#veneziacheresiste

Questa volta mi condivido.Spudoratamente.

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16 Commenti

  1. PO

    Sai, gent.mo Claudio, che non capisco perché devi essere offensivo nei miei confronti. Sarebbe più giusto che non ti rispondessi nemmeno, o che mi limitassi a dirti che se non ti piace la mia cultura giuridica e preferisci cantartela e suonartela da solo, basta la parola e mi ritiro in buon ordine, lasciando il campo a quelli che hanno la tua cultura storica o altra chissà. Ma ho sempre apprezzato i tuoi interventi qui, e mi dispiace non risponderti. Però siccome mi sono un po’ risentito allora ti rispondo con il tuo stesso tono:
    oltre alla lezioncina storica mi vorresti insegnare perché allora non l’hanno chiamata Treviso questa DOC, dato che la distanza è solo di 20 KM e la strada e bla bla bla e -uso le tue stesse parole- “Da sempre Treviso approvvigionava le isole della laguna e la flotta militare e commerciale di ogni derrata alimentare (ad esclusione del pesce…) quindi vini, carni formaggi ecc. e senza dimenticare di legname per le navi dalla foresta del Cansiglio” ? Sei tu stesso a dire che non aveva senso eleggere una doc per Caorle e Jesolo: mi stai dicendo dunque, usando la tua logica, che i vini li dà Treviso, il nome lo dà Venezia ed il consumatore compra Venezia ma beve Treviso ed è contentissimo? Io invece, dalla tua logica, capisco che hanno voluto buggerare tutti chiamando Venezia vini del Trevigiano, facendo una vera forzatura storica dato che i Veneziani non si sentono nemmeno veneti, i giudici per loro fortuna gli sono andati dietro, ed adesso i veneti fanno affari erodendo le quote trentine della IGT delle Venezie anche grazie alla assonanza del nome e tu sei contento. Ma è solo la logica di un povero giurista, che si inchina invece alla maggiore competenza altrui.

  2. Claudio Claudio

    Non è mai troppo tardi cari PO. E’ venuto il momento che anche tu sappia che è almeno dal 1389 che Treviso e Venezia sono legate, quasi senza soluzione di continuità, dalla stessa storia comune. Da diversi secoli la provincia di Treviso è stata utilizzata come entroterra della Serenissima, come il giardino di Venezia. L’antichissima strada di 20 km che collega Venezia a Treviso, il Terraglio, fin dal Cinquecento conduceva i patrizi e ricchi mercanti veneziani alle loro lussuose ville disposte lungo la via e poi su versi i colli trevigiani, Asolo, Maser, Montebelluna ecc.. Da sempre Treviso approvvigionava le isole della laguna e la flotta militare e commerciale di ogni derrata alimentare (ad esclusione del pesce…) quindi vini, carni formaggi ecc. e senza dimenticare di legname per le navi dalla foresta del Cansiglio. Le due città hanno condiviso non solo i vini ed il Prosecco, ma anche la poenta e schìe, poenta e renghe, le moèche, le màsanette, la soppressa, le uganeghe, il musetto, le canoce, i risi e bisi, le sarde in saòr, lo spritz, fino ad arrivare al tiramisù. Da quando hanno potuto possedere una Fiat, ogni weekend da primavera all’autunno i veneziani spaziano per l’entroterra trevigiano a selezionare vini e salumi ed il giorno di Pasquetta era rinomato per il loro picnic sulle prese del Montello. Treviso sta a Venezia come il lago di Garda sta a Verona e Long Island (Brooklyn, Queen, Hamptons) sta a Manhattan. Non credo ci sia in giro un solo veneziano che avesse potuto minimamente pensare ad una DOC per i soli “vigneti” di Chioggia, Cavarzere, Marghera, Eraclea, Jesolo e Caorle. Dopo 8 milioni di anni di evoluzione dell’uomo per il ns caro PO di “formazione giuridica trentina” e quelli che hanno intentato “questa” causa le leggi andrebbero scritte al di sopra e magari a prescindere dalla realtà… mah…

    (non deve però sfuggire ai lettori che stiamo ancora cazzeggiando sul tema del post…).

