Si riparte da sette

Fonti attendibili e istituzionali oggi mi hanno confermato che il tiraggio di TRENTO nel 2013 si è attestato attorno a sette milioni di bottiglie. Il numero dichiarato qualche giorno fa dall’assessore all’Agricoltura della PAT, Michele Dallapiccola, e che ha lasciato tutti a bocca aperta, dunque era corretto.
Le bottiglie di TRENTO, quindi, non sono più otto milioni (come si giurava fino ad un anno fa) ma esattamente un milione in meno.

E pensare che qualche mese fa un giornalista di settore introdottissimo nell’ambiente, e da molte altre parti, in un’occasione pubblica asserì (eravamo nelle cantine fonde di San Michele) che le bottiglie erano addirittura 14 milioni “perché si devono conteggiare anche le Riserve“, disse alla platea sbalordita: io lo guardai con compatimento.

Comunque, ora sappiamo che sono sette. E si riparte da qui.

Suggerisco, però, di correggere le amene didascalie che compaiono sul sito istituzionale www.trentodoc.com dove si legge ancora “circa 8 milioni di bottiglie“.

E già che ci si deve mettere mano, magari si sistemi anche l’elenco delle aziende aderenti. Che, fatti due conti della serva, oggi dovrebbero essere 41 e non più 40.

E se proprio non si riesce a fare a meno della levigatezza della cifra tonda, magari si scriva 1 [Ferrari] + 40.

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17 Commenti

    1. …ah..vedi che ogni tanto un piccolo risultato lo otteniamo. Dovrebbero darci una medaglia, a me e a te, Franco. Una medaglia al valor del TRENTO, per l’opera certosina e quotidiana, e a questo punto anche utile, che compiamo a favore di questa denominazione. Ma temo che questo non accadrà. Mai.

  1. allora niente più “otto milioni di baionette”, pardon, di bottiglie?
    Povero Trento Doc, cosa succede?
    In questi giorni passati in Champagne almeno tre persone, produttori e chef de Cave, mi hanno parlato, con rispetto, curiosità e ammirazione (mais oui..), dei metodo classico della Franciacorta. Quando ho cercato di ricordare che c’é anche il Trento Doc, mi hanno puntualmente risposto: “jamais gouté: je ne le connais pas…”
    Comment se fait-il ça?

  2. Claudio ha centrato in pieno il problema.. Come diceva Napoleone : Dio è sempre dalla parte dei grandi battaglioni… Gli altri : o fanno i vandeani.. o gli chouan o gli sciuè-sciuè… Di sicuro sono destinati ai Musei ( Vatican not included..)

  3. Claudio Claudio

    …7 (milioni di bt) è sempre un bel numero… ma è sempre lo stesso, milione più milione meno, da diversi anni ormai… I casi sono due: o non cresce l’offerta o non cresce la domanda. Non vorrei che il MC trentino per mancanza di visione, di strategia e di investimento finisse come il Novello… Non posso non osservare che la Tenute Lunelli (Ferrari) negli ultimi anni ha orientato la sua strategia di investimento in comparti ben diversi dal MC, oltre alla Grappa Segnana e Surgiva e Locanda Margon, sopratutto nella cantina “Carapace” Tenuta Castelbuono in Umbria, nella Tenuta Podernovo in Toscana, nel 50% di Bisol Prosecco in Veneto e investimenti di 10 milioni di euro in una nuova cantina nel Veneto ed ultimamente con 5 milioni di euro nel Clubitaly che detiene il 20% di Eataly/Oscar Farinetti. Qui a Trento ci si crogiola nel credere che tutta questa girandola di investimenti abbia come fine principale il posizionamento della bandiera del MC Trentodoc a destra e a manca per tutto il globo e apra la strada gratuitamente ai valligiani che stanno alla finestra ad aspettare di saltare sul treno per visitare le colonie già in attesa di firmare contratti, io invece propendo per ritenere che il focus di vendita e di crescita della premiata ditta Lunelli sia da tempo molto cambiato e che il MC Trentodoc sia per i Lunelli quello che la Ferrari è per Marchionne… un bel biglietto da visita, certamente, ma poi il grande business si fà con altro tipo di lamiere…

