Girelli Vs Cesarini

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L’assessore all’Industria Alessandro Olivi, promette una valangata di soldi (i soliti 9 milioni di euro) a Casa Girelli, apparato industriale della galassia La-Vis.
E’ questa la strada giusta per affrontare il tema doloroso della coop lavisana? Olivi, giustamente da assessore all’Industria e al comando di Trentino Sviluppo, fa il suo mestiere: rassicura il sindacato e prova a tutelare i livelli occupazionali.

Ma siamo sicuri che curare Casa Girelli sia la strada giusta per il Trentino vitivinicolo? Girelli è una centrale industriale del vino italiano. Girelli è una grande azienda di imbottigliamento e di commercializzazione di marchi nazionali (un tempo in salute ora non so, perché è così difficile capire cosa ci sia di buono e di meno buono sulla nave lavisana). Fatti i dovuti paragoni Girelli è come Schenk Italia per l’Alto Adige: ininfluente sul piano delle politiche e dei protagonismi territoriali. Fosse collocata a Palermo o ad Aosta, non cambierebbe molto.
Nell’universo lavisano c’è invece un’azienda squisitamente territoriale e territorializzata: si chiama Cesarini Sforza. E’ leader nazionale nella produzione del cosiddetto Charmat Lungo da uve Chardonnay di origine trentina (oltre a produrre ottime bottiglie di metodo classico). E’ un’azienda squisitamente trentina, sia per origine, che per carattere, che per produzione. E tuttavia, questa che è un’azienda con un forte impatto territoriale, sta per prendere – o ha già preso – la strada del Veneto.
Forse, se i soldi promessi da Olivi sono soldi veri, sarebbe meglio spenderli su Cesarini, anziché su Girelli.
Ne guadagnerebbe il Trentino. A meno che non si sia di fronte ad un escamotage escogitato furbescamente per tamponare i guasti della casa madre. Ma allora il discorso cambierebbe. E non varrebbe nemmeno la pena tirare in ballo i sentimenti territoriali

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13 Commenti

  1. sandro sandro

    Caro Wlavis,se dovessimo tutti ragionare come fai tu, dovremmo dire cavatevela e andate pure a fare…. disgraziatamente i vostro fallimento (perchè di questo si parla, siete morti che ancora non lo sanno) comporta scelte e conseguenze che coinvolgeranno tanti di noi, come giustamente, (ancora), scrive Claudio.Se permetti quindi continueremo a chiederci, quando tornerete a riprendervi il cervello, che avete ammassato non sappiamo dove.
    P.s. i soldi sono nostri

  2. WLAVIS

    Come vi permettete di sparare questi giudizi? Ma chi siete? Questi sono affari nostri, noi non siamo mai venuti a fare i conti nelle vostre tasche. Chi vi da il diritto di diffondere queste pseude informazione che non fanno altro che allarmare inutilmente. Smettetela e andate a lavorare invece di farvi seghe su internet!

    1. dominique

      noto con tristezza che qualsiasi commento a favore dell’indifendibile operato dell’attuale amministrazione Lavis viene fatto con astio, un pizzico di volgarità senza mai argomentare seriamente. Caro wlavis, su questo blog fino ad ora si sono fatte solo considerazioni su fatti concreti , su notizie uscite sui giornali, dovresti informarti un pò anche tu, per il bene della tua cantina !!