  3. Caro Claudio non oso pensare al dibattito e, soprattutto , ai tempi che sarebbero occorsi se in qualche sperduta landa trentina.. si fosse pensato ad un vino di nome : MONA…! Maso Mona..? Ma quindi.. la mona.. è nata a Trento od a Venezia..? E la mona all’ostrica.. è solo di Tinto Brass o di Russ Meyer..? ( dopo che aveva filmato i campi di sterminio nazisti..) La mona è finanziabile..? Solo monate..??? In mona vinces..?

  4. Caro PO… chiedo schiuma per le mie analisi non proprio colte alla “Foggy Bottom”… Le manderò in via preventiva al Tavistock Institute.. Per ora – rimedio – cercando un’omologa venexiana alla Nappi.. Faccio però una gran fatica.. Ti saluto, ricordando il comune collega Spartaco.. Ciao Retiarius..!

  5. PO

    Il correttore automatico mi ha cambiato in “terrori” la parola “terroir”, è chiaro che chi fa i computer delle mele non conosce il vino. Chiedo scusa.

  6. PO

    Posso sbagliare ma questo articolo non coglie il punto interessante della questione, e questa superficialità secondo me riguarda anche i commenti di Gianni Morgan Usai: ciò che la sentenza ha discusso è la confondibilitá della denominazione”Venezia” con la ” a” rispetto alla denominazione “Venezie” con la “e”, e la possibilità che possano chiamarsi vini Venezia anche i vini prodotti a Treviso. La sentenza dice che non è importante la collocazione geografica di tipo amministrativo, cioè che i vigneti siano o meno situati nel territorio comunale di Venezia, ma è importante la continuità di tipo colturale e culturale, la omogeneità della coltivazione ecc. Questo secondo me è più importante: il vino appartiene al territorio in cui vi è uniformità di saperi, e non appartiene a suddivisioni amministrative: per me è la vittoria del concetto di terrori rispetto ai formalismi qualche volta bizantini. Però è anche insieme la sconfitta di dare al vino i nomi dei comuni come una autorevolissima tesi suggeriva.
    Sulla confondibilitá di Venezia con Venezie invece mi sembra molto tirata per i capelli, infatti è ovvio che i due termini sono confondibili. Ma il giudice ha deciso così.

    1. Claudio Claudio

      Grazie caro PO, ora finalmente ci hai fatto chiarezza. La PAT ha intentato causa alla neonata DOC Venezia per cercare di evitare che i consumatori nel mondo possano confondere… IGT delle Venezie con DOC Venezia… Che nobile causa… (infatti tutti nel mondo sanno qual’è il territorio delle Tre-Venezie mentre pochi sanno dove si trova il territorio di Venezia e quindi è facile che si ingannino di fronte alla nuova etichetta!). Coraggio, fai un piccolo sforzo, prova a raccontarcela giusta… e raccontaci quali sono le vere implicazioni temute dalle nostre cantine… altro che la confusione del Consumatore… (per fortuna che intanto Cosimo c’è…).

      1. PO

        Per fortuna che ci sei tu, caro Claudio con il tuo buonsenso a buon mercato un tanto al chilo .Ahahah vino “Venezia” fatto a Treviso: applicando i criteri della sentenza, che tanto piace a te, (ma l’hai letta almeno?) a questo punto perché quelli di Borghetto non ci scrivono su “Sudtirol”? Pensi che i cari crucchi ne sarebbero contenti?