  4. Massarello Massarello

    Non per polemica, ma per informazione ricordo che ogni azienda deve annotare sul registro di imbottigliamento il numero esatto prodotto e i dati sono ovviamente riservati agli organi di controllo. Presumo che fornendo i propri dati all’Istituto del Trentodoc l’azienda tenga invece conto di altri fattori, quali ad es. la riservatezza sulle politiche aziendali o gli importi delle quote sociali da versare qualora legate al numero di bottiglie prodotte o vendute. Se l’Istituto poi si occupa soprattutto di promozione anziché di tutela, (la vera strategia politica) non possiamo lamentarci dell’incertezza sulle cifre. Situazione riflessa dal sito, graficamente gradevole, ma dai contenuti banali e perciò stesso inutili, con errori (anche nelle traduzioni) che portano danno. Contenti loro…

    1. Claudio Claudio

      … In altre parole caro Massarello stai suggerendo che il timoniere dell’Istituto Trento Doc governi la rotta basandosi su dati che possono essere una massa di balle… o bolle… se preferisci… certo, situazione molto comprensibile, soprattutto se si tiene conto del bisogno di garantire la privacy alle aziende… . (Mi ricorda i vecchi film della serie “Ai Confini della Realtà”…).

      1. Massarello Massarello

        Dico solo che in Trentino le colline sono a Chardonnay per un terzo di tutta l’uva prodotta, con costi che non coprono più le spese. Senza collina possiamo chiudere. Meno di un terzo dello Chardonnay di collina va a MC. Con le strategie in atto non si va oltre i 7 milioni di pezzi… E allora? Continuiamo a camminare sul filo sospeso nel vuoto o ci cerchiamo una strada, o magari un sentiero, un po’ più sicuro?

        1. Claudio Claudio

          Caro Massarello, sul fatto che in Trentino abbiamo tanto Chardonnay da cloni per vino spumante siamo tutti d’accordo, come pure era palese la strategia di Re Sole iniziata nel 2007/2008 di puntare molte fiches di vari colori e importo sul TRENTO DOC MC col duplice scopo di ampliare lo sbocco dei quello Chardonnay e aumentare la redditività per litro. Strategia che vorrei ricordare ha compreso anche l’avversione all’ipotetico progetto di acquisto della Mionetto da parte della Cavit. Ebbene i fatti, ovvero i numeri, dicono che in questi 6-7 anni la strategia di espansione del TRENTO DOC non ha prodotto frutti, o perlomeno non i frutti sperati. Oltre a quanto detto in precedenza riguardo gli orientamenti di investimento della famiglia Lunelli vorrei anche aggiungere ad esempio che la Cavit ha fatto un recente investimento acquistando il 51% della Kessler tedesca, plausibilmente per incrementare le vendite sì di Chardonnay (sfuso?) ma certamente non di TRENTO DOC. E’ recente inoltre la notizia che la Tommasi di Verona ha acquisito quote della Cesarini Sforza e si può tranquillamente scommettere che l’interesse del produttore di vini rossi veronesi è per l’accesso agli impianti di spumantizzazione di bollicine a basso prezzo e non per il TRENTO DOC. E ora una domanda retorica: visto che coi fatti i grandi marchi trentini stanno investendo in tutt’altra direzione, (sfuso e charmat), in quanto sono giustamente interessati alle macro-nicchie (… 70 milioni di Millenial… ti ricorda niente?) e non alle micro-nicchie, chiedo, gli altri 36-37 passeggeri hanno idea di dove sta andando la barca del loro Istituto TRENTO DOC?

          1. Massarello Massarello

            Caro Claudio, evidentemente ai 36-37 va bene così, con un pò di promozione sostenuta da fondi istituzionali.La questione dello Chardonnay in esubero riguarda soprattutto gli altri 3-4 che sono le grosse cooperative locali. Queste stanno perseguendo iniziative aziendali che non hanno lo scopo precipuo di risolvere il problema che è territoriale. Non si risolve, cioè, con le cisterne (sopravvivenza), ma con le bottiglie (sviluppo). Le domande da porsi allora sono: ci sarà mai qualcuno, sopra i 3-4, consapevole della situazione che si prenda la responsabilità di proporre un’iniziativa consortile per dare stabilità e soddisfazioni ai coltivatori di Chardonnay? È ancora: Devono continuare a starsene buoni accontentandosi di quello che passa il convento o vogliamo averli attori attivi di un piano di rilancio territoriale?

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