Pinot Grigio: l’insaziabile sete

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Ieri il CdA di Consorzio Vini del Trentino ha deciso di aumentare le soglie massime di produzione della DOC Pinot Grigio, innalzando le rese da 140 a 150 quintali ettaro. Una scelta che è la diretta conseguenza delle vicende legate allo sciagurato epilogo giudiziario della vicenda DOC Venezia. Sono cose su cui questo blog si è esercitato mille volte fino alla noia. Nostra e dei lettori.
La decisione di Consorzio era in qualche modo inevitabile e non serviva affidarsi ai tarocchi per prevederla: l’architettura industriale del vino trentino rischia seriamente di collassare, se non saranno individuati nuovi mercati di approvvigionamento di uve Pinot Grigio. La via più breve, anche se senz’altro non esaustiva, è quella di consentire ai viticoltori di produrne maggiori quantità sotto il cappello della DOC, con effetti moltiplicatori per le denominazioni formalmente “inferiori” ma più appetibili e prestigiose agli occhi dei mercati internazionali.
No, non era necessaria la zingara per immaginare che sarebbe finita così.
I vignaioli del Trentino, oggi, con una nota – che pubblichiamo integralmente in calce al post – esprimono la loro recisa contrarietà alla misura adottata ieri da Consorzio Vini. Meglio tardi che mai, si dice in questi casi. E tuttavia a volte è troppo tardi. E questa è una di queste volte.

Da molti anni  in qua i vignaioli liberi e indipendenti del Trentino hanno rinunziato apertamente a recitare un ruolo politico e culturale. Pur rivendicando una sorta di primigenia funzione guida per il vino trentino.

Si sono occupati dei loro campi, delle loro bottiglie e delle loro fiere. Ma sono rimasti silenziosamente afoni, quasi prigionieri di uno spettro autoreferenziale, di fronte alle scelte della politica agricola e al dibattito che, anche su questo blog e anche grazie a questo blog, di giorno in giorno si andava sviluppando attorno a questi temi.
I vignaioli hanno scelto liberamente, ma a mio avviso sbagliando, la strada dell’aventinismo solitario e isolazionista, una strada che li ha resi fattualmente conniventi delle scelte adottate legittimamente da un Consorzio (e dall’Istituto Trento Doc) controllato ed egemonizzato dall’industria cooperativa.

Da quanto tempo non arriva una nota stampa dai loro uffici di Trento? A mia memoria dalla scorsa estate, in occasione della mostra mercato dei loro vini al Casinò di Arco.

Chi ha sentito la loro voce, in occasione del recente dibattito per la riforma del disciplinare della DOC? Io no. Eppure di cose da dire e di parti da prendere ce ne erano tante, a partire per esempio dalla revisione delle denominazioni per il Marzemino trentino.

Chi li ha sentiti pronunciare una sillaba, a proposito della vicenda sciagurata – sciagurata per come è stata affrontata a Trento – della DOC Venezia? Io no.

Quante volte i vignaioli liberi e indipendenti del Trentino sono intervenuti, per dire la loro e per fare proposte, fra le pagine di questo blog, che pure a suo tempo era nato per offrire loro una sponda? Mai, mi pare.

Oggi, ma secondo me fuori tempo massimo, cercano di farsi sentire e di alzare la voce. Temo, però, che il tempo sia scaduto. Almeno per questo giro di giostra. Perché il riconoscimento di un ruolo guida e di una funzione politica lo si ottiene agendo materialmente il territorio ed esprimendo un protagonismo culturale. Non rinchiudendosi in un infastidito e vanitoso, quanto vano e ombroso e forse persino comodo e accomodante, silenzio.
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Comunicato Stampa 17 febbraio 2015 – Vignaioli del Trentino