  3. Claudio Claudio

    Mi piacerebbe molto vedere che, dopo 15 anni di accondiscendenza supina ad un paio di potentati, tutti i di soci di Lavis avessero un sussulto di orgoglio, prendessero in mano il loro destino e andassero coraggiosamente a riprendersi il comando ed il controllo di quello che rimane della loro storia e delle loro radici. E decidessero finalmente tutti insieme un progetto nuovo per loro futuro… come nei migliori film americani… come nella storia antica dei Comuni ecc. ecc. Sappiamo bene però che questo rimarrà solo il copione di un film mancato e allora vale la pena simulare una possibile eventualità. Supponiamo che una serie di veti incrociati blocchino un piano volontario di ristrutturazione tramite dismissioni e cessione di rami d’azienda ad altre aziende trentine, allora… allora si potrebbe immaginare un graduale naturale down-sizing del gruppo per mancanza di capitale e strumenti finanziari. La conseguente migrazione di soci e uve potrebbero prendere la via di MC non foss’altro che per naturale contiguità territoriale. Questo determinerebbe un nuovo scenario: con l’implosione di Lavis, senza colpo ferire MC acquisirebbe una tale incontrastata e riconosciuta influenza e leadership territoriale che le consentirebbe di dettare praticamente l’intera agenda politica, strategica e produttiva, prezzi compresi, di tutte le denominazioni della provincia. La Cavit che oggi dalla sua attuale posizione può tranquillamente trattare alla pari con MC su tutti i tavoli, se rimarrà inattiva e al di fuori degli sviluppi Lavis, poi… dovrà scoprire suo malgrado che il suo prestigio e la sua influenza sulle politiche della regione verranno fortemente ridimensionate e saranno minoritarie rispetto a quelle di MC, e questo varrà anche per altre cantine del consorzio…

    1. CPdR CPdR

      Analisi perfetta Claudio, tu la hai chiamata down sizing, io l’altro giorno parlai di cannibalizzazione. Hai descritto perfettamente quello che potrebbe accadere. E, personalmente, devo dire che questo scenario lo trovo raccapricciante. Ma allo stesso tempo avverto che è dietro l’angolo. L’inazione di Cavit, che a volte pare un gigante acefalo, rischia di facilitare questo esito.

  4. sandro sandro

    Non credo a romanticismi fuori del tempo, credo però che se non salviamo queste realtà ,anche e al di là del loro mero valore commerciale e di produttrici di reddito, il nostro futuro sarà di essere fagocitati da chi è nei numeri più forte di noi.
    Le coop possono fallire certo, ma hanno diritto a un occhio di riguardo, non fosse per altro perchè, rappresentano ancora oggi, l’unico vanto dal punto di vista organizzativo e della produzione di reddito, per la comunità, che noi in trentino spendiamo all’esterno

    1. CPdR CPdR

      Concordo con te: l’esperienza cooperativa va tutelata. Merita uno statuto privilegiato, dopodiché nel caso specifico, almeno la buona volontà di azzerare il gruppo dirigente credo vada dimostrata. Poi, dopo questo passaggio, si riparta ma non così, non con questo board. Please.

  5. dominique

    “Fosse collocata a Palermo o Aosta NON sarebbe lo stesso, sarebbe un pezzo di industria (anche questa trentina doc) che mancherebbe nel già disastrato settore trentino. A volte anche nel fatato mondo di bacco bisogna lasciare da parte certi romanticismi e sentimenti territoriali.

    Qui siamo davanti ad un’azienda sana (almeno fino alla gestione Lavis) che rischia seriamente di chiudere solo per far sopravvivere una cooperativa di cui come ha detto Olivi è stata fino ad ora la parte funzionante. La Cesarini nella peggiore delle ipotesi rischia un cambio di proprietà come è successo già qualche volta nella sua storia: in questo caso non servirebbe nemmeno un intervento “economico” ma solamente la cessione a Cavit che sembrava interessata.

