Vitigni resistenti e lobby europee

Comunicato stampa

VINITALY, SARTORI (VCR): “I VITIGNI RESISTENTI ITALIANI FIGLI FORSE DI UN DIO MINORE”

I nuovi vitigni messi ai punti dai ricercatori dell’Università di Udine attendono da due anni l’iscrizione ai registri varietali. Mentre l’Italia riconosce quelli prodotti all’estero.

Verona, 22 marzo 2015 – “Ci sono forse vitigni resistenti figli di un Dio minore? Come mai nel nostro Paese sono stati autorizzati alla coltivazione almeno 8 vitigni resistenti, tutti creati in Germania (e registrati anche richiamando nel nome il loro parentale, come Cabernet Cortis e Cabernet Carbon), mentre la Regione Friuli Venezia Giulia è ancora in attesa di ricevere il via libera alla coltivazione di 10 nuovi vitigni creati dai ricercatori dell’Università di Udine?”

Con queste domande Eugenio Sartori, Direttore generale dei Vivai Cooperativi Rauscedo, associata a Fedagri-Confcooperative, ha introdotto il convegno Vite: un futuro resistente svoltosi oggi al Vinitaly presso lo stand del Mipaaf.

Era il 1998 quando l’Università di Udine iniziò a lavorare allo sviluppo di nuove varietà resistenti; tale progetto di ricerca ha avuto un successivo impulso nel 2006 con la costituzione dell’Istituto di Genomica applicata, nato grazie anche all’importante contributo finanziario dei Vivai Cooperativi Rauscedo. Il progetto è culminato nella creazione di 10 vitigni resistenti che attendono dal 2013 l’ iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà.

"Si tratta di una situazione che penalizza fortemente i viticoltori italiani – ha proseguito Sartori – che sono fortemente interessati all’utilizzo di questi vitigni resistenti che permettono la realizzazione di vigneti ad alta sostenibilità ambientale e vini di assoluto pregio. Il rischio che corriamo è che ancora una volta il frutto della ricerca italiana vada a vantaggio di altri paesi europei in cui tali autorizzazioni vengono rilasciate in tempi brevissimi”.

Vivai Cooperativi Rauscedo

Dietro la sigla VCR (Vivai Cooperativi Rauscedo) c’è la più grande impresa al mondo di produzione di barbatelle (oltre 60 milioni suddivise in più di 4.000 combinazioni) che oggi opera in oltre 30 paesi stranieri. È una cooperativa di 250 soci nata nel 1933 in un piccolo paese della provincia di Pordenone che – grazie all’estensione dei terreni (1.100 ettari di vivaio e 1.050 di portinnesti), al clima particolarmente favorevole e alla costante attenzione alla ricerca come forza propulsiva – è diventata in poco tempo la più grande azienda vivaistica del mondo.

Tutti i processi biologici, dalla formazione del callo alla radicazione, alla maturazione e lignificazione, si svolgono a Rauscedo in condizioni ottimali e danno luogo ad una qualità morfologica ineccepibile sotto il profilo genetico e sanitario. Le vendite complessive della cooperativa VCR negli ultimi 20 anni sono cresciute del 158%, passando da 26 milioni di unità a 67 milioni e le esportazioni del 273% a conferma dell’elevata qualità del prodotto.

CONDIVIDI CON

3 Commenti

  1. Tex Willer

    Belle domande queste poste da Eugenio
    Sartori Direttore generale dei Vivai Cooperativi Rauscedo, evidentemente a qualcuno danno fastidio… e questa volta non è Trentino Wine blog a sostenerlo,
    mi chiedo se le stesse domade fossero state poste da te Cosimo chissà quali reazioni avrebbe scuscitato sul blog…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *