Vino di montagna? Che fico!

Cima-Canali

Riceviamo – da Camera di Commercio di Trento a firma del dottor Paolo Milani – e volentieri pubblichiamo

Nota: Se avrete la pazienza di arrivare fino all’ultimo capoverso capirete anche il senso del titolo

 

 

Vini trentini e ristorazione italiana

L’83% DEI RISTORANTI DI QUALITA’ HA VINI TRENTINI

presentati questo pomeriggio a palazzo roccabruna i risultati dell’indagine realizzata da nomisma-winemonitor nell’ambito delle attività svolte dall’osservatorio delle produzioni trentine, come previsto dall’accordo di programma fra camera di commercio e provincia autonoma di trento.

In un mercato interno in cui i consumi agroalimentari sono sempre più penalizzati da una crisi economica che non accenna ad attenuarsi, il vino compare sempre meno fra gli acquisti abituali degli italiani. I dati di scenario – presentati oggi a Palazzo Roccabruna da Denis Pantini, direttore dell’Area agricoltura ed industria alimentare di Nomisma, nell’ambito di un’indagine sul posizionamento del vino locale nella ristorazione italiana, organizzata in collaborazione con il Consorzio vini del Trentino – parlano di un mercato nazionale che non manifesta segnali di ripresa: i consumi di vino hanno raggiunto nel 2013 il livello più basso degli ultimi anni, accelerando una corsa che li ha visti precipitare in un decennio da 29,3 milioni di ettolitri a 21,8 nel 2013. Un destino questo condiviso dall’altro grande produttore di vino europeo, la Francia, che in poco più di 10 anni ha lasciato sul terreno il 18% dei consumi. Nello stesso periodo di tempo l’export del vino italiano ha vissuto un momento di grande fermento, passando da 13,4 a 20,4 milioni di ettolitri, ma le prospettive non sono confortanti: il dato del 2013 segna un calo del 14% rispetto a due anni prima.

Nel mondo il 2013 ha fatto registrare consumi per circa 239 milioni di ettolitri, in lieve calo rispetto al biennio precedente. L’Italia resta il terzo mercato, preceduta da Francia (circa 28 milioni di ettolitri) e Stati Uniti (circa 29 milioni di ettolitri) e seguita da Germania (circa 20 milioni di ettolitri), Cina (circa 16 milioni di ettolitri) e Regno Unito (12,7 milioni). Più indietro Russia, Argentina e Spagna (intorno ai 10 milioni ciascuno). In crescita costante l’export: lo scorso anno si sono toccati per la prima volta i 34 miliardi di dollari su scala globale. Oltre ad essere il primo mercato per consumi di vino, gli Stati Uniti sono in questo campo anche il principale partner commerciale del nostro Paese: le esportazioni lo scorso anno sono state pari a 1,08 miliardi di Euro; seguono la Germania (1,02 miliardi di Euro), il Regno Unito (quasi 6,2 milioni di Euro), la Svizzera (3,1 milioni di Euro), il Canada (280 milioni di Euro) e il Giappone (154 milioni di Euro). La mappa del valore non cambia di molto nel caso del Trentino: nel 2012 su un totale di 322,5 milioni di Euro il 41,8% è stato assorbito dagli USA, seguiti da Germania (22,7%), Regno Unito (14,9%) e Canada (4%). Per il 2013 il dato stimato parla di un ammontare complessivo di 347,2 milioni di Euro (+7,6%).

Nell’ambito della ristorazione italiana l’indagine di Nomisma si è proposta di valutare “innanzitutto la notorietà e la reputazione dei vini trentini, nonché l’attuale offerta di vini del territorio trentino nelle carte vini della ristorazione commerciale”. Sono stati considerati gli esercizi segnalati dalle principali guide enogastronomiche italiane (Michelin, Gambero Rosso, Espresso, Osterie Slow Food e Golosario) in 9 regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia, Marche e Piemonte): i dati sono stati raccolti mediante somministrazione di un questionario telefonico a titolare/sommelier/chef del locale. Premesso che il 75% dei ristoranti dichiara di privilegiare nella propria offerta vini del proprio territorio e che il 72% li acquista direttamente dal produttore, gli intervistati che hanno dichiarato di avere in carta vini trentini imbottigliati – in media 15 etichette per ristorante – sono stati l’83,3%. Mediamente il vino trentino rappresenta l’11,7% del volume di vendita.

Passando alle tipologie, il Trentodoc è il vino più presente: il 67% dei ristoranti dichiara di proporlo in carta. Perché? Per il 33% è l’abbinamento ideale con molti piatti, per il 20% ha caratteristiche di struttura e complessità che ne fanno un gran vino, per il 17% è un prodotto molto richiesto dai clienti. Per tasso di penetrazione dopo le bollicine si impongono il Trentino Doc Müller Thurgau (58%), il Teroldego rotaliano Doc (53%), il Trentino Doc Chardonnay (48%), il Trentino Doc Pinot grigio (41%), il Trentino Doc Nosiola (27%) e il Trentino Doc Marzemino (23%). Solo il 17% dei locali non propone vini trentini, perché – rispondono i ristoratori – si preferiscono etichette di altri territori (40%) o perché la clientela non li richiede (15%) o perché non si abbinano bene ai menù (10%).

Nel binomio vino-territorio un aspetto importante è rappresentato anche dalla montagna: secondo il 49% sarebbe un fattore determinante nei propri acquisti, tanto che, nella classifica dei territori di montagna ritenuti più interessanti, il Trentino con il 21% è secondo solo al Piemonte (24%), davanti a Veneto (16%) e all’Alto Adige (13%).

 

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13 Commenti

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  3. Claudio Claudio

    Fantastico! Dopo il 7 a 1 della Germania sul Brasile e l’impresa di Nibali sul pavé ora ci godiamo anche l’impresa di Nomisma… basta guardare i numeri (e che numeri!): l’83,3% dei ristoratori italiani hanno in media 15 etichette trentine con un volume di vendita del 11,7% sul totale. Il Trentodoc è sulla carta di un bel 67% dei ristoratori… poi c’è un misterioso “tasso di Penetrazione” che lascio a Cosimo da chiarire e, dulcis in fundo, abbiamo anche dalla nostra come fattore determinante il territorio di montagna che contendiamo solo al Piemonte e poi a seguire il Veneto, due regioni che si sa hanno una folta schiera di rinomati vini scelti dai consumatori proprio perchè “vini di montagna”… ed ora i vertici della CCIAA di Trento (orfani del dott Zanoni) e della PAT, con questi bei numeri in pasto alla plebe ora possono tranquillamente fare le valigie per due meritati mesi ai Caraibi…

  4. Gaioplinio

    La cosiddetta confusione e’ il normale destino delle regioni che hanno un nome composto, lo stesso dicasi per quello che riguarda l’Emilia Romagna. Posso comunque confermare che per Trentino nel resto d’Italia si intende la regione Trentino Alto Adige e non la provincia. Del resto a proposito del Chianti, Brunello si parla di vini toscani e non di vini senesi e/o fiorentini.

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