Enantio, qualcuno ci crede ancora. In Veneto

roeno enantio cristina fugatti
Intervista a Cristina Fugatti, Azienda Agricola Roeno: i viticoltori resistenti del Veneto.
In Trentino, è tutto un altro paio di maniche: la capitolazione al diktat cooperativo e al modello industrialista ha ucciso gli autoctoni.

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7 Commenti

  1. sandro sandro

    Questo è vero solo in parte però, dobbiamo anche dire che, questo è stato l’unico territorio di tutto il trentino, dove, a livello istituzionale, niente si è fatto negli anni scorsi, per promuovere e far conoscere questo vino, basti pensare che parliamo, dell’unico autoctono trentino di cui cavit ecc. mai si sono occupati.
    Forse a livello “politico”, il teroldego anziche il marzemino, contavano di più.

    1. E’ chiaro che in Rotaliana si è saputo ragionare meglio e di più attorno al concetto di territorio e si è saputo organizzare attorno al progetto una rappresentanza politica all’altezza di questa visione. In Lagarina questo non è avvenuto: non si è stati capaci fare altrettanto. Così è andata.

    2. Massarello Massarello

      Una decina d’anni fa il Consorzio della Terradeiforti che con Dolcè, Rivoli e Brentino Belluno comprende anche Avio, aveva fatto cose interessanti puntando sull’Enantio e poi anche sulla Casetta. Come dice Cosimo, la politica di Trento non colse l’importanza del legame a sud, come pare non interessarsi di quello a nord. Non è stata una scelta autarchica, magari lo fosse stata! L’Autonomia trentina non ha puntato sugli autoctoni se non a parole. Di fatto siamo un bacino che si interessa soprattutto al Pinot grigio e alla sua redditività residuale. Nessun serio progetto di rilancio territoriale incardinato sulle tipicità locali, solo fuffa autoreferenziale in esaurimento pure questa. Salvo piazzare un autoctono, quello sì, alla guida di FEM.

  2. sandro sandro

    Sono perfettamente d’accordo, e mi spiace per il tono, forse trovo insopportabile, che noi viticoltori vallagarini, che avevamo in mano un piccolo tesoro, siamo stati così poco intelligenti.

    1. Questo, Sandro, è appunto un altro discorso. Ed è il discorso di un’identità dimenticata. Non so se si trattasse di un piccolo tesoro, ma so che era l’unico modo per immaginare una strategia di lungo periodo che abbinasse vino e territorio. Si è preferito guadagnare, molto e subito, con il Pinot Grigio sacrificando tutto il resto. Si è trattato di una grande bolla speculativa, che le notizie di questi giorni (doc Venezia) confermano.

  3. sandro sandro

    Mi scandalizza che aziende agricole come questa siano diventate esempi per il mondo vitivinicolo!! La storia di ognuno, cari signori ,è importante, e non basta far finta di dimenticarla. informatevi!!

    1. Caro Sandro, credo di conoscere bene la storia di questa azienda. E credo anche di sapere a cosa ti riferisci.
      Ma qui il punto è un altro. Il tema è quello dell’Enantio, vino identitario che il Trentino ha abbandonato lasciando il testimone ad un manipolo di aziende venete che almeno ci provano. Alcune bene altre meno bene. Ma almeno ci provano. Trovo, piu scandaloso – anche se questa parola non mi piace – l’atteggiamento sterminatorio adottato in Trentino dalle grandi coop.

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