TRENTO: le bottiglie sono 7 milioni. Circa

TRENTODOC

Vi ricordate la nostra intervista “impossibile” all’allora consulente – direttore di Istituto TRENTO DOC (e oggi consulente marketing di Consorzio vini del Trentino), Fabio Piccoli?

Erano gli albori (quasi) di questo blog e avevamo rivolto all’autorevole giornalista alcune domande, diciamo così, impertinenti, per tentare di capire quali fossero le strategie dell’Istituto rispetto al marchio collettivo del metodo classico provinciale. Naturalmente le nostre domande rimasero senza risposta.

Qualche settimana dopo le stesse domande furono rilanciate in Consiglio Provinciale da un’interrogazione firmata dal consigliere provinciale della Lega Nord Claudio Civettini. Ma nemmeno lui ricevette risposta. A differenza del nostro Blog, tuttavia, l’esponente leghista non si diede per vinto. E all’inizio di quest’anno ripresentò le medesime domande. Dopo sei mesi le risposte sono finalmente arrivate. La firma è quella dell’assessore provinciale all’Agricoltura Michele Dallapiccola. E non tutte sono scontate: c’è di che discutere da qui sino a capodanno. L’assessore fa finalmente luce anche sul mistero gaudioso del numero delle bottiglie prodotte con la denominazione TRENTO: circa 7 milioni. Quindi un milione in meno rispetto a agli otto milioni di baionette di cui si parlava fino ad un anno fa.

Ma andiamo nel dettaglio:

Leader: “Trento Doc è leader a livello nazionale per quanto riguarda la qualità del metodo classico, questa posizione gli viene riconosciuta pressoché da tutto il mondo vitivinicolo, anche grazie ad un territorio oggettivamente vocato a questa produzione”.

Costi: “Per quanto riguarda l’Italia, il primo obiettivo è di far conoscere questo marchio presso gli operatori di settore con le azioni concrete raccolte nel piano promozionale 2014 del
valore complessivo di 510.000 Euro”.

DOCG? No grazie! : “La scelta di intraprendere il percorso di riconoscimento della DOCG per Trento Doc, alla luce del contesto vitivinicolo nazionale attuale e della volontà degli associati, non è considerata prioritaria, mentre il meccanismo di cofinanziamento viene proposto dal Consiglio di Amministrazione e approvato dall’assemblea in base al numero di bottiglie prodotte”.

Chi comanda? : “Il DM 9 ottobre 2012 riconosce al Consorzio volontario di Tutela dei Vini del Trentino l’incarico a svolgere funzioni di tutela, promozione, valorizzazione,
informazioni al consumatore e cura generale degli interessi della DOC Trento”.

W le cooperative : “Il valore sociale della cooperazione è fuori discussione, in quanto senza la cantina sociale molti viticoltori non avrebbero la possibilità di commercializzare le proprie uve”.

Quante sono le bottiglie? “In Trentino si producono circa sette milioni di bottiglie Trento doc, di cui il 90% vendute in Italia. Circa il 95% della produzione è concentrato in quattro aziende, fra cui l’azienda leader di settore.

Di seguito la risposta integrale:

 

