Il presidente vegano e il Consorzio azzoppato

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E’ Alessandro Bertagnolli, 47 anni, faccia da contadino, capello scapigliato e barba ribelle, ma soprattutto presidente della Sociale di Aldeno, il nuovo volto presidenziale di Consorzio Vini del Trentino. Contro ogni aspettativa, che avrebbe voluto al vertice di Consorzio Bruno Lutterotti, presidente della Toblino, la scelta dei soci è caduta sul presidente bio-vegano: della sua cantina la prima certificazione vegan in Italia applicata al vino e della sua azienda agricola le uve biologiche di Aldeno. L’uomo giusto, quasi il testimonial perfetto, per il pay – off del marketing del vino trentino, vino di montagna e vino sostenibile.

A questo presidente, che se lo si incontrasse per caso e senza conoscerlo lo si potrebbe scambiare per un vignaiolo anarcoide e naturista, paradossalmente toccherà di guidare un consorzio azzoppato e monocorde. Ma soprattutto industrial-cooperativo. Come a dire che a volte l’abito non fa il monaco. I vignaioli, infatti, ieri, hanno scelto la strada del disimpegno e hanno rinunciato ad eleggere la loro rappresentanza (comunicato stampa in calce). Gesto che potrebbe preludere, non subito ma probabilmente nel 2016, ad una loro uscita anche da Consorzio, oltre che dal CdA. Un segnale che mette a nudo, finalmente, la fragilità del sistema vino trentino e l’inefficacia della sua rappresentazione politico – istituzionale.

Insieme al presidente, ieri, l’assemblea ha nominato anche i membri del cda (comunicato stampa in calce), tutti di provenienza cooperativa e industriale; a parte l’inossidabile Paolo Malfer, il piccolo spumantista di Aldeno, in rappresentanza della sua categoria. Un consiglio noiosamente omogeneo che traccia la sintesi perfetta del potere vinicolo in provincia di Trento, diviso fra il sistema Cavit e sistema Mezzacorona e il cui baricentro territoriale gravita tutto fra il capoluogo e la rotaliana. Mentre la Lagarina, che rappresenta circa il 50 % del vigneto e della produzione della provincia, si accontenta di due soli rappresentanti consortili (uno in conto  Cavit e uno in conto Mezzacorona) e conferma la sua storica marginalità politica e la sua evidente debolezza culturale. Un equilibristico equilibrio di poteri, quello che regge il nuovo CdA, che rende flebili e pallide anche le prime dichiarazioni di buona volontà del neo presidente: “Il Consorzio deve rappresentare la sintesi delle varie esigenze, delle varie anime, della viticultura trentina. L’obiettivo è quello di guidare un gruppo coeso, compatto, nel quale tutti devono essere ascoltati e in cui si respiri un sereno clima di fiducia”.

Ecco i nomi:

Presidente: Alessandro Bertagnolli (Sociale di Aldeno – Cavit)

Consiglieri: Alfredo Albertini (Sociale di Trento – Cavit) – Vito Armani (Sociale di Ala – Mezzacorona) – Lorenzo Libera (Sociale di Avio – Cavit) – Paolo Endrici (Industriali), Marcello Lunelli (Ferrari – Spumantisti) – Bruno Lutterotti (Sociale di Toblino – Cavit), Paolo Malfer (Revì – Spumantisti), Giorgio Planchenstainer (Agraria di Riva – Cavit) – Fabio Maccari (Mezzacorona) – Luca Rigotti (Mezzacorona) e Andrea Pergher (Sociale di Roverè della Luna – Cavit).