        1. mi dispiace dare torto (marcio) all’amico PO. Che considero una persona oltremodo intelligente e colta (e competente) oltre che amica. Ma questa volta, fa la figura di quello che casca dal pero o dal melo. O dal vigneto. O che vive sulle nuvole. E non quelle di Aristofane. Purtroppo. E nemmeno quelle di Faber.
          Aver voluto trasformare una questione politica, economica, sociale e culturale in capziosità legalistiche, significa non aver capito niente; significa non aver capito i rischi intrinsechi di un modello industrialista che ha abolito e struprato il territorio.
          significa non vivere con i piedi per terra: significa non rendersi conto che i territori (almento quelli veneti: che non sono Piedicastello) non si possono imprigionare coattivamente con banali escamotage burocratici. La questione, che è politica ed economica, andava affrontata subito così: con gli strumenti della politica e del confronto. Come qualcuno – di cui non posso fare il nome qui e ora – sta cercando di fare da qualche mese nella sua cantina di frontiera fra il veneto e il trentino.
          E invece a Trento, dove si è abituati a gestire il territorio come si gestisce la bocciofila di Piedicastello, si è preferito fare altro. Il risultato è questa roba qui.

          ps: quelli di Borghetto (per esempio tenuta san leonardo), caro PO, sulle loro bottiglie ci scrivono sopra Dolomiti…e le dolomiti non le vedono nemmeno con il binocolo…e manco le piccole dolomiti ..vedono . E nemmeno con il telescopio. Questo per dire che le denominazioni sono strumenti che si piegano ai bisogno dell’economia e dei processi reali. Non ai vaneggiamenti burocratici di chi vive sulle nuvole.

          1. PO

            Cara Alice: io credo che il mercato funzioni solo se ci sono delle regole, altrimenti prevarrà il più forte e questa sarebbe fra l’altro una visione “di destra” che trovo visceralmente insopportabile. Nelle regole ci sta anche quella di difendere marchi e denominazioni. Per questo io ritengo che il tentativo giuridico fosse da fare ed hanno fatto bene a farlo anche se hanno perso: in questo ti concedo che la mia formazione giuridica gioca un ruolo che magari mi fa perdere un po’ di lucidità. Certo, sarei anch’io molto più contento se, a fianco della via giudiziaria, vi fosse una concreta, forte ed autorevole via sostanziale di difesa e promozione del territorio Trentino sostenuta da una grande e lungimirante politica vinicola: è questa che realmente manca e credo anche io -su questo forse andiamo d’accordo- che dà ancora più fastidio che a questa mancanza non si ponga mano, mentre si sceglie come unica la via giudiziaria. Specialmente adesso che questa Corte ci ha indicato che il territorio quando si parla di vino non è solamente quello delle circoscrizioni amministrative (come il territorio comunale) ma è una cosa più ampia che va al di là e che contiene anche tradizioni, omogeneità che giustamente travalicano i confini. E bene fa il tuo amico a tentare di oltrepassare i confini: cosa che piace molto anche a me che i confini in generale li guardo sempre con sospetto (e perfino oggi non mi voglio piegare a guardare le differenze!!!!).
            Invece commentare la sentenza semplicemente come un azione giudiziaria scellerata, ecco questo lo condivido di meno. Anche perché adire la giustizia è sempre un segno di civiltà, altrimenti non resta che la giustizia privata, e si precipita della barbarie, no? Per questo ho considerato superficiale il commento di Claudio e anche di GMU che si è un po’ riabilitato con Spartacus – anche se a me piaceva tanto Gannicus (nel telefilm) forte e romantico cialtrone.
            Mi resta il tarlo di questi giudici che avendo considerato Venezia anche Treviso – scusa se mi ripeto- forse finiscono per dare torto a Veronelli e non è proprio un bel segno.
            Chiudo: anche io ho una grossa stima per il lavoro che si fa qui dentro in questo blog, ed ho stima per gli autori che lo animano, anche perché conosco i costi anche personali che sopportano (mi ricordo bene il post di inizio anno scorso “Buone notizie sotto la neve” ed i relativi commenti amari): sono per questo orgoglioso della simpatia che avete per me. E’ anche il sale della vita però non essere d’accordo qualche volta: per quanto riguarda il mio presunto acume, posso solo dire che a leggere questo blog ho la riconoscenza di aver sempre imparato qualcosa.
            ciao, PO

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