Con riferimento all’interrogazione in oggetto, si comunica che l’Istituto Trento Doc è gestito da un consiglio di amministrazione eletto dall’assemblea dei soci e
composto da otto produttori compreso il Presidente. Responsabile della Promozione è una dipendente di Trentino Sviluppo in distacco all’Istituto fino al 31 dicembre p.v., alla
quale viene corrisposto il compenso originariamente percepito in Trentino Sviluppo. Né l’attuale Presidente dell’istituto né la responsabile della promozione sono coinvolti in
partecipazioni in società di settore o di comunicazione. La strategia di comunicazione dell’Istituto è promuovere il marchio collettivo Trentodoc agli operatori dell’accoglienza, della ristorazione e della distribuzione, con azioni volte a far conoscere il metodo di produzione, il territorio e le differenti realtà delle 41 case spumantistiche associate. Inoltre, si è avviato un percorso di visibilità su
web con la realizzazione di un nuovo sito internet e l’apertura e gestione dei canali social; la gestione dell’area web e in capo all’Istituto. Al riguardo, si specifica che allo stato attuale la promozione di Trentodoc non è più legata alla Camera di Commercio o in via diretta con Trentino Sviluppo, ma si sviluppa attraverso canali autonomi, ovvero attraverso il Consorzio dei vini del Trentino, sottoponendo agli associati una pianificazione annuale strategica e realizzandola. Lo Statuto relativo alla costituzione dell’Istituto Trento Doc, datato 11 marzo 2009, precisa all’art. 1, che viene costituita, ai sensi degli artt. 36 e seguenti del c.c., l’Associazione con denominazione “Istituto Trento Doc”, già Istituto Trento Metodo Classico (I.T.M.C.) dall’11 giugno 1992; l’istituto non ha scopo di lucro.
Lo Scopo dell’Istituto, come stabilito dall’ art. 2 è di promuovere l’immagine e la notorietà del Trento Doc e pertanto la qualità, l’origine, il metodo e la diffusione dello spumante di sicura origine trentina ottenuto con il metodo classico. A tale scopo l’Associazione potrà collaborare con quelle istituzioni e quegli Enti (quali a titolo esemplificativo PAT di Trento, CCIAA di Trento, Trentino spa – Consorzio Vini del Trentino) che con le loro finalità possano consentire il perseguimento dello scopo associativo. Gli organi sociali dell’Istituto sono l’Assemblea dei soci, il consiglio di Amministrazione e l’Organo arbitrale. L’art. 10 dello statuto stabilisce inoltre che l’Assemblea ha la facoltà di determinare un contributo una tantum a carico degli associati, sia per i soci in essere sia per i nuovi soci entranti, al fine di costituire un fondo comune. L’Istituto Trento Doc avrà un rendiconto economico e patrimoniale a partire dal 2014. Trento Doc è leader a livello nazionale per quanto riguarda la qualità del metodo classico, questa posizione gli viene riconosciuta pressoché da tutto il mondo vitivinicolo, anche grazie ad un territorio oggettivamente vocato a questa produzione. Per quanto riguarda l’Italia, il primo obiettivo è di far conoscere questo marchio presso gli operatori di settore con le azioni concrete raccolte nel piano promozionale 2014 del valore complessivo di 510.000 Euro. La scelta di intraprendere il percorso di riconoscimento della DOCG per Trento Doc, alla luce del contesto vitivinicolo nazionale attuale e della volontà degli associati, non è considerata prioritaria, mentre il meccanismo di cofinanziamento viene proposto dal Consiglio di Amministrazione e approvato dall’assemblea in base al numero di bottiglie prodotte. Il disciplinare di produzione del vino a denominazione di origine controllata «Trento» è stato approvato con: il D.M. 09.07.1993 (G.U. 169, 21.07.1993), modificato con i D.M. 25.09.2001 (G.U.236, 10.10.2001), D.M. 30.10.2002 (G.U. 261, 07.11.2002) e DM 30.11.2011 (Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP) http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4625
Il regolamento UE 1308/2013 all’articolo 95 individua chi può presentare domanda di protezione di una denominazione di origine. Già il regolamento comunitario 1234/07 prevedeva all’articolo 118 octodecies che ogni richiedente che soddisfi le condizioni previste dall’articolo 118 sexies può richiedere l’approvazione di una modifica del disciplinare. Per inciso possono presentare domanda le associazioni di produttori o in casi eccezionali i singoli produttori. Il DM 9 ottobre 2012 riconosce al Consorzio volontario di Tutela dei Vini del Trentino l’incarico a svolgere funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazioni al consumatore e cura generale degli interessi della DOC Trento. Il DM 7 novembre 2012, all’articolo 10, punto 6 prevede come devono essere
proposte le modifiche dei disciplinari attraverso l’assemblea del Consorzio e/o le firme dei produttori. Le norme riconoscono la titolarità di una denominazione ai produttori che
rivendicano le produzioni. Evidentemente qualunque modifica di un disciplinare di produzione non può essere fatta senza il consenso dei produttori. Il Trentino è fatto di tanti produttori, vignaioli e produttori soci di cooperative, produttori anche piccolissimi e tutto questo è una ricchezza. Sia la cooperazione che i vignaioli sono radicati in tutto il territorio trentino, non solo nel fondovalle. Il valore
sociale della cooperazione è fuori discussione, in quanto senza la cantina sociale molti viticoltori non avrebbero la possibilità di commercializzare le proprie uve. Le variazioni annuali nei quantitativi di vendita sono dovute a molteplici fattori che esulano dal tipologia di denominazione e rientrano pienamente nelle strategie di commercializzazione delle singole cantine. In tutti i territori coesistono diverse denominazioni, perché esistono terreni diversi, varietà diverse ed esigenze aziendali diverse, che danno la possibilità alle aziende agricole di poter trarre il proprio reddito dal proprio lavoro. In Trentino si producono circa sette milioni di bottiglie Trento doc, di cui il 90% vendute in Italia. Circa il 95% della produzione è concentrato in quattro aziende, fra cui l’azienda leader di settore.
Cordiali saluti.
– dott. Michele Dallapiccola –

 

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11 Commenti

  1. a parte che si indietreggia, Massarello, qui ci sono conti che non tornano. Ma non tornano sul serio. Ma vedrai che troveremo il modo di fare un’indagine più approfondita e precisa.
    Perché qui non è solo una questione di passione viziosa per i numeri. Ma anche di capire perché si spendano circa 500 mila euro pubblici (a cui andrebbero aggiunte altre cose: personale in missione e tanto altro) e a vantaggio di chi. attualmente i produttori associati sono 41 (anche se il sito ufficiale continua a parlare di 40), se togliamo i 6 milioni (ma saranno davvero sei?), resta circa un milione di bottiglie tirate, di cui mezzo milione non ho dubbi essere quelle di Cavit… e poi…? No, Massarello, i conti qui non tornano più. O forse non sono mai tornati. E tutta questa fiera del marchio collettivo (che non oso nemmeno più scrivere) si rivela davvero una fiera.