L’assemblea di ieri ha anche approvato definitivamente la modifica al disciplinare della Doc Trentino, con una revisione che prevede l’incremento fino a 150 quintale/ettaro della produzione di uva Pinot Grigio. Decisione che ha fatto saltare definitivamente la mosca al naso ai vignaioli trentini, spingendoli, finalmente, a compiere il passo dei passi: quello del disimpegno istituzionale rispetto ad un organo di autogoverno che per quindici anni li ha emarginati dalle scelte, dalle decisioni e dalle strategie. E che li ha condotti a minacciare l’uscita definitiva dal Consorzio: “Se il Consorzio Vini non provvederà all’istituzione di un organo paritetico, competente nell’adozione delle decisioni in materia di tutela, produzione e promozione del vino trentino, tutte le aziende socie dell’Associazione Vignaioli si dimetteranno dal Consorzio Vini, che smetterebbe quindi di essere organo rappresentativo di tutto il sistema vitivinicolo trentino“.
………..
Il comunicato stampa dei Vignaioli del Trentino
TRENTO – 27/02/2015
I VIGNAIOLI DEL TRENTINO NON NOMINANO UN PROPRIO RAPPRESENTANTE NEL CDA DEL
CONSORZIO VINI
Nel corso dell’odierna Assemblea del Consorzio Vini del Trentino, chiamata al rinnovo delle cariche, l’Associazione dei Vignaioli del Trentino ha comunicato di voler rinunciare alla nomina del proprio rappresentante all’interno del Consiglio di Amministrazione. Il diritto alla nomina di un rappresentante dei Vignaioli è previsto dallo Statuto del Consorzio in quanto “la composizione del Consiglio deve prevedere un’equa rappresentanza di tutte le categorie che partecipano al ciclo produttivo”. La decisione di rinunciare alla rappresentanza in seno al Cda del Consorzio Vini – presa durante l’assemblea dell’Associazione Vignaioli del 26 febbraio 2015 – arriva dopo anni di vane richieste per una rappresentanza paritetica in seno al Consiglio di Amministrazione del Consorzio Vini, e parecchie battaglie contro le strategie promosse dallo stesso in qualità di organo competente per la tutela e la promozione del vino trentino. Il ruolo dei Vignaioli all’interno del Consorzio è, da Statuto, marginale. Il funzionamento infatti non si basa su un principio paritetico, ma il peso di ogni membro è calcolato proporzionalmente al quantitativo di uva e vino prodotti. La rappresentanza dei Vignaioli risulta in tal senso marginale rispetto a quella della cooperazione.
Il Presidente dell’Associazione Vignaioli, Lorenzo Cesconi: “Come Vignaioli non siamo più disposti a partecipare ad un organo nel quale non possiamo essere realmente rappresentati e che sistematicamente prende delle decisioni che sono dannose per chi, come noi, è impegnato in produzioni di qualità e forte riconoscibilità territoriale. Da anni chiediamo l’istituzione di un organo paritetico, la cui necessità è stata
evidenziata anche dal Piano di riorganizzazione del sistema vitivinicolo trentino della FEM. Tutte le nostre richieste sono risultate vane, siamo stati perciò costretti a prendere questa decisione e iniziare da domani il nostro percorso indipendente di tutela e promozione. Non possiamo più nasconderci dietro un dito, in Trentino ci sono due modi di fare viticoltura: uno orientato ad una produzione industriale che cerca la competitività nell’abbassamento dei prezzi; e uno, il nostro, orientato alla qualità, alla sostenibilità, alla riconoscibilità e alla valorizzazione territoriale. Il Consorzio Vini, da ultimo con la scelta in assemblea di oggi di aumentare le rese del Pinot Grigio, ha deciso di supportare il primo. Noi non possiamo accettarlo e per questo i Vignaioli presenti hanno ribadito questa mattina in assemblea la nostra contrarietà. Siamo un territorio di montagna, piccolo e verticale, non possiamo produrre con metodi industriali come fa il Veneto. Per vendere il vino a prezzi bassi, l’unico modo è che la materia prima costi poco. Ma in Trentino questo è impossibile perché coltivare la vite nei nostri territori di montagna costa molto. Noi non possiamo più avvallare la svendita del nostro territorio, perché il sistema non è più sostenibile. Il reddito agricolo trentino è quasi la metà di quello del Sudtirol, che ha capito con due decenni di anticipo che era necessario
cambiare. Il marchio Trentino invece nel mondo del vino non è più riconosciuto come marchio di valore. È ora di cambiare strada anche per noi”.
Se il Consorzio Vini non provvederà all’istituzione di un organo paritetico, competente nell’adozione delle decisioni in materia di tutela, produzione e promozione del vino trentino, tutte le aziende socie dell’Associazione Vignaioli si dimetteranno dal Consorzio Vini, che smetterebbe quindi di essere organo rappresentativo di tutto il sistema vitivinicolo trentino
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Comunicato stampa Consorzio Vini del Trentino

Comunicato stampa

L’avvocato Elvio Fronza passa il testimone per la guida del nuovo triennio dell’ente

RINNOVO CDA CONSORZIO VINI DEL TRENTINO: ALESSANDRO BERTAGNOLI È IL NUOVO PRESIDENTE

Nel corso dell’Assemblea generale appena conclusasi a Palazzo Trautmannsdorf, oltre all’elezione delle cariche sociali, sono stati presentati e approvati il bilancio di esercizio 2014 e il bilancio preventivo 2015.