    1. CPdR CPdR

      Cara Dominique, vorrei evitare di essere frainteso su una questione così delicata. E’ chiaro che in assoluto non è indifferente la collocazione di Casa Girelli e il fatto che sia a Trento, che produca reddito qui, che versi imposte qui e soprattutto che dia lavoro in Trentino e garantisca occupazione a famiglie trentine è cosa buona e giusta. Quello che volevo dire, invece, è che è indifferente rispetto all’identità di un sistema vinicolo di territorio, trattando Casa Girelli, per lo più, brand internazionali. Mi viene da dire che anche se la proprietà fosse veneta o siciliana o piemontese o francese, poco cambierebbe: credo che Casa Girelli, libera, dagli orpelli lavisani potrebbe continuare a macinare lavoro, produzione, reddito e utili. Non credo invece sia indifferente l’assetto proprietario, e quindi la vocazionalità territoriale, di Cesarini Sforza. Le ragioni sono legate alla questione Chardonnay
      trentino e a tutto il resto che sappiamo. E che non ripeto qui. Penso che se la politica ha deciso di intervenire, a questo punto, debba intervenire non per curare i mali della casa madre, su cui abbiamo tutti le nostre modeste ma chiare opinioni, usando strumentalmente Casa Girelli, ma affrontando tutta questa questione dentro un ragionamento di sistema. E dentro questo sistema, Cesarini, potrebbe recitare un ruolo importante e di prestigio per il trentino. Insomma se posso dire la mia, e messo di fronte ad una scelta io preferirei una Cesarini saldamente in mani trentine – perché no Cavit? – e
      una Casa Girelli – ancora operativa in Trentino – ma magari in
      mano di qualche imprenditore veneto. E invece pare stia accadendo il contrario. Con Cesarini ormai data “in pegno” a Tommasi.

      1. Claudio Claudio

        Per quel che vale concordo con l’analisi e con le osservazioni di questo post Girelli vs Cesarini e successivo commento di CPdR. Riguardo però le promesse dell’assessore Olivi faccio notare che un po’ di esperienza ci suggerisce che difficilmente potremmo aspettarci fatti drammatici o decisioni clamorose da qui a maggio… siamo sotto elezioni comunali e sappiamo tutti che questo non è il periodo adatto per i partiti di governo di correre rischi di perdere consensi… di solito in questo periodo i politici sono impegnati a tappare qualche buca, riasfaltare qualche strada, rifare qualche marciapiede, posizionare le fioriere nei punti più visibili del paese, a deliberare qualche contributino a pioggia alle molte associazioni, a dare una sistematina alle liste ecc. ecc. Dovremmo averlo imparato ormai… no? Più probabile che i politici vedano di convincere le banche a fornire almeno un minimo di ossigeno per arrivare all’estate. Per quanto riguarda l’istanza di fallimento presentata in tribunale dagli ex soci creditori, beh, probabilmente il loro avvocato avrà detto… proviamoci. A quel punto per loro era quasi un atto dovuto. Ritengo però difficile, molto difficile che loro riescano a convincere un povero giudice a tirar giù nel baratro del fallimento quell’accrocchio spinoso di interessi e debiti, pubblici e privati,nel giro di qualche settimana. Saranno anche indipendenti i magistrati ed i giudici… ma così tanto? Mah…

      2. sandro sandro

        Buonasera,Sono perfettamente d’accordo con Cosimo su questo, da quello che si capisce in questa telenovela, si può dire che abbiamo un corpo nonostante tutto ancora solido, in una testa completamente andata, a questo punto la politica che, come dice Claudio giustamente, non prenderà nessuna vera decisione da qui a maggio, dovrà poi decidere cosa salvare, e credo che la cosa più importante sia salvare Lavis per quello che rappresenta per il trentino, non La vis per i posti di lavoro.
        Va da sè che se La vis tornasse a funzionare a dovere quei posti sarebbero quasi automaticamente garantiti

        1. dominique

          Mi dispiace ma se Lavis tornasse a funzionare a dovere, dovrebbe tornare a fare solo vino dei soci che sono sempre meno e quindi anche i posti di lavoro sarebbero almeno la metà. In più come ho già detto basta con questi romanticismi , in passato ok, ma cosa rappresenta oggi per il Trentino ?? Mi spiace dirlo ma solo uno scandalo ! Come chiudono le aziende storiche PRIVATE, così dovrebbe essere possibile che chiudano anche le coop….

      3. dominique

        Ok, concordo con questa tua precisazione. Non so se quelle di Olivi resteranno solo parole,ma se c’è ancora qualcosa da salvare in questo gruppo queste sono Girelli e CS; quindi se la Pat vuole intervenire secondo me dovrebbe farlo con entrambe le realtà ma solo dopo aver azzerato la dirigenza che le ha portate a questa situazione. Altrimenti l’intervento sarà solo un prolungare l’agonia e uno sperpero di altro denaro pubblico.

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