I VIGNAIOLI DEL TRENTINO DICONO NO ALL’AUMENTO DELLE RESE DEL PINOT GRIGIO
L’Associazione Vignaioli del Trentino contro la decisione del CdA del Consorzio di Tutela Vini del
Trentino, perché i vini del territorio vanno valorizzati non svenduti.
Nella seduta del 16 febbraio 2015, il Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela Vini del Trentino,
organo competente in materia di tutela, promozione e valorizzazione delle DOC e IGT del Trentino, ha
approvato l’aumento delle rese delle DOC Trentino e Valdadige Pinot Grigio da 140 a 150 quintali per ettaro.
L’ASSOCIAZIONE VIGNAIOLI DEL TRENTINO, rappresentata dal Presidente Lorenzo Cesconi, ha
VOTATO CONTRO QUESTO AUMENTO per le seguenti ragioni:
 l’aumento delle rese causa una riduzione della qualità del prodotto. Recenti studi condotti da
Nomisma hanno evidenziato come già la DOC Trentino si collochi all’ultimo posto nella percezione
qualitativa dei consumatori italiani e al penultimo posto in quella dei consumatori stranieri;
 questa proposta è in evidente contraddizione con l’obiettivo del Consorzio di valorizzare il marchio
Trentino, così come è in conflitto con la volontà di promuovere il Pinot Grigio Trentino come vino di
montagna di qualità. Scelte produttive come queste sono totalmente incoerenti rispetto alle politiche di
promozione che il Consorzio stesso dovrebbe perseguire per aumentare la reputazione del marchio;
 dal punto di vista tecnico, la varietà Pinot Grigio non sopporta rese così alte: ne deriva quindi, oltre ad
una produzione di bassa qualità, una maggior possibilità di contraffazione del prodotto.
I numeri non supportano tale decisione: dati recenti (AGEA/MIPAAF) hanno dimostrato che il rapporto tra
vino certificato e vino potenzialmente certificabile nel 2014 era del 98% in Sudtirol e del 60% in Trentino, a
fronte di una media nazionale dell’82%. Nel 2014, inoltre, il 33% del vino Trentino DOC è stato declassato.
Questi ultimi dati confermano quanto evidenziato già nel 2010 nel “Dossier sul settore vitienologico trentino”
dell’Istituto Agrario di San Michele/Fondazione E.Mach, secondo cui “rivendicare la DOC in Trentino assume
i contorni di una ‘prassi’ e non viene percepito come un valore aggiunto che qualifica la produzione, […]
segnale di disaffezione nei confronti di un territorio poco valorizzato e poco tutelato”.
Sulla questione il Presidente Lorenzo Cesconi dichiara: “la nostra Associazione chiede da anni con forza
l’adozione di politiche per rafforzare il MARCHIO TRENTINO e per promuoverlo quale garanzia di qualità,
nella consapevolezza che il brand territoriale è più importante dei vari brand aziendali. La scelta fatta ieri dal
CdA del Consorzio, cioè produrre di più per vendere a prezzi più bassi, porterà invece ad un’ulteriore
svalutazione del Trentino, come marchio e come territorio.
Noi Vignaioli siamo convinti che la competitività del vino trentino deve fondarsi su qualità,
territorialità e riconoscibilità.
Per questo abbiamo detto NO alla proposta e ribadiremo la nostra contrarietà nel corso dell’Assemblea del
Consorzio del prossimo 27 febbraio, chiamata ad avvallare tale scelta.
Con grande rammarico constatiamo che questa vicenda dimostra ancora una volta i gravi limiti dell’attuale
sistema di governance del Consorzio di Tutela Vini del Trentino, nel quale la rappresentanza dei soggetti
non appartenenti alla cooperazione risulta marginalizzata. Per questo ribadiamo, nuovamente, la necessità
che si svolga un confronto leale in cui anche la Provincia sia coinvolta, e si proceda all’istituzione di un
organo paritetico competente sulle scelte strategiche del sistema vino nel quale sia garantita la reale
rappresentanza di tutte le componenti produttive”.

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7 Commenti

  1. Tex Willer

    Condivido per filo e per segno ciò che hai scritto.
    Una sola precisazione: la citazione “impianti presepe” è di Federico Castellucci che l’ha usata nel corso del seminario dal titolo: “Il mercato mondiale del vino sfide e opportunità” a San Michele a fine gennaio 2015 e che è possibile (e lo consiglio caldamente) ascoltare qui: http://live.fmach.it/videos/video/379/

  2. Tex Willer

    Hai letto il n. 4 del 2014 della rivista Mille Vigne? Nell’articolo denominato: “Pergola e spalliera a confronto in Veneto” di Diego Tomasi e Fabrizio Battista?
    E’ il de profundis della spalliera, alla faccia di coloro che l’hanno osannata fino ieri.
    Gli impianti presepe… ah aha ha!!!

    1. io

      Impianti presepe mi piace! Non ho letto l’articolo in questione ma se ne avrò occasione lo farò volentieri. Tornando a noi, non si può negare che negli anni scorsi sia le istituzioni ( IASMA ora FEM, Consorzio Vini ecc ) che le cantine e relativi tecnici si siano fatti un po’ prendere la mano. Facendo sbagliare strada ai contadini , illudendoli che la viticoltura trentina sarebbe diventata una viticoltura di eccellenza , con guyot e cordoni speronati a farla da padroni . Con rese superbasse a 40-50 qli ettaro , che dovevano servire per produrre delle eccellenze da imbottigliare e vendere a carissimo prezzo. E il brutto è , lo so per certo, che in molte cantine sociali chi non seguiva questi imput ( impianti a spalliera ) veniva ghettizzato e considerato un produttore di uve di serie b. E così ho visto poveri contadini che si sono sentiti obbligati a fare il guyot, per non restare indietro rispetto agli altri , ai quali le uve venivano pagate molto meglio. E nota bene , hanno magari dovuto fare il guyot su pendenze dove i sesti di impianto questa forma di allevamento non si adattano per niente . A meno che non fai il rittochino, che te lo raccomando se vuoi morire giovane ! La pergola è nata proprio per questo , per avere il miglior compromesso tra adattamento alle pendenze trentine, adattamento all’ambiente e al clima, buon rapporto tra quantità e qualità prodotta. Fa piacere comunque sentire che oggi molti ricercatori( compresi evidentemente gli autori dell’articolo che dici tu ) ammettano che anche con una pergola gestita bene si può fare uva di qualità.

  3. io

    O gli impianti a guyot riconvertiti a pergola doppia , eliminando una fila si e una no e salvando le altre senza dover estirpare totalmente il vigneto , e andando a costruire al posto del guyot un classico ”pergolone” , con vigne che portano 3-4 cavi. E belli lunghi anche , in modo che se l’estate ci parcheggi sotto la macchina sei sicuro che è bella ombreggiata e non si riscalda ! Alla faccia di chi negli anni 90 profetizzava la tolate scomparsa di pergola semplice e doppia in Trentino. E profetizzava anche la quasi-scomparsa delle bottiglie a basso prezzo , sembrava che in Trentino si sarebbero vendute solo bottiglie dagli attuali 10 euro in su . Evidentemente questi signori ( persone di molta fama e molta influenza nel comparto vitivinicolo ) avevano capito pochetto . O forse avevano capito tutto ma qualcosa non è andato come doveva andare ? Porgo a voi questa domanda , magari mi chiarite le idee…

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