Prosecco, radiografia di un successo

Prosecco region Map

Con l’autorizzazione dell’autore, l’amico Andreas März,  mettiamo a disposizione dei nostri lettori il reportage dalle terre del Prosecco pubblicato sul numero 5/2013 della rivista Merum (traduzione dal tedesco a cura di Angelo Rossi).

Abbiamo dato spazio anche in passato ai preziosi lavori di Andreas,  (La valle dei senza nome). Ora lo facciamo di nuovo, per dare visibilità a questo lavoro che analizza in maniera minuziosa il profilo della più grande appellazione italiana (e la quarta più grande d’Europa): quattro Docg (Superiore, Superiore Cartizze, Superiore Rive, Asolo), una Doc (Prosecco Doc) e una Igt (Glera), 300 milioni di bottiglie e 20 mila ettari (il doppio della superficie vitata del Trentino) coltivati tra il Friuli e il Veneto.

Premettiamo alla lettura dell’attenta analisi del giornalista svizzero, una breve nota del traduttore:

“Hmmm,  temo che con ogni traduzione perdo un’altra fetta di amici italiani… ne avevo tanti finché non sapevano cosa sto scrivendo. Andreas”

Questo mi scriveva qualche settimana fa  Andreas März, giornalista svizzero residente da anni a Lamporecchio, dopo che gli avevo inviato la traduzione dal tedesco di un suo servizio sul Prosecco, per l’impaginazione definitiva. Ciò che segue ricalca pertanto il numero 5/13 di Merum.
Dopo l’articolo sulla Valle dei senza nome (Cembra) stavolta saranno gli amici e colleghi del Prosecco a leggere più agevolmente, ma spero che il testo interessi anche gli amici e colleghi trentini. Un’analisi seria e una valida opinione di una persona competente ed appassionata è sempre preziosa. Per migliorare. Se poi, ma non credo, dovesse perdere “un’altra fetta di amici italiani” per i suoi giudizi, vorrei dire ad Andreas che di quegli amici potrà farne a meno, convinto come sono che li sostituirà velocemente con altrettanti e più, fra i nuovi suoi estimatori.
La performance del Prosecco in questi ultimi anni mi ha letteralmente basito e non mi è possibile evitare un parallelo culturale con il nostro Trento.
Mi sembrerebbe un dibattito interessante. Prepariamoci, comunque e se vorrete, fra un pò a leggere ciò che März sta scrivendo proprio sul Trento: gli assaggi li ha già fatti ed è alle prese con il testo. Staremo a vedere… e intanto buona lettura.
Angelo Rossi
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15 Commenti

  1. Pingback: Trento DOC: classico da altezze dolomitiche ← Trentino Wine Blog

  2. il Conte il Conte

    Carissimi Cosimo, pirata Morgan e Claudio,
    quanto scrive Claudio deve far riflettere: l’ultimo treno per Yuma, anzi per Trento, non fa più fermate. Si ferma a Verona o Bolzano.
    Bene, parleremo ancora di vino e di gusto con quelli di piazza Dante, e del sottopasso.
    E’ inutile ripeterlo : abbiamo la miglior qualità della vita ma come commercio e produzione siamo a livello slavina, snow board e qualcuno che ci rimane sotto. Speriamo nella primavera !

  3. Claudio Claudio

    @ Il Conte. Quasi tutte le idee sono bianche, di ventennio in ventennio, non tutte però. Nell’ultimo lustro ce n’è anche una di rossa da contare… si chiama Rosso IGT Verona o Veronese. E’ stato inserito magistralmente alla base della piramide organolettica Amarone>Ripasso>Rosso Veronese. Morbido, fruttato, intenso, lievi sentori di surmaturazione e generoso residuo zuccherino sul fin di bocca. Di questo le cantine sociali (es. Negrar, Valpantena, Collis) e produttori veronesi di media grande dimensione (es. Masi, Sartori ecc.) hanno innondato di bottiglie e bag-in-box tutta la Scandinavia e Danimarca per passare poi al Canada ecc.. Altri TIR da contare…
    A proposito, non si sono fatti tanti problemi ad inserire, tra le varietà ammesse, anche il Teroldego, Rebo… non si sa mai.. dovessero esplodere sui mercati internazionali… loro li avrebbero già in mano…

  4. il Conte il Conte

    Anche lo Chardonnay è il miracolo nascosto.
    Un giorno qualcuno di importante e saputo disse a Trento a me e ad altri: “…e pensare che confondevamo le vigne Chardonnay con quelle di Pinot …”
    Non ha specificato se era bianco o grigio.
    Sta di fatto che pur non sapendo nulla in fatto di cultivar, vedo che le idee sono sempre bianche, di ventennio in ventennio.
    Bravo Claudio : ti informo che esistono nuovi impianti di Chardonnay anche in Puglia.
    Pinot Grigio ? non pervenuto. Ma non escludo la prossima nascita del Prosecco del Sud. Quello dei Tre Mari.

  5. Claudio Claudio

    A parziale aggiunta della corretta risposta del dr Angelo Rossi a Curiosa & Sospettosa…

    L’Eresia solitamente nasce e muore in un periodo storico limitato. Il Müller-Thurgau, lo Chardonnay ed il Merlot ad esempio hanno origini meno vicine a noi del Prosecco. Probabilmente a suo tempo, ai coltivatori di Schiava, Nosiola e Teroldego, poteva sembrare un’eresia anche a loro quella di piantare queste cultivar in zona… a meno che già allora non si lavorasse per smarcare il Territorio da influenze Venete in previsione dell’accordo De Gasperi-Gruber… ma non ci voglio credere!

