chardonnay cooperativo. Non so se basterà ad affrontare le problematicità della sovrapproduzione, ma questa mi sembra strada ragionevole e responsabile per uscire dal culo di sacco di politiche di impianto varietale sbagliatissime adottate a partire dagli Ottanta. Staremo a vedere.
      Infine, sperando di essere utile, ripeto qui alcuni numeri circa la composizione varietale del Trentino.
      Negli anni Ottanta il Pinot Nero rappresentava lo 0,5 della superficie vitate, negli anni Novanta, l’1 %, nel 2000 il 2% e oggi siamo attorno al 3%. Tutt’altra curva ascensionale quella dello Chardonnay: negli anni Ottanta, rappresentava l’8% della superficie vitata, nel ’90 il 21 %, nel 2000 il 26% e oggi circa il 30%.

    1. Ti accontento subito. Non mi trova d’accordo la chiusa della degustazione, quel: Molto “maschile”. Considero adeguate le note tecniche che precedono, che però non mi pare possano essere tradotte con questo aggettivo. E non scrivo quale altro aggettivo userei io, perché non voglio entrare in polemica con nessuno. Dico solo che questa bottiglia mi sembra tutt’altro che maschile. tutto qui. Contenta?

      1. Michele

        Concordo con te Cosimo, la bottiglia di cui stiamo parlando è tutt’altro che una bottiglia maschia, almeno se per maschio si intende un carattere affilato, minerale, verticale, asciutto. ma forse l’autore che infatti usava le virgolette aveva in mente qualcosa di altro. Comunque grazie per l’ìindicazione dell’articolo. che mi sarà senz’altro utile.

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