Nel corso della mattinata odierna, i soci del Consorzio Vini del Trentino si sono riuniti in Assemblea per l’approvazione del bilancio di esercizio 2014, del bilancio preventivo 2015 e per l’elezione del nuovo cda.

È Alessandro Bertagnoli, agricoltore biologico dell’Azienda Stella Rossa di Calliano e presidente da otto anni della Cantina di Aldeno, il nuovo presidente del Consorzio. A fianco a lui, a guidare l’ente consortile, altri undici membri del cda: Alfredo Albertini, Vito Armani, Lorenzo Libera, Paolo Endrici, Marcello Lunelli, Bruno Lutterotti, Paolo Malfer, Giorgio Planchenstainer, Fabio Maccari, Luca Rigotti e Andrea Pergher.

Nella veste di Caposindaco è stata nominata Cristina Alfieri, mentre Luigi Roncador e Goffredo Pasolli assumono la carica di Sindaci elettivi. Lucia Corradini e Michele Girardi sono invece i sindaci supplenti.

Al momento della sua elezione, il nuovo Presidente ha dichiarato che “Il Consorzio deve rappresentare la sintesi delle varie esigenze, delle varie anime, della viticultura trentina. L’obiettivo è quello di guidare un gruppo coeso, compatto, nel quale tutti devono essere ascoltati e in cui si respiri un sereno clima di fiducia”.

Dal canto suo Elvio Fronza, che lascia dopo 15 anni di mandato, ha ribadito che “è importante stare insieme operando a favore del bene comune e individuando, nonostante le differenze, una comune identità al fine di raggiungere traguardi condivisi. Un approccio fondamentale, oggi ancor più che in passato, vista la complessa congiuntura economica”.

Breve profilo Alessandro Bertagnoli
Alessandro Bertagnoli, 47 anni e 3 figli, titolare dell’Azienda Agricola biologica Stella Rossa di Calliano, da 8 anni è presidente della Cantina di Aldeno. Profondamente legato ad una filosofia orientata ad una forte attenzione verso il tema della sostenibilità ambientale, auspica di condividere questa visione con la base sociale del Consorzio che deve lavorare nel segno di una solida compattezza di intenti.

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52 Commenti

  1. sandro

    Buongiorno a tutti, non ho più scritto aspettando appunto che qualcuno replicasse, Voglio precisare che rispetto profondamente i vignaioli il loro lavoro, a volte il loro coraggio, ma tengo nel medesimo rispetto anche una “cantina sociale”, che cerca, con maggior difficoltà magari, di coniugare la sua missione principale, ovvero garantire una vita dignitosa al contadino, nel senso più completo, ( Io ricordo i racconti dei miei vecchi, mi parlavano della sfilata domenicale davanti alla porta “del Sior”, levandosi il cappello in segno di deferenza ,dettata dalla paura), con la stessa voglia, propria del vignaiolo, di produrre un vino che faccia dire “che bom”.
    Una cantina accoglie al suo interno tante teste, e si sa che le teste non sono tutte uguali, c’è il Paolo che non consegna il suo “frutto” se non è bello e sano, cosa che personalmente trovo discutibile, assomiglia molto al ragionamento snob, che avete criticato su questo blog parlando della vendemmia appena trascorsa.
    Ma c’è anche il Gino (inventato), che vuole solo avere un posto sicuro dove conferire il suo prodotto, bello o brutto che sia, ha lavorato pure Lui,magari è meno bravo, magari meno fortunato ma c’è anche Lui.
    Hanno entrambi dignità e diritto, quanti onesti scalpellini, sono nati prima di veder nascere un Michelangelo.
    Secondo me non dobbiamo mai dimenticare tutto questo, non giustifica necessariamente tutto, anzi, ma aiuta a capire meglio un mondo, che è meno gretto di quello che a volte qui si dipinge.

