Letteratura Cooperativa

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Sul quotidiano TRENTINO di oggi la lezione letteraria di wonderdiego: la grammatica della cooperazione non è compresa. Dobbiamo studiare di più. Tutti.
Grazie Diego! Proveremo a guardare a La-Vis con attento sguardo grammaticale.

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13 Commenti

  1. Tony Belly

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    Saluti
    Tony Belly

  2. Claudio Claudio

    Volendo analizzare i bilanci 2011/2012 di un campione di ca. 15 coop trentine emergerebbe un totale ricavi per ca. € 500 mil e debiti netti per ca. € 286 mil (57%). Il 57% verrebbe tenuto a bada soprattutto dalla Cavit con la sua esposizione netta di ca. il 17%. L’altro dato significativo è rappresentato dall’utile di esercizio che in totale raggiunge all’incirca € 8,4 mil., quindi se le bocce rimanessero ferme, il debito, con il pieno impiego dell’utile di esercizio utilizzato collettivamente, si potrebbe estinguere in ca. 33 comodi anni. Ma non è così perché le condizioni di mercato hanno portato alla discesa dei margini, all’aumento dei costi ed all’aumento del servizio al debito (interessi ecc.). Inoltre c’è un altro fattore negativo scarsamente considerato ed a mio avviso devastante nella profondità delle aziende. Oggi i vertici aziendali di tutte le cantine con problemi di debiti e cash-flow spendono di gran lunga (di gran lunga…) più tempo, risorse economiche, energie ed attenzione a gestire e tenere a bada le banche, i creditori e l’area debiti/recupero crediti di quello che dedicano a gestire la Clientela, il Mercato, il personale interno e la qualità dei prodotti… di gran lunga…! Queste aziende indebitate sono ormai diventato loro malgrado avanposti finanziario/politici al servizio delle banche, le cui fila sono tirate dalla Banca d’Italia, le cui fila sono tirate dal Ministero del Tesoro, le cui fila sono tirate dalla BCE, Bruxelles ecc.. ecc.

  3. Tex Willer

    Io sto con Diego, per me il sistema è buono avrebbe solo bisogno di qualche piccolo aggiustamento.
    Per esempio il CdA ha carta bianca su tutto nella governance, giusto, ma sarebbe altrettanto giusto che ogni tanto la compagine sociale sia chiamata in un assemblea e gli si spieghi le scelte, l’andamento, le vendite, le aspettative.
    Il socio secondo me ha il sacrosanto diritto ad essere maggiormente informato, il passa parola del bar non conta niente. Ci vuole più condivisione nelle scelte e un assemblea all’anno è troppo poco!
    Da tali incontri il CdA potrebbe anche ricavarne tonici impulsi e sopratutto una sana complicità della base sociale nelle scelte, non ci si potrà più nascondere dietro il classico “non sapevamo niente”.
    E poi creazione di nuove reti di imprese tra Cooperative, per tagliare le spese e per dare all’agricoltore servizi all’altezza (assistenza tecnica).

    Mentre per quanto riguarda il problema sollevato da qualcuno sulle capacità intellettive di chi viene eletto ad amministrare si deve ammettere che esiste solo una «culpa in eligendo» degli elettori, e basta.

    1. Anonimo

      Caro Tex… pienamente d’accordo con te… se gli intenti fossero puri… purtroppo però non sempre lo sono… e questo crea, ed ha creato, le discrasie che oggi attanagliano gran parte delle cantine cooperative trentine…

  4. Erwin

    Caro Cosimo… visto il tuo smisurato sapere delle varie vicende del mondo enoico trentino e non, voglio porti un quesito… Schelfi, in un passaggio dell’articolo affrma testualmente:” Dal punto di vista del produttore, dunque, è un ricavo, non un costo. Non sa quant’è difficile” sospira Schelfi “far capire questo meccanismo non solo al cittadino interessato, ma anche alle banche, ai ricercatori, persino agli interlocutori di Bruxelles che insistono a non distinguere le cooperative dalle società per azioni. Per noi è un problema serio, c’è poca letteratura sull’impresa cooperativa.”… Ma se la maggioranza non capisce ciò che un singolo afferma… non ci si è posti il quesito che forse, e sottolineo forse, ciò che si sta tentando di sostenere sia una cagata…??? Ecco, questo il mio dubbio…

    1. Conosco WonderDiego, personalmente, da tanti anni. Conosco il suo senso di responsabilità e la sua dirittura. Credo, che quando sostiene queste cose, in parte sia anche in buona fede. Ma credo che le dica soprattutto perché sta interpretando un ruolo, quello di presidente della federazione. Ha bisogno di rassicurare i soci e il suo mondo in un momento di estrema fragilità. Diego è soprattutto un politico, è un presidente che fa politica perché per amministrare un mondo cosi articolato come quello cooperativo trentino, con circa 200 mila soci, tante spente centrifughe, difficoltà di selezione della classe dirigente, forse di politica c’è bisogno. Al di la’ della letteratura….

      1. Anonimo

        Condivido in pieno l’analisi. Il mondo della cooperazione trentina e’ una galassia dove convivono passioni, sensibilità, cinismi, vincoli aziendali, piccole e grandi questioni di bottega accanto a idee, progetti e visioni di grande respiro (oggi decisamente meno del passato, ahimè!). “Tenere assieme” questo mondo richiede capacità che non sono di tutti: e’ innegabile. Però gli equilibrismi reggono fino ad un certo punto. Prima o poi serve un cambio di rotta. Del resto, e’ ormai assodato che lo sviluppo e l’innovazione si muovono per discontinuità, anche dolorose!!

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