Il vino, le streghe e il marketing

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contributo di Samanta Mela – Devo fare uno spettacolo il primo di agosto con tanto di sabba delle streghe e spulciando e cercando in un testo antico del 1897 che si intitola ARADIA – Il vangelo delle streghe – dettato dalla strega fiorentina Maddalena circa le usanze toscane in fatto di stregheria a Charles Godfrey Leland, ho trovato una cosa che mi ha molto affascinata: spiega perché i vini toscani funzionano molto bene sia in bocca che sul mercato.

UN INCANTESIMO PER AVERE UNA BUONA VENDEMMIA E UN OTTIMO VINO CON L’AIUTO DI DIANA

Colui che vuole avere una buona vendemmia e un buon vino dovrà prendere un corno pieno di vino,andare con questo nei vigneti o nei campi dove crescono le viti e, bevendo dal corno, dire:

Bevo ma non bevo il vino,
Bevo il sangue di Diana,
Che da vino nel sangue di Diana
Si deve convertire,
E in tutte le mie viti
Lo spanderà,
E buona raccolta mi verrà.
Ma quando avrò avuto buona raccolta,
Non sarò ancora fuori di sciagura,
Perché il vino cattivo mi puoI venire,
Perché puol nascere l’uva
A luna vecchia…
E così il mio vino puole sempre andare
In malora — ma io bevendo
In questo como, e bevendo il sangue,
Il sangue di Diana, col suo aiuto
La mano alla Luna nuova io bacerò,
Che la mia uva possa guardare,
Al momento che crea l’occhiolo
Alla crescenza dell’uva
E fino alla raccolta,
Che possa venire il mio vino buono,
E che si possa mantenere
Da prendere molti quattrini,
E possa entrare la buona fortuna
Nelle mie vigne
E nei miei poderi!
Quando il mio vino penderà
Di andare a male, il corno prenderò
E forte, forte lo suonerò,
Nel punto della mezza notte,
Dentro alla mia cantina lo suonerò,
Lo suonerò tanto forte
Che tu bella Diana anche da molto lontano,
Tu lo possa sentire,
E finestre e porte
Con gran forza tu possa spalancare,
A gran corsa tu mi possa venire
A trovare, e tu possa salvarmi
Il mio vino e tu possa salvare,
Salvare me da grande sciagura,
Perché se il mio vino a male anderà,
La miseria mi prenderà.
E col tuo aiuto, bella Diana,
Io sarò salvato.



Questa è una invocazione e una tradizione molto interessante, probabilmente anche molto antica a giudicare dalla sua sorprendente evidenza intrinseca. Perché è in primo luogo dedicata a un argomento che ha ricevuto poca attenzione — cioè la connessione di Diana in quanto la luna con Bacco — anche se nel grande Dizionario Storico Mitologico di Pozzoli e altri è espressamente affermato che in Grecia il suo culto era associato con quello di Bacco, Esculapio e Apollo. Il nesso che collega questi culti è il corno. In una medaglia di Alessandro Severo, Diana di Efeso porta la cornucopia. Questa rappresenta il corno o le corna della luna nuova, sacri a Diana. Secondo Callimaco, Apollo stesso costruì in onore di Diana un altare costituito interamente di corna.
La connessione del corno con il vino è ovvia. Tra gli antichi Slavi era consuetudine che il sacerdote di Svantevit, il dio del Sole, guardasse se il corno che l’idolo teneva in mano era pieno di vino per predire una buona vendemmia per l’anno successivo. Se il corno era pieno, tutto sarebbe andato bene. Se il corno era vuoto, egli lo riempiva e beveva da esso; poi lo riponeva nella mano dell’idolo e prediceva che alla fine tutto sarebbe andato bene. Non può non sorprendere il lettore il fatto che questa cerimonia è stranamente simile a quella descritta nell’invocazione italiana, con la sola
differenza che in una si invoca il Sole per assicurarsi un buon raccolto e nell’altra la Luna.Nelle Leggende di Firenze c’è la leggenda di Via del Corno in cui l’eroe, caduto in un grande tino di vino, si salva dall’annegare suonando a gran forza un corno. Udendo il suono che giunge a una distanza incredibile, perfino a terre sconosciute, tutti accorrono come stregati a salvarlo. Anche nell’invocazione precedente, Diana accorre dalle profondità del cielo al suono del corno, spalancando porte e finestre per salvare il vino di colui che suona. C’è un’affinità singolare tra questi racconti.
Nella leggenda di Via del Corno, l’eroe è salvato dal Folletto Rosso che gli dà il corno ed è lo stesso folletto che appare nello scongiuro del Sasso a Palla, sacro a Diana. Questo perché lo spirito è
notturno ed è il servitore di DianaTitania.
Baciarsi la mano alla luna nuova è una cerimonia di antichità sconosciuta e, perfino ai suoi tempi, Giobbe la considerava pagana e proibita — il che significa sempre antiquata e fuori moda .- come quando dichiarò (xxxi 26, 27):
«Se guardassi la luna camminare luminosa… e il mio cuore fosse segretamente stregato o la mia bocca baciasse la mia mano… questa sarebbe un’iniquità che deve essere punita dal Giudice, perché avrei negato il Dio che sta in alto». Dalla qual cosa si può dedurre che Giobbe non capiva che Dio aveva creato la luna e appariva in tutte le sue opere, o diversamente che egli credeva realmente che la luna fosse una divinità indipendente. In ogni caso, è curioso vedere come questo antico rito proibito sia sopravvissuto, eretico quanto mai.
La tradizione, come l’ho data, omette evidentemente una parte della cerimonia che può essere fornita dagli autori classici. Quando il contadino compie il rito, non deve comportarsi come fece una volta il servitore africano di un mio amico. Il compito di questo negro era di versare ogni mattina una libagione di rum a un feticcio — ma lui la versava dentro la sua gola. Il contadino dovrebbe anche aspergere le viti con il vino proprio come gli agricoltori del Devonshire, che osservavano tutte le cerimonie di Natale, aspergevano da un corno i loro meli.

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