L’avvocato e il puntore

elio fronza lettera

All’indomani della sua uscita di scena da Consorzio Vini del Trentino, di cui è stato presidente per tre lustri, l’avvocato Elvio Fronza mi ha inviato una gentile, quasi affettuosa, missiva. E’la prima volta che un uomo, anche se ormai ex, delle istituzioni che hanno a che fare con il vino trentino interloquisce apertamente con il nostro blog e con Cosimo. Il segnale di una timida legittimazione del lavoro di questo diario digitale? Forse. O Forse, solo la squisita cortesia di un vecchio gentiluomo dell’altro secolo, figlio della borghesia enoica illuminata che ha saputo valorizzare in chiave territoriale, pur dentro il sistema cooperativo, le splendide colline di Trento.

Le parole dell’avvocato, comunque, aiutano anche a capire cosa sia accaduto in questi quindici anni e lasciano intuire  qualche prospettiva appena delineata. Per queste ragioni ho deciso di condividere con tutti i lettori il contenuto della lettera, di cui mi è stata autorizzata la pubblicazione.

Trento, lì 4 marzo 2015

I “miei” della Cantina, nell’imminenza della mia dismissione dai Vini del Trentino, mi trasmettono il Suo blog, con ivi gli auguri affettuosi, per i quali porgo, con questa mia (sperando che giunga a destinazione), i miei più sentiti e commossi ringraziamenti.

E’ vero quanto Ella, prestigioso “puntore” (da intendersi “colui che punge”) rileva nel mio lungo percorso in seno al Consorzio.

Lì mi volle a suo tempo (15 anni or sono!) il Presidente Sartori, nel momento in cui ebbe a costituire l’attuale ente (penso che fu lui l’ideatore ed anche il massacratore delle precedenti esperienze), come “consulente”, anche in previsione delle trasformazioni, che di lì a poco avrebbe dovuto assumere il Consorzio con riferimento alle “turbolenze europee”, volte ad attribuire ai Consorzi in essere (tra cui il nostro) funzioni “erga omnes” o comunque con valenza territoriale per tutti i viticoltori trentini.

Fu facile profeta, perché di lì a qualche anno, dopo un tranquillo periodo di attesa, giunse d’improvviso (e raffazzonato alla meglio) il noto Decreto Legislativo del 2010.

E lì iniziò il mio calvario, con battaglie più o meno cruenti, sia con la Camera, che con la Provincia e quindi con l’Istituto Agrario di San Michele (leggasi FEM) e con l’Istituto Superiore della Sanità.

Anche se la battaglia primaria è quella diretta alla tutela non già dei titoli (DOC e IGT), bensì alla identità qualitativa dei nostri prodotti (la cosiddetta funzione di “protocollo”), il nodo centrale delle funzioni prescritte dalla legge era ed è costituito, ovviamente, dalla promozione.

Promozione vuol dire risorse, vuol dire provviste, vuol dire, in buona sostanza, soldi, che il Consorzio da solo non può reperire, se non affidandosi, con azioni ripetute di ripugnante mendicità, al soccorso pubblico.

E in questo momento il soccorso è pressoché inesistente e gli impegni promozionali sono stati già assunti e i soldi non ci sono.

Comunque io, col mio modesto lavoro e con la mia modesta professionalità, sono riuscito a costituire la flotta, che dovrà poi andare per gli oceani in cerca dei suffragi e, quindi, dei risultati commerciali, che la promozione cercherà di ottenere.

Ovviamente, se nelle nostre flotte non vi è il rifornimento del necessario carburante per operare, il sistema ci crollerà addosso.

Spero proprio che ciò non avvenga e auguro al prossimo Consiglio prestigiosi traguardi per il bene di tutti i viticoltori trentini.

Un caro saluto allo sconosciuto “puntore”.

Elvio Fronza

 

 

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2 Commenti

  1. Tex Willer

    Confesso che era la prima volta che vedevo l’avvocato Elvio Fronza parlare in TV ieri sera in occasione della trasmissione televisiva “I signori del vino”, mi ha positivamente stupito, complimenti, un poeta!
    Grazie.

  2. Angelo Rossi Angelo Rossi

    Trovo anch’io signorile e sincera la lettera dell’avv. Fronza. Mi permetto di chiosare solo sul pensiero: “… il Presidente Sartori, nel momento in cui ebbe a costituire l’attuale ente (penso che fu lui l’ideatore ed anche il massacratore delle precedenti esperienze), …” che trovo fuori bersaglio. L’ingegnere, semmai, ebbe il torto di prestarsi e avvalorare decisioni prese da altri.

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