  2. Claudio Claudio

    Speravo che il nostro Anonimo-Sandro continuasse ad esternare ed invece niente… pazienza. Beh… allora vorrà dire che ci dovremo accontentare di un paio solo di sue “generose” affermazioni: 1) “…Per quanto riguarda i vignaioli mi sembra ci sia molta ipocrisia in giro, pochi danno lustro al trentino, molti si accodano, sfruttandola all’onda lunga della cooperazione, però facendo finta che gli fa schifo….” – 2) “Consideriamo poi, che, con buona pace di tanti frequentatori del Tuo blog, io non vedo in giro così tanti vigneron (che fa figo),i cui prodotti siano superiori a quelli di una normale e tanto vituperata qui, “cantina sociale” (che invece non fà figo)”. Per quel che può interessare anch’io la penso così. La seconda affermazione poi è particolarmente tosta ed apre una questione che non mi pare sia ancora stata affrontata a viso aperto da questo blog. Chi rappresenta meglio nel mondo la qualità del vino del trentino? I vignaioli o le cooperative/industrie? Se si facesse una degustazione alla cieca, diciamo di ca. 100 vini dei vignaioli e 100 vini delle cooperative/industrie, valutati con punteggio max 100 da un panel di 8 rigorosi e riconosciuti degustatori, 4 italiani (si, certo, caro Cosimo… anche il tuo amico Dr Ziliani naturalmente…) e 4 esteri, quanti punti totalizzerebbero i vini dei vignaioli e quanti punti i vini delle cooperative industrie? Non sarebbe utile misurare almeno una volta l’anno l’indice di qualità raggiunta dei due comparti produttivi? Non sarebbe utile sapere se è vero e in che misura le cooperative/industrie mal rappresentano la viti-vinicoltura trentina nel mondo in termini di qualità del vino nel bicchiere?

    1. Forse varrebbe la pena fare un post, anziché un commento. Magari più avanti lo farò o lo faremo.
      Intanto, però, due cose le scrivo qui, a proposito delle tue osservazioni Claudio. La sfida fra vigneron (veri o presunti) e Cantine Sociali non mi appassiona. E soprattutto, a mio avviso, non è un sfida che si gioca sulla qualità (e dovremmo anche capire cosa intendiamo con questa parola).
      Non ho mai scritto ne sostenuto che dalle cantine sociali o dagli industriali, cooperativi e privati, non escano grandi vini. Anzi, tutt’altro. Di sicuro non sono all’altezza inarrivabile del mio amico Ziliani (in questi giorni ospite della Mostra Vini di Bolzano), ma, per esempio, fra le bottiglie (trentine) bevute lo scorso anno ricordo come stupefacenti il Trentino Rosso (mi pare 2009) della Viticoltori in Avio – niente da invidiare al bordolese di San Leonardo -, il Pas Dosé Altemasi di Cavit, un Teroldego Riserva (2009) della Cantina Rotaliana, un Merlot da oltre 90 punti (secondo me) della Sociale di Aldeno, un Mueller Maso Michei 2004 di Albino Armani. E fra quelli bevuti quest’anno, il Trentino Bianco 2003 – di cui ho appena scritto – della Mori Colli Zugna e udite udite anche un Pinot Grigio (2012) della Sociale di Roverè della Luna (noterai che mancano nel mio elenco le bottiglie dell’altra metà della luna cooperativa trentina: sarà per pregiudizio ma quelle non riescono mai ad impressionarmi…).
      Detto questo, torno al discorso iniziale: non è sul terreno della qualità che si gioca al cosiddetta sfida fra vigneron e industriali. Ma, perdonami la cacofonia, sul terreno del territorio. E la sfida è fra industriali e vigneron e non fra vigneron e cantine sociali. Sono queste ultime due categorie (c.s. e vignaioli), a mio modesto parere, a incarnare meglio, e più efficacemente degli industriali e degli imbottigliatori, la dimensione del vino come sintesi di un profilo territoriale riconoscibile (strutturato su un sistema credibile di DO/IG) e quindi, almeno sul medio lungo periodo, destinato a mantenere e a garantire livelli di valore (economico) dignitosi per il settore ma indirettamente anche per altri settori (ad esempio il turismo). In astratto questa dimensione, naturalmente, non è preclusa agli industriali. Ci mancherebbe. In concreto, e in Trentino, tuttavia questa categoria ha dimostrato di essere, legittimamente, considerevolmente e sensibilmente orientata ai bisogni del mercato globale a cui ha saputo rispondere solo con produzioni esclusivamente ed estremamente deterritorializzate, e incardinate su denominazioni tanto seduttive commercialmente quanto destrutturate sul piano territoriale; contrariamente a quanto, invece, hanno fatto insieme industriali, vignaioli e coop, nella maggior parte dei territori vinicoli d’Italia: assegnando compiti rappresentativi e narrativi alle do e alle produzioni territoriali; mi viene in mente il Veneto, dove il remunerativissimo Pg è stato inserito all’interno di un’architettura produttiva e commerciale che si regge però su una gamma di prodotti territoriali a cui è stata affidato, oltre al compito di produrre business, anche quello di rappresentazione dell’unicum territoriale: il Prosecco, e i vini della Valpolicella, ma anche il Soave, il Bardolino, il Lugana. E’ qui, in questa differente visione politica che, secondo me, si consuma la sfida. Non nella dicotomia, artificiosa, cs – vignaioli.