  2. sono spesso accusato di essere molto critico con il mondo del vino trentino. Ho spesso criticato Cavit, ma, avendolo conosciuto e avendogli parlato a lungo in due occasioni, ho ricavato l’impressione che il direttore di Cavit e presidente dell’Istituto Trento Doc sia una persona seria, concreta e pragmatica. Credevo a quanto affermava, ovvero che la produzione si attestasse attorno agli 8 milioni, non di baionette, ma di bottiglie. Ora prendo atto che altra persona credo degna di credito afferma che i milioni di bottiglie di Trento Doc sarebbero solo 7.
    Vogliamo aprire un dibattito su questa denominazione che a differenza dalla Franciacorta non cresce ma cala? Vogliamo parlarne. Io sicuramente lo farò su Lemillebolleblog e credo la farà anche questo blog amico

    1. qualcuno dice che siamo a 7 milioni già da un po’. e non solo dal 2013. In realtà in assenza di certificazioni ufficiali qui ci si deve fidare del sentito dire. Va così. E io, personalmente, mi sto anche rompendo un po’ le palle di chiedere. E di scrivere di queste cose, che restano sempre senza risposta.

      1. Massarello Massarello

        9, 8 o 7 in assoluto non cambia gran che, se non fosse che si va indietro. Se resta verosimile che Ferrari rimane attorno ai 6 milioni di pezzi impegnandosi sul valore anziché sui volumi, ragioniamo su quanto fanno i 41 produttori restanti.

  3. Claudio Claudio

    La conferma che i numeri de L’Espresso erano esatti. Infatti negli anni buoni del regno Peratoner erano ca. 8 mil di bt e poi si sa con la crisi le vendite hanno un po’ sofferto e quindi ecco che i 7 mil di bt hanno senso.
    http://www.trentinowine.info/2014/09/trento-per-milano-piccolo-giallo/

    Mi permetto anche una piccola nota a margine al Dr. Ziliani. Vorrei umilmente consigliargli di riporre temporaneamente nel cassetto alcune, a mio parer, un po’ precipitose affermazioni come: “…propendo per un errore dell’Espresso. I milioni di bottiglie, dice il saggio presidente dell’Istituto sono ancora otto. E lui é persona degna di fiducia…” e di attendere! E’ dal 18 settembre 2012 alle 9:36 am quando scrisse: “…caro Cosimo, ma che razza di mondo é il tuo Trentino? Come tu dici l’intervista al presidente dell’Istituto Trento Doc (che non é uno scoop, ma una normale conversazione – dialogo tra un giornalista indipendente e un bravo manager che vorrebbe fare, agire, cambiare, ma si trova di fatto con le mani legate e comincia ad averne piene le scatole…” che un sassolino mi girava nella scarpa… Se è d’accordo glielo dirò io quando la “persona degna di fiducia” e “il bravo manager” si sarà guadagnato i galloni nei veri campi di battaglia. Spero presto naturalmente…

  4. Massarello Massarello

    Delle 100 e più cose che si potrebbero dire, mi piacerebbe che l’Assessore si rendesse conto del vulnus che condiziona tutto il ragionamento. Se gli hanno cioè passato delle carte dove sta scritto che “la strategia di comunicazione dell’Istituto è promuovere il marchio collettivo Trentodoc …” e poi per i due terzi della risposta all’interrogazione parla correttamente di “denominazione di origine (controllata) Trento” con continui riferimenti a questo bene collettivo da tutelare e valorizzare, senza rendersi conto che l’azione dell’Istituto esclude quanti hanno scelto di non aderire al marchio collettivo (commerciale) “Trentodoc” esercitando il diritto inalienabile alla scelta di “Trento” come denominazione di origine per i propri metodo classico, allora dimostra di non aver compreso bene la portata dell’inghippo.
    Il Consorzio Vini poi, dovrebbe spiegare come concilia il suo riconoscimento istituzionale (erga ommnes) vincolato alla tutela e valorizzazione della “denominazione di origine controllata” (cioè “Trento” che è di tutti) se tramite l’Istituto si valorizza solo quello del club privato che reca il marchio commerciale “Trentodoc”. A Milano direbbero che quelli del Trentodoc hanno “ciulato nel manico” volutamente confondendo e trasformando un diritto di tutti in un diritto solo per qualcuno. La legislazione nazionale e comunitaria garantisce a tutti (se rispettano il disciplinare) la tutela e la valorizzazione della denominazione (e non dei marchi commerciali) e a questo assunto dovrebbe conformarsi anche la Provincia di Trento finanziando perciò “Trento” anziché “Trentodoc”.
    Se non si capisce questa differenza, non si capirà nemmeno perché nonostante i cospicui finanziamenti stiamo andando avanti come i gamberi.

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