    Effetto confusione direi nullo. Faccio un giro lungo: il Pinot Grigio all’estero è associato in maniera netta al nord-est Italia. Ci sono PG di Sicilia, Terre degli Osci, Pavia, Moldavia, California, Alsazia, Australia, Canada, Cile, Nuova Zelanda, perfino Kosher ecc. ecc. ma il leader internazionalmente riconosciuto in maniera indiscutibile per stile e caratteristiche organolettiche è quello classico del Triveneto. La madre di tutti PG del globo…! Ora prova a seguirmi su questo percorso… chi è il produttore leader riconosciuto del PG? Non è forse una cantina trentina? E le altre cantine trentine non sono tutte strettamente legate al PG? Non ci voleva un’aquila a fare uno più uno… Il Prosecco è ora esteso a tutto il Friuli e Veneto (esclusa Verona) ed ancora una volta assistiamo alla leadership internazionale di un vino bianco del nord-est Italia. Chi poteva rimanere confuso se anche il Trentino produceva Prosecco? Certamente nessun cliente e tanto meno consumatore estero… proprio nessuno. Te lo garantisco. E’ sfuggito anche un piccolo indizio: il Pinot Grigio ed il Prosecco devono il loro successo ad un fattore determinante quanto impercettibile. Entrambi sono vini freschi, fragranti, con leggera acidità, sapida mineralità, sono moderni e da bersi giovani e questo timbro nasce dalle peculiarità del terroir e specifica interpretazione dei vini da “pronta beva” del triveneto. Beh, peccato, peccato proprio, avevamo la possibilità di rivendicare il nostro pacchetto di azioni ed invece abbiamo snobbato e ignorato l’occasione e adesso il capitale sociale della florida azienda Prosecco è quasi interamente nelle mani del… bi-veneto!

  6. Angelo Rossi Angelo Rossi

    @Curiosa&Sospettosa. Non voglio togliere la parola a Claudio, ma m’intriga quell’occasione parsa… Una persa di sicuro, per mano, pardon, per pressione pubblica, è stata quella, ormai qualche anno fa, della mancata acquisizione della Mionetto (leader in quel momento) da parte della primaria azienda vitivinicola trentina. E a scanso di equivoci é bene sapere che siamo comunque tra i grandi esportatori di Prosecco!

  7. Angelo Rossi Angelo Rossi

    Non mi pare che la soluzione sia quella di contare i TIR di Prosecco che passano sull’Autobrennero, né quella di mettersi a piantare la Glera per fare Prosecco pure noi. Mi sembrerebbe sufficiente imparare come hanno “fatto” loro e cominciare a preoccuparsi dello Chardonnay, con un progetto serio di rilancio del “Trento” ed inventandosi contestualmente un nome geografico unitario per quelle bollicine che non possono ambire alla qualificazione più elevata. Se di Prosecco ne vendono 300 milioni di pezzi, siamo in grado di venderne 30 anche noi? O è chiedere troppo?

  8. Claudio Claudio

    … Ora quindi non ci rimane che sederci lungo la A22 e contare, che so, i 3.000/4.000 TIR all’anno carichi di bottiglie di Prosecco diretti ai mercati del nord Europa. Giusto? Se i camion non hanno la tessera gratis e se pagano il pedaggio, almeno qualche lira di consolazione resta anche noi… E se invece di introdurre la tassa di soggiorno per i turisti introducessimo invece la tassa sul transito del Prosecco? E quale luogo più comodo per far fare loro dogana se non alle Torri Pat in via Brennero/via Trener? Ci si arriva comodamente sia dall’autostrada che dalla Valsugana e così non ci faremmo scappare nessuno…

    Ultimo dei Mohicani, resto fermamente convinto che il Trentino abbia perso un’occasione storica quando ha snobbato l’ultima occasione di autorizzare l’impianto di Prosecco in provincia. In uno dei primi commenti sul lungo post del PG ebbi a scrivere: “… io avrei giudicato ancora più sensato trovare una rivetta nascosta dove piantare qualche virgulto/barbatella di Prosecco e, là vicino, piantato un altro bel cartello…”, lo dicevo convinto. Se aspettiamo ancora un po’ che magari si sveglino anche i nostri cugini di polenta gialla del bellunese (eh già, se non erro anche Belluno è nell’area DOC del Prosecco…), beh …allora… di bollicine di montagna ne vedremo di belle…

    1. Curiosa&Sospettosa Curiosa&Sospettosa

      Claudio, questa tua teoria assomiglia un po’ ad un eresia. Ma mi incuriosisce: spiegami perché consideri un’occasione persa per il Trentino il Prosecco che non c’è. Non si rischierebbe di creare nel consumatore un effetto confusione?

  9. g.fago golfarelli g.fago golfarelli

    Caro Angelo, non ti preoccupare.
    Sono sempre gli stessi quelli che non sanno apprezzare la tua professionalità come sono sempre gli stessi che si inventano ogni anno e poi abbandonano i frizzantini…delle Dolomiti !
    E la chiamiamo ancora concorrenza ???

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