  3. Anonimo

    Non parlavo di Te Cosimo, ma vedo commenti che definire sopra le righe è essere generosi.
    Per quanto riguarda i vignaioli mi sembra ci sia molta ipocrisia in giro, pochi danno lustro al trentino, molti si accodano, sfruttandola all’onda lunga della cooperazione, però facendo finta che gli fa schifo.
    Consideriamo poi, che, con buona pace di tanti frequentatori del Tuo blog, io non vedo in giro così tanti vigneron (che fa figo),i cui prodotti siano superiori a quelli di una normale e tanto vituperata qui, “cantina sociale” (che invece non fà figo).

  4. Scusa Sandro, ma non mi pare di essere stato ingeneroso: anzi mi pare di aver espresse parole di affetto nei confronti del nuovo presidente. Che poi questa elezione sia piena di trabocchetti, mi sembra di tutta evidenza. Ma personalmente mi è sembrata un’ottima scelta. La questione dei vignaioli, poi, non è solo una questione legata alla buona volontà o alla cattiva volontà dell’uno o dell’altro: è una questione di modelli di riferimento. E’ chiaro che se il modello di riferimento del vino trentino è quello degli imbottigliatori, i vignaioli non possono che sentirsene estranei. E’ una questione politica generale: a chi affidare il compito di rappresentanza territoriale del Trentino? Agli imbottigliatori e ai commercianti o ai produttori? Entrambe le scelte sono legittime, ma poi, in un caso o nell’altro, ne discendono a cascata una serie di conseguenze che bisogna aver ben chiare.

  5. Anonimo

    buongiorno a tutti, è da un po che non scrivo, ma ho sempre tenuto l’occhio su quello che si dice qui.
    In tutta sincerità mi sembra che i giudizi dati, siano ingenerosi e prevenuti, anche se posso capire che una volta scottati sia normale avere paura di tutta l’acqua.
    dal mio punto di vista, magari completamente sbagliato, questa elezione è importante.
    Se si guarda con occhio attento e non prevenuto, a quello che succede, ci si rende conto che, piano, molto piano certamente troppo piano , qualcosa cambia, in anni precedenti nomine come questa, sarebbero state liquidate come bandiere, di un mondo estraneo al mondo contadino, che non può certamente dirsi “rivoluzionario”.
    Non sottovalutiamo che il nostro, è presidente di una cantina sociale, che al netto di sciocchezze come quelle che leggo, sul essere diventati i contadini gli avvelenatori dell’ambiente, significa che ,una parte consistente di questo mondo, vede, magari confusamente, che il futuro sarà diverso, e certe pratiche agronomiche, sociali, politiche, che sono ancora da molti, sicuramente la maggioranza dei contadini, viste come strane e pericolose, vanno quantomeno osservate, per capire.
    Non credo ovviamente che cambierà molto nel breve periodo, non sono così ingenuo, e sicuramente questa nomina verrà utilizzata da qualcuno per fregiarsi o ripulirsi l’immagine, ma sarebbe ingeneroso con la persona non credere che cerchi di portare nella istituzione l’idea di quello in cui crede.
    Quanto ai vignaioli, scusate ma per me vale la frase di un politico, di cui non ricordo il nome purtroppo,era riferita ai magistrati” dietro a pochi eroi che molto hanno dato, si nasconde molta miseria umana e professionale”.
    Saluti

  6. Claudio

    Sui Vignaioli 2 – La decisione di alzare le rese del PG Doc, vista superficialmente, sembrerebbe ormai scontata ma… la Vini del Trentino (nota ai più come consorzio…) che ha approvato la decisione non fa le leggi perchè è solo un’organizzazione privata che ha poteri di sola «…Consulenza, studio e proposta nei confronti dell’ente pubblico di norme e provvedimenti amministrativi che regolano il settore vitivinicolo trentino in conformità agli indirizzi ed alle istanze della base sociale…» per cui se i Vignaioli fossero davvero determinati perché non oppongono una istanza contraria e con tutte le firme dei loro 100 soci produttori in calce la depositano immediatamente agli organi competenti della PAT? E poi tengono una bella conferenza stampa pre-Vinitaly? Questo sarebbe dar battaglia per i propri princìpi… non aspettare che il cielo gli mandi qualcosa da raccogliere a settembre…

  7. Claudio

    Cosimo ci chiedeva di tenere un cero acceso sulla lapide dei Vignaioli che hanno attuato la “politica” della sedia vuota (ma tra loro e Charles De Gaulle non c’è altra similitudine) … che dire di bello e di buono… niente! L’Associazione Vignaioli a trazione retromarcia sin dai tempi della sua precedente presidenza non si è smentita neanche sotto la sua nuova presidenza. Per quel che ho potuto osservare, solo negli ultimi 10 anni ha perso tanti di quei treni da intasare la transiberiana… temo che si risveglieranno da questo corto letargo invernale un po’ tanto frastornati, confusi, indeboliti e disorientati (come i cuccioli di Daniza). Leggo che hanno dato un “ultimatum” al Consorzio. «Se entro il 31 agosto non si provvederà all’istituzione di un organo paritetico, tutte le aziende socie dell’Associazione Vignaioli si dimetteranno dal Consorzio Vini». Attendere il 31 Agosto per una risposta… cribbio, che scelta di data! Che urgenza…! A Natale forse qualcuno di loro avrà il coraggio di aprire gli occhi e vedere che hanno perso la battaglietta dei 10 quintali, la poltrona, la faccia e ancora tanto, tanto tempo. Secondo me purtroppo è da anni ormai che hanno svenduto la loro indipendenza e ideali per un piatto di lenticchie gentilmente offerto dalla PAT, qualche poltrona e quattro assi inchiodate che qualcuno gli ha spacciato per stand Vinitaly e se rimangono buoni ad aspettare ancora che altri prendano decisioni o si assumano responsabilità che invece spettano a loro… staranno freschi. A parer mio il morbo che li attanaglia si chiama avarizia e sterile opportunismo. Niente ambizione e determinazione. A coloro che stanno aspettando qualche novità a breve suggerirei di attrezzarsi con scorte di viveri e prepararsi ad attendere intanto il 2016…

    1. aderisco alla tua analisi, Claudio. E sarebbe stato tutto piu credibile se gia a partire da quest’anno i vignaioli avessero cambiato padiglione a vinitaly…lasciando soli gli industriali e togliendo loro la foglia di fico. Ma non lo hanno fatto. Facile perfino troppo indovinare perché.

  8. L’unico segnale di cambiamento, se portato realmente a compimento sarebbe l’uscita effettiva e definitiva dal Consorzio dei vignaioli. Purtroppo il Trentino rimane una delle avanguardie democristiane di più consolidata ed ineluttabile prassi. Il manuale Cencelli a confronto pare una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte. Ed i contadini più coccolati d’Italia, sempre pronti ad aita sui loro redditi, dalla zona montuosa svantaggiata di Riva del Garda a Cogolo di Pejo, preferiscono irrorare, ammassare, ammalarsi in silenzio, e contribuire al massacro di un territorio, anziché capire che la sostenibilità non si persegue con la politica dell’immagine del presidente vegano, piuttosto che con la sua azienda modello, isolato testimonial del vuoto pneumatico circostante. Se Luca Rigotti immaginava una campagna di placido assenzo a via Segantini, si ricordi che persino Melinda s’è astenuta sulla nomina del candidato unico alla successione di Diego Schelfi, Renato Dalpalù. Attorno al candidato unico si prepara la riproposizione del vuoto pneumatico del piano nobile di via Segantini. Non c’è una squadra ne un programma, solo consenso ammaestrato, con le buone o con le cattive…

  9. Claudio

    Come primo atto del nuovo presidente io invece vedrei volentieri un baratto tra i 10 q/ha in più di PG con 10 kg/ha in meno di pesticidi chimici… (temo invece che dove ci saranno più grappoli ci saranno più…)

  10. Claudio Claudio

    Grazie Tex, ma va dato a Cesare quel che è di Cesare. Dovevo essere più preciso. Correggo la frase” … se non erro collabora e sponsorizza la manifestazione MondoMerlot…”. Spero che il sig Fabio ora trovi l’affermazione corretta. Del resto sarebbe difficile confutare il totale coinvolgimento della cantina nella manifestazione. C’è una profusione di documentazione a confermarlo che per comodità riassumo in due esempi:
    http://www.mondomerlot.it/wp-content/uploads/2014/10/Degustazioni-Appuntamenti-2014.pdf http://www.cantinaaldeno.com/joomla/index.php/it/eventi/66-rieccoci-a-mondo-merlot-26-27-28-ottobre
    Se questo fosse insufficente si potrebbe aggiungere quanto veniva scritto sulla relazione al bilancio della cantina chiuso il 31 Luglio 2012 e firmata dal suo presidente: pag 37 “… Questo binomio Cantina Aldeno – Mondo Merlot continuerà anche nei prossimi anni creando dunque quella sinergia tra il comune e la nostra cooperativa che sta alla base della manifestazione. Mi sento dunque a nome di tutto il Cda di ringraziare tutto lo staff organizzativo della manifestazione… “ e a pag 34 veniva riportato il contributo di Euro 8.264,46 a “Mondo Merlot”. Difficile ora dissociare la cantina dalla manifestazione. Non crede sig Fabio? Ognuno comunque è padrone delle sue opinioni e azioni, l’importante è che i fatti siano riportati correttamente.
    (Felicetti e Pastificio Moderno? Sono fuori “giurisdizione” vino inoltre non sono al corrente se i loro presidenti vestono panni hippies-bio-vegani e poi fanno la pasta con grano Ogm… ma posso informarmi… )

  11. Claudio Claudio

    Io non vedo segnali nuovi provenire da queste nomine ma spero di sbagliarmi. Non conosco il sig Alessandro Bertagnolli e quindi non ho molti elementi di giudizio. Posso solo fare una disamina superficiale di alcuni elementi. Ha un bell’aspetto montanaro, alla Rheinold Messner per intenderci ma non so se ha la sua volontà di scalare in solitaria le cime impossibili… mi sbaglierò… Presidente da otto anni della cantina di Aldeno, costellazione Cavit, ma non mi è giunta notizia che abbia guidato sostanziali cambiamenti di strategia e direzione della 2° grado… mi sbaglierò…. E’ agricoltore biologico, che apprezzo, ma anche presidente della cantina di Aldeno come appena detto, la quale oltre a lavorare soprattutto uve ben irrorate (come del resto tutte le altre) se non erro è anche organizzatrice della manifestazione MondoMerlot che l’anno scorso aveva tra gli sponsors ca.11 multinazionali della chimica sintetica. Ciò mi induce a pensare che abbia una innata predisposizione a guidare con facilità i suoi principi per linee curve…. mi sbaglierò… Nella sua nuova funzione non mi stupirei se sarà ben “coadiuvato, assistito e protetto” dai corazzieri delle due majors e dal gigante della bollicine che gli siedono a fianco in consiglio che credo faranno certamente del loro meglio per evitargli di farsi male magari cercando di aprire qualche nuova via ferrata… mi sbaglierò…

        1. Fabio

          Quindi anche Felicetti e Pastificio Moderno sono dei venduti all’industria chimica? Il Comune organizza e chiede sponsorizzazioni (soldi , forniture o spazi) in cambio di pubblicità.

  12. Tex Willer

    All’ordine del giorno oltre all’elezione delle cariche sociali è stato presentato e approvato il bilancio di esercizio 2014, è possibile conoscerne a grandi linee tramite il blog il contenuto di questo bilancio nonché quello preventivo per il 2015 o come al solito è solo “per adulti”?

  13. Luisa

    La mia opinione è che Alessandro, a cui va tutta la mia stima, abbia sbagliato ad accettare questo incarico in questo momento. La sua buona fede e la sua trasparenza rischia di essere strumentalizzata, come del resta lascia intendere anche l’articolo di Cosimo.

    1. Massarello Massarello

      Per me fa bene Luisa a riportare il dibattiro in un ambito più costruttivo. In questi casi, infatti, tutti i nodi vengono al pettine e ci si scatena. Per risolvere, bisognerá analizzare il passato e guardare al futuro, serenamente, senza nascondere la monnezza sotto il tappeto e progettando il rilancio del Trentino vitivinicolo. Solo cosí, credo, si possa essere utili all’impegno che si è assunto il nuovo presidente.

  14. Posso chiedervi, senza coartare alcuno, di provare a restare in tema; mi pare che la notizia, almeno questa volta, meriti di essere commentata: un organo istituzionale che con un alzatina di spalle finge che nulla sia accaduto.I vignaioli se ne vanno e l’ufficio stampa di Consorzio non lo comuunica nemmeno. Succede qualcosa simile ad un terremoto, perché al di la dei volumi di produzione, un organo istituzionale che non rappresenta tutta la categoria è inevitabilmente delegittimato. E qui si fanno spallucce. Proviamo, se ci riusciamo, a parlare di questo?

    1. Don Guetti

      Cosa succede signor Cosimo? Ti sei fatto improvvisamente moderato e non vuoi disturbare il manovratore? O la parola italcementi non ti piace? Ah già ma tu sei quello che a suo tempo appoggiava Schelfi, si si ora mi ricordo. Ci sono argomenti tabu anche su questo blog!

  15. Tex Willer

    AMICO la cooperativa è di “proprietà” dei soci.
    Se i soci fanno una scelta via Segantini o via Romagnosi non possono intervenire a correggere, stanno a guardare perché non possono fare altro;
    forse la magistratura potrebbe intervenire…
    è abbastanza chiaro????

  16. Don Guetti

    Interessante…interessante… insomma.. la coop.. ci avrebbe guadagnato…a spese della Provincia…complimenti. forse questo link te saresti potuto risparmiare avresti fatto più bella figura. In quanto a La-vis, solo un problema di cattivi amministratori, così…per una storia che va avanti per dieci anni.. e la cooperazione non se ne accorge… la provincia nemmeno… un monito lo chiami.. bravo tex complimenti, la tua vocazione all’analisi è piuttosto acuta.

    1. io

      Secondo voi come va interpretato il fatto che il Presidente di La-Vis si è candidato per un posto in Consiglio ma non lo hanno fatto entrare? Significa che il sistema cooperativo ( Cavit e Mezzacorona con le loro rispettive associate ) ha definitivamente messo all’angolo la coop lavisana ? Che starà certo passando un momento tremendo ma un certo peso lo dovrebbe ancora avere, quantomeno se guardiamo ai numeri…

          1. cpr cpr

            È Matteo Paolazzi presidente della La_Vis. Che poi sia rimasto fuori e che la sua candidatura fosse perlomeno temeraria…mi pare non abbia bisogno di spiegazioni. Fra l altro è in corso.un procedimento.di arbitrato fra consorzio e la.vis per una questione.di quote pregresse non versate.

  17. Lucio

    Lei signor Anonimo che considera ricoli noi coperatori non sa nemmeno di cosa parla: la cooperazione vitivinicola in Trentino ha creato reddito e valore e ha contributio a far star meglio tutti. Lei forse è uno di quelli che blaterano di territorio nel suo comodo salotto e beve brunello e barolo e di domenica Champagne. Mentre vorrebbe che i contadini bevessero solo “vim picolo”. Si vegogni!

    1. Tex Willer

      Hai ragione Lucio, la Cooperazione vitivinicola in Trentino ha creato reddito e valore e ha contribuito a far star meglio tutti è vero,
      ma questa cooperazione che alza i quantitativi doc per risolvere certe magagne non ci porta altrettanto lontano, alla lunga ci rovina,
      la cooperazione che non cerca il dialogo con chi la pensa diversamente non è vera Cooperazione.
      La vera Cooperazione è ascoltarsi, è fare di tutto per fare squadra, per collaborare, per trovare soluzioni non scontrarsi. Di questo passo credimi andiamo poco lontani.

      1. Don Guetti

        Tex ma di cosa stai parlando? Ma ogni tanto ti guardi intorno? Lo vedi cosa succede a via segantini o hai paraocchi? Ma di quale cooperazione parli? Ma va va, vai a dormire che è meglio.

  18. Primo

    Come primo atto consiglio al neo presidente di licenziare in tronco il responsabile dell’ufficio stampa, visto che sembra confondere la “viticoltura” con la “viticultura”. Sarebbe già un primo atto coraggioso e utile. Utile almeno alla cultura del vino.

    1. Lucio

      Complimenti, complimenti signor Primo, che fa le pulci alla nostra grammatica. Vede noi siamo contadini, non abbiamo tanto tempo per leggere e imparare a scrivere in punta. Ma sappiamo farci intendere. Checche ne pensiate voi enosnob.

        1. Massarello Massarello

          Allora chiamiamola con il suo vero nome: industria. La cooperazione, infatti, non può che tutelare il territorio, non lo piega ai propri bisogni, lo sostiene. L’industria, invece, prescinde da esso, non porta responsabilità verso il territorio, avendo scopi diversi. I due sistemi possono convivere benissimo con reciproca soddisfazione, basta non confondere le carte.

          1. Lucio

            Anche lei signor Massarello, appartiene alla genia di quelli che parlano e straparlano senza preoccuparsi del reddito e del tenore di vita dei contadini. La leggo sempre qui sopra e il suo astio nei confronti della cooperaizione rasenta l’idiozia. Ma mi faccia il piacere, mi faccia. E la smetta di fare il grillo parlande.

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